Confindustria

Confindustria Siamo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi che operano in Italia.

Promuoviamo la centralità dell’impresa sul territorio come motore di sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Non riceviamo finanziamenti pubblici e rappresentiamo le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire concretamente al benessere e al progresso della società. In quest’ottica, garantiamo servizi sempre più diversificati, efficienti e moderni.

A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricerca...
24/09/2026

A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricercati resta difficile.

È una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano: le aziende cercano persone, ma domanda e offerta continuano a non incontrarsi pienamente.

A pesare sono soprattutto la carenza di candidati e la distanza tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle imprese. Un divario che diventa ancora più evidente per i profili tecnici e specializzati, dalla manifattura all’ICT.

Ridurre questo mismatch significa lavorare su un collegamento più stretto tra formazione, competenze e fabbisogni reali del sistema produttivo, costruendo percorsi capaci di accompagnare le persone verso professionalità effettivamente richieste dal mercato.

Una sfida che riguarda anche i nuovi canali di ingresso nel mercato del lavoro. Tra le esperienze sviluppate in questa direzione ci sono i percorsi di formazione e mobilità internazionale qualificata promossi da Umana S.p.A. in Paesi come Ghana, Marocco e Tunisia, dove la preparazione professionale inizia nei territori di origine sulla base delle esigenze delle imprese, per proseguire poi con l’ingresso regolare in Italia e l’inserimento lavorativo.

Perché colmare il divario di competenze non significa soltanto trovare persone per i posti disponibili, ma costruire oggi le professionalità di cui le imprese avranno bisogno domani.

Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export man...
22/09/2026

Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export manifatturiero (dati 2024).

Numeri che non descrivono solo la rilevanza industriale del settore, ma ne evidenziano anche il ruolo centrale per la crescita del Paese, con una previsione che lo vede arrivare fino al 18% del PIL entro il 2035.

Questa traiettoria di sviluppo si inserisce in un contesto in cui la salute non è soltanto un ambito sociale, ma una vera e propria precondizione per la competitività economica. In questo senso, le Life Sciences si configurano come una filiera ad alto potenziale, sia in termini di innovazione sia di occupazione.

A questo si aggiunge la forza del network italiano tra Università, Centri di Ricerca e IRCCS, un ecosistema che rende il nostro Paese un terreno fertile per l'innovazione. Non è un caso che, il 15% della ricerca e sviluppo privata nazionale viene dalla filiera Life Sciences.

A rafforzare ulteriormente questo posizionamento contribuisce anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale. Nel 2024, l’Italia si è collocata al terzo posto al mondo per numero di trial clinici che utilizzano l’IA, subito dopo Stati Uniti e Cina.

In questo contesto, nel 2025 abbiamo ottenuto un altro risultato importante: l'apertura alla collaborazione tra privati-profit, IRCCS e soggetti pubblici per il trattamento di dati sanitari con l'IA. Un passo concreto verso la valorizzazione di un vantaggio competitivo che il nostro Paese già possiede.

Anche l'Europa guarda con decisione a questo settore.

L'obiettivo UE è rendere il continente l'hub globale per le Life Sciences entro il 2030. Nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 sono infatti previste risorse importanti: €20,3 miliardi per il Fondo per la Competitività e €19,6 miliardi per Horizon Europe dedicati al settore.

La sfida ora per l’Italia è duplice: da un lato garantire la sostenibilità del Sistema salute italiano, dall'altro posizionare il Paese come hub di riferimento mondiale per l'innovazione nelle Life Sciences e nella medicina di precisione.

Il Brasile si conferma uno dei mercati a maggiore crescita per l'export italiano, con un potenziale ancora in larga part...
17/09/2026

Il Brasile si conferma uno dei mercati a maggiore crescita per l'export italiano, con un potenziale ancora in larga parte da cogliere.

Nel periodo 2021-2025 l'export italiano verso il Brasile è cresciuto in media del 6% l'anno, portando l'interscambio complessivo con l'area Mercosur a €7,5 miliardi nel 2025.

Una traiettoria sostenuta anche da una presenza industriale italiana già profondamente radicata nel Paese: circa 400 imprese a partecipazione italiana, 150.000 addetti e €42 miliardi di fatturato.

Su queste basi si inserisce l'accordo UE-Mercosur: con il patto, le esportazioni italiane verso l'area potrebbero passare da €7,5 a €14 miliardi, con un risparmio sui dazi per le imprese europee stimato in circa €4 miliardi l'anno.

Tra i settori con più da guadagnare, spicca quello dei macchinari: €2,6 miliardi di export nel 2025, penalizzati da dazi fino al 35% destinati a essere eliminati progressivamente con l'entrata a regime dell'accordo.

Per le imprese italiane, l'accordo UE-Mercosur apre una fase nuova nei rapporti con una delle economie a maggiore potenziale del continente americano.

09/09/2026

Siamo in viaggio verso il Brasile, dopo due giornate intense in Argentina.

Buenos Aires è stata la prima tappa della Missione Mercosur e, fin dal nostro arrivo, abbiamo cercato di entrare subito nel vivo del Paese: prima con l’Ambasciatore Fabrizio Nicoletti, per capire meglio il quadro economico argentino e le riforme in corso, poi al Circolo Italiano, incontrando alcuni tra i principali imprenditori italo-argentini.

Da lì ci siamo spostati a Tecpetrol, dove abbiamo visto da vicino la dimensione degli investimenti a Vaca Mu**ta e le potenzialità che l’Argentina può esprimere nei settori dell’energia e delle materie prime.

Ma il passaggio che racconta meglio il senso di queste missioni è quello dedicato alle imprese. In una sola giornata abbiamo realizzato oltre 1.300 incontri B2B: imprenditori italiani e argentini seduti allo stesso tavolo, a conoscersi, confrontarsi e costruire nuove possibilità di collaborazione. È anche per questo che considero fondamentale una partecipazione sempre più ampia delle nostre imprese a queste missioni.

Il confronto è poi proseguito con le principali associazioni imprenditoriali argentine e, il giorno successivo, con le grandi imprese italiane insieme al Ministro Tajani.

Ho avuto inoltre il piacere di incontrare il Presidente Javier Milei, insieme al Ministro Tajani, al Ministro Giuseppe Valditara e all’Ambasciatore Nicoletti. Abbiamo discusso delle esigenze dell’industria italiana, di energia, materie prime, tecnologia, investimenti e riduzione della burocrazia, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente i rapporti economici tra Italia e Argentina.

Sono stati due giorni che ci hanno confermato quanto sia importante esserci, conoscere direttamente i mercati e costruire relazioni solide.

Ora lasciamo l’Argentina e voliamo verso il Brasile, insieme a tanti imprenditori italiani, per continuare questo percorso con lo stesso obiettivo: creare relazioni e nuove opportunità per l’industria italiana.

Ho incontrato il Presidente Milei a Buenos Aires, insieme al Ministro Tajani, Ministro Valditara e all’Ambasciatore Nico...
08/09/2026

Ho incontrato il Presidente Milei a Buenos Aires, insieme al Ministro Tajani, Ministro Valditara e all’Ambasciatore Nicoletti.

Siamo in Argentina per dare concretezza all’accordo tra Unione Europea e Mercosur, il primo patto commerciale che l’Europa firma dopo 25 anni.

Un’intesa che deve creare valore su entrambe le sponde dell’Atlantico, dove le imprese italiane crescono insieme a quelle argentine.

Per questo siamo qui con quasi 100 aziende, con l’obiettivo di costruire filiere produttive, dalle grandi imprese che le guidano alle piccole e medie che le compongono.

Abbiamo parlato di energia, materie prime critiche e di come queste nuove sponde geopolitiche ci permettono di contrastare la concorrenza della Cina.

Per questo, non possiamo limitarci a osservare e criticare la geopolitica, ma dobbiamo fare la nostra politica di sviluppo economico e sociale.

27/08/2026

Quale promessa di futuro siamo in grado di offrire oggi alle nuove generazioni?

Tra il 2019 e il 2023 sono espatriati 190 mila giovani, mentre troppe imprese under 35 chiudono o scelgono di andare altrove. Eppure, su oltre 1.100 miliardi di spesa pubblica, appena il 9% va a quella che chiamiamo Filiera Futuro: natalità, istruzione e giovani imprese.

Per questo proponiamo di raddoppiare questa quota nei prossimi dieci anni. Significa investire sulle condizioni che permettono a un giovane di formarsi, costruire una famiglia, fare impresa e scegliere l’Italia per realizzare il proprio futuro.

Nel 2025 il turismo internazionale ha generato per l’Italia un saldo positivo di 22,7 miliardi di euro. Secondo i dati d...
25/08/2026

Nel 2025 il turismo internazionale ha generato per l’Italia un saldo positivo di 22,7 miliardi di euro.
 
Secondo i dati della Banca d’Italia, la spesa dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese ha raggiunto i 56,7 miliardi di euro, a fronte dei 34,1 miliardi spesi dagli italiani all’estero.
 
La bilancia dei pagamenti turistica registra così un avanzo in crescita rispetto ai 21,2 miliardi del 2024, pari all’1% del PIL.
 
Numeri che confermano come il turismo sia oggi uno dei motori dell’economia italiana, capace di generare valore, occupazione e investimenti in tutto il Paese e coinvolgendo le diverse filiere del Made in Italy.

Il Mezzogiorno cresce tre volte più del resto d’Italia sul fronte dell’occupazione. Nel primo trimestre del 2026, l’occu...
19/08/2026

Il Mezzogiorno cresce tre volte più del resto d’Italia sul fronte dell’occupazione.

Nel primo trimestre del 2026, l’occupazione al Sud è aumentata dello 0,6%, contro il +0,2% registrato a livello nazionale. Con oltre 6,52 milioni di occupati, il dato racconta una fase di cambiamento strutturale del tessuto economico meridionale.

E l’occupazione non è l’unico indicatore a confermarlo. Dal 2019, il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,3%, contro il +6,3% della media nazionale. Anche le previsioni per il 2026 indicano una crescita dello 0,6% per il Sud, ancora superiore al +0,5% italiano.

Tra i fattori che stanno sostenendo questa inversione di tendenza c’è anche la ZES Unica, che ha dimostrato come la semplificazione amministrativa possa trasformarsi in una vera politica industriale.

Basta guardare i numeri:
- circa 1.500 Autorizzazioni Uniche rilasciate
- oltre €9 miliardi di investimenti diretti
- circa 25.000 occupati diretti stimati
- un impatto economico complessivo stimato in oltre €59 miliardi, e oltre 71mila occupati diretti e nell’indotto

Questo, però, non significa che il divario sia stato colmato.

Restano infatti diversi nodi strutturali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si ferma al 50%, contro il 62,5% della media nazionale; nel primo trimestre del 2026 l’export è diminuito dell’1,1%, in controtendenza rispetto al +1,3% italiano; inoltre, con un PIL pro capite di €22.238, il Sud resta l’area più debole del Paese.

Proprio per questo il modello ZES non dovrebbe restare confinato al Mezzogiorno.

Il passo successivo è trasformarlo in uno strumento di politica industriale nazionale: semplificazione, tempi certi e strumenti finanziari dedicati hanno dimostrato di funzionare e possono farlo ovunque.

Il turismo italiano è in espansione: tra i fattori che spingono la crescita, i visitatori stranieri giocano un ruolo sem...
11/08/2026

Il turismo italiano è in espansione: tra i fattori che spingono la crescita, i visitatori stranieri giocano un ruolo sempre più rilevante.
 
Secondo la Banca d’Italia, la spesa dei visitatori stranieri in Italia è cresciuta costantemente negli ultimi anni: dai 44,3 miliardi di euro del 2022, ai 51,7 miliardi del 2023, fino ai 54,2 miliardi del 2024, per raggiungere nel 2025 i 56,7 miliardi di euro.
 
Si tratta di una crescita del 4,6% rispetto all’anno precedente e di circa il 28% dal 2022.
 
A spendere di più sono stati i turisti provenienti da Germania, con 8,8 miliardi di euro, Stati Uniti, con 6,6 miliardi, Regno Unito, con 5,3 miliardi, e Francia, con 4,6 miliardi.
 
Un andamento che conferma il valore del turismo internazionale per l’economia italiana: un settore che genera occupazione, attrae investimenti e produce valore per l’intera filiera nazionale.

Indirizzo

Viale Dell'Astronomia 30
Rome
00144

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