04/08/2026
La competitività del sistema produttivo italiano e del Mezzogiorno passa anche da infrastrutture efficienti e una logistica moderna.
Nell’intervista pubblicata su Il Sole 24 Ore, Leopoldo Destro, Vice Presidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo, evidenzia la necessità di una visione strategica che metta al centro connessioni efficienti e intermodalità.
La Zes unica funziona e va mantenuta, ma non basta: occorre un piano industriale a medio termine per infrastrutture e logistica, da considerare come un investimento produttivo strategico per la competitività del mezzogiorno e dell’intero paese.
Il Sud, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, deve diventare non solo una piattaforma di transito, ma un luogo in cui le merci generano trasformazione industriale, valore aggiunto e occupazione qualificata.
Per questo è fondamentale accelerare gli investimenti nelle reti ferroviarie, portuali e intermodali, riducendo il divario infrastrutturale che ancora limita la competitività del Paese.
La logistica è anche un motore di sviluppo economico e sociale: vale 205 miliardi di euro, pari a circa il 9% del PIL, coinvolge oltre 1,4 milioni di addetti e quasi 79 mila imprese. Rappresenta uno dei principali driver di crescita per il Paese.
Creare infrastrutture e un sistema logistico più moderni ed efficienti significa offrire alle imprese le condizioni per investire con fiducia, rafforzando la competitività del sistema produttivo e generando benefici concreti per il lavoro e per le persone.
La crescita si costruisce creando le condizioni perché le imprese possano investire con fiducia. E investire nella logistica significa investire nel futuro dell’industria italiana, delle imprese e delle persone.
29/07/2026
Argentina e Brasile si confermano mercati in crescita per l’export italiano.
Nel 2025 l’export italiano verso l’area Mercosur ha raggiunto i €7,5 miliardi, con una crescita media annua del 7% verso l’Argentina e del 6% verso il Brasile nel periodo 2021-2025.
A sostenere questa dinamica c’è anche una presenza industriale italiana molto radicata: in Brasile operano circa 1400 imprese a partecipazione italiana, che impiegano 150.000 addetti e generano €42 miliardi di fatturato.
In Argentina sono circa 300, con 25.000 addetti e circa €2 miliardi di fatturato.
Su queste basi si inserisce l’accordo UE-Mercosur, che ha già iniziato a produrre effetti concreti.
Nel maggio 2026, primo mese di vigenza dell’accordo, l’export italiano verso l’area è cresciuto del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025.
A regime, il potenziale è ancora maggiore: le esportazioni italiane potrebbero passare da €7,5 a €14 miliardi.
Anche gli importatori italiani trarranno vantaggio dall’accordo sperimentando risparmi consistenti sui dazi pagati.
Le opportunità più rilevanti riguardano soprattutto alcuni settori strategici:
* Agroalimentare;
* Macchinari e impiantistica;
* Farmaceutico e medicale;
* Tecnologie digitali;
* Transizione energetica e Infrastrutture Sostenibili.
È in questo contesto che si inserisce la prima missione imprenditoriale guidata dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in America Latina. Oltre 100 imprese approderanno a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia per numerosi incontri B2B, ideati per generare centinaia di nuove opportunità di partnership con controparti e buyer selezionati del mercato locale.
L’obiettivo della missione è trasformare le opportunità offerte dall’accordo in collaborazioni industriali concrete e rafforzare il ruolo dell’Italia come partner di riferimento per le due principali economie del Mercosur.
23/07/2026
Le imprese estere credono nell’Italia, il problema è quello che trovano quando arrivano.
Mercoledì scorso, all’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere alla Luiss, ho condiviso i numeri di questi anni: nel 2019 avevamo 140 investimenti greenfield da imprese a controllo estero, nel 2024 siamo saliti a oltre 200, nel 2025, pur scendendo a 197, restiamo ampiamente sopra i livelli di partenza.
Il punto è che le imprese estere non sono solo degli investitori. Diventano ecosistemi, entrano nelle filiere produttive, le rafforzano e le aprono ai mercati internazionali.
È per questo che sono una risorsa strategica per il Paese e che dobbiamo fare tutto il possibile per trattenere chi ha già scelto l’Italia e attrarre nuovi capitali.
Per riuscirci, però, dobbiamo affrontare gli ostacoli che ancora oggi frenano la nostra competitività.
Il primo è la burocrazia: chi vuole investire nel nostro Paese ha bisogno di risposte rapide, e non di processi lunghi e incerti.
Il secondo riguarda la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Chi osserva il nostro Paese dall’estero spesso vede un contesto in cui il rischio supera le opportunità di fare impresa. È una percezione che dobbiamo assolutamente cambiare.
Insomma, chi ha già creduto nell’Italia deve poter continuare a investire e crescere. E chi sta valutando di farlo deve trovare ragioni concrete per sceglierci.
Perché costruire queste condizioni abilitanti è fondamentale per rendere l’Italia più attrattiva.
10/07/2026
Per la prima volta, Confindustria, Medef e BDI hanno scritto insieme alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: il sistema ETS va riformato in profondità.
La lettera congiunta arriva a pochi giorni dalla proposta di revisione attesa per il 17 luglio. Le tre associazioni - che insieme rappresentano quasi 500.000 imprese nelle prime tre economie dell’Unione - chiedono che le regole del mercato europeo del carbonio siano rese più aderenti alla realtà dell’industria, tenendo conto di tecnologie disponibili, costi, infrastrutture e concorrenza internazionale. Ambizione climatica e competitività industriale, nella nostra visione, devono essere perseguite come obiettivi complementari.
A supportare la richiesta, uno studio dell’Università di Milano-Bicocca che ridimensiona l’efficacia del meccanismo sulla manifattura: tra il 2013 e il 2024 la riduzione delle emissioni sarebbe derivata più dalle chiusure aziendali che dall’impatto del meccanismo sulla decarbonizzazione. In quel periodo, il numero di impianti manifatturieri soggetti all’ETS è diminuito del 14,6%.
La lettera individua le priorità per le imprese di Francia, Italia e Germania:
- Allineare la traiettoria dell’ETS alla realtà industriale, evitando carenze di quote prima che siano disponibili percorsi di decarbonizzazione economicamente sostenibili in tutti i settori;
- Riformare la Market Stability Reserve per evitare carenze artificiali e limitare gli sbalzi dei prezzi;
- Rafforzare il CBAM, mantenendo quote gratuite e compensazioni dei costi ETS finché non ci saranno strumenti alternativi efficaci contro la delocalizzazione produttiva;
- Destinare integralmente i ricavi ETS alla decarbonizzazione;
- Integrare, dopo il 2030, soluzioni come i crediti internazionali di alta qualità, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ e le rimozioni permanenti di carbonio;
- Escludere trasporto marittimo e aviazione dall’ambito di applicazione del meccanismo.
La richiesta arriva in un momento in cui l’industria europea deve fare i conti con costi dell’energia ancora elevati e con la crescente pressione della concorrenza globale.
08/07/2026
In Argentina e Brasile, il potenziale export italiano non ancora sfruttato supera il miliardo di euro. Con l’accordo a pieno regime c’è un’ulteriore proiezione di crescita di €7 miliardi.
L’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio UE–Mercosur crea le condizioni per una progressiva riduzione dei dazi, una maggiore apertura degli appalti pubblici e nuove opportunità di integrazione nelle filiere produttive locali.
Dal 7 all’11 settembre Confindustria e ICE Agenzia organizzano una Missione di Imprese in Argentina e in Brasile: cinque giorni di lavoro a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia, con incontri B2B e istituzionali.
La missione è rivolta alle imprese dei settori agroalimentare, farmaceutico e medicale, transizione energetica e infrastrutture sostenibili, macchinari per l’industria e impiantistica, e digitale.
Presidiare il Mercosur adesso significa guadagnare competitività quando l’accordo dispiegherà i suoi effetti pieni. Il momento per posizionarsi è questo.
Le adesioni sono aperte fino al 10 luglio 2026 tramite Agenzia ICE. La partecipazione è gratuita, mentre restano a carico delle aziende i costi di viaggio e soggiorno.
06/07/2026
Le imprese estere credono nell’Italia, il problema è quello che trovano quando arrivano.
Giovedì scorso, all’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere alla Luiss, ho condiviso i numeri di questi anni: 197 grandi progetti di investimento da imprese a controllo estero nel 2025, contro i 140 del 2023.
Il punto è che le imprese estere non sono solo degli investitori. Generano il 21% del nostro fatturato nazionale, il 35,8% dell’export italiano e danno lavoro nel nostro Paese a oltre 1,8 milioni di persone.
La ragione è strutturale: queste imprese diventano ecosistemi, entrano nelle filiere produttive, le rafforzano, le aprono ai mercati internazionali e sono un motore di sviluppo per le PMI italiane e per i nostri territori.
È per questo che sono una risorsa strategica per il Paese e dobbiamo fare tutto il possibile per trattenere chi ha già scelto l’Italia e attrarre nuovi capitali.
Per riuscirci, però, dobbiamo affrontare gli ostacoli che ancora oggi frenano la nostra competitività.
Il primo è la burocrazia: chi vuole investire nel nostro Paese ha bisogno di risposte rapide, e non di processi lunghi e incerti.
Il secondo riguarda la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Chi osserva il nostro Paese dall’estero spesso vede un contesto in cui il rischio supera le opportunità di fare impresa. È una percezione che dobbiamo assolutamente cambiare.
Insomma, chi ha già creduto nell’Italia deve poter continuare a investire e crescere. E chi sta valutando di farlo deve trovare ragioni concrete per sceglierci.
Perché costruire queste condizioni abilitanti è fondamentale per rendere l’Italia più attrattiva.
03/07/2026
Le imprese estere generano ogni anno €398,3 miliardi per l’economia italiana, considerando l’indotto, di cui €188 miliardi di contributo diretto.
Eppure, rappresentano appena lo 0,4% delle imprese attive nel nostro Paese, e il loro peso sul sistema produttivo è chiaro:
- 21% del fatturato nazionale
- 17,5% del valore aggiunto
- oltre 1,8 milioni di occupati
Sono anche un motore di innovazione: realizzano il 38,3% della ricerca e sviluppo privata in Italia, per €6,5 miliardi investiti, con una produttività superiore del 10% rispetto alla media UE e retribuzioni superiori del 47,7%.
Il loro contributo si misura anche sull’export: le imprese estere generano il 35,8% dell’export nazionale, per €203 miliardi di esportazioni.
Numeri che raccontano un sistema produttivo in cui le imprese a controllo estero, pur essendo una minoranza nel numero, restano un pilastro per fatturato, occupazione qualificata, innovazione e competitività internazionale.