03/08/2026
LA COLPA CHE (quasi) NESSUN CAREGIVER DICE AD ALTA VOCE
Arriva quando, finalmente, ti concedi dieci minuti per te e la senti addosso come un furto.
Arriva quando, per un attimo, pensi "vorrei che finisse" e un secondo dopo te ne vergogni.
Arriva nei gesti piccoli, quando l'impazienza prende il sopravvento e resta lì, silenziosa, come un peso in più da portare da soli.
Questa colpa non dice niente sul tuo valore come figlia, come figlio, come persona.
Dice solo che stai reggendo qualcosa di enorme, da troppo tempo.
L'ho vissuto anch'io, accompagnando mio padre.
E ho imparato che, un poco alla volta, si rischia di sparire dietro il ruolo: prima sei dentro la tua vita, con delle amicizie, un lavoro — poi diventi soltanto "chi si occupa di lui, di lei".
C'è però uno spostamento possibile, più interiore che pratico: passare dall'accudire tutto al collaborare.
Chiedere aiuto non è cedere il posto accanto a chi ami.
È renderlo sostenibile, per te e per chi ami.
Rallentare, staccare un po’, ricaricare le pile, avere cura anche del tuo spazio interiore, riordinare ciò che hai dentro, tornare a sentire una profonda connessione con il centro del tuo essere: è cosa buona e giusta!
Anche di questo è possibile parlare in un Death Café.
Se lo desideri, puoi unirti a noi nel Death Café di questa sera, alle 20 su Zoom: uno spazio informale e senza giudizio per parlare di morte, cura e fine vita insieme a chi condivide lo stesso cammino.
Partecipazione gratuita, posti limitati.
Se ti riconosci in queste righe, scrivimi pure qui:
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A volte basta sapere di non essere soli.
Con Amore
Silvia
💜