07/08/2026
Il fenomeno è quello dei cosiddetti "pro-ana coach" (dall'inglese "pro-anorexia coach"), un fenomeno documentato da studi recenti in ambito clinico e di psicologia forense.
Di cosa si tratta
Sono persone (spesso adulti, talvolta con intenzioni sessuali) che si presentano online — su forum, blog, social o community pro-ana/pro-mia — come "coach" o "mentori" disposti ad aiutare ragazze e ragazzi (spesso minorenni) a perdere peso in modo estremo, incoraggiando e rinforzando comportamenti anoressici invece di favorire un percorso di recupero.
Il modus operandi, secondo la letteratura scientifica, segue uno schema simile all'adescamento online (grooming):
Costruzione di fiducia e di un rapporto di dipendenza con la vittima
Ottenimento di contenuti sensibili o intimi
Escalation della pressione psicologica
In alcuni casi, ricatto con il materiale ottenuto
Tentativi di incontro fisico con intenti predatori
Perché è pericoloso
Le vittime sono per definizione persone già vulnerabili (con un disturbo alimentare in corso), il che le rende più facilmente manipolabili. Il fenomeno unisce quindi rischi di salute mentale gravissimi a rischi di sfruttamento sessuale e adescamento.
Per chi si occupa di educazione digitale e famiglie (come nel tuo caso), i segnali da tenere d'occhio in un minore sono: linguaggio o community non familiari citate di sfuggita, isolamento crescente da amici e famiglia, un "amico online" che nessuno ha mai conosciuto di persona, insistenza sulla segretezza di certe conversazioni. Il primo passo protettivo resta sempre il dialogo aperto, non il controllo repressivo, insieme al coinvolgimento di uno specialista quando ci sono segnali di disturbo alimentare in corso.
Infiltrata nella rete delle Ana Coach: chi guida le comunità che promuovono l’anoressia
Tra profili anonimi, reti di reclutamento e dinamiche di influenza, la puntata ricostruisce chi alimenta le nuove comunità Pro Ana e come riesce a conquistare
05/08/2026
I social media influenzano la ricerca dell'identità negli adolescenti offrendo loro definizioni cliniche e categorie preconfezionate in cui identificarsi. Attraverso video su piattaforme come TikTok o contenuti di creator che spiegano i sintomi come se fossero semplici playlist, i ragazzi tendono ad auto-diagnosticarsi disturbi come l'ADHD, lo spettro autistico o tratti borderline.
Questo fenomeno si sviluppa attraverso dinamiche precise:
Semplificazione della definizione di sé: I social media offrono una modalità immediata per semplificare e trovare una definizione che l'adolescente, in una fase di crescita complessa, non riesce a darsi da solo.
L'etichetta clinica diventa quindi un punto di riferimento definito e rassicurante in cui riconoscersi.
Validazione delle emozioni attraverso la medicalizzazione:
Molti ragazzi arrivano a credere che ogni loro comportamento o emozione (come la distrazione, la tristezza o le difficoltà relazionali) abbia bisogno di un "nome medico" o di una giustificazione clinica per essere considerato valido e reale.
Ricerca di certezze assolute: Invece di affrontare il naturale percorso dell'adolescenza fatto di dubbi e domande, l'identità viene costruita su "sicurezze assolute" basate unicamente sulle definizioni trovate online.
Rifiuto del dialogo e delle figure di riferimento: Una volta che l'adolescente assimila queste diagnosi online come parte della propria identità, le difende con forza.
Di conseguenza, i tentativi di dialogo dei genitori o i pareri contrari dei medici specialisti vengono percepiti come un rifiuto della propria persona, un'incomprensione o un tentativo di sminuire il proprio dolore.
La ricerca dell'identità si sposta così dal piano dell'esplorazione personale e relazionale a quello dell'adesione a etichette cliniche rigide, utilizzate dai ragazzi come spiegazione definitiva di chi sono.
🔍 Questa testimonianza analizza un singolo spaccato; se vuoi, posso effettuare una ricerca sul web per raccogliere studi e dati scientifici più ampi su come gli algoritmi dei social media influenzino la percezione di sé e la salute mentale degli adolescenti.
“Mia figlia ha 16 anni e, condizionata dai social, si è auto-diagnosticata una serie di disturbi”
Ci scrive una madre, Roberta L., per chiedere aiuto in una missione che le sembra disperata: convincere la figlia che i social non possono sostituirsi al parer…
08/05/2026
Malesia, India, Argentina, Bielorussia, Colombia... Italia... e chi più ne ha più ne metta.
Professionalità, passione, esperienza ed emozioni condivise con questi ragazzi (e non).
Competenze digitali e IA applicate alla Sicurezza sul lavoro e alla Sciurezza alimentare.
In bocca al lupo e grazie di cuore.
06/05/2026
CI siamo !!1 Sabato 9 maggio si parte:
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03/05/2026
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21/04/2026
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