26/07/2026
Ho 𝙙𝙚𝙘𝙞𝙨𝙤 che comprerò questa auto!
Per 𝙙𝙚𝙘𝙞𝙙𝙚𝙧𝙚 devi 𝙧𝙚𝙘𝙞𝙙𝙚𝙧𝙚.
La radice semantica di questo bellissimo ed articolato termine è da ricondurre al latino "Tagliar via".
Quindi per decidere devo recidere (tagliare qualcosa) devo scegliere fra cose diverse fossero anche solo idee.
Se ho deciso di prendere questa auto e la mia scelta si articolava fra tre diverse soluzioni, per scegliere l auto che "mi da più 𝙚𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞" devo tagliarne le altre due.
Altrimenti non decida di abbandonare le altre due scelte, non potrei scegliere! Non potrei de-cidere.
Chiunque compie una decisione è destinato a scegliere.
Ti è mai capitato di cambiare la lavatrice?😂
Immagina.... Sei al centro commerciale e devi scegliere una fra 50 macchinette infernali? Solo 25 corrispondono al tuo budget.
Alla fine avrai deciso di prenderne una ma la tua valutazione Era su 25 quindi hai appena perso 24 possibili scelte. Sarà quella giusta?
Di solito dopo una mezz'oretta stiamo già rimuginando : "Però, avrei potuto prendere quella con il wifi".
Se sei insicuro fra Giurisprudenza e ingegneria perché ti piacciono entrambi e saresti anche portato per tutti e due i percorsi, se ne scegli uno, difficilmente potrai tornare indietro e se lo farai, comunque perderai qualcosa.
Il potere decisionale è una delle responsabilità che a livello cognitivo, risulta essere più dolorosa.
Chi vincerà? Le emozioni o la ragione?
19/07/2026
Il nostro cervello si può ingannare con una facilità disarmante.
Ti basta ruotare la foto per capire la magia.
E noi che pensiamo si sapere tutto. Che abbiano sempre ragione su tutto. Che non ci sbagliamo mai. Che la realtà è evidente!
Avrah ka Dabra Santelli Editore.
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18/07/2026
" Quando siamo intenti a guardare il nostro telefono,🤳 sul nostro social preferito, persi a fare "scrolling" , è importante sapere che il nostro cervello 🧠 viene catturato, addirittura, potremmo affermare che entriamo in quello che la scienza chiama "flow". A me piace dire "𝙣𝙚𝙡 𝙛𝙡𝙪𝙨𝙨𝙤"
Quando entri in questo particolare stato, la cognizione del tempo ⏱ si dilata, la concentrazione la creatività e l'impegno cognitivo aumentano . Soprattutto
l' attenzione aumenta e si concentra su ciò che "potrebbe vedere" 👓 perché in ogni caso il cervello lavora come fa sempre, Immaginando il futuro. 🔮
Anche la pressione sanguigna 🩸 potrebbe subire variazioni,in relazione a ciò che osservo. aumentando o diminuendo la quantità di sangue Verso il cervello o verso altri organi.
Le distrazioni esterne diminuiscono (in realtà le percepiamo meno) e saremmo in grado di fare vere e proprie magie 🪄 aumentando il nostro potenziale di applicazione su ciò in cui ci "stiamo perdendo".
Peccato però, ci stiamo perdendo nel nulla. Si sta "gozzovigliando" con il niente e stiamo sprecando una serie di energie 🔋per far un beato nulla nel vuoto.
💭Pensa, se riuscissi ad entrare nel flow nella tua professione o mentre giochi con i tuoi figli? Non credi sia fantastico?
Cosa voglio dire!
Voglio dire che va benissimo perdersi ogni tanto,in una bolla e passare del tempo a sognare ad occhi aperti nella realtà di qualcun altro purché questo si faccia con la nostra amata 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙖𝙥𝙚𝙫𝙤𝙡𝙚𝙯𝙯𝙖.
Sei consapevole che stai osservando, giudicando, assorbendo passivamente la realtà di qualcun altro e che ci sono buone possibilità che quest'ultima non sia neanche vera? Autentica?
Sei consapevole e del tutto convinto che vuoi buttare qualche ora nel metaverso? In una realtà illusoria?
Lo hai "DECISO" ?
Lo so cosa stai pensando: "Non passo ore sui social".
Ok, stasera vai a guardare Fra le impostazioni genitore del tuo telefono quanto tempo hai passa sul tuo 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙡𝙡𝙚𝙡𝙤, e poi ne riparliamo!
A meno che tu non stia seguendo un corso di cucito 🪡 ma, come abbiamo detto, stai solo saltando da una storia /real/ profilo all'altro , senza nessuna possibilità di interagire attivamente, comprenderai che stai
"subendo l' informazione" ℹ️
di un altra persona che mette in mostra una parte della sue esperienza che , come abbiamo già detto, potrebbe essere anche gravemente inquinata..."
𝘿𝙖𝙡 𝙇𝙞𝙗𝙧𝙤"𝘼𝙫𝙧𝙖𝙝 𝙆𝙖 𝘿𝙖𝙗𝙧𝙖 "
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15/07/2026
Nel marketing come nella comunicazione, occorre tendere a creare contenuti e interazioni chiare e semplici.
Non possiamo generare contenuti ed argomenti che si riferiscano direttamente alle diverse tipologie di persone.
Ottimisti, pessimisti, realisti e sognatori, maschi e femmine, sono solo alcune delle meravigliose sfaccettature degli uomini , ma possiamo costruire la nostra comunicazione considerando tutti questi fattori.
Diverse scuole sociali, diversi contesti , diverse esperienze, ed il priming a breve e lungo termine, contribuiscono a dare forma alla nostra realtà.
Di conseguenza, se la nostra interazione e lo scopo generale sono in linea con questi valori, sarà più ben percepita ed apprezzata.
𝓟𝓮𝓷𝓼𝓲𝓮𝓻𝓲 𝓮 𝓹𝓪𝓻𝓸𝓵𝓮 𝓹𝓸𝓼𝓼𝓸𝓷𝓸 𝓬𝓪𝓶𝓫𝓲𝓪𝓻𝓮 𝓲𝓵 𝓶𝓸𝓷𝓭𝓸.
𝓹𝓮𝓷𝓼𝓸, 𝓹𝓪𝓻𝓵𝓸, 𝓢𝓸𝓷𝓸.
11/07/2026
Viviamo un presente chiuso su se stesso. Presuntuoso del suo tempo egoista ed egocentrico.
Disinteressato delle cose di Ieri propenso solo a quelle di domani.
Perso in una dimensione virtuale e digitale ,che persiste solo nelle nostre menti.
Dimentichiamo cosa abbiamo fatto al mattino, cosa ci è successo
l anno passato, e sollecitiamo inconsapevole indifferenza, per le esperienze consolidate.
Tuttavia, sono proprio le esperienze vissute, le emozioni impresse nel nostro inconscio e nella nostra memoria ad aver dato vita il nostro esclusivo presente.
Abbiamo la pretesa di architettare il futuro facendo fede alle nostre innovazioni senza sapere che le innovazioni contribuiscono a migliorare e non sostituire il nostro bagaglio di informazioni, abitudini, mondi.
Occorre fermarsi qualche minuto e rivivere il nostro passato,le nostre sofferenze e le nostre gioie ,in relazione a chi eravamo e chi siamo diventati.
Riflettere sui modi e i cambiamenti della nostra evoluzione soggettiva, per analizzare meglio quali emozioni, ricordi, umori, persone,errori, sogni ed obiettivi ci hanno portati a questo presente.
Siamo ciò che siamo, un rappresentazione di quel che abbiamo pensato, detto, fatto.
Siamo una rappresentazione moderna delle nostre abitudini, delle nostre "impressioni."
Siamo il nostro passato che evolve non più immaginando il futuro ma nella consapevolezza di quel che potrebbe essere.
Avrakadabra
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11/07/2026
Il linguaggio come gabbia. La parola che fonda e imprigiona
Se, come afferma Wittgenstein nel Tractatus Logico-Philosophicus, "i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo" , allora ciò che chiamiamo realtà non è che una proiezione, una forma modellata secondo le possibilità e i vincoli del nostro dire. Il mondo non ci è dato in sé, ma come figura del linguaggio. Parlare è dunque un atto creativo e insieme coercitivo: crea la forma del mondo ma, al tempo stesso, impedisce di coglierne l’essenza oltre la forma.
Il linguaggio, in questa visione, è una prigione invisibile: ci offre l’illusione della libertà, ma stabilisce ciò che possiamo pensare, ciò che possiamo comunicare, ciò che possiamo concepire come vero o falso. Ogni parola è una scelta, e ogni scelta è una rinuncia.
In questa gabbia, l’io si costruisce come soggetto linguistico, sociale e culturale. La soggettività si organizza nel vocabolario che eredita, nei discorsi che assorbe, nei ruoli che recita. Ma non solo: anche la lingua nella sua appartenenza nazionale contribuisce a determinare ciò che possiamo pensare e ciò che non possiamo neppure concepire. Heidegger stesso afferma che "il linguaggio della metafisica occidentale è il greco e il tedesco", lasciando intendere che certe verità o intuizioni metafisiche possono emergere solo attraverso determinati idiomi. In Unterwegs zur Sprache, scrive che “la lingua è il destino del popolo” , indicando come l’orizzonte del pensiero sia inestricabilmente legato alla lingua madre e alla sua struttura ontologica. Così, il linguaggio non è solo un mezzo neutro: è già una visione del mondo.
Tutto ciò rafforza la sensazione di cattività: non siamo solo intrappolati nella lingua, ma nella nostra lingua, nella sua storia, nella sua grammatica, nelle sue metafore ereditate. Pensiamo secondo ciò che la nostra lingua ci permette di pensare. Ogni tentativo di oltrepassare il linguaggio deve dunque misurarsi anche con le sue radici etniche e culturali.
Eppure qualcosa in noi resiste. Un fremito interiore, un anelito che non trova parole, uno scarto che non si lascia dire.
È qui che il pensiero può compiere un salto.
Come scrive Kierkegaard, “la verità è l’istante dell’interiorità soggettiva” . Non si tratta di aggiungere parole, ma di oltrepassarle. La fede, per Kierkegaard, è salto oltre la ragione, oltre la sistematicità del pensiero, oltre ogni linguaggio costruito. “Il paradosso è la passione del pensiero” ,dice e nel paradosso il pensiero si rompe, cede, si arrende, per aprirsi a ciò che non si può dire ma solo ricevere.
Heidegger, in Essere e tempo, ci ricorda che l’essere è ciò che si ritrae proprio mentre si mostra, e che “il linguaggio è la casa dell’essere”. Ma se il linguaggio è casa, è anche recinto. L’essere non si lascia semplicemente afferrare attraverso i segni. È piuttosto ciò che si mostra nell’evento del linguaggio, e che tuttavia lo eccede.
07/07/2026
Vivere immersi in una continua narrazione altrui, significa non riuscire più a percepire la propria narrazione utile a creare la propria realtà come unica.
Perdere le facoltà a favore di altri, delegando loro, il potere decisionale
tipico del proprio io.
06/07/2026
Un uomo vede nel mondo ciò che egli porta nel cuore.” –
Johann Wolfgang von Goethe
È vero.
Aggiungo che non solo vede nel mondo ciò che porta nel cuore, ❤️ ma vede ciò che trasmette da sé in generale. Non solo cuore quindi ma anche mente e ragione. 🧐
Ci siamo costruiti attraverso una visione d'insieme fatta di principi morali soggettivi che spesso trovano il consenso sociale. Abbiamo costruito convinzioni ed abitudini. Modi fare e si agire.
Inquinati da un pensiero prevalente fatto di ambienti sociali, 👥 geografici, 🗺️culturali. 🇬🇷
Siamo ciò che siamo in rappresenrazione si ciò che abbiamo pensato, detto e fatto. Siamo il nostro passato 🕐 che si ripropone nell'istante del presente.
Se non ci piace ciò che vediamo nel mondo; cosa possiamo fare per cambiarlo dunque?
Seguici e rimarrai sorpreso si Sapere che una via c'è.
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Link nel primo commento
04/07/2026
Relazione è “azione che lega”.
quando ci sono, parole e azioni.
Una parola in azione diventa una relazione.
L'etimologia della parola è da ricollegarsi al latino "relatio", a sua volta da "relatus," participio passato di "referre"= riferire, riportare, stabilire un legame, un rapporto, un collegamento...il modo d’essere di una cosa rispetto a un’altra; legame, rapporto intercorrente tra due concetti.
Relazionarsi può essere inteso come "creare un legame". E lo facciamo attraverso una "Azione che lega"
Nelle nostre interazioni creiamo un legame che può essere profondo in relazione a quanto siamo disposti a legare attraverso una azione.
Questa intensità può essere bilaterale o a senso unico. "Potremmo essere disponibili ad aprirci " anche se l altro non è altrettanto disponibile.
In questo caso ci apriamo con l altro ma con una soddisfazione minore rispetto ad una apertura bilaterale dove il legame è più forte e le azioni (volontà ad esprimersi) sono più intense.
Riuscire a creare interazioni consapevoli e relazioni forti possono aiutarci a capire meglio le emozioni che generiamo e impareremo ad apprezzare meglio le emozioni altrui.
Che sia esso un amico, un cliente o un familiare.