25/05/2021
Pt.2
L' ARDITO DELLO ZIGOLON
La battaglia per la conquista della Conca Presena e dei Monticelli è iniziata.
Le nostre artiglierie hanno martellato con spietata precisione tutti gli obbiettivi nemici, distruggendo e annientando le opere di difesa, attive e passive.
Sono le 12.15 del 25 maggio 1918.
Gli Alpini del "Mandrone", partendo dalle ridotte del "Lagoscuro", hanno conquistato d'impeto il Passo Maroccaro, Cima Maroccaro e l'omonima cresta, che a est termina con il Passo Presena. Tutte queste posizioni corrono sul filo dei tremila metri.
Il combattimento è stato rapido e fortunato.
Il presidio austriaco (in realtà si trattava in buona parte di soldati di nazionalità cecoslovacca) dopo una breve resistenza si è arreso. Poveri diavoli...il bombardamento che hanno subito e l'attacco a fondo lanciato dagli Alpini del "Mandrone", non hanno lasciato loro nessuno scampo.
Ora, ci saranno due "ossi duri" da rodere: la Cima Presena e sulla destra Cima Zigolon, ambedue di altitudine superiore ai 3000 metri.
In questa stagione (fine maggio) la neve è ancora abbondante e le condizioni della montagna sono praticamente invernali.
CRESTA DEL MAROCCARO, ORE 12.30
Il plotone "Arditi" del Battaglione "Cavento", il reparto di cui faccio parte, è pronto per attaccare sulla destra, verso le formidabili difese dello Zigolon.
La vetta è continuamente colpita dalle nostre artiglierie ed è completamente annerita dai detriti lanciati dalle esplosioni. In particolare sono molto efficaci le bombarde da "240", che con i loro pesanti proiettili (87 kg!) stanno letteralmente spianando le difese austriache.
È arrivato il momento dell'assalto!
Siamo pronti! La tuta bianca mimetica, le bombe a mano, il moschetto, la maschera antigas, l'elmetto e il pugnale, costituiscono il nostro equipaggiamento.
Il nostro comandante, il Tenente Giacomo Comincioli, un bresciano dalla tempra d'acciaio e dotato di un coraggio straordinario, ci infonde una grandissima sicurezza e ci fa giurare che conquisteremo la posizione.
Scendiamo dalla cresta del Maroccaro e puntiamo verso il Passo Zigola, una selletta posta tra la cresta sud di Cima Presena e la cresta nord dello Zigolon.
Il nostro comandante capisce subito quello che è necessario fare: muoversi il più velocemente possibile, seguendo il filo della cresta.
Una volta arrivati in prossimità della vetta, aggirare le difese austriache con una spericolata scalata.
Siamo una trentina.
In fila indiana iniziamo l'attacco.
Durante il percorso sentiamo arrivare ed esplodere sulla cima i colpi dei nostri cannoni e delle nostre bombarde. Anche dietro di noi, sulla Cima Presena, il bombardamento non conosce sosta. È necessario tenere occupato questo presidio, altrimenti potrebbero colpirci alle spalle con un micidiale fuoco di mitragliatrici.
Anche le nostre armi automatiche, principalmente quelle posizionate sulla cresta del Maroccaro appena conquistata, coprono il nostro attacco innondando le trincee di neve dello Zigolon con una pioggia di pallottole roventi!
Siamo quasi arrivati sotto alla cima.
Ora si rende necessaria un'acrobatica scalata sul suo rovescio per cogliere di sorpresa i 50 - 60 uomini del presidio che di sicuro stanno cercando di proteggersi alla meno peggio dal diluvio di ferro e di fuoco vomitato dalle nostre artiglierie.
Il Tenente Comincioli è in testa alla colonna e, aiutato da due sottufficiali e alcuni Alpini, riesce a fissare una corda per permettere al grosso del plotone di procedere nella scalata con un minimo di sicurezza.
La salita procede veloce, nonostante si stia percorrendo un difficilissimo e raccapricciante terreno d'alta montagna, ripido e ghiacciato. Sotto di noi, con un salto di 350 metri, c'è la Val Zigola.
Contiamo, però, di non arrivare al punto di scivolare e di vederla da molto più vicino!!
Adesso manca davvero poco alla cima.
Tira un vento indiavolato che rattrapisce le mani e taglia il viso come un rasoio.
Finalmente guadagnamo la vetta!
Gli austriaci sono colti completamente di sorpresa e oppongono una disperata resistenza. Una breve sparatoria, qualche bomba a mano e tutto finisce. Sicuramente non si aspettavano questo assalto alle spalle e poi sono letteralmente sconvolti e decimati dal fuoco spietato dei nostri cannoni.
Appena arrivati nei trinceramenti nemici, con una bandiera da segnalazione rossa, avvertiamo i nostri osservatori d'artiglieria di far cessare il fuoco d'annientamento che da diverse ore sta spazzando lo vetta.
Questa è un'operazione di fondamentale importanza, per evitare di essere colpiti dai propri cannoni.
Infatti, dopo un minuto, il tiro delle nostre bocche da fuoco cessa totalmente.
La cima è davvero sconvolta.
Ogni traccia di neve è completamente scomparsa. Resta solo un tappeto scuro di detriti e di schegge d'acciaio!
Troviamo diversi caduti austriaci, uccisi dall'inesorabile fuoco d'artiglieria. Materiali vari, diverse casse di munizioni con alcune mitragliatrici, rappresentano il nostro "bottino". Vi sono numerosi feriti che cerchiamo di soccorrere come possiamo. Purtroppo, ci rendiamo subito conto che il destino di questi poveretti è praticamente segnato. Il clima glaciale, le dinamiche della battaglia e l'impossibilità di trasferirli immediatamente in un posto di medicazione, condanneranno a morte certa questi valorosi soldati.
Le pallottole nemiche sparate dalla vicina Cima Presena, non ancora conquistata, iniziano a fischiare sulle nostre teste e ci fanno capire che la battaglia proseguirà ancora per diverse ore, forse per giorni.
Il Tenente Comincioli si complimenta con tutto il plotone per la meravigliosa vittoria ottenuta.
Lo Zigolon è nostro!
Ora i nostri sforzi si concentreranno sulla vicinissima Cima Presena, l'altro formidabile baluardo della difesa austriaca.
Presidiamo le posizioni in vetta con il nostro carico di gloria e di sofferenza, sognando la casa e la famiglia.
La battaglia prosegue senza sosta, con tutta la sua violenza.
Guerra!
G.M.
Nella fotografia il percorso d'attacco allo Zigolon, seguito dal plotone "Arditi" del battaglione Alpini "Monte Cavento".
Pagina del Gruppo Grande Guerra 1915-1918