14/10/2026
In occasione della memoria della canonizzazione di San Francesco Spinelli, riviviamo attraverso l'esperienza dei bambini una parte importante delle nostre radici educative.
Ci sono alberi che non smettono mai di germogliare. Sono alberi della memoria: al posto delle radici hanno le tracce di una lunga storia educativa fatta di ricordi, frasi, gesti. Al posto delle foglie, i germogli del tempo presente, frutti per il futuro.
Tra questi alberi, forti come una quercia e resilienti come un ginko, c’è sicuramente la figura di San Francesco Spinelli alla cui esperienza carismatica, si rifà ancora oggi la nostra scuola dell’infanzia nelle scelte educative.
“Occhio per il cieco, piede per lo zoppo, medico per l’ammalato, pane per il povero e difensore potente per i bambini” , questo era il carisma di un uomo che ha saputo fare della cura la cifra distintiva di uno stile educativo caratterizzato dall’accoglienza e dalla benevolenza, come due modalità attraverso cui ogni persona è considerata unica e irripetibile e- proprio perché tale – insostituibile.
Da questo punto di vista, quello di San Francesco Spinelli è stato sicuramente uno sguardo capace di tenere dentro tutti, ma con un’attenzione particolare per i bambini che soleva considerare come i fiori più belli del suo giardino.
Ed è con questa attenzione che ancora oggi cerchiamo di guardarli. Seminare per l’infanzia significa infatti seminare per il futuro; accompagnare le nuove generazioni affinchè non imparino solo ad imparare, ma siano sempre sostenute e guidate da una dimensione valoriale forte.
Una dimensione che trova un testimone privilegiato nella figura di questo santo che ogni anno il 6 febbraio – giorno della sua ascesa al Cielo - ricordiamo attraverso i racconti, i gesti compiuti e la presenza delle suore a lui tanto care, che continuano ad accompagnarci nella quotidianità.
Una giornata che quest’anno abbiamo voluto arricchire con la visita al Museo allestito presso la Casa Madre di Rivolta d’Adda. E così, quello che è sempre stato solo un racconto, ha iniziato a prendere vita. La statua della Madonna della Salette, con le sue mani coperte dall’abito, ci ha ricordato l’importanza della gentilezza e della fratellanza.
Una piccola tazzina di ceramica blu custodita sotto una teca di vetro al centro della stanza, ci ricorda l’attenzione e la cura con cui siamo chiamati ad accogliere ogni persona che ci viene incontro.
Accanto, nascoste in alcuni cassetti le illustrazioni della sua storia ci hanno permesso di ripercorrerne i momenti più significativi. Il suo essere stato bambino e uno studente non sempre diligente - perché diciamocelo, anche i santi, ogni tanto, un cinque in matematica lo prendono – è testimonianza di come ognuno di noiè chiamato alla santità nella vita di tutti i giorni.
Ed è proprio a questa dimensione di un cammino terreno che ci richiamano le scarpe “enormi” come dicono i bambini, la sua borsa, insieme al bastone da passeggio e alle monete utilizzate per il traghetto. Una dimensione che incrocia quella della vita consacrata raccontata attraverso gli oggetti della liturgia. Strade che si incontrano, colori che si mescolano, dando vita a quel viola, che caratterizza alcune scritte riportate sulle pareti del museo,simbolo di misericordia e di speranza.
Entriamo così nell’ultima sala del museo: su un piccolo tavolo alcune foto ricordano ai visitatori la bellezza dei germogli sbocciati dalle sue radici. Un antico proverbio recita che “ci vogliono radici solide per volare in alto”. Da quel primo sogno, nel tempo, hanno preso forma: case, strutture dedicate all’accoglienza delle persone più fragili, scuole e missioni.
Per chi ha attraversato una di queste tante esperienze da bambina, da adulta e più volte ha avuto il privilegio di accogliere dalle mani delle suore il testimone, è un po’ come sentirsi parte di una grande storia comune di cui essere grati.
Come ci ricorda San Francesco Spinelli, “la nostra vita è tutta in cielo e di cielo”. Proprio per questo, insieme ai bambini, prima di salutare questo posto di memoria, e continuare a camminare sulle sue orme, esprimiamo un desiderio: “Auguriamo a Francesco e a tutti i nonni che sono in cielo con lui una buona vita, nella speranza di diventare come lui”
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