Lauro Editore

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Piccolo laboratorio emergente, artigianale ed ecosostenibile

18/02/2026

Il prezzo altissimo di essere “abbastanza”.

Siamo abituati a pensare che la conoscenza sia una scala verso la felicità. Che imparare, capire e scoprire siano chiavi per aprire sempre più porte, ma di cui non ne vediamo la fine.

Daniel Keyes, in “Fiori per Algernon”, ci mette davanti a una verità scomoda e tagliente: la società spesso non perdona chi è “diverso”, sia che si trovi un gradino sotto, sia che si trovi un gradino sopra la media.

«Prima ridevano della mia ignoranza, ora odiano il mio sapere».

In questa tappa della nostra rubrica, esploriamo il diario di Charlie Gordon. Un uomo che impara a padroneggiare le parole solo per scoprire che esse possono diventare un muro invalicabile.

È un libro che non si legge con gli occhi, ma con i nervi scoperti. Ti costringe a chiederti: preferiresti restare nell’ombra per essere amato, o brillare di una luce che ti lascerà solo?

Hai già letto questo libro? Hai mai avuto la sensazione che la tua intelligenza, o la tua voglia di approfondire, venisse percepita dagli altri come una minaccia?

Parliamone nei commenti!

Photos from Lauro Editore's post 16/02/2026

Iniziamo a dare alle parole il peso che meritano.

Nasce oggi la nostra nuova rubrica bimestrale, «Le parole sono importanti».

Non sarà una semplice lista di lettura, ma un viaggio in sei tappe che affronteremo attraverso libri che hanno il potere di scuotere, ridefinire, e a volte guarire il nostro modo di guardare il mondo.

Questi sono i titoli che abbiamo scelto e che analizzeremo nei prossimi mesi:

• Il trentesimo anno – Ingeborg Bachmann ()
• La camera azzurra – Georges Simenon ()
• Del vuoto – Byung-Chul Han ()
• Fiori per Algernon – Daniel Keyes ()
• Di cosa parliamo quando parliamo d’amore – Raymond Carver ()
• Il nostro bisogno di consolazione – Stig Dagerman ()

Scaveremo tra le righe per capire come questi autori hanno usato il linguaggio per raccontare l’amore, l’identità, il dolore e l’essenza stessa dell’essere umani.

Salva il post per non perdere il calendario e scrivici nei commenti quale di questi titoli ti ha incuriosito di più o lo hai già letto!

libridaleggere

13/02/2026

«A forza di ripeterle, le parole a poco a poco perdono il loro significato».

Scrivere è un esercizio di precisione. Se una parola non è vera, se non è necessaria, secondo la Kristof non deve essere scritta.

«Per decidere se è ‘bene’ o ‘non bene’, abbiamo una regola molto semplice: il componimento deve essere vero»

Oggi forse usiamo troppe parole, quando ne basterebbero poche, giuste.

Per i prossimi due mesi non proporremo tutte le nuove uscite, tutti i classici o tutto un genere: leggeremo il necessario.

Nasce così «Le parole sono importanti», il nostro nuovo percorso bimestrale.
Sei libri. Poche parole. Un significato ritrovato.

Il 16 febbraio inizia il nostro percorso. Sarai dei nostri? 📖

Photos from Lauro Editore's post 06/02/2026

«Ragionare meglio per vivere meglio» non è solo un titolo, è una necessità.

La professoressa dell’università di Yale Woo-kyoung Ahn analizza quelli che chiama “problemi di ragionamento”: non errori banali, ma effetti collaterali di una mente estremamente evoluta che cerca di semplificare un mondo troppo complesso.

Pagina dopo pagina, l’autrice smonta le nostre certezze: dall’eccessiva sicurezza nelle nostre abilità fisiche ai cortocircuiti logici che alimentano i pregiudizi.

Una lettura essenziale per chi vuole riprendere il timone della propria razionalità.

Vi è mai capitato di sentirvi “vittime” della vostra stessa mente? Io sto ancora facendo i conti con i miei errori di pianificazione...

A cura di

Photos from Lauro Editore's post 02/02/2026

Cosa diresti se nessuno ti giudicasse?



Nel 1998, il critico Nicolas Bourriaud definisce l’estetica relazionale come “un’arte che assume come orizzonte teorico l’insieme delle relazioni umane e il loro contesto sociale“.

L’opera ora si fonda sul rapporto con l’altro.

Gillian Wearing incarna perfettamente questo principio. In “signs that say what you want them to say and not signs that say what someone else wants you to say”, l’opera si crea tramite l’interazione avvenuta con sconosciuti per strada.

Wearing ferma i passanti, gli consegna un foglio ed un pennarello e chiede loro di scrivere qualsiasi cosa passi loro per la testa in quel momento.

L’artista si cancella offrendo uno spazio, al contempo fisico e simbolico, di un foglio bianco. Il cartello si trasforma così in punto di contatto relazionale dove l’inquietudine umana ha la possibilità di manifestarsi.

In questo modo l’identità privata è lo strumento con cui si innesca un dialogo profondo con la realtà pubblica. Il messaggio scritto sul cartello, una volta mostrato nella fotografia, implicitamente diventa anche nostro.

L’arte crea spazi di libertà immediata.

Per entrare a far parte di questo dialogo, puoi vedere l’opera , fino al 1º marzo.

E tu, cosa confesseresti se avessi la possibilità di farlo?

a cura di

Photos from Lauro Editore's post 26/01/2026

MARTY (troppo) SUPREME?

La prima regia solista di Safdie ci regala un film pieno di episodi interessanti, frenetici e ben orchestrati.

Pone al centro della narrazione un antieroe che non nasconde le proprie malefatte e contraddizioni, facendogli girare intorno una serie di personaggi uguali o contrapposti, ma che rubano l’occhio.

Un’ambientazione anni ‘50 che si mescola ad una colonna sonora e una visione del successo tipicamente anni ‘80.

Il peso di questa narrazione così cruda va a scontrarsi però con una risoluzione finale forse fin troppo buonista, dove le conseguenze del proprio modo di agire vanno ricercate altrove non nella pellicola.

E voi cosa ne pensate? Avete visto il film?

a cura di

Photos from Lauro Editore's post 23/01/2026

Cosa significa, oggi, “fare l’uomo”?

In un’epoca di profonde trasformazioni, la mascolinità viene spesso raccontata come un blocco monolitico, legata a un destino biologico o a tratti immutabili. Ma la realtà è diversa: l’identità maschile è una costruzione sociale, un “fare” che muta nel corso della vita e delle interazioni.

Nel suo libro, Manolo Farci analizza come molti giovani cerchino rifugio in una “mascolinità come corazza”, un tentativo di protezione che però finisce per isolarli. Il risultato è spesso una disconnessione emotiva che rende difficile non solo il rapporto con le donne, ma anche l’amicizia tra maschi, che nel passaggio all’adolescenza tende a trasformarsi da cura in competizione.

La sfida che abbiamo davanti non è solo decostruire, ma immaginare. Non possiamo limitarci a indicare ai ragazzi i comportamenti da evitare; dobbiamo offrire loro modelli positivi che li appassionino e li liberino dal peso di dover essere sempre “fornitori” o figure dominanti. Parlare di questioni maschili non significa togliere spazio ai diritti delle donne, ma superare la logica del “gioco a somma zero” per formare uomini capaci di relazionarsi in modo autentico e affettivo.

“Quel che resta degli uomini” di Manolo Farci (Nottetempo) è in libreria.

Un invito a ritrovare una libertà che faccia bene a tutti.

a cura di

Photos from Lauro Editore's post 14/01/2026

Buon pomeriggio Ciccibelli! Eccoci qui con una lista di alcuni tra i migliori titoli usciti in Italia nel 2025.

Un programma per cultori e appassionati, ma anche per chi - come Hugh Grant in Notting Hill - non se ne intende così tanto e vuole solo fare colpo!

Ci sarebbe molto da dire su questi titoli, e su tanti altri non citati, ma per ora ci fermiamo a questi. A breve ci saranno nuove sorprese in arrivo.

Ci auguriamo che possiate trovare ispirazione tra le pellicole proposte: dal correre al cinema con qualcuno per recuperarli, all’organizzare visioni a casa in compagnia.

Il cinema è condivisione e non vediamo l’ora di sapere la vostra!



Articolo a cura di

30/12/2025

☞ La lettura non deve essere un evento, ma un 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 .

L’educazione alla lettura non si può risolvere in un “evento spot”. Se si vogliono formare i lettori di domani, non servono fiammate improvvise, ma una 𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚.

Dalla presentazione della seconda edizione di 𝙺𝙸𝙳𝙳𝙾 - la festa diffusa dedicata all’editoria per bambini e ragazzi - emerge una visione necessaria per chiunque operi nel mondo del libro.

Il concetto di educazione alla lettura deve superare la logica dell’evento isolato per abbracciare quella dell’𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞.
In quest’ottica, il piacere non va considerato come un presupposto scontato, bensì come un traguardo da raggiungere attraverso un 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 e strutturato.

Per generare un impatto reale e duraturo, non bastano le azioni dei singoli. È necessario attivare un sistema che connetta in un 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 editori indipendenti, distributori, scuole e biblioteche.

In questa rete, la scuola riveste un ruolo fondamentale in quanto luogo democratico e inclusivo, capace di raggiungere molti, ma che per assolvere al suo dovere, di formare nuovi lettori, ha bisogno del 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 dell’intera filiera.

Parallelamente, la libreria indipendente smette di essere un semplice punto vendita, trasformandosi in un presidio di prossimità e comunità; qui, attraverso la creazione di 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚, il libro diventa uno strumento capace di rigenerare le relazioni e trasformare profondamente il territorio.

𝙺𝙸𝙳𝙳𝙾 si prepara a tornare a 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 con una rete che punta a coinvolgere i 𝟒𝟎𝟎 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐫𝐢𝐞 su scala nazionale.
Inoltre, l’iniziativa mette al centro la formazione gratuita per chi questo sistema deve costruirlo ogni giorno: docenti bibliotecarie, educatori e librai potranno accedere ai programmi formativi iscrivendosi tramite il sito di .

E tu, cosa ne pensi? Credi che la rete tra scuola e libreria sia oggi sufficientemente solida, oppure che ci siano ancora troppi “cortocircuiti” che impediscono di formare nuovi lettori?

Photos from Lauro Editore's post 28/12/2025

𖣂 Piccole architetture di carta

Un quaderno non è solo un contenitore, ma un oggetto che deve emozionare prima attraverso la vista, e subito dopo attraverso il tatto.

22/12/2025

📉 La media nasconde il crollo dei piccoli.

Se guardiamo i dati generali del mercato del libro nei primi dieci mesi del 2025, vediamo una frenata preoccupante: 2 milioni di copie p***e e un calo a valore del 2,4% (dati AIE).

Ma, come spesso accade, la media statistica nasconde una realtà profondamente polarizzata. Dalla recente conferenza di presentazione dei dati è emerso un quadro a tinte fosche per la bibliodiversità italiana.

Dal confronto tra Ufficio Studi e piccoli editori sono emersi tre punti chiave:

1. Mentre i grandi gruppi editoriali chiudono sostanzialmente in pareggio, mantenendo la loro quota di mercato, la piccola e media editoria (sotto il milione di venduto) affronta un crollo a doppia cifra, intorno al -10%. Particolarmente allarmante il dato sulle “Novità” dei piccoli, che hanno performato malissimo (-12%).

2. Il calo non è dovuto solo alla congiuntura (inflazione, fine di alcuni bonus). È un problema di accesso al mercato. I libri degli editori indipendenti faticano fisicamente ad arrivare sugli scaffali delle librerie e vengono prenotati meno. Si è creata una “barriera di visibilità”: se il libro non c’è, non può essere scoperto.

3. Come reagiscono gli indipendenti per non soccombere? In primisi attraverso la diversificazione: è emerso un dato amaro. Una fetta consistente del fatturato che tiene in piedi le piccole case editrici ormai NON deriva dal mercato trade (librerie), ma da fiere, vendite dirette e attività collaterali.
In conclusione l’efficienza della filiera: diventa vitale lavorare sui metadati (far sapere alla filiera se un libro è disponibile, quando esce, etc.). Se un libraio non trova l’informazione, la vendita è persa.

Oggi in Italia abbiamo oltre 7.000 marchi editoriali, una ricchezza culturale incredibile. Ma la sfida per il 2026 non è solo pubblicare buoni libri, è garantire che possano essere trovati in un sistema distributivo che sembra premiare sempre più solo i giganti.

Voi cosa ne pensate? È un problema di domanda che si contrae o di una distribuzione che sta diventando un collo di bottiglia insostenibile per i piccoli?

16/12/2025

⮑ L’equilibrio tra lavoro e cura di sé

“Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala”.

G. Rodari

La nostra società ci spinge ad essere sempre delle «formiche» operose, produttive, efficienti, con obiettivi chiari e a lungo termine.
Questo impegno quotidiano è fondamentale per la stabilità e la realizzazione di sé: senza lavoro, non c’è crescita.

Ma quest’ossessione per la produttività, senza empatia né respiro, porta all’avarizia esistenziale, proprio come la formica che nega il valore del canto.
La cicala rappresenta ciò che spesso tendiamo a sottovalutare: il riposo, la cura di sé e la creatività. Queste altro non sono che il nutrimento essenziale che rende il lavoro sostenibile e la vita piena di significato.

La vera sfida però non è scegliere tra una o l’altra, tra essere la formica o la cicala, ma di imparare a farle collaborare.
Dobbiamo cercare di dare il meglio di noi ogni giorno, è vero, ma dobbiamo anche dedicarci a quel «canto», a quelle attività che rilassano la mente e nutrono lo spirito.
Senza il canto, il lavoro rischia di diventare un peso senza scopo.

E tu come trovi questo equilibrio tra la produttività quotidiana e il bisogno di dedicarti al tuo canto?

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