Asilo nido ''L'albero dei Sorrisi''

Asilo nido ''L'albero dei Sorrisi'' La cooperativa ''Piccoli passi bio'' inaugura il nuovo asilo nido ''L'albero dei Sorrisi'' a Ripa Teatina.

𝓟𝓻𝓸𝓯𝓾𝓶𝓸 𝓭𝓲 𝓿𝓮𝓷𝓭𝓮𝓶𝓶𝓲𝓪 🍇☀️
14/09/2026

𝓟𝓻𝓸𝓯𝓾𝓶𝓸 𝓭𝓲 𝓿𝓮𝓷𝓭𝓮𝓶𝓶𝓲𝓪 🍇☀️

🌱 PRIMA DI PARLARE, VOGLIAMO ASCOLTARE.Essere genitori significa crescere insieme ai propri bambini.Significa attraversa...
11/09/2026

🌱 PRIMA DI PARLARE, VOGLIAMO ASCOLTARE.

Essere genitori significa crescere insieme ai propri bambini.

Significa attraversare domande, cambiamenti, piccole conquiste, fatiche, dubbi. Significa, a volte, chiedersi: “Sto facendo la cosa giusta?”
E altre volte avere semplicemente bisogno di uno spazio in cui potersi fermare, confrontare ed essere ascoltati. 💚

Da anni Piccoli Passi Bio collabora con il Dipartimento di Psicologia dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, portando nei nostri percorsi educativi il contributo prezioso di professionisti e docenti universitari.

Quest’anno abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso.

Prima di costruire il progetto, vogliamo ascoltare voi. 🌈

Non vogliamo scegliere a priori di cosa parlare. Vogliamo partire dalle domande vere dei genitori: da ciò che accade nelle case, nelle giornate più semplici e in quelle più complicate, nei passaggi della crescita, nelle emozioni dei bambini e anche in quelle degli adulti che li accompagnano.

Per questo abbiamo preparato un breve questionario e abbiamo scelto di aprirlo non soltanto alle famiglie che frequentano i nostri nidi, ma a tutte le famiglie del territorio.

Vi chiediamo cinque minuti.

Cinque minuti per fermarvi e raccontarci ciò che oggi vi interroga come genitori, ciò su cui vorreste comprendere qualcosa in più, la domanda che, se aveste davanti un professionista, vorreste potergli fare.

👉 COMPILA QUI IL QUESTIONARIO:
https://disputer.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_8CxZ0Uw97rDsk7Q

Le vostre risposte diventeranno il punto di partenza per costruire, insieme ai professionisti dell’Università, un percorso di incontri aperto alle famiglie, pensato a partire dai bisogni che emergeranno realmente.

Perché crediamo che un servizio educativo possa fare qualcosa di più che occuparsi dei bambini: possa diventare un luogo che crea cultura dell’infanzia, sostiene la genitorialità e costruisce comunità. 💚

E questo percorso vogliamo costruirlo insieme.

📲 Continuate a seguirci: nelle prossime settimane vi racconteremo ciò che nascerà dalle vostre voci e come potrete partecipare agli incontri.

A volte un progetto importante comincia proprio così:
da qualcuno che sceglie di ascoltare e da qualcuno che trova il tempo di raccontarsi.

𝑼𝒏𝒂 𝒕𝒂𝒗𝒐𝒍𝒂 𝒑𝒊𝒆𝒏𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 🌿Ci sono modi diversi per concludere una prima settimana.Noi oggi abbiamo scelto di far...
11/09/2026

𝑼𝒏𝒂 𝒕𝒂𝒗𝒐𝒍𝒂 𝒑𝒊𝒆𝒏𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 🌿

Ci sono modi diversi per concludere una prima settimana.

Noi oggi abbiamo scelto di farlo così.

Intorno a una grande tavola bassa, apparecchiata non per chiedere ai bambini di fare qualcosa, ma per offrire loro qualcosa da incontrare.

Foglie di fico al posto dei piatti.
Fichi appena raccolti.
Legno, juta, pigne, piccoli strumenti.
E un impasto morbido, tutto da toccare, schiacciare, trasformare.

Poi sono arrivati loro.

E ciò che fino a un attimo prima era un setting pensato dagli adulti ha smesso di appartenerci.

Una mano ha affondato un dito nell’impasto.
Un’altra ha scelto un fico e lo ha appoggiato proprio lì.
Qualcuno ha osservato a lungo prima di avvicinarsi.
Qualcuno ha assaggiato.
Qualcuno ha imitato il gesto di un compagno e, facendolo, ne ha inventato uno nuovo.

È accaduto quello che accade ogni volta che lasciamo ai bambini il tempo e la libertà di incontrare davvero le cose:
la proposta è diventata esperienza.

Ed è forse questa l’immagine che più ci piace per raccontare la fine della nostra prima settimana insieme.

Una settimana di ritorni e di primi incontri.
Di bambini che hanno ritrovato luoghi conosciuti e di altri che stanno iniziando, poco alla volta, a riconoscerli come propri.

Una settimana fatta anche di mani che hanno avuto bisogno di restare strette un po’ più a lungo, di distacchi, di attese, di osservazioni silenziose.

Perché al nido non cominciamo dall’attività.

Cominciamo dalla relazione.

Prima ancora di chiedere a un bambino di esplorare, dobbiamo permettergli di sentirsi abbastanza al sicuro da poterlo fare.

E allora anche una foglia può diventare un luogo di scoperta.
Un fico può diventare colore, profumo, consistenza, sapore.
Un pezzo di impasto può custodire il segno di cinque piccole dita.

E una tavola preparata con cura può diventare uno spazio nel quale incontrarsi, guardarsi, imitarsi, aspettarsi.

Oggi, osservandoli seduti tutti intorno, c'era qualcosa di bellissimo che andava oltre ciò che avevamo preparato.

Stava cominciando a nascere un gruppo.

Non tutto insieme.
Non nello stesso momento.
Non allo stesso modo.

Ma ciascuno con il proprio tempo, il proprio sguardo, il proprio modo di esserci.

Ed è così che vogliamo attraversare l'anno che abbiamo davanti: preparando possibilità, senza decidere in anticipo dove dovranno condurre.

Perché il nostro compito non è riempire le giornate dei bambini di cose da fare.

È creare luoghi, tempi e relazioni nei quali possano accadere cose che noi adulti non avevamo previsto.

La prima settimana finisce qui.

Tra mani sporche d'impasto, fichi condivisi, sguardi curiosi e una tavola che, alla fine, non era più bella come all'inizio.

Era molto di più.

Era stata abitata. 🌈

E forse non potevamo desiderare un modo più bello per ricominciare.

Buon nuovo anno insieme.

💛

🌱 IL TEMPO DELL’AMBIENTAMENTOForse, quando un bambino entra al nido, non sta imparando a stare senza la mamma o senza il...
08/09/2026

🌱 IL TEMPO DELL’AMBIENTAMENTO

Forse, quando un bambino entra al nido, non sta imparando a stare senza la mamma o senza il papà.

Sta imparando qualcosa di molto più grande.

Sta imparando che qualcuno può andare via senza scomparire.

Ed è una scoperta enorme.

Perché noi adulti conosciamo il tempo.
Sappiamo cosa significa “torno dopo pranzo”.
Sappiamo che esiste un dopo, anche quando non possiamo ancora vederlo.

Un bambino piccolo no.

Per lui il tempo non è ancora un orologio.
È esperienza.
È ripetizione.
È memoria che lentamente si costruisce.

La mamma saluta.
La porta si chiude.
Lei non c’è.

E poi, un giorno dopo l’altro, accade qualcosa di straordinario:
torna.

Torna oggi.
Torna domani.
Torna ancora.

Ed è forse proprio questa una delle esperienze più profonde dell’ambientamento: scoprire che l’assenza non cancella il legame.

🌿 Nel frattempo, tra quell’andare e quel tornare, succede un’altra cosa.

Entrano nuove mani.

Mani che ancora non hanno il profumo di casa.
Una voce che bisogna imparare a riconoscere.
Un volto che inizialmente è uno tra tanti e che, piano piano, diventa quel volto.

Quello che sa come mi piace essere preso in braccio.
Quello che comincia a capire il mio pianto.
Quello che riconosce quando ho bisogno di avvicinarmi e quando, invece, sono pronto ad andare un po’ più lontano.

È così che nasce una relazione educativa.

Non nel momento in cui il bambino smette di piangere.

Ma nel momento in cui comincia a pensare, con il corpo prima ancora che con la mente:

“Anche qui qualcuno si accorge di me.”

🌱 Per questo abbiamo imparato a diffidare un po’ della fretta.

Della fretta di dire che “è andata benissimo” perché non ha pianto.

Della fretta di preoccuparci perché, invece, ha pianto tanto.

Della fretta di chiedere a un bambino di dimostrarci che è già pronto.

Ci sono bambini che attraversano la porta correndo.
Altri che rimangono a lungo vicino all’ingresso.
Alcuni esplorano immediatamente.
Altri osservano.
Alcuni piangono il primo giorno.
Altri iniziano a farlo dopo una settimana, quando hanno compreso davvero ciò che accade.

Non esiste un modo giusto di ambientarsi.

Esiste il modo di quel bambino.

E merita tempo.

💚 E forse c’è qualcosa che dovremmo ricordare soprattutto noi adulti:

il pianto non è il contrario della serenità.

A volte il pianto è proprio ciò che accade quando un bambino si sente abbastanza al sicuro da poter raccontare che qualcosa è difficile.

Non sempre dobbiamo togliere un’emozione.
Qualche volta il nostro compito è molto più delicato:
restare mentre accade.

“Ti manca la mamma.”
“Lo so.”
“Puoi essere triste.”
“Io resto qui.”

Non per sostituire qualcuno.

Non siamo qui per prendere il posto della mamma, del papà, della casa.

Siamo qui per fare qualcosa di diverso e bellissimo:

allargare, un poco alla volta, la geografia affettiva di un bambino.

Fino a ieri il suo luogo sicuro aveva pochi confini conosciuti.

Poi compare una stanza nuova.
Un’educatrice.
Un rituale.
Una canzone.
Un tavolo.
Altri bambini.
Un giardino.
Una voce che diventa familiare.

E il mondo, senza togliere nulla a ciò che c’era prima, diventa un po’ più grande.

🌈 Forse è questa l’autonomia che ci interessa.

Non quella di chi impara presto a non avere bisogno.

Ma quella di chi, proprio perché ha sperimentato che qualcuno risponde al suo bisogno, trova il coraggio di allontanarsi un poco.

Esplorare.

Tornare.

E ripartire.

Perché un bambino non diventa sicuro quando smette di cercare qualcuno.

Diventa sicuro quando sa che, se avrà bisogno di cercarlo, qualcuno ci sarà.

☀️ E allora, in questi giorni di porte che si aprono, di manine strette più forte, di genitori che escono trattenendo qualche lacrima e di bambini che iniziano ad abitare luoghi nuovi, vorremmo ricordarci questo:
l’ambientamento non è il tempo necessario perché un bambino smetta di piangere quando mamma o papà vanno via.

È il tempo necessario perché possa costruire, dentro di sé, una nuova certezza:

“Puoi andare.
Posso sentire la tua mancanza.
Qui qualcuno avrà cura di me.
E tu tornerai.”

Forse crescere comincia anche così.

Non imparando che possiamo fare a meno degli altri.

Ma scoprendo che possiamo andare nel mondo
portando con noi la sicurezza dei legami che restano.

💚

🎶 L’ALBERO MUSICALE 🌿Ci sono esperienze che iniziano con una nota, un ritmo, un piccolo movimento… e diventano occasioni...
05/09/2026

🎶 L’ALBERO MUSICALE 🌿

Ci sono esperienze che iniziano con una nota, un ritmo, un piccolo movimento… e diventano occasioni preziose per ascoltare, esprimersi, stare insieme e crescere.

All’Asilo Nido L’Albero dei Sorrisi di Ripa Teatina arriva L’Albero Musicale, il percorso di propedeutica musicale dedicato ai bambini dai 3 ai 6 anni, guidato dalla Maestra Loretta D’Intino. 🎵

Attraverso il gioco, il ritmo, il movimento, la voce e gli strumenti, i bambini potranno avvicinarsi alla musica in modo spontaneo e gioioso, sperimentando, creando e scoprendo insieme.

📅 Tutti i lunedì
⏰ dalle 17:00 alle 18:30
📍 Asilo Nido L’Albero dei Sorrisi – Ripa Teatina

✨ Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

Perché la musica, nell’infanzia, non è soltanto imparare suoni e melodie.
È ascolto, relazione, emozione e possibilità di esprimersi. 🤍

📞 Per informazioni e iscrizioni:
Loretta – 329 1015240

🌱 Piccole note, grandi possibilità per crescere insieme.

𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂. 𝑳𝒂̀ 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒊𝒏𝒄𝒊𝒂 𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒅𝒖𝒄𝒊𝒂. 🤍Tra pochi giorni la porta del nido si aprirà.Dentro è quasi tutto pronto.Gli...
04/09/2026

𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂. 𝑳𝒂̀ 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒊𝒏𝒄𝒊𝒂 𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒅𝒖𝒄𝒊𝒂. 🤍

Tra pochi giorni la porta del nido si aprirà.

Dentro è quasi tutto pronto.

Gli spazi.
I giochi.
I piccoli angoli pensati e ripensati.
Le mani delle educatrici.
I loro sguardi.

Eppure la cosa più importante non può essere preparata prima.

Perché un nido può preparare uno spazio, scegliere un materiale, immaginare un tempo.
Ma non può sapere in anticipo come quel luogo verrà abitato da ogni bambino che arriverà.

Ci saranno bambini che torneranno in un luogo già conosciuto, ritrovando voci, profumi, gesti e braccia familiari.

E ci sarà chi quella porta la attraverserà per la prima volta.

Con un piccolo zaino sulle spalle e un mondo intero dentro di sé.

Porterà il proprio modo di cercare conforto, le proprie abitudini, ciò che lo fa sorridere e ciò che ancora lo spaventa. Porterà parole che forse non sa ancora pronunciare e bisogni che dovranno essere compresi prima ancora di essere detti.

E insieme a ogni bambino arriverà la sua famiglia.

Perché al nido, in fondo, non si ambienta mai soltanto un bambino.

Si ambienta una famiglia.

Si ambienta una mamma che, dopo aver salutato, esce da quella porta portando con sé domande che forse non dirà.

Si ambienta un papà che affida ad altre mani ciò che fino a quel momento è stato soprattutto tra le sue.

E si ambienta anche il nido.

Sì, anche il nido.

Perché ogni bambino nuovo cambia qualcosa.

Chiede agli adulti di osservare di nuovo, di interrogarsi, di mettere da parte qualche certezza. Chiede di scoprire quale distanza gli serve, quale voce riesce a raggiungerlo, quale gesto lo rassicura, quando avvicinarsi e quando, invece, semplicemente aspettare.

Perché ambientare non significa insegnare velocemente a un bambino a stare al nido.

Non significa aspettare il giorno in cui “non piangerà più”.

Significa qualcosa di molto più profondo:
trasformare, poco alla volta, l’estraneo in familiare.

Una voce sconosciuta che comincia a essere riconosciuta.

Un paio di braccia nuove che, un giorno, potranno diventare un posto in cui lasciarsi consolare.

Una stanza mai vista che comincia ad avere angoli conosciuti.

Una quotidianità che, ripetendosi, diventa prevedibile e quindi rassicurante.

E una porta che si chiude e che, giorno dopo giorno, insegna una delle esperienze più importanti:
chi va via può tornare.

In mezzo a tutto questo ci sarà anche la mancanza.

La mancanza di mamma.
Di papà.
Di casa.
Delle cose conosciute.

E quella mancanza non deve necessariamente essere cancellata.

Forse uno dei compiti più delicati dell’educare è proprio saperle fare spazio.

Non avere fretta di distrarre.

Non avere bisogno di spegnere immediatamente un pianto.

Ma riuscire a restare accanto a un bambino come per dirgli:

“Lo so. Ti manca.
Puoi sentirlo.
Io resto qui con te.”

Perché forse la cura comincia proprio lì.

Non quando riusciamo subito a far stare bene qualcuno, ma quando siamo capaci di stare accanto a lui anche mentre stare bene è ancora difficile.

E allora servirà tempo.

Non il tempo dell’orologio.

Il tempo di quel bambino.

Ci sarà chi esplorerà subito e chi avrà bisogno prima di guardare.

Chi cercherà una mano e chi avrà bisogno che quella mano rimanga semplicemente disponibile.

Chi farà un passo avanti e il giorno dopo sembrerà averne fatto uno indietro.

Ma forse dovremmo smettere di chiamarli passi indietro.

Perché nei processi profondi della crescita, non tutto ciò che rallenta sta tornando indietro.

A volte sta semplicemente mettendo radici.

Ed è proprio qui che il nostro nome torna a ricordarci qualcosa.

Piccoli Passi.

Non grandi conquiste da raggiungere in fretta.

Piccoli passi da vedere.
Da rispettare.
Da aspettare.
Da custodire.

Perché non importa arrivare tutti nello stesso momento.

Importa che nessun bambino debba perdere qualcosa di sé per riuscire ad arrivarci.

Tra pochi giorni quella porta si aprirà.

E il nido sarà lì.

Non ad aspettare bambini che sappiano già come stare.

Ma ad incontrare bambini che ancora non lo conoscono.

A meritare la loro fiducia.

A costruire quella delle loro famiglie.

A lasciare che ciascuno trovi la propria strada.

Un giorno alla volta.

Uno sguardo alla volta.

Una mano alla volta.

Un piccolo passo alla volta. 🌱

Fino a quando, quasi senza accorgercene, quel luogo nuovo comincerà ad avere il sapore delle cose conosciute.

E forse sarà proprio allora che capiremo che l’ambientamento sta accadendo davvero.

Non quando un bambino avrà semplicemente imparato a stare al nido.

Ma quando, entrando, potrà cominciare a sentire dentro di sé:

“C’è un posto anche per me.”

🤍

PRENDERSI CURA DI CHI SI PRENDE CURA.Oggi abbiamo iniziato un nuovo percorso.E forse non potevamo scegliere momento più ...
03/09/2026

PRENDERSI CURA DI CHI SI PRENDE CURA.

Oggi abbiamo iniziato un nuovo percorso.
E forse non potevamo scegliere momento più bello per farlo: proprio mentre i nostri nidi si preparano a riaprire le porte, abbiamo scelto di fermarci e rivolgere, per una volta, lo sguardo verso chi ogni giorno quelle porte le attraversa per accogliere, accompagnare, sostenere, educare.

Tutte insieme.
Le educatrici dei nostri quattro nidi: Piccoli Passi Bio di Miglianico, Gli Amici di Tato di Bucchianico, L’Albero dei Sorrisi di Ripa Teatina e Bambi di Chieti.

Prima uno spazio dedicato alle nostre referenti e co-referenti, per accompagnare una nuova esperienza che nasce quest’anno: quella della co-referenza, del condividere responsabilità, pensieri e sguardi.

Poi il cerchio si è allargato.
E ci siamo ritrovate tutte.

Con la dott.ssa Francesca Di Sipio abbiamo dato inizio a un percorso di supervisione che ci accompagnerà per tutto l’anno educativo.

Perché lavorare nella cura significa esserci continuamente per qualcuno.
Significa accogliere emozioni, bisogni, fatiche, pianti, conquiste. Significa essere presenza, ogni giorno.

Ma c’è una domanda che vogliamo imparare a non dimenticare:

chi si prende cura di chi si prende cura?

Anche chi educa ha bisogno di un luogo in cui poter deporre, per un momento, ciò che porta.
Un luogo in cui fermarsi. Ascoltarsi. Ritrovarsi.
Come professionista, come gruppo, ma soprattutto come persona.

Perché crediamo che la qualità della cura che offriamo agli altri passi anche dalla cura che sappiamo riservare a noi stesse.

Oggi abbiamo cominciato da qui.
Da noi.

E sarà bello scoprire, incontro dopo incontro, dove questo sguardo saprà portarci. ❤️

QUESTA PORTA, LUNEDÌ, SI APRIRÀ. 🤍Oggi resta ancora chiusa.E forse è proprio per questo che, guardandola, viene naturale...
02/09/2026

QUESTA PORTA, LUNEDÌ, SI APRIRÀ. 🤍

Oggi resta ancora chiusa.

E forse è proprio per questo che, guardandola, viene naturale immaginare tutto quello che tra pochi giorni passerà da qui.

Lunedì questa porta si aprirà.

Prima entreranno piccole mani strette dentro mani più grandi.

Entreranno bambini che conoscono già la strada, che ritroveranno luoghi, volti e abbracci lasciati soltanto qualche settimana fa.

E ne entreranno altri per la prima volta.

Per qualcuno sarà una porta familiare.
Per qualcun altro sarà una porta enorme.

Dietro, intanto, il nido aspetta.

Aspettano i lettini, ancora perfettamente sistemati, che presto custodiranno sonni, risvegli e qualche manina alla ricerca di una presenza vicina.

Aspettano i giochi, che oggi sono esattamente dove li abbiamo messi e che lunedì cominceranno finalmente ad andare dove decideranno i bambini.

Aspettano gli spazi, preparati con cura ma lasciati abbastanza liberi da poter diventare qualcosa che ancora non conosciamo.

Perché possiamo preparare un nido in ogni dettaglio.

Possiamo pulire, sistemare, scegliere materiali, spostare mobili, scrivere nomi.

Ma non possiamo preparare ciò che accadrà.

Ed è questa, forse, la parte più bella.

Non sappiamo ancora quale sarà il gioco preferito di una bambina che sta per arrivare.

Non sappiamo quale angolo diventerà il rifugio di qualcuno.

Non sappiamo dove nascerà una nuova amicizia, dove verrà pronunciata una parola per la prima volta, dove qualcuno troverà il coraggio di lasciare una mano e fare qualche passo da solo.

Non sappiamo nemmeno quante lacrime attraverseranno questa porta.

Perché passeranno anche quelle.

Lunedì entreranno mamme e papà con emozioni che forse cercheranno di nascondere dietro un sorriso.

Entreranno ciucci, peluche, piccoli rituali conosciuti soltanto a casa.

Entreranno paure, abitudini, caratteri, tempi diversi.

Entreranno storie intere dentro corpi piccolissimi.

E noi saremo dall’altra parte.

Non per chiedere a tutti di essere pronti.

Non per aspettarci che tutti salutino allo stesso modo, giochino allo stesso modo o abbiano bisogno dello stesso tempo.

Saremo lì per conoscerli.

Perché accogliere un bambino significa, prima di tutto, essere disposti a lasciare da parte ciò che avevamo immaginato per fare spazio a ciò che lui ci mostrerà di essere.

Per questo oggi questa porta chiusa non separa semplicemente un dentro da un fuori.

Custodisce un’attesa.

L’attesa di tutto ciò che ancora non conosciamo.

Tra pochi giorni gireremo quella chiave.

Qualcuno entrerà correndo.
Qualcuno resterà un po’ sulla soglia.
Qualcuno avrà bisogno di tornare indietro per un ultimo bacio.

Andrà bene così.

Perché non importa come attraverseranno questa porta.

Importa che, una volta dall’altra parte, ciascuno possa sentire che c’era qualcuno ad aspettarlo.

Lunedì questa porta si aprirà.

E il nido tornerà ad avere il suo suono più bello:

quello della vita che ricomincia.

🤍

QUANDO UN LUOGO COMINCIA AD ASPETTARECi sono giorni in cui un nido è ancora vuoto,eppure sembra già abitato.Oggi era uno...
02/09/2026

QUANDO UN LUOGO COMINCIA AD ASPETTARE

Ci sono giorni in cui un nido è ancora vuoto,
eppure sembra già abitato.

Oggi era uno di quei giorni.

Le stanze erano silenziose, i giochi ancora al loro posto, i tappeti appena sistemati. Nessuna corsa, nessuna voce, nessun piccolo corpo intento a scoprire il mondo.

Eppure, guardando bene, i bambini erano già lì.

Erano nei gesti delle educatrici che preparavano gli spazi pensando a loro.

In un materiale spostato un po’ più in basso perché una piccola mano possa raggiungerlo da sola.

In un angolo ripensato perché possa diventare rifugio, incontro, scoperta.

In un tappeto disteso immaginando qualcuno che, proprio lì, farà forse uno dei suoi primi tentativi per alzarsi.

In uno spazio lasciato volutamente libero, perché saranno i bambini a dirci come riempirlo.

Perché preparare un nido non è semplicemente renderlo bello e ordinato.

È provare a guardare il mondo da un’altra altezza.

È sedersi sul pavimento e chiedersi cosa vedranno quegli occhi.

È immaginare dove si fermeranno, cosa attirerà la loro curiosità, cosa li farà sentire sicuri.

È pensare anche a quel bambino che lunedì entrerà stringendo forte una mano e forse non sarà ancora pronto a lasciarla.

A quella bambina che osserverà tutto da lontano prima di trovare il coraggio di esplorare.

A chi correrà dentro senza voltarsi e a chi, invece, avrà bisogno di molto più tempo.

Ed è proprio per questo che un ambiente educativo non può essere soltanto preparato.

Deve essere disponibile.

Disponibile a cambiare, a farsi attraversare, a essere spostato, vissuto, trasformato.

Perché non vogliamo chiedere ai bambini di entrare in uno spazio già deciso dagli adulti.

Vogliamo che, poco alla volta, quello spazio impari chi sono loro.

Oggi abbiamo pulito, spostato, scelto, sistemato.

Ma soprattutto abbiamo immaginato.

E forse è proprio questo il gesto più bello che precede ogni nuovo inizio: fare posto a qualcuno prima ancora che arrivi.

Adesso il nido aspetta.

Aspetta le voci che romperanno questo silenzio.
Le mani che sposteranno ciò che oggi abbiamo sistemato con tanta cura.
I giochi che finiranno dove non avevamo previsto.
I pianti che chiederanno braccia.
Le risate improvvise.
Le prime fiducie.
Le piccole, immense conquiste.

Aspetta le storie di ogni bambino e di ogni famiglia che entrerà insieme a lui.

Lunedì apriremo le porte.

E da quel momento gli spazi che oggi abbiamo soltanto immaginato smetteranno di appartenere a noi.

Diventeranno loro.

E finalmente, il nido tornerà ad essere ciò per cui esiste:
un luogo che prende vita quando arrivano i bambini.

🤍

Indirizzo

Via Chieti, 62
Ripa Teatina
66010

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 18:00
Martedì 07:30 - 18:00
Mercoledì 07:30 - 18:00
Giovedì 07:30 - 18:00
Venerdì 07:30 - 18:00

Telefono

+393208538894

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