CEIS: la scuola-villaggio nel cuore di Rimini

CEIS: la scuola-villaggio nel cuore di Rimini Il C.E.I.S. “L’asilo svizzero”. Pagina creata da ex alunni classe 1976. Scopo amatoriale: condivisione di pensieri, foto e ricordi.

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Meraviglioso docufilm proiettato gratuitamente il 13 e 14 giugno presso il cinema Tiberio.È stato molto toccante osserva...
15/06/2022

Meraviglioso docufilm proiettato gratuitamente il 13 e 14 giugno presso il cinema Tiberio.
È stato molto toccante osservare immagini e video inediti di una Rimini massacrata dai bombardamenti: rimandano istantaneamente all’assurda atrocità della guerra in corso oggi.
È stato di grande conforto, di contro, vedere e ricordare l’immensa potenza della gentilezza ed il miracolo compiuto dall’interazione degli educatori e dei bambini.

Arianna S.

02/09/2020

Nato nel 1945 il Ceis è meta di pellegrinaggio di maestre e accademici di tutto il mondo. Oggi c’è chi lo mette in discussione, ma la sua storia è importante, così come quella della fondatrice Margherita Zoebeli. Leggi

Il tipografo a caratteri mobiliEccolo qui il gruppo delle vocali, qui la scatolina contenente i tasselli A, lì le E, poi...
14/05/2019

Il tipografo a caratteri mobili
Eccolo qui il gruppo delle vocali, qui la scatolina contenente i tasselli A, lì le E, poi le I…eccole finalmente le U
AI, AIO, aiU, AIUO, AIUOLA …quante vocali ha questa parola!
Tassellini di metallo, un po’ sporchi di inchiostro, venivano disposti su una specie di lavagna, un telaio. Su ognuno di essi era incisa una lettera. Le scanalature posteriori del tassello permettevano alla letterina di essere fissata, sfiorandola con il dito la parola compariva al tatto, in bassorilievo.
In un’aula sopra ad un tavolone gigante, c’era una struttura futurista, incrostata e grassa, pregnante di odori di stampa e composta da parti stridulanti. Anche il nome dello strano oggetto sferragliava suoni composti, che sapevano di tecnica affascinante: era un tipografo a caratteri mobili.
Per la conclusione delle attività scolastiche, le maestre avevano deciso di creare un libro che conteneva il percorso dell’anno. E in prima elementare si trattava della scoperta del nostro mondo naturale e sociale: il villaggio.
Avremmo raccolto i pensierini di ognuno e di Tutti e poi li avremmo ciclostilati. Un pensiero al foglio, ripetuto per ogni bambino. Ognuno di noi avrebbe disegnato l’immagine del contenuto scritto. Qualche adulto li avrebbe rilegati. Infine c’era la copertina: un disegno del villaggio creato da uno di noi sarebbe stato riprodotto con la tecnica della stampa a linoleum.
Funzionava così: ogni settimana un gruppetto di bambini andava nella tipografia e componeva il pensierino assegnato. Comporre le parole, orientare le lettere, sceglierle era un’attività che richiedeva grande attenzione e concentrazione. Le parole venivano pensate dritte e intelaiate a rovescio: nel compositoio le lettere andavano sistemate all’incontrario, da destra a sinistra. Ribaltate come un calzino. Tra una parola e l’altra le maestre valorizzavano l’impegno con una meravigliosa concessione: la scivolata dalle scale. Ci si divertiva tanto: scivolare dalla tipografia che si trovava al primo piano, al piano terra lungo tutta la scalinata. Quella volta i gradini erano lucidi, marmorei e ben arrotondati e i grembiuli permettevano scivolate velocissime..ruzzolavamo alla grande al capolinea, in fondo alla scala formando un bel mucchio di testa, braccia e piedi qui e lì, davvero uno spasso!
In questo modo chi aspettava a mettere le letterine, non si annoiava e chi invece, creava la parola, poteva impiegarci il tempo di cui aveva bisogno, in tutta tranquillità.
Per comporre una parola, infatti, la dovevi osservare molto attentamente. Dovevi scegliere la lettera dal mucchietto giusto. La prendevi tra le mani, te la rigiravi e la sentivi, in tutte le sue aste e curvature tra le dita. Dovevi fare attenzione a prendere le lettere maiuscole o minuscole. Poi la dovevi fissare al rigo inciso, dal lato giusto. Un vero esercizio di scrittura! Quella parola che scomponevi e poi componevi con i cubetti…non te la saresti più dimenticata!
Per comporre un pensiero forse passava qualche ora, forse l’intera mattinata, è difficile dirlo ora, da adulta. Per fortuna in prima elementare i pensierini erano brevi – avevamo appena imparato a scrivere e a comunicare - e le frasi corte..ben si adattavano al nostro essere tipografi principianti. Al CEIS in effetti sperimentavi sempre che ogni cosa era proporzionale alle tue tappe e dimensioni, allo spazio e al tempo. Non eri consapevole della straordinarietà di questa orchestrazione perché per te era la normale armonia dei ritmi: di lavoro, del tamburello, del tuo divenire e dei tulipani che vivevano nell’aiola,..no aiuola.
Quando il testo era completato, lo si suggellava con un bel punto. Poi si scriveva il nome dell’autore. Si apriva la fase finale. Quella era la più delicata. Unguentare il tutto con l’inchiostro, apporre dritto e preciso un bel foglio e infine matarellarlo sopra..un’unica volta.
Che meraviglia.. sulla carta appariva quella parola inchiostrata d’azzurro: l’aiuola aveva preso un altro tipo di vita.
I grembiuli servivano da portieri di schizzi e le maniche si improvvisavano straccetti veloci. Alla fine infatti si puliva e qualcuno distratto scambiava, nel servizio, strofinacci ai grembiuli. Non c’era problema: le mamme lo sapevano che dal villaggio non si tornava senza verde d’erba, fango di campetto sassolini in tasca ed ..inchiostro..imparavano di certo tutti i segreti del lavaggio e del rammendo!
Lilli

25/02/2019

Il 25 febbraio 1996 Rimini piange colei che per tutti è la creatrice dell’Asilo Svizzero, il Ceis. Margherita Zoebeli nacque a Zurigo il 7 giugno 1912. Figlia di un fervente socialista, crescendo ne seguì le orme. Ai primi degli anni ’30 fu fra coloro che in Svizzera davano aiuto aiuto alle fa...

Tra i meriti del CEIS, quello di avvicinare i bambini al disegno in modo libero: non esistevano matita e gomma per cance...
10/02/2019

Tra i meriti del CEIS, quello di avvicinare i bambini al disegno in modo libero: non esistevano matita e gomma per cancellare. Cancellare implica il concetto di errore. Ma un bambino che disegna non fa errori, a menochè non gli venga “insegnato” che ci sono modi giusti e modi sbagliati di disegnare...
Un bambino disegna come sente, come immagina, come vede la realtà. ❤️

03/02/2019

Esploravamo il villaggio continuamente e così conoscevamo ogni centimetro. Ognuno sapeva dove trovare il mandorlo, che era il primo a fiorire all’arrivo della primavera o dove cercare il delicato calicantus i cui piccoli fiori spargevano un profumo intenso durante l’inverno. Attorno alle baracche raccoglievamo le piccole foglioline pelose che si attaccavano ai grembiuli e le usavamo per comporre delle decorazioni. Se Giovanni, il giardiniere, aveva piantato i bulbi dei tulipani, era un’emozione quando finalmente li vedevamo sbocciare come schizzi di colore su una tavolozza. Spesso spettava a noi prenderci cura del Villaggio, rastrellando insieme le foglie secche che erano cadute sui vialetti o nelle aiuole e prima della festa del villaggio preparavamo file di decorazioni da appendere ai rami degli alberi per addobbare il nostro villaggio, mentre l’attesa della festa ci riempiva di trepidazione.
Avevo la percezione di un’atmosfera speciale, di uno spazio nostro.
Ora da grande capisco quanto questi piccoli gesti mi abbiano insegnato un grande rispetto per “la cosa comune”, per lo spazio che abitiamo, per la natura che ci circonda.

Era l’anno scolastico 1982/83.La signorina Margherita ( Zoebeli, fondatrice del CEIS) era stata in Nicaragua. Ci aveva m...
28/01/2019

Era l’anno scolastico 1982/83.
La signorina Margherita ( Zoebeli, fondatrice del CEIS) era stata in Nicaragua. Ci aveva mandato le foto-documentario di quel viaggio, e noi bambini eravamo rimasti sensibilmente colpiti...
Pubblico le foto del pensiero collettivo della mia classe, scaturito appunto, dalla visione di quelle foto...

❤️

Articolo a cura di Maria Elena Flamigni.Insegnante ed ex alunna.
25/01/2019

Articolo a cura di Maria Elena Flamigni.
Insegnante ed ex alunna.

Anfiteatro, condono, terremoto e identità collettiva

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Via San Giuliano, 16
Rimini
47921

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