29/09/2026
🔥 L’algoritmo non vuole che tu capisca la crisi (vuole che tu la guardi)
C’è qualcosa di profondamente stonato in quello che sta succedendo sui social in queste settimane.
Siamo nel mezzo di una crisi dei carburanti che sta mettendo in difficoltà famiglie, lavoratori, pendolari, imprese.
I prezzi oscillano come un elettrocardiogramma impazzito, la gente non sa come organizzare la propria giornata, e il clima generale è quello di una tensione continua.
Eppure, apri i social e cosa trovi?
✔️File ai distributori per lo sconto Eni.
✔️Video di litigi per pochi centesimi.
✔️Meme sulle code, sulle auto, sulle “scene da apocalisse”.
È come se l’algoritmo avesse deciso che la crisi non va capita, va spettacolarizzata.
Non ti mostra contenuti che potrebbero aiutarti a orientarti: analisi serie, spiegazioni, alternative, strumenti concreti.
Ti mostra ciò che ti tiene fermo, bloccato, emotivamente reattivo.
Perché?
Perché la comprensione non genera engagement.
✔️La paura sì.
✔️La frustrazione sì.
✔️La sensazione di essere intrappolati in un problema senza via d’uscita… sì, quella funziona benissimo.
L’algoritmo non vuole che tu risolva la crisi.
Vuole che tu la guardi, la condivida, la commenti, la amplifichi.
Vuole che tu resti nella coda, non che tu capisca perché ci sei finito.
E così, mentre il Paese si muove a scatti, i social ti spingono a guardare la superficie del problema, non la sua struttura.
Ti mostrano la fila, non la causa.
La reazione, non la soluzione.
Forse è il momento di ricordarci che l’algoritmo non è neutrale.
E che, se vogliamo davvero capire cosa sta succedendo, dobbiamo cercare altrove fuori dal rumore, fuori dalla coda, fuori da ciò che “fa numeri”. 😏