Marina Midei

Marina Midei

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Docente | Consulente in Comunicazione | Storyteller | Disability Rapresentative | Tutor Apprendimenti

11/04/2026

"Se la vita ti ruba qualcosa, a volte devi riprendertelo."

Storia di una ladra di libri.

28/03/2026

Condivido con piacere il profondo e complesso lavoro dell'amico Franco Lorusso per l'"Osservatore Romano".

Una lucida e complessa analisi del contemporaneo.

Sul contributo di Habermas e Ardigò, ritrovo l'uomo, il professionista, che ho conosciuto e con il quale ho inteso immediatamente lo stesso senso vitale umano.

Grazie Franco per avermi inoltrato il tuo lavoro.

Sarebbe stato veramente un peccato perdere la possibilità di un confronto così onesto e vero di ciò che ci circonda. Ce la faremo a ritrovare la Via Maestra?

"Mala tempora currunt sed peiora parantur". Vorrei essere più ottimista, ma mi spaventa l'incapacità diffusa di comprendere e allungare gli sguardi al domani in favore di un "tutto e subito" che sgretola e consuma anche le basi del futuro.

A presto caro Franco.

Marina

25/03/2026

“Conosci tutte le teorie, domina tutte le tecniche, ma quando tocchi un’anima umana, sii solo un’anima umana.”

Carl Gustav Jung

Perché le teorie, le tecniche, le diagnosi sono importanti. Ma di più lo è rimanere umani, persona con persona, che accoglie, che cura, che ascolta. Anima umana con anima umana.

Qui la grandezza e la differenza.

14/02/2026

L'amore, lo sa chi l'ha provato.

❤️

09/01/2026

"Mi sento un po’ come il mare, abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per starmene da sola."

Alda Merini

08/01/2026

Epifania 2026

È stato un piacere e un onore dare il mio piccolo contributo accettando l'invito dell'associazione "Stella Polare Onlus" a presentare il bellissimo evento "Concerto dell'Epifania", tra giovani voci polifoniche e presepi, e alla presenza di Sua Eminenza Giovan Battista Re, cardinale e arcivescovo che ha presieduto, in piazza San Pietro in Vaticano, il solenne rito delle esequie di papa Francesco e la Missa pro eligendo Romano Pontifice per l'inizio del conclave del 2025.

M.

05/01/2026

Si dibatte sulla scuola senza voti.

Se ne parla e se ne discute. E come sempre ognuno dice la sua, fra favorevoli, contrari ed astenuti.

La "regola regina" non la conosco.

Conosco con certezza solo gli occhi dei miei ragazzi.
E leggo le loro espressioni, cerco di riconoscere quando si illuminano da quando si spengono, quando si entusiasmano da quando si annoiano.

Riconosco quando le parole sono tante, quasi un fiume, e significano "ti voglio bene".

E quando le parole sono poche, quasi un contagocce, e significano "Ho bisogno di te. Mi puoi aiutare?"

Qualcuno è più solo di quanto dovrebbe.
Qualcuno è più seguito di come dovrebbe.

Qualcuno è spensierato e leggero come una farfalla.
Qualcun altro ha già conosciuto la pesantezza e la tristezza più grande della vita.

Chi porta il quaderno firmato.
E chi non lo ha.

Chi scrive senza nemmeno una sbavatura e chi solo in stampato maiuscolo, ripassando tre volte su ogni singola lettera.

Eppure tutti, indistintamente, cercano con i loro occhi i miei.

Ed io, accanto a loro, mi sento insufficiente per bastargli, per rispondere ad ogni loro esigenza, ad ogni loro necessità.

Mi sposto alla lavagna.
E parlo, e scrivo.
Poi torno a guardarli: loro stanno guardando me. Ridacchiano sulle mie battute, mimano quel modo veloce che ho di gesticolare mentre scandisco esempi che possano arrivare alle loro menti e che a loro sembrano più balletti che alla fine rimangono davvero in testa.

Invento tormentoni e rime che canticchiamo insieme mentre sogniamo il loro futuro e impariamo tanti diritti che ancora non conoscono.

Poi con la serietà che raccolgono dal mio tono di voce definiscono ruoli e confini, regole ed educazioni che hanno compreso serviranno per la loro strada. Quando ormai saremo lontani.

E sento che il compito è difficile: è difficile per me che sono l'insegnante e nella mia autovalutazione metterei spesso insufficienze.

Di tempo specifico da dedicare a ciascuno come vorrei.

Di parole di speranza da raccontargli quando il viso è cupo e bisogna impegnarsi tanto per farli tornare a sorridere.

Di curare i loro talenti.

Di sussurrargli che andrà tutto bene e ce la faranno: cresceranno forti e saranno felici.

Felici.
Perchè la scuola deve insegnare ad essere felici. Che si è veramente bravi quando si riesce a raggiungere la propria autorealizzazione e dunque felicità.
Non solo quando si collezionano numeri o livelli da incastonare in una pagella.

Qualcuno senza dubbio meriterà pure di essere tenuto sul filo del rasoio per arrivare ad ottenere di più o per ricordargli che anche noi docenti siamo stati bambini e abbiamo provato a fare i furbetti.

Ma ci sarà anche chi avrà bisogno di saltare giù da quel rasoio, che è già rimasto tagliato. E avrà bisogno di sapere che noi adulti lo sappiamo cosa c'è che non va, che gli siamo accanto per aiutarlo per quel poco che possiamo.
Avrà bisogno piuttosto di sapere che vale tanto per chi gli è di fronte per poter ripartire, per motivare la propria insicurezza, per alimentare la propria autostima.

E allora metteteli pure questi voti, ma fatelo con criterio: non matematico, ma umano.

Il problema non è mettere o non mettere i voti: il problema è saper parlare ai ragazzi nel modo in cui a loro serve e il nostro compito ci possa promuovere a degni docenti, sapendo che la nostra presenza, non subito, ma anche poi, quando le strade saranno lontane, tornerà alla mente di quei ragazzi come quei tormentoni che ci inventavamo per ricordare le lezioni e che basteranno a far tornare il sorriso e magari sussurrare pure un fioco "grazie".

Non sarete mai un voto.

Marina Midei

05/01/2026

"I grandi assenti eravamo noi, gli adulti".
❤️😞

“Mentre il "giovane presente" chiede pace — come dichiarato da uno dei superstiti ai microfoni di Quarto Grado — è necessario interrogarsi sul "grande assente": l’adulto. Non l’adulto inteso come genitore, ma come garante della sicurezza, supervisore e scudo protettivo.

Il paradosso neuroscientifico: perché l'allarme non è scattato

La critica più frequente riguarda l'apparente inerzia dei ragazzi dinanzi al pericolo. Le neuroscienze, tuttavia, spiegano che non si è trattato di apatia, ma di un fallimento biologico del sistema di allerta. L’amigdala, la centralina della paura, non rileva il pericolo in modo oggettivo, ma per confronto di pattern. Il sistema si attiva solo se lo stimolo viola le aspettative di sicurezza o somiglia a un trauma già vissuto. In una discoteca a Capodanno, elementi come fumo, calore, luci intermittenti e rumori assordanti sono stimoli congruenti con lo scenario. Il cervello dei ragazzi ha catalogato ciò che stava accadendo come parte della festa, non come una minaccia vitale. Se il contesto è "divertimento", il sistema inibisce i segnali che in una biblioteca farebbero scattare la fuga immediata. Secoli di civilizzazione hanno inoltre indebolito i nostri istinti ancestrali, come la paura del fuoco, rendendo la gestione del rischio un processo che deve essere guidato, non lasciato all'istinto.

La Psicologia delle F***e e l'Anima Collettiva

A complicare il quadro interviene la dinamica della massa. Come teorizzato da Gustave Le Bon nel suo fondamentale La psicologia delle f***e (1895), l'individuo immerso in una moltitudine cessa di essere un'entità razionale per diventare parte di un'"anima collettiva". In questo stato, la responsabilità individuale si diluisce e prevale l'inconscio. La folla è un organismo primitivo, impulsivo e suggestionabile. Se a questo aggiungiamo l'atmosfera di euforia tipica di un evento di fine anno, magari amplificata dall'uso di alcol, diventa chiaro che non si può pretendere da un minorenne una gestione lucida dell'emergenza. I ragazzi erano nel posto giusto, nel modo giusto: a festeggiare.

Incolpare i ragazzi per non aver "capito" o per aver ripreso la scena significa ignorare come siamo fatti biologicamente e socialmente. A Crans-Montana non è mancata la disciplina dei giovani, è mancata la tutela degli adulti. La responsabilità non va cercata negli smartphone di chi era lì per divertirsi, ma nelle planimetrie, nelle autorizzazioni e nella vigilanza di chi aveva il dovere di proteggere quella spensieratezza. Gli assenti, tragicamente, siamo noi.”
Agnese Scappini

Leggi l’articolo⤵️
https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/01/03/news/a_crans-montana_il_fallimento_della_sicurezza_non_della_gioventu-20873434/

02/01/2026

Anche i figli hanno dei doveri.
Il nostro Dott. Poli😅

🍀Buon 2026🍀

22/12/2025

La schiena si tiene sempre dritta
E si vive con dignità e fierezza. Sempre.

09/12/2025

"Il carico della formica"
Demetrio Verbaro

La formica 🐜 può caricare fino a venti volte il suo peso. Alcune, anche fino a trenta volte.

Senza fermarsi. Senza alzare la testa.

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