13/07/2026
Bella questa immagine che mi hanno mandato non potevo non esternarne il sentimento.
Si, questa immagine rappresenta, in forma simbolica, le grandi radici marziali che hanno accompagnato il mio percorso e che, nel tempo, hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo del So Sento Ryu Ju Jitsu.
Le figure che mi circondano non rappresentano miei Maestri diretti. Non ho conosciuto personalmente i fondatori raffigurati e non rivendico una discendenza tecnica diretta da loro. La loro presenza ha un valore simbolico: rappresentano i fondatori, i pionieri e l’eredità di sistemi che, attraverso lo studio e la pratica delle rispettive discipline, hanno influenzato la mia formazione e contribuito alla costruzione della mia personale visione delle arti marziali e del combattimento.
Il "Kyokushinkai Karate", e per un periodo anche il "Seidokaikan Karate", hanno influenzato profondamente non soltanto il mio modo di combattere, ma anche il mio modo di essere. Il valore del contatto pieno, la capacità di affrontare la fatica, la pressione e il confronto senza cercare scorciatoie, la disciplina, la determinazione e quella particolare attitudine a continuare anche quando sarebbe più semplice fermarsi sono diventati, nel tempo, parte del mio carattere prima ancora che del mio bagaglio tecnico.
Il "Judo" mi ha trasmesso i principi dello squilibrio, della proiezione, del controllo e del combattimento corpo a corpo.
Il "Gracie Brazilian Jiu Jitsu" ha rappresentato una delle radici fondamentali del mio percorso nel combattimento a terra, un cammino che successivamente si è evoluto nel "Machado Brazilian Jiu Jitsu", divenuto nel tempo il mio riferimento tecnico e la mia appartenenza nel Brazilian Jiu Jitsu.
L' "American Kenpo Karate" mi ha portato ad approfondire l’analisi del movimento, delle combinazioni, delle reazioni e delle molteplici possibilità di risposta, insegnandomi che si può colpire con ogni parte del corpo da qualsiasi direzione in ogni modo e con ogni tipo di movimento.
Il "Takeda Ryu Aiki Ju Jutsu", invece, ha rappresentato soprattutto il legame con una concezione più "tradizionale dell’arte marziale": il valore della forma, dell’etichetta, della continuità storica e della trasmissione. Una dimensione che ricorda come un’arte marziale non sia soltanto un insieme di tecniche, ma anche cultura, identità, metodo e responsabilità nel tramandare ciò che si è ricevuto.
Queste sono alcune delle grandi radici tecniche e culturali del So Sento Ryu, ma il sistema non nasce dalla semplice somma di tecniche provenienti da stili differenti. Nasce da un percorso molto più lungo, costruito attraverso decenni di pratica, studio, combattimento, insegnamento e confronto con situazioni concrete.
Nel corso della mia vita ho combattuto in ambito sportivo, sul tatami e sul ring. Ma ho conosciuto anche il confronto reale.
E quando parlo di confronto reale non mi riferisco a scaramucce da strada o a risse da bar.
Parlo di situazioni affrontate nel corso di una vita professionale trascorsa in uniforme, nelle quali era necessario intervenire davanti a persone realmente aggressive e a manifestazioni concrete di violenza.
Situazioni nelle quali il problema non era semplicemente “vincere” uno scontro.
Al contrario.
La vera difficoltà era spesso contenere la violenza dell’antagonista cercando, per quanto possibile, di non lederlo, proteggendo nello stesso tempo se stessi, i colleghi e le altre persone presenti.
È una prospettiva completamente diversa dal combattimento sportivo.
Nello sport esistono un avversario preparato, un regolamento, categorie di peso, un arbitro e un momento preciso nel quale il confronto inizia e finisce. Nell’attività reale, invece, bisogna spesso comprendere prima ancora di agire: leggere una situazione, riconoscere una minaccia, decidere in tempi estremamente ridotti e modulare la propria risposta.
Non sempre la soluzione tecnicamente più distruttiva è quella corretta.
Molto spesso, anzi, la vera capacità consiste nell’essere efficaci senza utilizzare più forza di quella realmente necessaria.
Questa esperienza ha modificato profondamente il mio modo di intendere le arti marziali.
Una cosa è conoscere una tecnica. Un’altra è riuscire ad applicarla quando il corpo e la mente sono sottoposti a forte pressione e, contemporaneamente, mantenere la capacità di controllare la propria azione.
Perché nel mondo reale non basta essere capaci di colpire.
Bisogna essere capaci di decidere se colpire, quando farlo, quanto farlo e quando fermarsi.
Una tecnica può apparire perfetta durante una dimostrazione o in un esercizio collaborativo. Può essere estremamente efficace all’interno di un determinato regolamento sportivo. Ma le domande che mi sono posto per anni sono sempre state le stesse:
funzionerà quando servirà davvero? E sarò in grado di utilizzarla nella misura realmente necessaria?
Da queste domande è iniziata una parte fondamentale della mia ricerca.
Con il tempo ho compreso che, per studiare realmente il combattimento e la gestione del confronto fisico, non era sufficiente analizzare soltanto la tecnica. Era necessario studiare anche l’essere umano che deve applicarla.
Cosa accade quando percepiamo una minaccia? Come cambia la nostra capacità decisionale sotto stress? Quali movimenti rimangono realmente disponibili quando aumenta la pressione? Quanto incidono la sorpresa, la paura e il sovraccarico cognitivo? E soprattutto: come possiamo allenare non soltanto la risposta tecnica, ma anche la capacità di scegliere la risposta corretta?
Per questo, al percorso marziale e all’esperienza concreta, ho affiancato studi universitari e approfondimenti in ambito neuroscientifico, mettendo in relazione la tecnica con i processi di percezione, attenzione, reazione, decisione e comportamento umano sotto pressione.
Questo passaggio è stato decisivo, perché la tecnica, da sola, non combatte.
Combatte l’uomo.
Ed è sempre l’uomo che deve osservare, comprendere, decidere e assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Il So Sento Ryu Ju Jitsu nasce quindi dall’incontro tra tre dimensioni che considero inseparabili: la tradizione marziale, l’esperienza concreta e lo studio scientifico della risposta umana, NASCE DALLA CAPACITA' DI EVOLVERSI.
È una sintesi personale costruita nel tempo. Ho conservato ciò che ritenevo funzionale, adattato ciò che poteva evolvere, eliminato ciò che, nella mia esperienza, non rispondeva alle esigenze concrete e integrato ciò che il combattimento, l’insegnamento, lo studio e la ricerca mi avevano dimostrato.
Non ho mai avuto la pretesa di aver inventato ciò che esisteva già. Ho cercato, piuttosto, di studiarlo, verificarlo, adattarlo e organizzarlo in una metodologia coerente con la mia esperienza e con la mia visione del combattimento.
Riconoscere le proprie influenze non diminuisce il valore di ciò che si è costruito. Al contrario, significa rispettare la storia.
Nessun sistema nasce dal nulla.
E rispettare la tradizione non significa necessariamente rimanere immobili. Ogni arte marziale è il risultato di uomini che hanno osservato, studiato, sperimentato, modificato e infine trasmesso.
Il So Sento Ryu nasce da radici precise, ma si sviluppa attraverso il mio percorso personale, il combattimento, l’esperienza professionale, l’insegnamento, la ricerca e lo studio.
Nel corso degli anni ho avuto l’onore di condurre, e continuo a condurre, seminari e percorsi formativi in diverse parti del mondo, rivolti non soltanto a praticanti e tecnici delle arti marziali, ma anche a personale di polizia, operatori della sicurezza e appartenenti a corpi e unità speciali.
Il confronto con realtà, culture e metodologie differenti ha rappresentato per me un’occasione continua di verifica.
Insegnare in contesti diversi obbliga a uscire dalle certezze del proprio ambiente. Obbliga a spiegare con chiarezza ciò che si propone e, soprattutto, a dimostrare che un principio sia comprensibile, adattabile e concretamente applicabile.
Ogni seminario, ogni corso e ogni incontro professionale non sono stati soltanto momenti nei quali trasmettere ciò che sapevo, ma anche occasioni per osservare, ascoltare, confrontarmi e continuare a crescere.
Nel tempo, il So Sento Ryu Ju Jitsu ha ottenuto riconoscimenti, accreditamenti e attestazioni in ambito nazionale e internazionale.
In Italia, il So Sento Ryu Ju Jitsu è riconosciuto nell’ambito di ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane, Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI. Nell’ambito di questo percorso, ASI riconosce il So Sento Ryu come stile e riconosce la figura del suo Capo Scuola.
Il sistema possiede quindi una propria identità tecnica e didattica, un programma strutturato, una progressione dei gradi e un percorso formativo specifico. Attraverso ASI vengono inoltre rilasciati gradi e qualifiche tecniche di stile riconosciuti nell’ambito dell’Ente ed a norma di Legge Nazionale, permettendo a praticanti, cinture nere e tecnici di seguire una formazione definita e coerente con l’identità del sistema.
Il So Sento Ryu non è quindi semplicemente un metodo praticato all’interno di una singola palestra, ma uno stile dotato di un Capo Scuola di riferimento, di una propria struttura didattica e di un percorso destinato alla formazione dei tecnici che avranno la responsabilità di trasmetterlo alle generazioni successive.
Il percorso ha superato anche i confini nazionali.
Il sistema ha ricevuto, nel tempo, riconoscimenti e accreditamenti dalla USJJF – United States Ju-Jitsu Federation, dalla United States Martial Arts Federation, dalla United States Traditional Kodokan Judo Association, dalla Federazione Romena di Difesa Personale e da altre organizzazioni e componenti internazionali.
Un capitolo storico particolarmente significativo è stato quello legato alla World Ju-Jitsu Federation e allo Shike Giacomo Spartaco Bertoletti. Oggi non esiste più una collaborazione attiva con Bertoletti o con la WJJF, ma conserviamo la documentazione ufficiale che attesta quanto, all’epoca, ci fu formalmente rilasciato, compreso l’accreditamento del So Sento Ryu come Scuola di Stile.
Ritengo importante precisarlo perché la storia di un sistema deve essere raccontata con correttezza: una collaborazione può concludersi, ma ciò non cancella gli atti e i riconoscimenti ufficialmente rilasciati nel periodo in cui quella collaborazione esisteva.
A tutto questo si aggiunge un capitolo per me particolarmente importante: l’integrazione del So Sento Ryu nell’attività formativa da me svolta con la Guardia Svizzera Pontificia.
Da circa quindici anni, infatti, conduco percorsi formativi specifici rivolti al personale, agli istruttori e agli operatori impegnati nei compiti di protezione ravvicinata del Santo Padre. Certo, tutto finira' ma ne resterà comunque il segno.
Nel tempo, il lavoro si è sviluppato attraverso corsi e programmi costruiti in funzione delle differenti esigenze formative e operative.
In questo contesto il So Sento Ryu non viene utilizzato come una semplice pratica marziale tradizionale o sportiva, ma come arte marziale integrata all’interno di una formazione più ampia, nella quale tecnica, controllo, capacità decisionale, gestione dello stress e adattamento alla situazione devono dialogare con le specifiche esigenze dell’addestramento.
Per me questo rappresenta una responsabilità prima ancora che un motivo di soddisfazione. Quando un sistema esce dall’ambito della palestra e viene inserito in percorsi destinati a personale con compiti specifici e di particolare responsabilità, deve dimostrare di possedere non soltanto un’identità tecnica, ma anche coerenza metodologica, adattabilità e una struttura didattica realmente trasmissibile.
Nel corso degli anni, inoltre, tecniche e competenze riconducibili a questo percorso marziale hanno trovato spazio anche in diverse produzioni cinematografiche statunitensi, portando elementi del lavoro tecnico in un contesto completamente differente: quello della rappresentazione cinematografica dell’azione e del combattimento.
Sono esperienze diverse tra loro — la pratica marziale, il combattimento sportivo, il confronto reale, la vita professionale in uniforme, la formazione, i seminari internazionali e il cinema — ma tutte hanno contribuito, in modo differente, alla mia ricerca sul movimento, sulla reazione e sull’applicazione della tecnica.
Un riconoscimento, da solo, non crea il valore di un sistema.
Il valore si costruisce ogni giorno attraverso il lavoro, la competenza, la coerenza e la continua verifica di ciò che si insegna.
Quando uno stile viene riconosciuto, quando viene riconosciuta la figura del suo Capo Scuola, quando esiste un percorso strutturato per il rilascio di gradi e qualifiche tecniche, quando riceve accreditamenti nazionali e internazionali e quando i suoi principi trovano applicazione in contesti formativi differenti e di particolare responsabilità, significa però che quel percorso ha costruito nel tempo una propria identità, una struttura e una metodologia trasmissibile.... e se tutto ciò non piace non è certo un problema mio, sicuramente me ne farò una ragione.
Questa immagine, quindi, non rappresenta semplicemente una scuola o uno stile.
Rappresenta una vita.
Rappresenta decenni (ormai tanti) trascorsi sui tatami, nelle palestre, sul ring, nell’insegnamento e nel confronto con situazioni reali. Rappresenta lo studio, il combattimento, la ricerca e l’evoluzione.
Al centro ci sono io, ma non sono solo.
Dietro di me ci sono le grandi tradizioni che hanno influenzato il mio cammino: il Kyokushinkai Karate e, per un periodo, il Seidokaikan Karate; il Judo; il Gracie Brazilian Jiu Jitsu, poi evolutosi nel mio percorso nel Machado Brazilian Jiu Jitsu; l’American Kenpo Karate; e il Takeda Ryu Aiki Ju Jutsu, gli amici che mi hanno fatto allenare nel Kali, nel JKD, nel Wing Chun ecc.... ed in tutto ciò che mi ha incuriosito...dopotutto qualcosa dovevo fare visto che non so giocare a pallone e non perdevo/perdo tempo a fare chiacchiere degne della comare sull'uscio della porta!
Dentro il So Sento Ryu ci sono la mia esperienza, il combattimento sportivo e quello reale, una vita professionale in uniforme, migliaia di ore di insegnamento, gli studi universitari, l’approfondimento neuroscientifico, i riconoscimenti nazionali e internazionali, i seminari condotti in diverse parti del mondo, la formazione rivolta a forze di polizia e corpi speciali, la documentazione che testimonia la storia del sistema e l’esperienza maturata in circa quindici anni di addestramento del personale della Guardia Svizzera Pontificia, dei suoi istruttori e degli operatori impegnati nella protezione ravvicinata del Santo Padre.
Non considero tutto questo una dimostrazione di superiorità, solo gli stolti si sentono superiori...
Non penso di essere migliore di nessuno. Ho avuto, e continuo ad avere, una mia visione.
Non ho costruito il mio percorso inseguendo medaglie, anche se qualcuna l’ho conquistata. E non ho mai sentito il bisogno di rincorrere punti federali, posizioni o dinamiche di politica sportiva.
All’interno di ASI, per il Settore Nazionale Ju Jitsu, ho scelto di ricoprire solo ed esclusivamente ruoli tecnici, coerenti con ciò che sento realmente di essere e con il contributo che ritengo di poter offrire: quello legato alla formazione, all’insegnamento e allo sviluppo tecnico.
Parallelamente, dirigo organismi internazionali che operano in una dimensione più ampia e volutamente lontana dalle dinamiche della nostra “politica sportiva nostrana”. È una scelta precisa. Non perché ritenga sbagliato chi decide di impegnarsi in quel mondo, ma perché non è mai stato quello il centro del mio percorso.
Ho preferito dedicare il mio tempo allo studio, alla pratica, all’insegnamento, al confronto internazionale e alla costruzione di qualcosa che rispecchiasse realmente ciò in cui credo.
Questo non significa ritenere sbagliata la strada degli altri.
Ogni Maestro, ogni scuola e ogni praticante ha il diritto di sviluppare e seguire la propria visione. Il confronto, quando è leale, fa crescere. La diversità dei percorsi non è una minaccia.
Per questo ho sempre cercato di rispettare chiunque abbia una visione differente dalla mia, senza sentire la necessità di denigrarlo o sminuirlo, né pubblicamente né in privato.
Credo che chi possiede davvero una propria identità non abbia bisogno di costruirla demolendo quella degli altri.
La sicurezza non ha bisogno di denigrare.
La competenza non ha bisogno di urlare.
Alla fine, però, credo che ogni teoria, ogni titolo, ogni grado, ogni riconoscimento e ogni dichiarazione debbano trovare un luogo nel quale essere verificati.
Quel luogo è il tatami.
È lì che ho sempre invitato tutti.
Non per stabilire chi sia “migliore”, ma perché il tatami ha una qualità rara: non è interessato alla nostra biografia.
Non conosce politica.
Non distribuisce favori.
Non legge i curriculum.
Non si lascia impressionare dai titoli.
Non ascolta le voci di corridoio.
Il tatami chiede soltanto di esserci.
Di salire.
Di confrontarsi.
Di essere disposti, ancora una volta, a imparare.
Per questo, dopo tanti anni, continuo a studiare, a insegnare e a mettermi in discussione.
Non per dimostrare di essere migliore di qualcuno, non lo sono.
Ma per essere, ogni giorno, più coerente con la visione che ho scelto di seguire.
Le persone possono raccontarsi.
I titoli possono essere esibiti.
Le medaglie possono scolorire.
Le organizzazioni possono cambiare.
Il tatami resta.
E il tatami non mente mai.
Tranquilli i gradi sono quel che sono, io sono curioso e tenace come una cintura bianca
E SONO QUA!
Nonostante i miei anni, che ormai pochi non sono, ancora mi alleno
E SONO QUA!
Questo è il mio percorso.
Queste sono le mie radici.
Questa è la mia ricerca.
Questa è la responsabilità di ciò che ho costruito.
Questo è di chi ha abbracciato lo Stile.
Questo è il So Sento Ryu Ju Jitsu.
Kancho Antonio Maria La Salandra
Fondatore e Capo Scuola del So Sento Ryu Ju Jitsu
La versione in Inglese sarà data direttamente con la traduzione fornita da Meta.
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