La cura delle parole di Imma Vitelli

La cura delle parole di Imma Vitelli

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Laboratori di scrittura dal vivo e online.

17/12/2025

"Stoner imparò che la vita era una somma di piccole sconfitte, e che queste non erano mai definitive, ma che ogni giorno si doveva ricominciare, come se la vita fosse una serie di risvegli, di piccole resurrezioni. "
Stoner di John Williams è uno dei miei romanzi preferiti. Sarà nostro compagno di avventura durante il prossimo laboratorio online di quattro settimane in programma dal 12 gennaio al 2 febbraio. Restano un paio di posti. Chi viene?

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02/10/2025

Questa mattina mi è preso un colpo. E’ successo subito dopo essermi lavata la faccia mentre mi asciugavo davanti allo specchio. Uh? La pelle tra le sopracciglia e la palpebra destra aveva subito una frana nella notte. Un prolasso, uno smottamento della pelle e ora - a osservarlo bene - quello non assomiglia più al mio occhio ma a un involtino di mortadella.
Help! Senza sapere nè leggere nè scrivere ho inziato freneticamente a sti**re la pelle inarcando le sopracciglia e così facendo apro la bocca come un pesce che boccheggia. Dopo tre o quattro boccheggi, ho l’impressione che l’involtino si sia ridotto, così continuo imperterrita chiedendomi dopo un pò cosa mi stia accadendo. Sono costretta a fermarmi perchè sto ridendo. Cosa vuoi che mi stia succedendo? La vecchiaia, tesoro. Do you know? Quella roba per cui i tessuti diventano molli e tutto un pò crolla, a meno che tu non voglia ridurti come certi personaggi televisivi - e non - che hanno scelto di mummificarsi.
La mummia no! giuro a me stessa mentre mi vesto e scendo a prendere un caffè da Panella. Sono lì, poggiata al bancone, e sento la vocina del mio defunto padre: “Da mò la prendi? E’ presto”.
Prima che se ne andasse mio padre mi ha regalato questa perla che riesumo ogni qualvolta boccheggio, per un brutto sogno o a causa di un qualche smottamento. Mio padre si è tinto i capelli fino all’ultimo (era morente, in ospedale, quando ha convocato il suo barbiere) e forse è per questo che i capelli continuo a tingerli ma la mortadella seguirà il suo corso senza un mio intevento.
Mio padre mi ha insegnato la leggerezza. Il gioco. Penso manchino un pò a tutti in quest’era di pesantezza (Gaza e l’Ucraina e l’intelligenza artificiale e i marziani al potere e la rabbia e la scemenza che imperano). Abbiamo un tremendo bisogno di giocare, non è vero? Che è poi quel che faremo al Rifugio Monte Marca a fine ottobre. Giochi di ruolo. Per entrare dentro quella parte dolente di noi stessi che reclama la scena.
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Photos from La cura delle parole di Imma Vitelli's post 12/09/2025

La cosa più interessante che ho fatto questa estate è stato andare al Plum Village, il villaggio fondato dal leggendario maestro Zen vietnamita Thich Nhat Hanh sulle colline della Dordogna, in Francia. Sembrava di stare in Vietnam. Gli odori! I sapori! I colori! Solo che a un certo punto mi sono ritrovata con degli sconosciuti seduta in cerchio sotto una quercia accanto a un laghetto di loto e ho quasi avuto un attacco di panico. E’ stato quando un monaco francese ha chiesto al gruppo se c’erano dei volontari. Aiuto! Era come la Cura delle Parole solo che di solito faccio la moderatrice mica l’allieva. Come me la sarei cavata? Ero emozionata. Gli altri erano in gran parte accademici, arrivati da tutto il mondo per la settimana che il Plum Village dedicava alla Scienza. Quando è stato il mio turno, all’inizio la mia voce tremava. Non ero molto lucida, sapevo vagamente dove sarei andata a parare. Non mi sono preparata un discorso, semplicemente ho lasciato che fosse il mio corpo a parlare. Ho parlato di mia sorella, mio bene prezioso. Della sacralità della nostra alleanza. Del dolore che mi porto dentro a vederla fragile dopo l’operazione. E dell’infinita gratitudine che provo per le cose semplici, il bordo di una tazza, il riverbero del sole tra i rami della quercia, il fango dei fiori di loto nel laghetto, la matita che giro e rigiro tra le mani… Alzo lo sguardo. E’ bello il silenzio che si è venuto a creare. Nessuno ha descritto questa sensazione meglio di Column McCann: “Avanziamo incespicando, portiamo un pò di rumore nel silenzio, troviamo negli altri di che andare avanti. E’ quasi abbastanza”. Si, è quasi abbastanza, penso incrociando gli sguardi delle mie compagne, dei miei compagni di viaggio, un pò forti, un pò smarriti, teneramente umani.
Il cambiamento sarà al centro degli Esercizi di felicità, il laboratorio interattivo dal vivo che terrò in un posto meraviglioso - il Rifugio Monte Marca - il weekend del 24-26 ottobre 2025. Trovate tutte le info (quanto costa, come arrivarci, programma, etc) sul sito. Vi aspetto! x Imma
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12/04/2025

L’altro giorno sono andata a pranzo con un amico che conosco da vent’anni ma che non vedo spesso. Ogni volta che lo vedo immancabilmente io mi ricordo di quando lui suonava il pianoforte a Kabul, e lui cita un mio reportage da Mogadiscio sui sufi somali in prima linea contro i fondamentalisti. Altre vite.
Il mio amico ha scritto un memoir che ho divorato e siamo andati a pranzo (anche) perché gli ho promesso di dirgli quello che penso. “Mi piacerebbe aiutarti a mettere a fuoco il nucleo conflittuale del tuo testo”, gli ho detto. Tutto ciò che pensiamo, tutto ciò che sentiamo, deriva da lì. Da quel luogo, da quel tempo in cui ci siamo incagliati, da quelle dinamiche che non sono nostre ma che abbiamo interiorizzato e che poi riproduciamo senza saperlo come se fossero lenti distorcenti attraverso le quali vediamo, sperimentiamo il mondo (e soprattutto i nostri sentimenti). A un certo punto gli ho detto: è bellissimo diventarne, piano piano, consapevoli. Mi fa sentire viva capire finalmente una cosa che prima mi sfuggiva. E lui: a me viene invece da dirmi ma perché non ci sono ancora arrivato? Eccolo, lì, il nucleo conflittuale. Il sabotatore interno. Lo st***zo, la st***za che ci portiamo dentro. All’improvviso, mi sono sentita molto grata. Una cosa, almeno, una sola, credo di averla imparata: a volermi bene.
PS
E' online il nuovo sito! lacuradelleparole.it
Grazie a Frank Bonan dell'immenso lavoro, a Giulio Di Sturco delle foto meravigliose, a Martina Pierotti della grafica leggiadra. Vi sono grata.
Sul sito trovate i prossimi appuntamenti: il 10 e 11 maggio in Puglia, il 20-22 giugno in Piemonte.
xoxo Imma

14/03/2025

Sono sempre molto contenta di tornare in Puglia! E' che mi sento a casa. Grazie Lorena Carbonara e Maria Giangrande per l'opportunità che mi date di ritornare. Questo per dire che il 10 e 11 maggio 2025 La cura delle parole di Imma Vitelli torna alla Masseria Giangrande a Polignano a mare (BA). Non vedo l'ora! Per info: [email protected]
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04/09/2024

Ho trascorso i momenti più belli dell’estate a testa in su a guardare le stelle. Non è uno spettacolo struggente? Il cielo di notte, intendo. Mi fa sentire a casa, nell'universo. Mi ricorda che tutto il gran macello che combiniamo è la reazione al nostro essere infinitamente piccoli. Un modo per esercitare il potere, il controllo, in uno spazio sconfinato e misterioso in cui il nostro pianeta è un pallido puntino blu (la foto che vedete, Pale Blue Dot, è stata scattata alla Terra il 14 febbraio del 1990 dalla sonda Voyager 1 da una distanza di sei miliardi di chilometri).
L’altro giorno stavo meditando e, all’improvviso, mi sono vista da lontano: una donna a gambe incrociate con gli occhi socchiusi che osserva il respiro. Per un attimo, ho tremato. Era un moto di compassione, di affetto. Mi sono detta: scialla, non vedi? E' tutto a posto. E ho capito, umilmente, nelle ossa, che il mondo non dipende da me e che le cose sono come sono indipendentemente dal mio intervento. Che tenerezza. E che liberazione. Ho cominciato a liberarmi quando ho smesso di sognarmi e ho imparato a amarmi.
Ne parleremo nel prossimo ritiro a Bolsena dall’11 al 13 ottobre.
Il titolo è tutto un programma: Scialla!
Rideremo molto (lo prometto). Piangeremo anche (succede anche questo).
Leggeremo insieme un libro bellissimo: Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric Emmanuel Schmitt.
Proveremo a guardarci come se fossimo un pallido puntino blu visto dalla sonda Voyager 1 a un trilione di km.
Scriverete un racconto su un'esperienza che avete lì, in gola. Sarà bellissimo dirle addio, ti voglio bene.
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Photos from La cura delle parole di Imma Vitelli's post 22/08/2024

Forse la cosa più importante che ho imparato dialogando con quel mistero che sono (con quel mistero che siamo), è che quando il cane di Pavlov comincia a salivare, quando sei lì e senti che ti sta partendo la solita vecchia reazione, un'altra parte di me (misteriosissima) impastata di stelle e pianeti, la cosmonauta interviene e quasi per miracolo scioglie l'imprinting e lascia andare. Che meraviglia. Lasciare andare è un gesto di amore. Nei confronti miei, tuoi, suoi. L'opposto di attaccamento. L'avrete capito no? E' il tema del prossimo ritiro a Bolsena. 11 - 13 ottobre, chi viene?

Per info e prenotazioni scrivetemi: [email protected]
oppure mandatemi un WhatsApp 349/6454074

27/12/2023

Ricordo bene la prima volta che mi sono sentita leggera. Era il mio compleanno e gli amici mi chiamavano per farmi gli auguri e chiedermi in che modo si festeggiava, ma davvero, davvero, me ne sarei rimasta in casa tutto il giorno? Davvero, davvero. Stavo celebrando a modo mio. Stavo scrivendo di un viaggio in Tibet, una di quelle avventure che ti cambiano la vita. La foto dell'amico Ben Bohane che vedete segnò la svolta: piccoli monaci ridanciani giocavano a palla sul fianco di una montagna, calciando uno, due, tre palloni in aria. Da lontano sembrava il gioco del calcio, da vicino si rivelava, semplicemente, un gioco. Nessuna porta, nessuna competizione, nessuna vittoria e nessuna sconfitta: solo il piacere di ti**re una palla, forte, in cielo. Il Tibet era ed è ancora occupato dai cinesi, e loro giocavano incuranti del mondo lì fuori. Gioiosi e leggeri. Quel giorno ho capito che c'è in noi umani qualcosa che non pretende e non si impone, qualcosa che semplicemente è.
Un puro sguardo tenero.
Che il prossimo anno vi sia lieve.
x Imma
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Photos from La cura delle parole di Imma Vitelli's post 20/12/2023

"Un problema non è in fin dei conti altro che un'idea su una determinata situazione. La situazione, qualunque sia, non è il problema. Il problema è la mia idea su di essa. Basta dismettere l'idea e il problema scompare. La formula è prendere le cose come sono, non come ci piacerebbe che fossero. Non si deve nuotare contro la corrente della vita, bensì a suo favore". Pablo d'Ors
La Cura delle Parole torna a febbraio con un laboratorio sulla leggerezza.
Vi aspetto!
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13/12/2023

E' un periodo davvero brutto, non è vero? Due guerre assurde e le uccisioni terribili, ingiuste e violente di ragazze dolci e innocenti ...alzi la mano chi non è sgomento. Abbiamo così tanto bisogno di leggerezza, non è vero? Di trovare l'acqua nel deserto e piantarci dei fiori; di creare piccoli spazi intimi di luce...
Ho molto meditato negli ultimi mesi, alla lettera. Ogni mattina al risveglio, ho chiuso gli occhi per mezz'ora e mi sono messa a respirare e a osservare i miei pensieri. Stare ferma senza fare nient'altro è una cosa piuttosto estranea alla mia esperienza eppure ero sorretta da un'intuizione: se avessi continuato, imperterrita, prima o poi avrei incontrato la mia parte più vera. E avrei capito che la qualità del mio stare al mondo, la mia gioia o la mia sofferenza, dipendono in gran parte da me. Dalla mia capacità di lasciar andare le cose, di vivere nell'abbandono piuttosto che nello sforzo... La gioia - come l'arte - nasce sempre dalla resa.
E' una cosa difficile, lo so. Non reagire. Tacere, ascoltare, guardare... esserci davvero, proprio lì, dove sei ora, in forma piena. Per esplorare quel luogo e vedere cosa se ne può ricavare.
Sulla leggerezza è il titolo del laboratorio di quattro settimane aperto a tutte, a tutti, che terrò a febbraio.
Ci vedremo lunedì 5, 12, 19 e 26 come sempre online dalle 18.30 alle 20.30.
Il format e i costi sono simili al corso introduttivo che trovate sul sito.
Leggeremo insieme un libro bellissimo: Biografia del silenzio di Pablo d'Ors.
Coltiveremo la fiducia.
Scriverete un racconto su un'esperienza che avete lì, in gola. Sarà bellissimo lasciarla andare, insieme.
Vi aspetto! Imma

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06/09/2023

L’altro giorno, è arrivato a Bolsena il comò della nonna. Mi sono commossa, a vederlo. Il mio compagno mi osservava perplesso, in effetti stavo piangendo. Come spiegargli? Una si cura per tanti anni, e poi accade. Nonna si chiamava Rosa Immacolata, e io mi chiamo come lei. Per quanti anni ho odiato il mio nome? Da piccola mi facevo chiamare Irma, Rosa Immacolata era troppo arcaico, patriarcale. Evocava millenni di sottomissione femminile, e io invece volevo essere diversa, ribelle, moderna. Crescendo, ho reagito con la fuga al mio disagio; e anche quando sono tornata in Italia non c'era nulla nel mio accento che potesse rivelare le mie radici. A parte il nome.
Quanto tempo sprechiamo fingendo di essere chi non siamo? E quanta vita è necessaria per accettarlo e capire che ciò di cui più ci vergogniamo è la cosa più preziosa che abbiamo?
Ecco, potremmo ripartire da qui. Dall'accettazione, necessaria alla pace. L'unico modo per cambiare atteggiamento nei confronti del dolore è accettare il fatto che il vero maestro è ciò che fa male. Che cosa ti fa male, allora? Su cosa devi ancora lavorare?
Vi propongo un corso di quattro settimane in streaming nel mese di ottobre: lunedì 9, 16, 23 e 30 ottobre, dalle 18.30 alle 20.30. L'idea è scrivere di una persona per noi significativa (o magari del comò!) provando a vederla per quel che è, togliendoci di mezzo, cercando di capirla, insomma di vedere le cose dal suo punto di vista. Ci si iscrive qui: https://lacuradelleparole.it/prodotto/raccontare-se-stessi-corso-introduttivo-online/

Non vedo l’ora! Chi viene?
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05/03/2023

Dopo tre settimane in Congo, non vedo l'ora di ascoltare le vostre storie, in un casale meraviglioso nella Tuscia del mio cuore. Restano solo tre posti per il prossimo ritiro sul lago di Bolsena. Chi viene?
Torna la Cura delle Parole. Per voi, per me soprattutto.
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https://lacuradelleparole.it/prodotto/ritiro-bolsena/

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