20/08/2026
🤔𝐏𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐮𝐨𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐛𝐞𝐧𝐞?
𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨! 🤭
A volte, riflettere su un problema aiuta davvero a comprenderlo e a intravedere una via d'uscita, altre volte, invece, restiamo incollati alle stesse domande: «Perché è successo?», «Perché proprio a me?», «Potevo fare diversamente?», e continuiamo a tornarci sopra senza andare oltre.
Dall'esterno, le due cose possono sembrare identiche, perché in entrambi i casi la mente sta pensando ma, in realtà, non lo sono. Quando torniamo continuamente sugli stessi punti senza arrivare a una comprensione diversa o a una soluzione, quella non è più riflessione, è rimuginio. Può durare ore, giorni, a volte molto di più, senza portarci da nessuna parte, perché il pensiero non procede: gira in tondo.
La mindfulness non fa sparire i pensieri ricorrenti, non è questo il suo scopo, ma può aiutarci ad accorgerci prima di ciò che sta accadendo, prima cioè di ritrovarci completamente assorbiti in quel ripetere le stesse cose nella mente.
Accorgersene non risolve da solo ciò che ci turba, ma permette di riconoscere quanto sta succedendo invece di restare impigliati in un meccanismo automatico senza nemmeno rendersene conto.
C'è poi un secondo passaggio, altrettanto semplice, che consiste nel chiamare le cose con il loro nome. Non è la stessa cosa lasciarsi travolgere da un'emozione oppure fermarsi un momento e riconoscere: «questa è preoccupazione», o ancora «in questo momento provo rabbia».
Le parole non cancellano quello che sentiamo, né risolvono automaticamente il problema, ma possono creare una piccola distanza tra noi e ciò che stiamo vivendo, uno spazio in cui diventa più facile scegliere come muoversi invece di reagire d'istinto.
Accorgersi che si sta rimuginando, riconoscere ciò che si prova e dare un nome a quello che accade sono gesti minimi, ma bastano a interrompere, anche solo per un momento, il meccanismo che ci fa ripercorrere gli stessi pensieri senza accorgerci di girare in tondo.
Liberamente tratto da: «Comunicare la Mindfulness».