ANDA - Associazione Docenti AFAM

ANDA - Associazione Docenti AFAM

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ANDA ha lo scopo di rappresentare e tutelare professionalmente e culturalmente i professori dell’Alta Formazione Artistica, Musicale, Coreutica e del Design.

29/05/2026

𝘾𝙖𝙡𝙡 𝙛𝙤𝙧 𝙋𝙖𝙥𝙚𝙧𝙨
📅 Dal 𝟭𝟳 al 𝟭𝟵 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲
📍 Accademia Nazionale di Danza – Roma
L’ANDA – Associazione Docenti AFAM annuncia il IV Convegno annuale, un appuntamento di rilievo nazionale dedicato alla riflessione, alla ricerca e al confronto sui temi dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.
Il convegno sarà strutturato come uno spazio articolato e plurale di dialogo, attraverso una prolusione inaugurale, tavole rotonde, sessioni di relazioni libere, laboratori, una sessione speciale dedicata ai progetti sviluppati all’interno delle istituzioni AFAM e una poster session riservata agli studenti dei dottorati AFAM e dei dottorati a cui partecipano istituzioni AFAM.
👉 Le tipologie di intervento previste intendono valorizzare la ricchezza e la specificità delle pratiche artistiche, didattiche e di ricerca:
• Relazioni libere (Paper presentations) su ambiti disciplinari e interdisciplinari AFAM
• Laboratori (Workshops) orientati alla condivisione di metodologie didattiche e di ricerca
• Presentazioni di progetti (Lightning talks) per raccontare esperienze strutturate e buone pratiche
• Poster session dedicata ai progetti di ricerca dei dottorandi
Tutte le proposte saranno sottoposte alla valutazione del Comitato scientifico del IV Convegno ANDA, composto da docenti provenienti da Accademie, Conservatori e ISIA, a garanzia della pluralità dei linguaggi e dei saperi dell’AFAM.
⏳ Scadenza per l’invio delle proposte: 𝟴 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 (entro la mezzanotte)
📩 La presentazione delle proposte avverrà esclusivamente online, tramite apposito modulo reperibile cliccando qui ➡️
📣 Gli esiti della selezione saranno comunicati entro il 𝟮𝟯 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲.
È inoltre prevista la possibilità di pubblicazione dei contributi selezionati in volume open access con ISBN, a cura dell’Associazione, previa procedura di peer review.
🎓 La partecipazione al convegno è libera.
Ai soli relatori è richiesta una quota di partecipazione come contributo alle spese organizzative, con riduzione per i soci ANDA in regola con l’iscrizione 2026.
📧 Per informazioni: [email protected]
Il IV Convegno ANDA si propone come un’occasione concreta di incontro e costruzione condivisa, per rafforzare il ruolo dell’AFAM come spazio di formazione, ricerca e produzione culturale nel sistema dell’istruzione superiore.
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📅 𝟭𝟳–𝟭𝟵 𝗦𝗲𝗽𝘁𝗲𝗺𝗯𝗲𝗿 𝟮𝟬𝟮𝟲
📍 National Academy of Dance – Rome
The ANDA – Association of AFAM Faculty Members is pleased to announce the 4th Annual ANDA Conference, a national event dedicated to dialogue, research, and critical reflection within the field of Higher Artistic, Musical and Choreutic Education (AFAM).
The conference is conceived as a plural and articulated space for exchange, and will include an opening lecture, round tables, paper presentation sessions, workshops, a special session devoted to projects developed within AFAM institutions, as well as a poster session reserved for AFAM doctoral students and doctoral programmes involving AFAM institutions.
👉 Types of contributions are designed to highlight the richness and specificity of artistic, pedagogical and research practices within AFAM:
• Paper presentations on disciplinary and interdisciplinary AFAM research
• Workshops focused on sharing teaching and research methodologies
• Lightning talks dedicated to structured projects and institutional practices
• Poster session for doctoral research projects
All submissions will be evaluated by the Scientific Committee of the 4th ANDA Annual Conference, composed of faculty members from Academies, Conservatories and ISIA institutions, ensuring a broad and representative perspective of the AFAM system.
⏳ Submission deadline: 𝟴 𝗝𝘂𝗻𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲 (by midnight)
📩 Proposals must be submitted exclusively online via the dedicated application form ➡️
📣 Notification of acceptance will be sent by 𝟮𝟯 𝗝𝘂𝗻𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲.
Authors of accepted papers may apply for publication of their contributions in an open-access volume with ISBN, edited by ANDA and subject to peer review.
🎓 Attendance at the conference is free.
A participation fee is required only for presenters, as a contribution to organisational costs, with a reduced fee for ANDA members in good standing for 2026.
📧 For further information: [email protected]

27/05/2026

Dall’affare assegnato n. 372 ai DDL Malan e Pirondini: il Parlamento riapre il cantiere della riforma AFAM

I disegni di legge presentati dal senatore Gianni Malan e dal senatore Luca Pirondini, con relatrice la senatrice Ella Bucalo, rappresenta uno dei passaggi parlamentari più significativi degli ultimi anni per il sistema AFAM. Non si tratta infatti di interventi isolati o episodici, ma dell’approdo legislativo di un percorso politico e istituzionale maturato nel corso dell’Affare assegnato n. 372 sullo stato di attuazione della riforma dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.
L’Affare assegnato n. 372 ha costituito, di fatto, il primo momento di ricognizione sistematica sullo stato reale dell’AFAM a venticinque anni dalla legge 508/1999. Nel corso delle audizioni svolte dalla Commissione Cultura del Senato sono stati ascoltati sindacati, rappresentanze istituzionali, consulte studentesche, conferenze dei direttori, presidenti delle istituzioni e associazioni di categoria, tra cui anche l’ANDA.
La risoluzione finale approvata dalla Commissione ha evidenziato con chiarezza una serie di criticità ormai strutturali: l’incompleta equiparazione tra AFAM e università, la frammentazione del reclutamento, il permanere di un sistema contrattuale distinto da quello universitario, l’assenza di un pieno riconoscimento della ricerca artistica e scientifica, le problematiche relative ai dottorati, alla governance e al diritto allo studio.
In questo quadro si inseriscono oggi i due provvedimenti parlamentari.
Il DDL Pirondini appare il più organico e sistematico sul piano ordinamentale. Esso affronta direttamente il nodo dell’equiparazione giuridica ed economica dei docenti AFAM rispetto ai professori universitari, proponendo il superamento del comparto contrattuale separato e il riconoscimento del personale docente in regime di diritto pubblico. Il provvedimento interviene inoltre sulla ridefinizione dei titoli accademici, sul riconoscimento delle istituzioni AFAM quali enti di ricerca e sul consolidamento della collocazione dell’AFAM nel sistema dell’istruzione superiore europeo.
Si tratta di un’impostazione che recepisce molte delle questioni emerse durante l’esame dell’Affare assegnato n. 372 e che tenta di affrontare il problema non più attraverso interventi settoriali, ma mediante una revisione complessiva dell’assetto normativo del comparto.
Il DDL Malan si colloca invece in una prospettiva maggiormente orientata al rafforzamento istituzionale e funzionale del sistema, con particolare attenzione agli strumenti di governance, alla valorizzazione del ruolo culturale delle istituzioni AFAM e alla loro integrazione nelle politiche nazionali della formazione superiore e della ricerca. Pur con differenze di impostazione politica e tecnica, entrambi i provvedimenti condividono un presupposto fondamentale: l’attuale assetto dell’AFAM non può più essere considerato una riforma compiuta.
La scelta della Commissione di avviare la trattazione in sede referente assume pertanto un significato politico preciso. Dopo anni di interventi frammentari, il Parlamento sembra riconoscere la necessità di affrontare il tema AFAM in modo organico e strutturale. La nomina della senatrice Ella Bucalo quale relatrice appare inoltre indicativa della volontà di accompagnare il confronto parlamentare attraverso un lavoro di sintesi politica e tecnica capace di tenere insieme le diverse sensibilità presenti in Commissione.
Il punto centrale della discussione riguarda oggi la collocazione dell’AFAM nel sistema pubblico dell’istruzione superiore. A distanza di oltre venticinque anni dalla legge 508/1999, permane infatti una condizione di incompiuta transizione: le istituzioni AFAM rilasciano titoli accademici equipollenti, svolgono attività di ricerca, partecipano ai programmi europei, attivano dottorati e progetti PRIN, ma continuano a operare entro un quadro normativo e giuridico che non riconosce pienamente la loro natura accademica.
Da questo punto di vista, il passaggio dall’Affare assegnato n. 372 alla discussione dei DDL Malan e Pirondini segna una trasformazione importante: il tema AFAM esce definitivamente dalla dimensione meramente amministrativa per entrare pienamente nel terreno della politica legislativa nazionale.
Il confronto parlamentare che si apre nelle prossime settimane sarà dunque decisivo non soltanto per il personale docente e tecnico-amministrativo, ma per l’intera idea di alta formazione artistica nel nostro Paese. Le questioni sul tavolo – equiparazione, ricerca, governance, reclutamento, programmazione e valutazione, diritto allo studio, internazionalizzazione e valorizzazione del patrimonio – riguardano infatti la capacità dell’Italia di riconoscere nelle istituzioni AFAM non un comparto residuale, ma una componente strategica del sistema culturale e della produzione della conoscenza contemporanea.

È possibile consultare il resoconto integrale della prima discussione svoltasi il 26 maggio 2026 presso la 7ª Commissione permanente del Senato, relativa all’avvio della trattazione in sede referente dei provvedimenti in materia AFAM, al seguente indirizzo:
https://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=SommComm&id=1507517&idoggetto=0&part=doc_dc-sedetit_isr%3A2

23/05/2026

Giovanna Cassese nel Consiglio direttivo ANVUR: un traguardo storico per l’AFAM

La designazione della Presidente del CNAM, Giovanna Cassese, quale componente del Consiglio direttivo dell’ANVUR rappresenta una notizia di straordinaria rilevanza per l’intero sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, nella seduta n. 175 del 22 maggio 2026 , ha infatti deliberato l’avvio della procedura per la nomina del professor Venerando Marano quale Presidente dell’ANVUR e dei professori Giovanna Cassese, Matteo Lorito, Francesco Priolo e Aurelio Tommasetti quali componenti del Consiglio direttivo dell’Agenzia.
Si tratta di un passaggio che assume un valore che va ben oltre il prestigioso riconoscimento personale. Per la prima volta nella storia dell’AFAM, una figura proveniente dal sistema dell’alta formazione artistica e musicale entra nell’organo di governo dell’istituzione chiamata a definire gli indirizzi e le politiche della valutazione della formazione superiore e della ricerca in Italia. Un risultato che testimonia la crescente maturità del settore AFAM e il ruolo sempre più centrale che esso riveste nel panorama nazionale dell’istruzione superiore.
Nel corso del suo mandato alla guida del CNAM, Giovanna Cassese ha contribuito in maniera determinante a rafforzare il dialogo tra il sistema AFAM e le istituzioni nazionali, promuovendo una visione fondata sulla qualità della formazione, sul riconoscimento della ricerca e sulla piena integrazione dell’AFAM nello Spazio europeo dell’istruzione superiore.
La sua presenza nel Consiglio direttivo ANVUR costituisce pertanto una garanzia di attenzione verso le specificità dei processi formativi, creativi e di ricerca che caratterizzano le Accademie, i Conservatori e gli Istituti superiori per le industrie artistiche, favorendo una più compiuta rappresentazione del pluralismo dei saperi e delle pratiche della formazione terziaria italiana.

Alla Presidente Cassese giungano le più vive congratulazioni e gli auguri di buon lavoro per questo importante incarico, certi che saprà svolgerlo con la competenza, l’equilibrio istituzionale e la visione strategica che ne hanno caratterizzato l’azione pubblica in questi anni.

21/05/2026

La disparità di trattamento tra professori universitari e professori AFAM nei progetti PRIN

L’inclusione delle istituzioni AFAM nel sistema nazionale della ricerca rappresenta uno dei passaggi più significativi del processo di progressiva equiparazione tra Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica e Università. Tale processo, tuttavia, continua a mostrare profonde contraddizioni sul piano operativo e amministrativo, specialmente nell’accesso ai programmi competitivi di finanziamento della ricerca. Tra questi, il Programma di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) costituisce oggi uno degli ambiti nei quali emergono con maggiore evidenza le disparità di trattamento tra professori universitari e docenti AFAM.
Nonostante il riconoscimento legislativo del ruolo scientifico e di ricerca delle istituzioni AFAM, la concreta applicazione delle regole di rendicontazione del personale nei PRIN continua infatti a fondarsi su parametri concepiti esclusivamente per il sistema universitario. La conseguenza è una evidente penalizzazione dei docenti AFAM, soprattutto nella determinazione del rapporto mesi/persona e nella valorizzazione delle ore effettivamente dedicate alla ricerca.
La questione non è meramente tecnica o contabile. Essa investe il nodo politico e culturale del riconoscimento della funzione scientifica dell’AFAM nel sistema nazionale della ricerca e della capacità dello Stato di garantire condizioni realmente paritarie tra istituzioni che, pur diverse nella loro tradizione ordinamentale, sono oggi accomunate da analoghe responsabilità nel campo della produzione culturale avanzata.
Nei progetti PRIN il contributo del personale strutturato viene generalmente espresso attraverso il parametro dei mesi/persona (person-months), utilizzato a livello europeo e nazionale per quantificare l’impegno scientifico dei ricercatori nei progetti finanziati.
Nel sistema universitario il calcolo dei mesi/persona si fonda su una struttura del lavoro docente che integra formalmente didattica, ricerca e attività istituzionali. Il docente universitario è infatti giuridicamente qualificato come personale con funzione primaria di ricerca, e il suo monte ore non è rigidamente parametrato a un obbligo frontale assimilabile a quello tipico del sistema scolastico o para-scolastico.
Nel comparto AFAM, invece, permane un’impostazione storicamente centrata sull’obbligo di didattica frontale. I docenti AFAM sono infatti sottoposti a un monte ore annuo definito contrattualmente — generalmente 324 ore di insegnamento frontale — cui si aggiungono esami, attività collegiali, produzione artistica, tutorato e ulteriori incarichi istituzionali. Tuttavia, tale struttura non contempla ancora in maniera pienamente organica la ricerca come componente formalmente riconosciuta del carico di lavoro.
Questa differenza produce effetti particolarmente problematici nei PRIN. Quando un docente AFAM partecipa a un progetto universitario, la quantificazione dei mesi/persona viene spesso ricondotta a parametri mutuati dal sistema universitario senza però riconoscere la specificità del carico didattico AFAM. Si genera così una distorsione: il docente AFAM deve garantire un impegno progettuale equivalente a quello universitario pur disponendo di minori margini strutturali per dedicarsi alla ricerca.
La disparità emerge anche nella valorizzazione economica del lavoro scientifico. Nei PRIN, infatti, il costo rendicontabile del personale strutturato viene calcolato sulla base del costo annuo lordo rapportato ai mesi/persona impegnati nel progetto.
Nel caso universitario, il modello è coerente con la natura della funzione docente-ricercatrice. Nel caso AFAM, invece, si produce frequentemente una sovrapposizione irrisolta tra obbligo didattico frontale e attività di ricerca. Il docente AFAM finisce così per svolgere attività progettuali aggiuntive senza che vi sia una reale rimodulazione del carico istituzionale.
Il problema diventa ancora più evidente quando si tenta di tradurre i mesi/persona in ore effettive di lavoro. In molti casi i docenti AFAM sono chiamati a dimostrare una corrispondenza oraria analoga a quella universitaria, ma senza disporre dello stesso riconoscimento giuridico della ricerca nel proprio stato professionale. Si crea quindi una situazione paradossale: l’AFAM viene considerata equivalente all’università quando si tratta di assumere responsabilità scientifiche, ma continua a essere trattata come sistema separato quando occorre definire diritti, carichi di lavoro e strumenti di compensazione.
La partecipazione dell’AFAM ai PRIN ha evidenziato una contraddizione ormai non più rinviabile. Lo Stato richiede alle istituzioni AFAM standard scientifici pienamente comparabili a quelli universitari — internazionalizzazione, produzione scientifica, coordinamento di reti di ricerca, gestione amministrativa complessa — senza però aver completato il processo di armonizzazione normativa.
La disparità si manifesta in almeno quattro ambiti fondamentali:

- assenza di una piena definizione giuridica della funzione di ricerca del docente AFAM;
- mancata armonizzazione tra carico didattico AFAM e attività progettuale competitiva;
- assenza di modelli specifici per il calcolo dei mesi/persona nel settore artistico-musicale-coreutico;
- disomogeneità interpretative da parte degli atenei capofila e degli uffici amministrativi nella gestione dei partner AFAM.

A ciò si aggiunge una criticità culturale più profonda: il persistente pregiudizio secondo cui la ricerca artistica, musicale e performativa sarebbe meno strutturata o meno “scientifica” rispetto alla ricerca universitaria tradizionale. Tale impostazione ignora non solo l’evoluzione normativa europea, ma anche il consolidarsi dell’artistic research come settore autonomo di produzione della conoscenza.
Nel contesto europeo molte delle criticità italiane appaiono ormai superate. Numerosi sistemi di alta formazione artistica hanno infatti integrato stabilmente la ricerca artistica nei modelli accademici, prevedendo carichi di lavoro che includono formalmente attività creative, performative e scientifiche.
In diversi Paesi europei i docenti delle istituzioni artistiche partecipano ai programmi competitivi di ricerca con parametri omogenei rispetto ai colleghi universitari. La distinzione non riguarda la dignità scientifica delle istituzioni, ma semmai la specificità metodologica della ricerca artistica.
L’Italia continua invece a mantenere una struttura ibrida, nella quale l’AFAM viene riconosciuta come sistema terziario di livello universitario ma senza completare le necessarie riforme sul piano dello status del personale e della ricerca.
La soluzione non può limitarsi a interventi interpretativi o amministrativi. È necessaria una revisione strutturale del rapporto tra attività didattica, produzione artistica e ricerca nel sistema AFAM.

In particolare, appaiono urgenti:

- il riconoscimento esplicito della ricerca tra le funzioni istituzionali del docente AFAM;
- la definizione di parametri nazionali uniformi per il calcolo dei mesi/persona nei progetti competitivi;
l- a possibilità di rimodulazione del carico didattico per i docenti impegnati in progetti PRIN;
- l’armonizzazione dei sistemi di rendicontazione tra università e AFAM;
- il riconoscimento della produzione artistica e performativa come componente della ricerca scientifica.

Senza tali interventi il rischio è duplice: da un lato scoraggiare la partecipazione dell’AFAM ai bandi competitivi; dall’altro creare un sistema formalmente inclusivo ma sostanzialmente discriminatorio.

La partecipazione delle istituzioni AFAM ai PRIN rappresenta una conquista importante nel processo di integrazione dell’alta formazione artistica nel sistema nazionale della ricerca. Tuttavia, l’attuale disciplina dei mesi/persona e dell’impiego delle ore evidenzia una persistente disparità di trattamento tra professori universitari e docenti AFAM.
Non si tratta soltanto di una questione amministrativa. La definizione dei parametri di lavoro e delle modalità di riconoscimento della ricerca riflette infatti una precisa idea di gerarchia culturale tra saperi. Continuare a utilizzare modelli costruiti esclusivamente sul paradigma universitario significa non comprendere la specificità della ricerca artistica e musicale contemporanea.
L’AFAM non chiede privilegi, ma condizioni realmente eque di partecipazione al sistema competitivo della ricerca. Finché il docente AFAM sarà chiamato a svolgere attività scientifiche equivalenti senza godere delle stesse condizioni strutturali e ordinamentali del docente universitario, la proclamata equiparazione resterà incompleta.
Un sistema della ricerca realmente nazionale non può fondarsi su disparità implicite. Deve invece riconoscere che la produzione artistica, musicale e performativa costituisce oggi una componente essenziale della conoscenza contemporanea e merita strumenti normativi adeguati, coerenti e paritari.

21/05/2026

Le arti culinarie e dell’ospitalità nella formazione terziaria

Con l’approvazione della risoluzione n. 7-00299, presentata dall’On. Federico Mollicone presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, entra nel dibattito parlamentare un tema destinato ad assumere crescente rilievo nel sistema della formazione superiore italiana: la valorizzazione delle arti culinarie e dell’ospitalità nell’ambito della formazione terziaria.

Il testo approvato rappresenta, sotto molti aspetti, un significativo miglioramento rispetto alla formulazione iniziale della proposta. In particolare, appare rilevante l’attenzione finalmente riconosciuta alla pluralità dei sistemi della formazione superiore.

Su questo tema l’ANDA è stata audita presso la VII Commissione Cultura , contribuendo a evidenziare l’esigenza di evitare improprie sovrapposizioni ordinamentali e di riconoscere, invece, la specificità e l’autonomia dei diversi segmenti della formazione terziaria italiana.

La risoluzione si inserisce nel quadro della legge n. 59 del 19 aprile 2024, la cosiddetta “legge Massari”, che ha istituito il premio “Maestro dell’arte della cucina italiana”, riconoscendo formalmente il valore culturale e identitario della tradizione gastronomica nazionale.

La versione finale della risoluzione sembra dunque muoversi in una direzione più equilibrata e consapevole rispetto alle ipotesi iniziali, anche grazie al confronto sviluppatosi in Commissione con i soggetti rappresentativi del settore. In tale contesto, il contributo dell’ANDA ha rappresentato un importante momento di riflessione sul ruolo dell’AFAM all’interno delle trasformazioni contemporanee della formazione terziaria italiana.

23/04/2026

ANDA, patrocina “Seminiamo Cultura – Armonie Letterarie”, ciclo di incontri promosso dal Conservatorio “Gaetano Braga” tra Giulianova e Teramo dal 5 al 26 maggio 2026.

Un percorso che intreccia musica, parola e pensiero, attraversando temi e repertori diversi:
dalla rilettura del femminile tra mito e contemporaneità, alla musica di Nino Rota, fino all’immaginario collettivo di Bohemian Rhapsody e alla liuteria d’autore.

10/04/2026

“Open Data, disaggregazione dei dati e musica: digitalizzazione e oltre”
📍Roma- l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, Palazzo Mattei di Giove, via Michelangelo Caetani, 32.
📆 martedì 21 aprile 2026
Ingresso gratuito

La riflessione sull’open data applicato alla musica non riguarda solo la conservazione, ma investe direttamente la ricerca artistica, la didattica e la costruzione della conoscenza nel sistema AFAM.

Un momento di confronto importante su un tema oggi centrale:
il rapporto tra patrimonio musicale, digitalizzazione e accesso ai dati.

Il patrocinio ANDA a questa iniziativa, si inserisce in una linea chiara: sostenere tutte le iniziative che rafforzano il dialogo tra formazione, ricerca e innovazione, contribuendo a rendere il sistema AFAM sempre più consapevole delle trasformazioni in atto perché oggi, parlare di musica significa anche parlare di dati, accesso e responsabilità culturale.

07/04/2026

Audizione ANDA alla VII Commissione della Camera dei Deputati
7 aprile 2026 – AFAM: la riforma incompiuta

Nella giornata odierna, l’ANDA è stato audita presso la VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame della risoluzione n. 7-00299 relativa all’inserimento delle arti culinarie e dell’ospitalità nel sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM).

Nel corso dell’audizione, l’ANDA ha sottolineando con forza la necessità di affrontare una questione centrale e non più rinviabile: il completamento della riforma del sistema AFAM.
A oltre venticinque anni dall’istituzione con la legge n. 508 del 1999, l’AFAM continua infatti a operare in una condizione di incompiutezza strutturale, con evidenti criticità sul piano giuridico, economico e ordinamentale, nonché persistenti disparità rispetto al sistema universitario.

L’ANDA ha evidenziato come l’eventuale ampliamento del perimetro disciplinare del sistema potrebbe avvenire solo all’interno di un quadro chiaro e coerente, che riconosca pienamente la natura accademica dell’AFAM. In assenza di tale quadro, il rischio è quello di indebolire ulteriormente il sistema, trasformandolo in un contenitore indistinto e privo di adeguati standard.

Nel suo intervento, l’ANDA ha ribadito alcune priorità imprescindibili:

• l’equiparazione giuridica ed economica del personale docente AFAM a quello universitario;
• l’introduzione di un adeguato budget assunzionale;
• il rafforzamento del finanziamento ordinario, anche per il pieno sviluppo del terzo ciclo;
• il riconoscimento strutturale della ricerca;
• il riordino degli ordinamenti e la definizione chiara del perimetro del sistema.

Particolare attenzione è stata inoltre dedicata al tema della tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico, bibliografico e museale delle istituzioni AFAM, riconosciuto come una risorsa strategica per il Paese.

L’ANDA ha infine rivolto alla Commissione un invito chiaro: considerare la risoluzione non come un intervento settoriale, ma come l’occasione per avviare una riforma organica e definitiva dell’AFAM, capace di garantirne piena dignità accademica e pari riconoscimento rispetto all’Università.

Solo in questo quadro l’eventuale apertura a nuovi ambiti disciplinari potrà rappresentare una reale opportunità di crescita e non un ulteriore elemento di fragilità del sistema.

🔗 È possibile ascoltare l’audizione integrale sul sito della Camera dei Deputati:
https://webtv.camera.it/evento/30853

02/04/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐚 𝗰𝗼𝗺𝗲 “𝐚𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 𝗱𝗶𝘀𝘀𝗼𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮”- 𝐒𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝗱𝗮 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮-

C'è un'immagine potente che ci portiamo via dalla due giorni di “𝗔𝗙𝗔𝗠 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗮: 𝘄𝗵𝗮𝘁 𝗮 𝘄𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗳𝘂𝗹 𝘄𝗼𝗿𝗹𝗱”, tenutasi lo scorso ottobre al 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗣𝗼𝗹𝗹𝗶𝗻𝗶. È quella raccontata dalla Magnifica Rettrice dell’Università degli Studi di Padova, 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗽𝗲𝗹𝗹𝗶, che davanti a una platea d'eccezione — tra cui il Ministro 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗕𝗲𝗿𝗻𝗶𝗻𝗶 — ha saputo rimettere al centro il valore dello "sguardo creativo" nel sapere tecnico.
La Rettrice ha ricordato come già nel 𝟭𝟯𝟬𝟬 l’Ateneo patavino sentì il bisogno di affiancare alla scuola dei giuristi l’Universitas Artistarum, un luogo dove medicina, fisica e matematica respiravano insieme alla filosofia. Ma è l'aneddoto su 𝗚𝗮𝗹𝗶𝗹𝗲𝗼 𝗚𝗮𝗹𝗶𝗹𝗲𝗶 ad averci colpito dritto all'orecchio: Galileo, figlio di un musicista, usava i suoni per spiegare il mondo. Quando uno studente sbagliò una nota, lui non lo rimproverò, ma parlò di “𝗔𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝗗𝗶𝘀𝘀𝗼𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲”.
Perché la verità, quella vera, nasce spesso dallo scarto, dall'errore fecondo e non dalla piatta armonia della ripetizione.
Come 𝗔𝗡𝗗𝗔 -𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗗𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗔𝗙𝗔𝗠- sottoscriviamo ogni parola di questo intervento. La nostra battaglia quotidiana è proprio questa: abbattere i recinti tra le discipline. Crediamo fermamente che l'unione dei saperi sia l'unica strada per l'Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica del futuro. Solo l'incontro tra rigore e immaginazione può formare non solo ottimi professionisti, ma cittadini capaci di guardare il mondo con occhi nuovi.
Dalla curiosità e dalla dissonanza nasce il progresso. E noi di 𝗔𝗡𝗗𝗔 continueremo a sostenere questa visione, perché ogni sapere, per essere vivo, ha bisogno di un'anima creativa.

19/03/2026

🎵 𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗲 𝗜𝘁𝗶𝗻𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶 𝗦𝗼𝗻𝗼𝗿𝗶 𝟮𝟬𝟮𝟲: 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘂𝗱𝗶𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲𝗹𝗼𝗽𝗺𝗲𝗻𝘁
Siamo felici di annunciare il patrocinio di 𝗔𝗡𝗗𝗔 – Associazione Nazionale Docenti AFAM per l’iniziativa “Itinerari Sonori 2026”, curata dal Conservatorio Statale di Musica “Gaetano Braga” di Teramo.
L'appuntamento è per oggi:
📅 𝟭𝟵 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 | 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟱
📍 𝗔𝘂𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝘂𝗺 “𝗚. 𝗕𝗿𝗮𝗴𝗮” – 𝗧𝗲𝗿𝗮𝗺𝗼
Non si parlerà solo di musica, ma di come le istituzioni culturali possano (e debbano) evolversi. Al centro del dibattito c’è l’𝗮𝘂𝗱𝗶𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲𝗹𝗼𝗽𝗺𝗲𝗻𝘁: una sfida cruciale che spinge a riconsiderare il rapporto con il pubblico, trasformandolo da spettatore passivo a protagonista dei processi progettuali.
Perché questo tema è vitale per il sistema 𝗔𝗙𝗔𝗠?
Perché formare un artista oggi non significa solo trasmettere tecnica, ma fornire gli strumenti per dialogare con la società e costruire comunità culturali consapevoli. L'intervento di 𝗚𝗮𝗶𝗮 𝗕𝗼𝘁𝘁𝗼𝗻𝗶 ci guiderà proprio tra strategie e modelli di sviluppo del pubblico, unendo ricerca e visione pratica.
Come Associazione, sosteniamo con convinzione i progetti che accorciano le distanze tra 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼, promuovendo un sistema accademico sempre più dinamico e responsabile.

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Via Dei Greci, 18
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