Raffaella Capelli ArtHealer

Raffaella Capelli ArtHealer ✨ Accompagno donne nei passaggi di vita a trasformare blocchi emotivi e corporei in energia vitale. Percorsi individuali e di gruppo ❤

Lavoro attraverso il corpo, la consapevolezza e la creatività per aiutarti a ritrovare movimento, leggerezza e presenza. Innamorata della vita, affascinata dalla capacità dell'essere umano di creare, crearsi e rinascere continuamente, appassionata. Questa sono io, Raffaella Capelli, di professione Arthealer. Con il mio lavoro accompagno donne meravigliose a riconnettersi con il proprio fuoco creat

ivo, nella riscoperta del loro potenziale di autoguarigione. Le sostengo nel percorso che le riporta a se, al riconoscere e integrare tutte le parti recuperando fiducia, forza, energia, il PIACERE di essere INTERE. L'ARTE DEL CORPO e l'ARTE DEL COLORE sono i mezzi, gli strumenti che uso, frutto di formazioni, studii, passioni e sperimentazioni personali. Credo fortemente che il primo passo sia recuperarsi, con amore, con uno sguardo nuovo di accoglienza. Credo che essere intere, significhi integrare tutto ciò che siamo, perché ogni piega, ogni angolo, ogni minuscola parte unita alle altre ci fa diventare forti, salde, radicate pronte a fiorire. Con questa passione accompagno in quella che chiamo "una via gentile" per sperimentare la gioia di fiorire dando fiducia la proprio fuoco interiore.

💥 SEI IL TUO SINTOMO?Sto lavorando con una persona che convive da tempo con un disagio fisico molto presente.Talmente pr...
18/08/2026

💥 SEI IL TUO SINTOMO?

Sto lavorando con una persona che convive da tempo con un disagio fisico molto presente.

Talmente presente che, piano piano, ha cominciato ad occupare molto più del suo corpo.

Ha modificato le sue giornate.
Ha rallentato il lavoro.
Ha condizionato alcune scelte.
Ha ristretto il suo spazio di libertà.

Ha provato tante strade per liberarsene.

Eppure il sintomo è ancora lì.

Così, nel nostro lavoro, a un certo punto abbiamo spostato lo sguardo.

Siamo passati da:

“Come facciamo a mandarlo via?”

A:

“Cosa succede quando arriva?”

Cosa fai?

Come respiri?

Quanto, come e dove ti irrigidisci?

Quanto spazio della tua attenzione si prende?

Cosa smetti di fare per paura che arrivi?

Quanto della tua giornata comincia ad essere organizzato intorno a lui?

Certo che vorremmo che il sintomo sparisse.
Quando qualcosa ci fa stare male è naturale desiderare di liberarcene.
Ma se, almeno per ora, non accadesse?

E se la nostra reazione al sintomo peggiorasse la situazione?

E se fosse proprio lì lo spazio in cui imparare qualcosa di nuovo?

Rilassarsi invece di irrigidirsi.
Respirare invece di trattenere.
Allargare l'attenzione invece di concentrarla tutta sul sintomo.

Continuare a scegliere invece di organizzare la propria vita intorno alla paura.

Allenare, insomma, una postura diversa davanti a ciò che non possiamo controllare.

Stiamo lavorando proprio lì.

Sulla paura.
E, soprattutto, sulla possibilità di recuperare spazio di scelta.

Perché il sintomo potrebbe cambiare, diminuire, magari andarsene.

Oppure no.

Questo non possiamo saperlo.
Ma possiamo chiederci:
quanto potere gli sto lasciando sulla mia vita?

Questa riflessione non riguarda soltanto i sintomi fisici.

Possiamo diventare “quella con l'ansia”.

“Quello con il mal di schiena.”

“Quella che non dorme.”

“Quello che ha paura.”

Fino a delegare a qualcosa che abbiamo il definire chi siamo.

E allora forse una delle domande da cui partire è molto semplice:

Tu sei il tuo sintomo?

O c'è ancora una parte enorme di te che aspetta di tornare ad avere spazio?

💃 Qualche giorno fa ho visto “Tutta vita”, il film di Valentina Cenni che racconta la settimana molto particolare di alc...
13/08/2026

💃 Qualche giorno fa ho visto “Tutta vita”, il film di Valentina Cenni che racconta la settimana molto particolare di alcuni straordinari musicisti jazz, riuniti in una casa, per preparare insieme un concerto.

E mentre lo guardavo continuavo a pensare:

ma quanto siamo ossessionati dall'idea di non sbagliare?

Nel film si parla molto di improvvisazione.

Di ascolto.

Di quello che accade quando un musicista si autorizza a suonare una nota che forse non era proprio quella che aveva immaginato.

Nel jazz quella nota non viene cancellata.

Qualcun altro può raccoglierla.
Risponderle.
Portarla da un'altra parte.

E improvvisamente quello che poteva sembrare un errore apre una strada che, un secondo prima, nessuno aveva previsto.

Questa cosa mi ha affascinata.

Perché ho pensato a quante persone incontro che arrivano da me pensando, in qualche modo, di essere sbagliate.

“Vorrei eliminare questa parte di me.”

“Vorrei non provare più questa emozione.”

“Vorrei aggiustare questa cosa.”

“Vorrei tornare come prima.”

E se provassimo, invece, a fare come quei jazzisti?

Prima di correggere, ascoltare.

Cosa sta succedendo?

Cosa mi sta dicendo questa parte di me che considero così sbagliata?

Dove potrebbe portarmi se, invece di zittirla immediatamente, iniziassi a dialogare con lei?

Non significa pensare che tutto ciò che ci fa soffrire sia meraviglioso.

Significa smettere, almeno per un momento, di considerarci un problema da aggiustare.

Perché a volte proprio quella parte imperfetta, quella nota stonata, quell'imprevisto che avremmo voluto cancellare...

ci costringe a cercare.

A cambiare ritmo.

A improvvisare.

A scoprire una possibilità che nella nostra “perfetta partitura” non avevamo previsto.

Forse la perfezione rende tutto corretto.

Ma è l'imperfezione, qualche volta, a rendere tutto vivo, interessante, intenso.

E allora mi rimane una domanda:

qual è quella tua “nota stonata” che hai sempre cercato di correggere... e che forse non hai ancora provato davvero ad ascoltare?





😍 Ci ho messo un po’ a capire come raccontare quello che faccio.Forse perché non è così semplice metterlo dentro una def...
11/08/2026

😍 Ci ho messo un po’ a capire come raccontare quello che faccio.

Forse perché non è così semplice metterlo dentro una definizione.

Lavoro con i piedi.
Con il corpo.
Con le emozioni.
Con il respiro, il movimento, il colore, le parole.

Sono Operatrice del Metodo Grinberg, Coach emozionale e corporea, Arteterapeuta… e nel tempo ho raccolto strumenti, esperienze, tecniche e modi diversi di accompagnare le persone.

Ma c’è una cosa che per me viene prima di tutto questo:

Al centro ci sei TU✨

Con quello che sta succedendo nella tua vita in questo momento.

A volte il punto da cui cominciare è molto concreto: la pancia che non si rilassa, le spalle continuamente tese, la difficoltà a dormire, una stanchezza che sembra non passare.

Altre volte è più difficile persino dargli un nome.

È quel “non mi riconosco più”.
Quel “so che qualcosa deve cambiare, ma non so cosa”.
Quel sentirsi ferme, arrabbiate, confuse, lontane da sé.

Non ho risposte pronte da consegnarti.

Preferisco cercarla insieme a te.

Facendo domande.
Osservando cosa accade nel corpo.
Accorgendoci di ciò che fai automaticamente.

Sperimentando possibilità diverse.

Perché credo profondamente che il corpo sappia molte più cose di quelle che riusciamo a raccontarci.

E che, quando torniamo ad ascoltarlo, possa diventare una bussola sorprendentemente precisa.

Questo il modo più semplice che ho trovato per raccontare ciò che faccio.

E adesso giro a te la domanda con cui termina il carosello:

se potessi partire da una cosa sola, oggi, da dove cominceresti?

🚷 Per anni ha pensato che il suo bisogno fosse un limite. È cambiato tutto quando ha scoperto che era una guida.Qualche ...
16/07/2026

🚷 Per anni ha pensato che il suo bisogno fosse un limite. È cambiato tutto quando ha scoperto che era una guida.

Qualche anno fa una ragazza adolescente arrivò da me con una richiesta molto precisa.

"Vorrei imparare delle tecniche per gestire l'ansia quando ci sono troppe persone."

Per lei quella sensibilità era un difetto.

Vedeva gli altri partecipare con leggerezza, stare in mezzo alla gente, divertirsi. Lei, invece, dopo un po' sentiva il bisogno di allontanarsi, di stare in silenzio, di respirare.

Pensava di avere qualcosa che non andava.

Eppure, lavorando insieme, ci siamo accorte di una cosa importante.

Quel bisogno non era lei.
Era una parte di lei.
Una parte che stava cercando di proteggerla.
Ma anche di dirle qualcosa.

Quando ha smesso di combatterlo e ha iniziato ad ascoltarlo, è cambiato il modo di guardarsi.

Ha imparato alcune tecniche per calmare il corpo quando l'ansia arrivava.
Ha iniziato a riconoscere i segnali prima di arrivare al limite.

Ha scoperto che poteva scegliere: rimanere, fare una pausa o tornare. E che, in qualunque caso, andava bene così.

Non era più il bisogno a decidere per lei.
Era lei che imparava a prendersene cura.

Oggi è una giovane donna serena, autonoma, piena di vita.
E ogni tanto ripenso a quella storia.
Perché mi ricorda che spesso passiamo anni a voler eliminare ciò che sentiamo.

La paura. La tristezza. Il bisogno di stare soli. Il bisogno di essere visti. Il bisogno di riposare.

Li viviamo come ostacoli.

Forse, invece, sono indicazioni.
Non ci definiscono.
Ci orientano.

Da quel giorno, ogni volta che emerge un bisogno, provo a farmi una domanda diversa.

Che cosa sta cercando di insegnarmi?

Questo tema mi accompagna da tempo. Proprio da questa riflessione nasce anche l'articolo che trovate nel nuovo numero de
"Il Coach Impuro" - Talent Edizioni

Se vi va di approfondire, vi lascio il link qui sotto 👇

https://www.talentedizioni.it/magazine-il-coach-impuro-2026/

Sentirsi abbandonati o imparare ad abbandonarsi?Ci sono due esperienze che sembrano assomigliarsi mentre in realtà sono ...
07/07/2026

Sentirsi abbandonati o imparare ad abbandonarsi?

Ci sono due esperienze che sembrano assomigliarsi mentre in realtà sono molto diverse.

La prima è sentirsi abbandonati.
È una sensazione che, in modi diversi, quasi tutti abbiamo conosciuto.
A volte nasce da un'esperienza importante.
Altre volte da tante piccole situazioni che, nel tempo, ci hanno fatto sentire poco visti, poco scelti, poco importanti.

La seconda è abbandonarsi.
Lasciarsi andare.
Fidarsi.

Permettersi di respirare fino in fondo.

Accogliere ciò che di bello arriva, saperlo vedere.
Senza pensare che possa sparire da un momento all'altro.
Con la fiducia, che se anche fosse, possiamo sempre ritrovarci, abbiamo risorse e forze.

In questi giorni mi sono chiesta se queste due cose fossero collegate.

Se, quando abbiamo conosciuto la paura di essere lasciati, una parte di noi abbia imparato a rimanere sempre all'erta.

A controllare. A trattenere.
A non affidarsi completamente.

E il corpo, spesso, lo racconta.
Muscoli che non si rilassano mai.
Un respiro che rimane sospeso.
La pancia che continua a trattenere.
Le spalle alzate, i nevi tesi.

Come se dicesse:
"Resta pronta. Non abbassare la guardia."

Forse imparare ad abbandonarsi non significa dimenticare quello che abbiamo vissuto.

Significa scoprire, un po' alla volta, che oggi possiamo abitare la vita in un modo diverso.

Con meno controllo e più presenza, che sono due cose molto diverse.

Ti è mai capitato di accorgerti che, per paura di perdere qualcosa, hai smesso di lasciarti vivere fino in fondo?

🔥In questi giorni il corpo mi ha insegnato una cosa.Durante una sessione di lavoro corporeo mi sono accorta che una part...
01/07/2026

🔥In questi giorni il corpo mi ha insegnato una cosa.

Durante una sessione di lavoro corporeo mi sono accorta che una parte di me stava facendo una fatica enorme per non muoversi.

Stavo usando una forza incredibile per bloccare una parte del corpo.
Per proteggerla.
Per non sentire troppo dolore.
Per tenere sotto controllo qualcosa che sembrava troppo intenso.

Poi, per un attimo, ho smesso.
Ho respirato profondamente e ho lasciato che quella zona si aprisse.

E lì è successo qualcosa che non mi aspettavo.
Quella forza che fino a un momento prima serviva a trattenere ha cambiato direzione.
Ha iniziato a scorrere.

La zona che stavo proteggendo si è rilassata e quella forza si è diffusa nel resto del corpo.

Come un'onda.

Ho sentito più presenza.
Più stabilità.

Perfino lo sguardo sembrava diverso.
Più aperto.
Più lucido.

Mi è successo altre volte, ma questa volta è stato intenso e chiaro.

Spesso ci sentiamo stanchi, scarichi, senza energia. Ci sembra di non essere abbastanza forti per sostenere gli eventi della vita, eppure ne usiamo tantissima per resistere.

Chissà quanta forza teniamo occupata nel tentativo di proteggerci, quando potrebbe essere la stessa forza che ci aiuterebbe a vivere.

✨In questi giorni il corpo mi sta insegnando che...Un tempo pensavo che fosse difficile dire di no per paura di ferire g...
25/06/2026

✨In questi giorni il corpo mi sta insegnando che...

Un tempo pensavo che fosse difficile dire di no per paura di ferire gli altri.
Per non deluderli.
Per non creare problemi.

Poi, osservandomi meglio, mi è venuto un dubbio.
E se quel sì lo dicessi soprattutto per proteggere me?

Per paura di non piacere più.
Di sembrare egoista.
Di non essere all'altezza.
Di non essere più la brava figlia, la brava compagna, la brava amica...

Mi accorgo che questa paura non rimane solo nella mente.
Vive anche nel corpo.
Quando non ascolto quel no mi irrigidisco.
Mi affatico. Il respiro diventa più corto.

Rimane una rabbia sottile che continua a girare anche quando tutto è finito.

Come se una parte di me avesse rinunciato a occupare il suo posto.

Negli ultimi tempi, però, ho iniziato a osservare meglio il corpo anche quando mi sposto dall'altra parte.

Quando quel no riesce finalmente a uscire, il petto si apre.
Respiro più profondamente.
Cammino in modo diverso.
Mi sento più stabile.
Più presente.

E l'energia che prima usavo per trattenermi torna disponibile per vivere.

La cosa che mi sorprende di più?
Che il più delle volte il mondo non crolla.

Magari qualcuno rimane deluso.
Magari serve una conversazione.
Ma la relazione non si rompe.
Anzi, a volte diventa più vera.

E allora mi chiedo se passiamo una parte della vita a cercare di essere la persona che gli altri si aspettano, dimenticandoci di ascoltare quella che siamo davvero.

E di nuovo la conferma che il corpo, con le sue tensioni, le sue rigidità e la sua stanchezza, prova ogni giorno a ricordarcelo

✨ Una mia cliente mi ha detto una cosa molto bella.Da quando dorme meglio si sente più calma. Meno sulla difensiva. Meno...
03/06/2026

✨ Una mia cliente mi ha detto una cosa molto bella.

Da quando dorme meglio si sente più calma. Meno sulla difensiva. Meno in allarme.

E mi raccontava di quanto, nel periodo difficile attraversato con suo marito, entrambi si fossero chiusi nel proprio riccio.

Aspettando attenzioni senza riuscire a chiederle davvero. Aspettando di essere capiti senza mostrarsi fino in fondo.

E così erano arrivate rabbia, distanza, aspettative deluse.

A volte quando il corpo è meno teso succede qualcosa di importante: non vediamo solo meglio l’altro.

Riusciamo finalmente a vedere anche noi stessi. I nostri bisogni. I nostri desideri. Le nostre fragilità.

E quando si abbassano le difese e si riesce a comunicare ciò che sentiamo davvero e ad ascoltare l'altro, si crea lo spazio per l'incontro.

Anche gli ostacoli, a volte, servono ad insegnarci nuovi modi di stare in relazione.

❤️ È possibile stare in una relazione senza sacrificare sé stessi?A volte nelle relazioni succede una cosa strana.Per no...
29/05/2026

❤️ È possibile stare in una relazione senza sacrificare sé stessi?

A volte nelle relazioni succede una cosa strana.

Per non perdere l’altro iniziamo lentamente a perdere noi stessi.

Ci adattiamo. Tratteniamo.
Ci aspettiamo che l’altro capisca senza chiedere davvero. Speriamo di essere visti mentre smettiamo di mostrarci.

E intanto il corpo cambia:
si irrigidisce, si chiude.
Iniziamo a trattenere rabbia e tristezza, ci comportiamo che se l'altro ci stesse rifiutando e nascondiamo i nostri bisogni. Anzi forse non li sentiamo nemmeno.

E se amare non significasse scegliere tra sé e l’altro?

Forse significa imparare una danza in cui entrambi possano esistere davvero.

Indirizzo

Viale Abruzzi, 22
Riccione

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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