10/08/2026
🎯 TALENTO. La parola più abusata degli ultimi anni.
Oggi è tutto un parlare di Talent Management, Talent Acquisition, Guerra dei Talenti, Valorizzazione dei Talenti...
Sembra quasi che siamo circondati da fuoriclasse.
Eppure, frequentando aziende ogni settimana, la sensazione è spesso opposta.
Mi capita di pensare che stiamo chiamando talento ciò che, fino a qualche anno fa, era semplicemente normalità professionale.
📉 Un paio di numeri.
Secondo diverse indagini sul mercato del lavoro italiano, oltre il 45% delle imprese dichiara di avere difficoltà a reperire le figure professionali di cui ha bisogno, con percentuali ancora più elevate nei ruoli tecnici e specialistici.
Nel frattempo, negli ultimi anni, gli esami di maturità registrano percentuali di promossi superiori al 99%
Se quasi tutti arrivano al diploma...
e quasi metà delle aziende non trova persone adeguate...
forse il problema non è il titolo.
Forse è la competenza.
🎓 Abbiamo rischiato di trasformare il diploma (la laurea fa uguale) in un punto di arrivo quando dovrebbe essere soltanto un punto di partenza.
Perché un attestato certifica un percorso.
Non necessariamente una capacità.
💬 E allora cos'è il talento?
È guadagnare tanti soldi?
Non credo.
È avere milioni di follower?
Nemmeno.
È parlare inglese e usare tre parole in americano durante una riunione?
Ancora meno.
Per me il talento è una persona che impatta la realtà.
Che migliora ciò che tocca.
Che risolve problemi che gli altri non vedono.
Che crea valore senza bisogno di raccontarlo ogni cinque minuti su LinkedIn.
E invece oggi mi sembra che ci siamo accontentati.
Abbiamo abbassato il termostato delle aspettative.
Uno fa il proprio dovere?
È un talento.
Uno risponde alle mail?
Straordinario.
Uno arriva puntuale?
Fenomenale.
Uno mantiene la parola data?
Da premiare con la standing ovation.
No!!!
Questa non è eccellenza.
È il minimo sindacale...
⚠️ Il problema è culturale.
Abbiamo confuso l'inclusione con l'abbassamento degli standard.
Abbiamo trasformato il "nessuno deve rimanere indietro" in "nessuno deve essere valutato davvero".
Così uno vale uno.
Uno studia e uno no.
Uno si prepara e uno improvvisa.
Uno si mette in discussione e uno pensa di sapere già tutto.
E alla fine...sono tutti uguali.
Davvero!
Poi però arriva il mercato.
E il mercato, piaccia o no, è molto meno sentimentale.
Le aziende aspettano.
Confermano.
Formano.
Sperano.
Perché non trovano alternative.
I migliori sono già occupati.
Gli altri spesso li devi accompagnare per mesi, a volte per anni, nella speranza che maturino.
E non sempre succede...
D'altronde, come si dice, "si combatte con i soldati che si hanno", non con quelli che si vorrebbero.
Ma attenzione!!!
Se continuiamo ad abbassare gli standard, prima o poi non avremo più nemmeno il ricordo dell'eccellenza.
E allora chiameremo "talento" semplicemente chi fa bene il proprio lavoro.
Che è una bella cosa.
Ma è un'altra cosa.
💣 Forse il talento non è scomparso.
Forse è diventato così raro che, quando lo incontriamo davvero, non siamo più nemmeno capaci di riconoscerlo.
Perché ci siamo talmente abituati alla mediocrità da scambiarla per normalità...e la normalità per eccellenza.
❓Provocazione finale: siamo davvero in una crisi di talenti...oppure siamo in una crisi di criteri, incapaci di distinguere chi fa la differenza da chi semplicemente occupa una posizione?