ANDA - Associazione Docenti AFAM

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ANDA ha lo scopo di rappresentare e tutelare professionalmente e culturalmente i professori dell’Alta Formazione Artistica, Musicale, Coreutica e del Design.

08/08/2026
07/08/2026

🏛️ 𝗜𝗩 𝗖𝗼𝗻𝘃𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗔𝗻𝗻𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗔𝗡𝗗𝗔 – 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗗𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗔𝗙𝗔𝗠
Siamo lieti di annunciare il nostro 𝗜𝗩 𝗖𝗼𝗻𝘃𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗔𝗻𝗻𝘂𝗮𝗹𝗲, che si terrà dal 𝟭𝟳 𝗮𝗹 𝟭𝟵 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲 nella splendida cornice dell’𝗔𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲𝗺𝗶𝗮 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗗𝗮𝗻𝘇𝗮 a Roma.
Tre giornate intense di confronto scientifico, accademico e artistico, concepite come uno spazio aperto di dialogo per docenti, ricercatori, studenti e professionisti del sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.
🎯 𝗜 𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼:
🔹 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗜𝗻𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘁𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹 𝗧𝗮𝗹𝗸𝘀: Saluti e interventi istituzionali con esponenti del Parlamento, ANVUR, CNAM e delle principali istituzioni accademiche.
🔹 𝗧𝗮𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗥𝗼𝘁𝗼𝗻𝗱𝗲: Momenti di dibattito dedicati a "Comunicare l’AFAM: la forza della visibilità" e "Governare l’AFAM: modelli, responsabilità e prospettive di sviluppo".
🔹 𝗥𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗲 𝗜𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: Ampio spazio alla presentazione dei Dottorandi, Lightning Talks, laboratori pratici (Gyrokinesis®, improvvisazione corpo-suono, metodologie qualitative) ed esposizione di poster scientifici.
🔹 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀: Oltre 20 sessioni di relazioni libere che spazieranno tra musicologia, danza, arti visive, design, Intelligenza Artificiale, inclusione e diritto d'autore.
✨ 𝗘𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶:
• 𝗣𝗿𝗼𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱’𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮: A cura dell’Étoile 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗦𝗮𝘃𝗶𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼.
• 𝗦𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼: "La Danza in dialogo", con coreografie d’autore a cura delle scuole dell'Accademia ed esecuzioni musicali in collaborazione con il Conservatorio "Santa Cecilia".
• 𝗠𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗯𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗮: Per tutta la durata del convegno sarà visitabile l'esposizione "Carte che danzano: tesori bibliografici e memorie di movimento nella Biblioteca AND".
🔗 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗼:
Il programma dettagliato di tutte le sessioni e gli interventi è consultabile sul nostro sito ufficiale:
👉 www.anda-afam.it/convegni
📍 𝗟𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻: Accademia Nazionale di Danza – Largo Arrigo VII, 5 – Roma
📅 𝗗𝗮𝘁𝗲: 17 - 19 Settembre 2026
📧 𝗜𝗻𝗳𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗶: [email protected]
Vi invitiamo a partecipare attivamente a questo fondamentale momento di riflessione e crescita collettiva per tracciare insieme il futuro della formazione artistica in Italia.
Vi aspettiamo a Roma!

04/08/2026

AFAM: la denominazione di “laurea” e “laurea magistrale” è un riconoscimento storico.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto decreto-legge PA, recante disposizioni urgenti in materia di pubbliche amministrazioni, all’interno del quale è contenuto un intervento di particolare rilievo per il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica: il riconoscimento della denominazione di “laurea” per i titoli AFAM di primo livello e di “laurea magistrale” per quelli di secondo livello.
La disposizione è contenuta nell’articolo 6, dedicato alle Disposizioni urgenti per la valorizzazione del sistema della formazione superiore e della ricerca, e modifica direttamente l’articolo 2, comma 5, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sostituendo le parole: «specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento» con le seguenti: «lauree e lauree magistrali, nonché diplomi di perfezionamento».
Il provvedimento stabilisce inoltre che, in tutte le disposizioni normative nelle quali ricorrono le parole “diplomi accademici di primo e secondo livello”, queste debbano essere intese come riferite alle nuove denominazioni di “lauree e lauree magistrali”. Non si tratta, dunque, di una semplice modifica terminologica o di un cambiamento meramente simbolico. L’intervento incide direttamente sulla legge che ha riformato e istituito il sistema AFAM, riconoscendo in modo più chiaro e immediato la natura dei percorsi formativi erogati dalle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.
I diplomi accademici AFAM di primo e secondo livello possiedono già da tempo un valore corrispondente, rispettivamente, ai titoli di primo e secondo ciclo della formazione superiore. Tuttavia, il mantenimento della denominazione di “diploma accademico” ha continuato a generare, soprattutto al di fuori del sistema AFAM, ambiguità e difficoltà di comprensione, non rendendo immediatamente riconoscibile il livello effettivo della formazione acquisita.
La nuova denominazione contribuisce pertanto a superare una persistente discrasia tra il valore sostanziale dei percorsi AFAM e la loro rappresentazione terminologica. Il termine “diploma”, infatti, viene spesso associato, nel linguaggio comune e in numerosi contesti professionali e internazionali, a percorsi di istruzione secondaria o a forme di formazione non assimilabili all’istruzione superiore, con il rischio di una sottovalutazione del livello accademico raggiunto dagli studenti delle istituzioni AFAM.
Per l’ANDA questo risultato assume un significato particolare. L’Associazione si è battuta fin dai primi anni della propria attività affinché fosse superata l’attuale denominazione di “diploma accademico di primo livello” e “diploma accademico di secondo livello”, ritenuta non più pienamente adeguata a rappresentare la collocazione effettiva dell’AFAM nel sistema nazionale e internazionale della formazione superiore. La questione era già stata formalmente posta dall’ANDA durante l’incontro con l’allora Ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa https://www.anda-afam.it/incontro-ministro-messa/>, il 29 settembre 2021, e successivamente ripresa attraverso documenti, lettere aperte, interlocuzioni istituzionali e proposte rivolte al Ministero e alle forze politiche.
Nel documento dell’ANDA dedicato alla “Denominazione dei titoli AFAM: una battaglia culturale necessaria” , l’Associazione aveva sottolineato come la questione non potesse essere considerata una semplice rivendicazione nominalistica. La denominazione dei titoli rappresenta infatti un elemento fondamentale per la loro riconoscibilità da parte degli studenti, delle famiglie, delle istituzioni, del mondo del lavoro e dei contesti internazionali. La richiesta dell’ANDA nasceva dalla consapevolezza che il pieno riconoscimento del sistema AFAM non potesse prescindere anche da un linguaggio coerente con il livello della formazione erogata e con la collocazione dell’AFAM all’interno del sistema nazionale dell’istruzione superiore.
In questo percorso deve essere riconosciuto anche il significativo contributo del Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale (CNAM) che, negli ultimi anni, ha più volte sostenuto la necessità di una più chiara e pienamente riconoscibile denominazione dei titoli rilasciati dalle istituzioni AFAM. Sotto la guida della Presidente Giovanna Cassese, il CNAM ha dedicato particolare attenzione a questa tematica, contribuendo a mantenere alta l’attenzione istituzionale sulla necessità di superare una denominazione ormai non più pienamente rispondente alla natura, al livello e al valore dei percorsi dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. Il risultato oggi raggiunto è quindi il frutto di un percorso lungo e articolato, costruito attraverso il confronto tra le istituzioni, il Ministero, il Parlamento, gli organismi di rappresentanza e le associazioni del settore.
L’ANDA accoglie con grande soddisfazione questo importante passaggio e riconosce il valore dell’impegno istituzionale che ha consentito di giungere a un risultato atteso da oltre venticinque anni. Un risultato al quale hanno contribuito, negli ultimi anni, anche l’azione del CNAM sotto la Presidenza di Giovanna Cassese, il lavoro delle istituzioni AFAM e il costante impegno anche dell’ANDA.

Dopo anni di impegno, una battaglia culturale anche dell’ANDA trova finalmente un importante riconoscimento nell’ordinamento italiano.

30/07/2026

AFAM, il dualismo che non possiamo più ignorare: note d’estate tra alta formazione e richiami all’impianto scolastico-

La recente nota ministeriale n. 7553 del 24 luglio avente per oggetto reclutamento personale docente e ricercatore a.a. 2026/2027 presenta al suo interno anche un paragrafo dal titolo “Chiarimenti in materia di orario, lezioni e obblighi del personale docente”.
Il documento richiama il monte ore annuale di 324 ore, di cui almeno 250 destinate alla didattica frontale, precisando che le ulteriori attività proprie della funzione docente – partecipazione agli organi collegiali, ricevimento degli studenti, tutoraggio, assistenza alle prove finali, supervisione delle tesi, partecipazione alle sessioni d’esame e altre attività connesse – non concorrono alla formazione del monte ore, ma costituiscono obblighi di servizio.
La nota richiama inoltre le competenze del Consiglio accademico e del Direttore nella programmazione, nella ripartizione delle attività e nella verifica del completamento dell’impegno orario, attribuendo particolare rilievo alla corretta tenuta e alla vidimazione dei registri delle lezioni.
Si tratta di disposizioni che, considerate singolarmente, si collocano nel quadro della normativa e della contrattazione vigente. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il contenuto puntuale dei chiarimenti. La questione è più ampia e investe il modo stesso in cui viene oggi rappresentata e amministrata la funzione docente nell’AFAM.
Negli ultimi anni il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica è stato interessato da un processo di trasformazione sempre più evidente.
L’AFAM non è più – se mai lo è stata – una semplice prosecuzione specialistica dell’istruzione scolastica. È un sistema di istruzione superiore che rilascia diplomi accademici di primo e secondo livello, master, diplomi di specializzazione e, oggi, anche dottorati di ricerca. I suoi titoli sono inseriti nel sistema nazionale dell’istruzione superiore e nel quadro europeo delle qualificazioni; la sua offerta formativa è costruita attraverso crediti formativi accademici, ordinamenti, regolamenti didattici, processi di accreditamento e procedure di valutazione.
La ricerca artistica è ormai riconosciuta come una componente strutturale della missione delle istituzioni. Le attività di produzione artistica e di ricerca non costituiscono più un semplice corollario della didattica, ma rappresentano dimensioni qualificanti dell’identità accademica dell’AFAM.
Anche il recente Regolamento recante le procedure, i tempi e le modalità per la programmazione, lo sviluppo e la valutazione del sistema AFAM, presentato dal Ministro dell’Università e della Ricerca e approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri, si muove chiaramente in questa direzione. Il nuovo impianto prevede programmazione strategica triennale, valutazione dei risultati, monitoraggio periodico affidato all’ANVUR, sistemi premiali collegati alla qualità della ricerca e della produzione artistica, nuove procedure di accreditamento e un Fondo unico per il finanziamento del sistema AFAM.
Si tratta di un passaggio rilevante: il sistema AFAM viene progressivamente collocato all’interno delle politiche nazionali dell’alta formazione e della ricerca, secondo modelli sempre più vicini a quelli universitari.
La direzione appare dunque chiara: più autonomia, più programmazione, più valutazione, più ricerca, maggiore integrazione con il sistema nazionale e internazionale dell’istruzione superiore.
Ma proprio qui emerge una contraddizione.
Mentre la normativa più recente riconosce all’AFAM una funzione sempre più accademica, alcune modalità di gestione del personale continuano a richiamare un modello organizzativo profondamente diverso.
Da una parte, l’AFAM viene chiamata a programmare la propria attività su base pluriennale, a definire strategie di sviluppo, a sottoporsi a processi di valutazione della qualità, a rafforzare la ricerca e la produzione artistica, a sviluppare l’internazionalizzazione e a costruire nuove forme di cooperazione istituzionale. Dall’altra, la funzione docente viene ancora descritta prevalentemente attraverso la logica del monte ore, della quantificazione delle attività, della verifica formale delle prestazioni e del controllo puntuale dei registri.
Non si tratta di negare la necessità di regole chiare, di trasparenza o di verifiche. Ogni istituzione pubblica deve poter accertare il corretto svolgimento delle attività e garantire il rispetto degli obblighi di servizio. Il punto è un altro: il sistema di controllo non può diventare il criterio principale attraverso cui definire la natura della funzione docente.
Nell’alta formazione, infatti, il lavoro del docente non coincide con la sola presenza in aula e non può essere compreso esclusivamente attraverso la somma delle ore di lezione.
La didattica accademica comprende progettazione dei percorsi formativi, preparazione dei materiali, aggiornamento scientifico e artistico, tutoraggio, orientamento, accompagnamento degli studenti, supervisione delle tesi, partecipazione alle commissioni, elaborazione di progetti, attività di ricerca, produzione artistica, collaborazione con enti culturali e istituzioni nazionali e internazionali.
Una parte significativa di queste attività non è riducibile a una semplice unità oraria e non può essere trattata come un’attività marginale o residuale rispetto alla didattica frontale.
Il rischio è quello di continuare a utilizzare strumenti amministrativi costruiti per un diverso modello istituzionale, mentre l’AFAM viene chiamata a svolgere funzioni proprie dell’università e della ricerca.
È questo il dualismo che oggi appare sempre più evidente, una sorta di Giano bifronte.
Da un lato, un’AFAM che cresce, si struttura e viene riconosciuta come sistema di alta formazione: diplomi accademici, dottorati, ricerca, accreditamento, valutazione ANVUR, programmazione strategica, internazionalizzazione, produzione artistica, qualità dell’offerta formativa. Dall’altro, un’AFAM che continua a essere amministrata, almeno in alcuni aspetti fondamentali, attraverso categorie e strumenti ereditati dall’impianto scolastico: centralità del monte ore, prevalenza della dimensione quantitativa, controllo della presenza, registrazione puntuale delle attività e distinzione rigida tra ore formalmente contabilizzabili e ulteriori obblighi di servizio.
Il risultato è un sistema che rischia di parlare due linguaggi diversi.
Il primo è quello dell’alta formazione, della ricerca e dell’autonomia accademica. Il secondo è quello dell’organizzazione scolastica, nel quale il tempo di lavoro rappresenta il principale parametro di definizione della funzione docente.
Questa sovrapposizione produce inevitabilmente incertezze. Da un lato si chiede ai docenti di assumere responsabilità sempre maggiori nella ricerca, nella progettazione, nella produzione artistica, nell’internazionalizzazione e nello sviluppo strategico delle istituzioni. Dall’altro, la rappresentazione amministrativa della loro funzione continua a essere fortemente concentrata sul numero delle ore e sulla verifica formale del loro svolgimento.
Non è soltanto una questione contrattuale. È una questione di identità istituzionale.
La specificità della docenza AFAM non può essere ricondotta esclusivamente alla didattica frontale.
Nelle istituzioni artistiche, musicali e coreutiche, il rapporto tra formazione, ricerca e produzione è particolarmente stretto. La preparazione di una lezione può richiedere attività di ricerca, sperimentazione artistica, studio delle fonti, elaborazione di repertori, progettazione laboratoriale e collaborazione con soggetti esterni.
La produzione artistica non è un’attività estranea alla didattica: spesso ne costituisce il presupposto, il laboratorio e il risultato. Allo stesso modo, la ricerca non può essere considerata un’aggiunta occasionale, perché rappresenta una delle condizioni necessarie per garantire qualità, innovazione e aggiornamento dell’offerta formativa.
La stessa evoluzione normativa del sistema conferma questa trasformazione. Le procedure di valutazione e programmazione non riguardano soltanto la quantità dell’offerta didattica, ma la qualità complessiva delle istituzioni, la ricerca, la produzione artistica, la sostenibilità, le strutture, i servizi agli studenti e la capacità di sviluppare strategie di crescita.
Se l’AFAM viene valutata come sistema di alta formazione e ricerca, anche la funzione dei suoi docenti deve essere letta secondo criteri coerenti con questa natura.
Il lavoro accademico non può essere ridotto a un cartellino virtuale.
La questione non riguarda l’opportunità di applicare le norme vigenti. Le disposizioni contrattuali e regolamentari devono essere rispettate e le istituzioni devono garantire la corretta organizzazione delle attività. Ma il rispetto delle norme non impedisce di interrogarsi sulla loro adeguatezza rispetto alla trasformazione del sistema. Anzi, proprio la crescita dell’AFAM rende necessario avviare una riflessione complessiva sull’assetto della docenza, sul riconoscimento della ricerca artistica e sulla definizione degli obblighi professionali. Non è più sufficiente aggiungere nuove funzioni a un modello costruito per un sistema diverso. Occorre verificare se gli strumenti attualmente disponibili siano realmente in grado di rappresentare la complessità del lavoro accademico. La programmazione strategica, la valutazione della qualità e la valorizzazione della ricerca richiedono un’evoluzione anche delle regole relative allo stato giuridico, alla carriera e agli obblighi del personale. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire un sistema formalmente universitario nelle sue finalità e nei suoi processi di valutazione, ma ancora scolastico nella disciplina del lavoro docente.
La recente nota ministeriale offre dunque l’occasione per affrontare una questione più ampia.
L’AFAM deve scegliere se completare il proprio percorso di riconoscimento come sistema autonomo di alta formazione, pienamente integrato con l’università e la ricerca, oppure continuare a convivere con un assetto ibrido nel quale innovazioni accademiche e permanenze scolastiche si sovrappongono senza una reale sintesi.
Il dualismo non può diventare una condizione permanente.
Non è possibile chiedere alle istituzioni AFAM di essere università quando si tratta di valutazione, ricerca, accreditamento, programmazione strategica, qualità e internazionalizzazione, per poi ricondurre la funzione docente a modelli organizzativi che appartengono a un diverso livello del sistema educativo.
La piena maturità dell’AFAM richiede coerenza.
Coerenza tra i titoli rilasciati e il riconoscimento professionale dei docenti.
Coerenza tra la centralità della ricerca e il suo effettivo riconoscimento nel lavoro accademico.
Coerenza tra l’autonomia delle istituzioni e le modalità attraverso cui vengono organizzate e controllate le attività.
Coerenza tra le procedure di valutazione proprie dell’alta formazione e lo stato giuridico del personale.
Le riforme degli ultimi anni hanno aperto una strada importante. Il nuovo regolamento sulla programmazione e sulla valutazione rappresenta un ulteriore passaggio verso un sistema più moderno, autonomo e integrato. Ma il processo non può fermarsi alla definizione delle strutture, degli ordinamenti e dei meccanismi di valutazione.
Occorre completare la riforma partendo anche dalla condizione professionale di chi ogni giorno rende possibile la formazione, la ricerca e la produzione artistica.
Le note d’estate, allora, non possono essere considerate soltanto documenti tecnici.
Possono diventare il punto di partenza per una domanda ormai non più rinviabile: quale AFAM vogliamo costruire?
Un sistema pienamente riconosciuto come alta formazione, capace di valorizzare la specificità della propria didattica, della ricerca e della produzione artistica? Oppure un sistema ancora sospeso tra università e scuola, nel quale le nuove funzioni accademiche continuano a convivere con vecchi modelli organizzativi? La risposta non può essere affidata a singoli chiarimenti amministrativi. Richiede una scelta politica e normativa chiara. Perché l’AFAM non ha bisogno di essere assimilata alla scuola, né di diventare una semplice copia dell’università. Ha bisogno di essere finalmente riconosciuta per ciò che è: un sistema autonomo di alta formazione, ricerca e produzione artistica dotato di una propria identità e di una piena dignità accademica.

23/07/2026

AFAM, il Consiglio dei Ministri approva il Regolamento per la programmazione e valutazione. Una svolta storica per l'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi, su proposta della Ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il regolamento che disciplina la programmazione, lo sviluppo e la valutazione del sistema dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM), dando attuazione a uno dei principali tasselli ancora mancanti della legge n. 508 del 1999.
Nel corso della conferenza stampa [dal minuto 12:00 circa] al termine della riunione del Governo, la Ministra Bernini ha sottolineato il valore storico del provvedimento, evidenziando come il sistema AFAM venga finalmente dotato di un quadro normativo organico, capace di accompagnarne la crescita, la qualità e il pieno riconoscimento all'interno del sistema nazionale dell'alta formazione.
Il nuovo regolamento introduce strumenti destinati a incidere profondamente sull'organizzazione delle istituzioni AFAM.
L'approvazione del regolamento conclude un articolato percorso istituzionale che aveva già registrato un passaggio fondamentale con il parere favorevole espresso dal Consiglio Nazionale per l'Alta Formazione Artistica e Musicale (CNAM) .
Nel proprio documento il CNAM ha definito il regolamento uno dei provvedimenti attuativi più attesi della legge n. 508/1999, evidenziandone il valore strategico per il consolidamento dell'autonomia delle istituzioni AFAM, per il riconoscimento della ricerca artistica e musicale e per il rafforzamento del sistema di assicurazione della qualità. Pur esprimendo un giudizio ampiamente favorevole, il Consiglio ha formulato osservazioni e proposte migliorative finalizzate a rendere il nuovo impianto ancora più efficace e coerente con l'evoluzione del sistema.
Tra le principali innovazioni del Regolamento:
- la programmazione triennale, quale strumento di pianificazione strategica delle attività istituzionali;
un sistema strutturato di accreditamento e valutazione periodica, affidato all'ANVUR, in analogia con il sistema universitario;
- l'istituzione dell'Anagrafe nazionale della ricerca e della produzione artistica, destinata a valorizzare la produzione scientifica, artistica e progettuale delle istituzioni;
- la possibilità di costituire i nuovi Politecnici delle Arti, favorendo forme stabili di collaborazione tra Conservatori, Accademie di Belle Arti, Accademie Nazionali, ISIA e altre istituzioni AFAM;
- nuove disposizioni in materia di sviluppo territoriale, federazioni, fusioni e coordinamento con il sistema universitario.
Si tratta di un passaggio atteso da molti anni, che contribuisce a completare il processo di riforma avviato con la legge 508/1999 e già proseguito, negli ultimi anni, con l'introduzione dei dottorati di ricerca AFAM, il rafforzamento del sistema di reclutamento e il progressivo consolidamento della ricerca artistica e musicale.
L'ANDA esprime soddisfazione per l'approvazione del regolamento, riconoscendone il valore strategico per il futuro del settore.
L'Associazione considera questo provvedimento un momento di particolare rilievo nel processo di piena integrazione dell'AFAM nel sistema italiano dell'alta formazione e della ricerca. La definizione di regole certe in materia di programmazione, valutazione e sviluppo rappresenta infatti una condizione essenziale per rafforzare l'autonomia delle istituzioni, sostenere la qualità della formazione e valorizzare il ruolo della ricerca artistica, musicale e coreutica.
Al tempo stesso, ANDA ritiene che la fase di attuazione del regolamento richiederà un confronto costante con le rappresentanze del sistema AFAM, affinché i principi contenuti nel provvedimento possano tradursi in strumenti realmente efficaci per le istituzioni, per il personale docente e tecnico-amministrativo e, soprattutto, per gli studenti.
L'Associazione seguirà con attenzione l'emanazione dei successivi decreti attuativi, confermando la propria disponibilità a contribuire, con spirito costruttivo, al percorso di sviluppo del sistema AFAM.
Il provvedimento approvato oggi rappresenta, senza dubbio, uno dei passaggi più significativi degli ultimi venticinque anni nella storia dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica italiana.
Per l’ANDA, l'approvazione del regolamento rappresenta un risultato di particolare rilievo, ma costituisce al tempo stesso l'avvio di una nuova fase. Restano infatti aperte questioni fondamentali per il settore, tra cui il completamento della riforma dello stato giuridico-economico della docenza, il pieno riconoscimento della ricerca e il consolidamento dell'autonomia delle istituzioni AFAM.

Comunicato stampa Consiglio dei Ministri

22/07/2026

L'ANDA esprime le più vive congratulazioni al professore Giovanni Latino per la sua elezione a Presidente del Consiglio Nazionale per l'Alta Formazione Artistica e Musicale (CNAM). L'elezione è avvenuta il 21 luglio 2026 da parte del Consiglio Nazionale, organo di rappresentanza e di indirizzo del sistema AFAM.
A lui rivolgiamo i migliori auguri di buon lavoro, nella convinzione che il suo mandato saprà contribuire a rafforzare il ruolo del CNAM e ad accompagnare con competenza, dialogo e visione le sfide che attendono il sistema dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.
L'ANDA conferma la propria disponibilità a collaborare, nel rispetto dei reciproci ruoli istituzionali, per promuovere il confronto sui temi strategici dell'AFAM e sostenere il percorso di crescita e valorizzazione del settore.
Auguriamo buon lavoro al nuovo Presidente del CNAM.

https://www.mur.gov.it/it/news/martedi-21072026/afam-gianni-latino-eletto-nuovo-presidente-del-consiglio-nazionale-lalta #:~:text=AFAM%3A%20Gianni%20Latino%20eletto%20nuovo,dell'Università%20e%20della%20Ricerca&text=ROMA%2C%2021%20luglio%202026%20—%20Il,eletto%20Gianni%20Latino%20nuovo%20presidente

22/07/2026

L'ANDA esprime le più vive congratulazioni alla professoressa Patrizia Staffiero, componente del Consiglio Direttivo dell'Associazione, per la sua elezione a Direttrice dell'Accademia di Belle Arti di Lecce per il triennio accademico 2026-2029. L'importante risultato conseguito testimonia il riconoscimento delle Sue competenze scientifiche, artistiche, didattiche e gestionali da parte della comunità accademica. Siamo certi che saprà guidare l'Accademia con autorevolezza, visione e spirito di innovazione, contribuendo al rafforzamento del sistema AFAM e alla valorizzazione della formazione artistica superiore.
Alla collega Staffiero i migliori auguri di buon lavoro per questo prestigioso incarico istituzionale.

30/06/2026

L’ANDA in audizione al Senato: «È il momento di completare la riforma dell’AFAM»

Si è svolta oggi, presso la VII Commissione del Senato della Repubblica, l’audizione dell’ANDA – Associazione Docenti AFAM, nell’ambito dell’esame congiunto dei Disegni di legge nn. 1411, 1497 e 1701, dedicati alla valorizzazione del sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. A rappresentare l’Associazione è stato il Presidente, prof. Antonio Caroccia, che ha illustrato la memoria predisposta dall’ANDA , offrendo un contributo scientifico e istituzionale al dibattito parlamentare sulle prospettive di completamento della riforma dell’AFAM, avviata con la legge n. 508 del 1999.
Nel corso dell’intervento, Caroccia ha sottolineato come l’esame congiunto dei tre disegni di legge rappresenti un passaggio di particolare rilievo per il settore. «Per la prima volta dopo oltre venticinque anni – ha evidenziato – il Parlamento dispone contemporaneamente di tre iniziative legislative organiche che affrontano, da prospettive differenti ma convergenti, il futuro dell’AFAM. Non siamo di fronte alla necessità di una nuova riforma, ma all’esigenza di completare quella iniziata nel 1999». La memoria presentata al Senato non si è limitata all’analisi dei tre disegni di legge, ma ha proposto una visione complessiva per il futuro del sistema AFAM. Tra i principali temi affrontati figurano il completamento della riforma prevista dalla legge n. 508/1999; il pieno riconoscimento universitario della funzione di alta formazione e di ricerca delle istituzioni AFAM; la valorizzazione dello stato giuridico ed economico della docenza; la piena integrazione dell’AFAM nel sistema nazionale della formazione superiore; il riconoscimento della denominazione di laurea e laurea magistrale per i titoli accademici; il rafforzamento del ruolo internazionale delle istituzioni AFAM quale patrimonio strategico del Paese.
L’Associazione ha inoltre evidenziato come i tre provvedimenti presentino numerosi elementi complementari: il DDL n. 1411 (d’iniziativa della Senatrice Gelmini) pone al centro lo stato giuridico ed economico dei docenti; il DDL n. 1497 (d’iniziativa dei senatori Malan, Mennuni, Bucalo e Marcheschi) propone una delega al Governo per il completamento della trasformazione ordinamentale del sistema; il DDL n. 1701 (d’iniziativa del Senatore Pirondini) affronta in maniera organica i profili della docenza, della ricerca e della governance delle istituzioni AFAM. L’ANDA ricorda inoltre che alcuni di questi disegni di legge sono stati elaborati attraverso un confronto diretto con i senatori proponenti, ai quali l’Associazione rivolge un sentito ringraziamento.
Nel suo intervento, il Presidente Caroccia ha ribadito che l’ANDA non ha inteso avanzare rivendicazioni di categoria, ma offrire al Parlamento il contributo di chi vive quotidianamente il sistema AFAM attraverso la didattica, la ricerca, la produzione artistica e il confronto istituzionale. L’obiettivo dell’Associazione è favorire la costruzione di una riforma condivisa, capace di armonizzare le migliori soluzioni contenute nei tre disegni di legge e di condurre, entro la conclusione della XIX Legislatura, al definitivo completamento del percorso riformatore avviato oltre un quarto di secolo fa. Con questa audizione, l’ANDA conferma il proprio impegno per la crescita dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, nella convinzione che investire nell’AFAM significhi investire nella cultura, nella ricerca, nella creatività, nella formazione delle nuove generazioni e nella competitività internazionale del Paese.
Le considerazioni conclusive dei senatori Verducci, Bucalo e Pirondini hanno confermato il clima costruttivo dell’audizione e la comune consapevolezza che il sistema AFAM sia giunto a un passaggio decisivo del proprio percorso istituzionale. Pur nella diversità delle rispettive impostazioni politiche, è emersa la condivisa necessità di proseguire il percorso di valorizzazione dell’AFAM e di utilizzare il lavoro della Commissione per giungere a una riforma condivisa.

È possibile ascoltare l’audizione al seguente indirizzo: https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/valorizzazione-del-sistema-afam

Mentre la VII Commissione era riunita per l’audizione dell’ANDA, è arrivato un annuncio destinato a segnare un passaggio storico. La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha infatti comunicato che i diplomi rilasciati dalle istituzioni AFAM assumeranno la denominazione di laurea , riconoscendo definitivamente la natura universitaria dei percorsi di alta formazione artistica, musicale e coreutica. Si tratta di una decisione che coincide con uno dei punti qualificanti della memoria presentata dall’ANDA al Senato, nella quale l’Associazione ha individuato proprio nel riconoscimento della denominazione di laurea e laurea magistrale uno degli interventi necessari per il completamento della riforma della legge n. 508/1999. L’ANDA accoglie con grande soddisfazione questo annuncio, che rappresenta un importante riconoscimento istituzionale per l’intero sistema AFAM e conferma una direzione da tempo sostenuta dall’Associazione . Le dichiarazioni della Ministra Bernini, che ha definito il provvedimento un «riconoscimento storico», capace di rafforzare la leggibilità internazionale dei titoli e di valorizzare uno dei pilastri del Made in Italy, si inseriscono in una giornata che segna un’accelerazione concreta del percorso di riforma del settore.

L’audizione odierna rappresenta un ulteriore tassello dell’attività che l’ANDA porta avanti da anni nei confronti del Parlamento e del Governo. Dall’Affare assegnato n. 372 fino all’esame dei Disegni di legge nn. 1411, 1497 e 1701, l’Associazione ha accompagnato il dibattito istituzionale con dossier, proposte normative, contributi scientifici e interlocuzioni costanti, nella convinzione che la valorizzazione dell’AFAM costituisca una scelta strategica per il futuro culturale del Paese.

L’ANDA continuerà a seguire con la massima attenzione l’iter parlamentare dei Disegni di legge nn. 1411, 1497 e 1701, confermando il proprio impegno a contribuire, con spirito costruttivo e culturale, allo sviluppo dell’AFAM.

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