10/01/2026
Cosa hanno in comune Sofia Loren, Enrico Berlinguer, Santa Maria Goretti e Massimo Ciavarro?
Sono co-protagonisti, più o meno volontari, della straordinaria storia di un genere di narrativa popolare tutto italiano: il fotoromanzo.
Ne ho ripercorso le origini e le vicende in occasione dell'uscita del volume "Comunicazione e disabilità. Il fotoromanzo come strumento liberatorio" (Editrice LAS, 2026) curato da Claudia Giorgini.
Il libro racconta l'esperienza dell'associazione e di come la realizzazione di un fotoromanzo ad opera di ragazzi con disabilità intellettive e relazionali abbia trasformato questo genere in uno strumento di partecipazione ed inclusione sociale. 💪🏻
09/11/2025
"Seeing is perhaps the greatest part in the education of a photographer," she stated. "Altho I have no definite formula for the seer, it does appear that effective seeing is to be acquired mainly by practice. What one sees can be of equal importance with how one sees it.... I do find my-self, from time to time, lost in some tiny aspect of nature."
Imogen Cunningham, Flora, A Bulfinch Press Book, 2001.
12/10/2025
«In Francesca Woodman’s work – scrive a questo proposito David Levi Strauss – we see a young woman making it up (photography) from the beginning, recognizing no authority outside of her intimate relationship to the camera, and claiming no authority outside the frame of her photographs (...). Whereas photographs most often trace the relation between the one photographing and the one photographed, in Woodman’s images that relation is collapsed».
Francesca Woodman, a cura di Marco Pierini, Silvana Editoriale, 2010.
14/07/2025
"Eisenstaedt è un uomo che osserva intensamente da una prospettiva precisa. Questa prospettiva non è, a mio avviso, ciò che potremmo definire politica o addirittura sociologica. È, naturalmente, in parte estetica, poiché Eisenstaedt è un amante della bellezza. Ma la mia ipotesi è che il punto di vista essenziale di Eisenstaedt sia quello della serietà in un modo d'altri tempi. Per Eisenstaedt il mondo, e soprattutto il mondo delle persone, è una questione seria. È anche divertente, straordinario, scioccante e indefinitamente vario, ma è sempre reale e, in questo senso, serio. [...] Per Eisenstaedt tutto è qualcosa - davvero qualcosa!"
(Henry R. Luce, Foreword, in Witness to Our Time)
Alfred Eisenstaedt, Dario Cimorelli Editore, 2025.
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09/05/2025
Un viaggio garbato, a tratti malinconico, in un territorio del cuore, sfacciato e sofferente.
Fabio Moscatelli, "Qui vive Jeeg", 2025.
moscatelli
La mostra è a Tor Bella Monaca nel festival di fotografia "Periferie Urbane", 16-17-18 maggio 2025.
05/05/2025
📸 Se non puoi avere una Leica, producila!
Questa Kardon USA, prodotta tra il 1945 e il 1954, racconta una storia di gratitudine e fallimento nell'epoca d'oro delle fotocamere a telemetro.
Durante la Seconda Guerra Mondiale l'approvvigionamento di Leica dalla Germania è impossibile a causa del conflitto. Al bisogno del governo USA di una fotocamera 35mm di alta qualità risponde allora Peter Kardon, immigrato russo di Odessa grato all'America per averlo accolto.
Assumendosi un enorme rischio imprenditoriale, Kardon avvia la produzione di una fotocamera in tutto simile alla Leica IIIa, mentre l'obiettivo Ektar da 47mm viene prodotto dalla Kodak.
Nonostante il successo tecnico, la fine della guerra rende nulle le commesse e la Kardon si tramuta in un fallimento commerciale.
Un vero gioiello dimenticato! ✨
Grazie a per avermi donato questo pezzo di storia.
28/02/2025
L'Emilia Romagna di .
Attraverso l'Italia, Emilia Romagna, , 1985-1986.
09/09/2024
"Before I met Mili I had been familiar only with those thin-blooded photographers who take pictures out of a kind of resentment, as one kills something. Mili is without resentment: he likes everything: eating, drinking, dancing. Harlem he knows better than any white man; New York he knows better than anyone. He is happy. He does not want to kill you-far worse, he onl wants to catch you alive".
A note by Jean-Paul Sartre to introduce Gjon Mili's 1946 exhibition of photographs in Paris.
Gjon Mili. Photographs & Recollections, New York Graphic Society, Boston, 1980.
01/05/2024
"...the art of photography is a dynamic process of giving form to ideas and of explaining man to man".
Edward Steichen
"The family of man", la mostra inaugurata nel 1955 al Moma a New York, voluta e organizzata da Edward Steichen, allora direttore del Museo, ed entrata nel Registro della Memoria del Mondo Unesco nel 2003.
503 fotografie da 68 paesi.
The Family of Man, The Museum of Modern Art, 1955.
07/04/2024
"Mi piace considerare l'archivio non come qualcosa di statico, il contenitore di un accumulo sistematico di immagini, ma come un luogo della memoria e della storia con il quale ci si consulta e si può dialogare.
Forse questa sedimentazione, preziosa del tempo, scandita dalle immagini, non solo giustifica la flessibilità di uno sguardo sul passato, ma incoraggia la riscoperta e il rilancio di nuove immagini, dando a un progetto la possibilità di divenire un'opera aperta."
Gabriele Basilico sulla nuova selezione per il volume Bord de mer a 18 anni dalla Mission Photographique de la Datar.
Gabriele Basilico, Bord de mer, Baldini&Castoldi, 2003.
basilico
03/03/2024
"Ci sono due modi di comunicare: c'è un tipo di fotografia che si rivela completamente, è un'immagine che parla, dice cose forti e chiare, è molto leggibile, ma è un'indagine finita, è la versione dei fatti del fotografo. L'altra, quella che mi interessa di più, è una fotografia non finita, dove chi guarda ha la possibilità di cominciare un proprio dialogo. È un invito: io ti porto in una direzione, ma il resto del viaggio lo fai tu".
Nelle sue fotografie c'è una quota di mistero, di indefinito, che può anche turbare. "Io presento la domanda che mi sono fatto davanti ai morti, alle guerre, alla sofferenza, poi lascio spazio ad ognuno perché si interroghi, perché si faccia un'idea".
Ma in questo approccio "sfocato" c'è anche un rispetto per le vittime: "Il pudore di fronte al dolore l'ho sempre avuto, sto un passo indietro, ma con gli anni e l'esposizione continua alla sofferenza questo processo di distanziamento si è accentuato: oggi sto due passi indietro e lo sguardo si fa più discreto".
Mario Calabresi, A occhi aperti, , 2013.