06/06/2026
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S. E. Mons. Stefano Rega
Vescovo di San Marco Argentano - Scalea
MESSAGGIO PER LA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI 2026
“Dal Cenacolo al mondo: l’Eucaristia, sorgente di pace”
Carissimi,
mi rivolgo a voi con cuore di Pastore in occasione della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo,
perché insieme ci lasciamo illuminare dal mistero che celebriamo. I Vangeli che narrano l’istituzione
dell’eucaristia pongono davanti ai nostri occhi un Gesù che prende il pane, rende grazie, lo spezza e lo
dona. In tali gesti, semplici e immensi, si raccoglie tutto il cuore di Cristo. Il Maestro non trattiene nulla
per sé, ma si fa nutrimento, presenza e vita consegnata. Vorrei che ci soffermassimo non soltanto sul
miracolo del pane condiviso, ma sulla logica nuova che esso rivela; nelle mani di Gesù ciò che appare
insufficiente diventa abbondanza, il frammentato ritrova unità, e ciò che è segnato dalla paura e dalla
pochezza si apre alla fiducia e alla gratitudine. Da questa verità nasce una prima grande parola sulla pace,
messa a repentaglio in questo tempo di tensioni e di guerre fratricide. Essa è frutto del dono divino, non
del possesso e della forza che impone. La pace è frutto dell’amore che si spezza e si offre. Il Corpus
Domini ci riporta spiritualmente al Cenacolo, luogo santo della memoria e della promessa, fulcro
dell’intimità di Gesù e radice della missione dei discepoli. In esso Cristo ha donato il suo Corpo e il suo
Sangue come alimento per il cammino. Il Cenacolo è la stanza dell’Eucaristia, ma è anche la sala della
fraternità ferita e ricostruita, della paura visitata dalla presenza del Risorto, della comunità fragile che
impara lentamente a diventare Chiesa. Proprio lì, dove gli apostoli hanno conosciuto il limite, il
tradimento, la fuga e lo smarrimento, Gesù ha lasciato il sacramento della sua presenza. Una realtà
spaziale, quella del Cenacolo che commuove e consola. Ci stupiamo perché l’Eucaristia non nasce in un
mondo perfetto, ma dentro una fraternità incompleta, non fiorisce in un’ora tranquilla, ma nella vigilia
della passione, non viene consegnata a uomini impeccabili, ma a discepoli bisognosi di misericordia.
L’Eucaristia è davvero sorgente di pace perché raggiunge l’uomo là dove è ferito e frammentato. Nel
Cenacolo il Signore offre pane del cielo e dona la sua pace. « Vi lascio la pace, vi do la mia pace » (Gv
14,27). Quelle di Gesù sono le parole che ogni giorno risuonano sull’altare e per noi si traducono nella
promessa di un dono reale. La pace di Cristo certamente non è una tregua superficiale o il silenzio di
conflitti esteriori. La pace, proprio perchè nasce dall’Eucaristia, è una presenza reale, quella di Cristo
stesso che abita il cuore, purifica la memoria, riconcilia le relazioni, libera dal dominio dell’egoismo e
insegna a chiamare fratello anche chi è diverso, lontano, e persino nemico. Quando la nostra Chiesa
diocesana si raccoglie attorno all’altare non celebra un rito separato dalla vita, ma riceve il principio nuovo
di una umanità riconciliata. Ogni Messa è il luogo in cui il Signore continua a dire al suo popolo: “Non
abbiate paura, io sono in mezzo a voi; non lasciatevi vincere dalla durezza del mondo, perché il mio amore
è più forte. Non cedete alla rassegnazione, perché la comunione è possibile”
Carissimi, mi sia permesso, a questo punto, di affidarvi un ricordo che porto nel cuore e che illumina più
di tante parole il mistero dell’Eucaristia che celebriamo. Penso al Cardinale François-Xavier Nguyễn Văn
Thuận, vescovo vietnamita imprigionato per tredici lunghi anni, dei quali nove trascorsi in isolamento.
Privato di tutto, della libertà, della sua diocesi, dei suoi cari, persino della possibilità di esercitare
apertamente il ministero, egli riuscì, con un’astuzia tipicamente evangelica, a far giungere fino a sé un po ’
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di vino, nascosto in una piccola bottiglia indicata come «medicina contro il mal di stomaco», e qualche
frammento di ostia. Ogni giorno, alle tre del pomeriggio, l’ora della morte di Gesù, celebrava la Santa
Messa nel cavo della sua mano: tre gocce di vino, una goccia d’acqua, un pezzetto di pane. Era il suo
altare, la sua cattedrale, la sua medicina vera. Diceva poi, da uomo libero: «Quello era il mio più bell’altare
e quelle erano le mie più belle Messe». In quella mano stretta attorno al Corpo di Cristo c’era tutta la sua
diocesi, c’erano i suoi carcerieri che egli imparò ad amare fino a convertirne alcuni, c’erano i suoi nemici,
c’era il mondo intero. In una cella vietnamita un uomo prigioniero aveva ritrovato il Cenacolo. In quel
luogo nascosto Cristo gli donava una pace che nessuna prigione poteva togliergli, una pace più forte della
violenza, della solitudine e dell’ingiustizia. Il Cardinale Văn Thuận ci ha insegnato, con la sua vita, che
dove c’è l’Eucaristia c’è il Cenacolo, dove c’è il Cenacolo c’è Cristo, e dove c’è Cristo c’è la pace, anche
dietro le sbarre, nel buio, quando tutto sembra perduto. La sua testimonianza ci scuote. Domandiamoci:
se in quel palmo di mano c’era tanta forza di pace, quale potenza di riconciliazione siamo chiamati a
sprigionare noi che possiamo celebrare e adorare l’Eucaristia liberamente, ogni giorno nelle nostre chiese?
Il Corpus Domini ci ricorda che la pace non si costruisce solo attorno ai grandi tavoli della storia, ma
anzitutto nel segreto delle coscienze convertite, rese ancora più limpide e ricche di fede dall’Eucaristia.
Infatti, chi adora il Corpo del Signore impara a riconoscere la dignità del corpo ferito dei fratelli. Chi si
nutre del Pane spezzato non può più vivere nell’indifferenza verso chi è spezzato dal dolore, dalla povertà
e dall’abbandono. Chi riceve il Sangue dell’Alleanza comprende che nessuna vita è estranea, nessuna
sofferenza è lontana, nessun uomo può essere considerato scarto. La pace eucaristica, dunque, è una scelta
concreta di misericordia, ascolto, pazienza, giustizia e ca**tà.
A voi, carissima Chiesa diocesana che il Signore mi ha affidato, in questa luminosa Solennità desidero
dire con forza e con affetto: torniamo al Cenacolo! Torniamo alla scuola dell’Eucaristia. Torniamo a quel
luogo interiore dove Cristo ancora oggi prende la nostra povertà, la benedice e la trasforma in benedizione
per altri. Torniamo al silenzio adorante, perché senza adorazione il cuore si indurisce e la fede si riduce a
parola. Torniamo alla comunione vera, perché senza fraternità l’altare rischia di restare un segno non
accolto fino in fondo. Torniamo alla missione, perché il Pane del cielo non ci è dato per chiuderci, ma per
inviarci nel mondo come operatori di pace.
In questa festa santissima, chiedo al Signore — e vi chiedo di farlo con me — che la pace nata dall’altare
raggiunga ogni ambito della nostra vita diocesana. Raggiunga i miei cari sacerdoti perché siano uomini
del Cenacolo e servitori umili del mistero. Raggiunga le famiglie perché nelle case si impari a spezzare il
pane insieme e a custodire parole buone. Raggiunga i giovani perché scoprano che Cristo non toglie nulla
alla loro vita, ma la rende grande. Raggiunga i malati e i sofferenti, ai quali rivolgo un pensiero particolare
e affettuoso perché nel Corpo di Cristo riconoscano la compagnia di un Dio che non abbandona.
Raggiunga chi è scoraggiato, lontano o ferito nella fede perché senta che la Chiesa non chiude la porta,
ma continua ad attendere, ad accompagnare, ad amare. E raggiunga, come accadde al Cardinale Văn
Thuận, anche chi oggi vive prigioniero, nelle carceri di pietra come in quelle invisibili dell’angoscia, della
malattia, della dipendenza del peccato perché sappia che basta una goccia di vino, un frammento di pane
e un cuore credente perché il Cenacolo si apra di nuovo, ovunque. Giunga soprattutto nei territori del
mondo feriti dalla guerra e dall’odio, là dove il sangue continua a essere versato e la dignità umana
calpestata.
Affidiamo questa Solennità del Corpus Domini alla Vergine Maria, donna eucaristica che ha portato nel
suo grembo il Principe della pace. Ci insegni Lei a custodire Cristo, ad accoglierlo con cuore puro, a
offrirlo al mondo con umiltà e gioia!!🙏🙏🙏🔥