Pedagogia Clinica Mantova

Pedagogia Clinica Mantova Pedagogisti Clinici iscritti all'ANPeC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) della provincia di Mantova

Attività di tipo Educativo e Ri-Educativo su varie tipologie di disagio: Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), disagio comportamentale (ADHD), Bisogni Educativi Speciali (BES), ri-educazione post trauma (Ictus, Ischemie, Incidenti, eventi oncologici, ecc.), ...

Nessuna verità, solo opinioni di un pedagogista datato e che odia l'ipocrisia.PREMESSEAnno scolastico 1946/47 classe Qua...
05/08/2026

Nessuna verità, solo opinioni di un pedagogista datato e che odia l'ipocrisia.

PREMESSE
Anno scolastico 1946/47 classe Quarta
Sussidiario "Piccola Sorgente"
Formato A5
Pagine 320
Contenuti: Religione, Storia, Geografia, Scienze, Igiene, Italiano, Aritmetica, Geometria.
Tutto in un unico testo

L'immagine del Post riporta una pagina del sussidiario.
Chiedo ai lettori di confrontare l'importanza degli argomenti e il linguaggio utilizzato con un qualunque libro di quarta elementare di oggi.

Nessun esercizio da farsi sul libro infatti, nonostante gli anni, il libro non presenta scritte, sottolineature, danneggiamenti vari.
Il libro era importante, doveva durare per chi lo avrebbe assunto gli anni successivi.
Ogni esercizio veniva copiato e risolto sul proprio quaderno (sempre in formato A5).
Imbarazzante confrontare questo ormai quasi antico testo con i suoi pronipoti.
Ora giunge spontanea una domanda (cit. Lubrano), erano molto più maturi i bimbi del dopoguerra o sono così infantili i bimbi del terzo millennio?
Personalmente penso la seconda opzione.
Altre domande che mi pongo
Oggi ci si lamenta che:
1) I ragazzi non sanno scrivere in corsivo;
2) I ragazzi non conoscono la grammatica;
3) I ragazzi non comprendono il significato di un testo;
4) I ragazzi non sanno far di conto
5) ....

Vediamo un pò
1) Appartengo a quella generazione che ha iniziato scrivendo quaderni di segni grafici prima ancora di scrivere parole (paginate delle cosiddette aste).
Inutile perdita di tempo?
Ma forse NO.
Un qualunque tecnico sportivo che lavori in modo professionale vi potrebbe dire che, prima di eseguire una sequenza motoria complessa occorre costruire, nell'atleta, i cosiddetti "prerequisiti funzionali" ovvero, le capacità funzionali per l'esecuzione di ogni singola particella dell'atto motorio richiesto (immaginate un'atleta di ginnastica ritmica incapace a fare una capovolta).
Ecco a cosa servivano le paginate di "aste", alla costruzione dei prerequisiti funzionali alla produzione di ogni singola lettera corsivo o stampato che sia, permettendo di costruire le abilità neuromotorie per eseguire segni rettilinei, arrotondati, connessi, ecc., muovendo in sincronia dita, polso e braccio.

2 e 3) La grammatica occupa, nel testo citato solo 35 pagine, suddivise tra nomi, verbi, aggettivi, coniugazioni, ecc. Alla domanda del come mai i nostri ragazzi non conoscano la grammatica e non sappiano scrivere do una mia risposta interpretativa.
Ai miei tempi (prima elementare nel 1969), si leggeva, si leggeva, si leggeva molto.
La grammatica era correlata a quanto letto e non viceversa.
La maestra chiedeva a noi di leggere e spiegare quanto letto POI arrivavano gli esercizi di grammatica (Leggere, Capire, Contestualizzare). Si leggevano racconti e raccontini maggiormente complessi rispetto a quelli di oggi. Si faceva molte meno ore di grammatica ma, in compenso si scriveva molto, ma molto di più. Numericamente incalcolabili i pensieri liberi che quotidianamente dovevamo scrivere per il giorno successivo come compito a casa. Pensieri liberi che venivano grammaticamente corretti.
Un concetto opposto
Oggi: regola + regola + regola > lettura e forse comprensione
Ieri: Lettura + Comprensione > Regola
Leggere molto porta già in automatico il soggetto a comprendere quale sia la forma letteraria corretta.
ATTENZIONE per comprensione del testo non intendo l'analisi strutturale di una frase o di un racconto, ma i suoi significati profondi, quanto detto e quanto non detto.
"Ricordo ad una mia lezione di storia in una quinta elementare di aver letto un raccontino sulle "Domus romane", ove si raccontava dove e come vivevano i ricchi patrizi, come e dove vivevano i loro servitori, come giocavano i figli dei patrizi.
Al termine di quanto letto chiesi ai bimbi chi mancava nel racconto.
Silenzio assordante e stupore nel momento che dissi loro che mancava la descrizione dello stile di vita dei figli dei servitori.
Leggere significa comprendere tutte le sfumature di una lettura anche le omissioni (Leggere - Capire - Contestualizzare).

4) I ragazzi non sanno più far di conto.
Ora, insegnare l'aritmetica (il far di conto) e a seguire la matematica (Il mondo intero dei numeri, delle forme e della logica), prevede un'insegnante in grado di comprendere che la logica dei numeri è diversa dalla logica delle parole. Occorre essere padrone di una moltitudine di metodi diversi, che sappiano spiegare gli stessi concetti con l'utilizzo di termini diversi, ad una moltitudine di bambini diversi.
Il limite del ragazzo (non discalculico), sta nel limite dell'insegnante.
A proposito la comprensione letterale del implicito, dell'esplicito, dell'inutile, del riempitivo, del ridondante e del mancante sono alla base del comprendere un normalissimo problema di matematica.
Ecco un altro motivo per leggere molto e, possibilmente, di forma complessa.
Ovviamente ad un bambino di quarta o quinta elementare non leggo un trattato di fisica quantistica, ma non devo nemmeno giudicarlo da scuola materna, visto il livello medio dei raccontini dei desti odierni

Si potrebbe disquisire per ore ma chiudo dicendo che in un mondo che si presenta sempre più come un melting pot di culture occorrono persone con sempre maggiori capacità di adattamento soprattutto in ambito educativo.

Prossimamente la mia opinione sull'uso di device in ambito scolastico

Dott. Maurizio Saravalli

QUANDO I MULINI ERANO BIANCHI (puntata 1). Pensieri controcorrenteI mulini non sono mai stati bianchi, e non si stava me...
05/06/2026

QUANDO I MULINI ERANO BIANCHI (puntata 1).
Pensieri controcorrente
I mulini non sono mai stati bianchi, e non si stava meglio quando si stava peggio.
Premessa strana per parlare di educazione soprattutto su un profilo che, da alcuni anni, non si muove.
Mea culpa, mea maxima culpa.
La volontà di scrivere, le quasi infinite cose che mi frullano nel cervello, è sempre stata presente ma ha prevalso la pigrizia.
È sì, anche Maurizio, l’iperattivo pedagogista, marzialista, docente, contadino della domenica, …, si lascia andare alla pigrizia.
Ma torniamo a noi e parliamo di come si è evoluto o involuto il sistema educativo in questi decenni e, per fare ciò, farò la cosa più errata che un pedagogista, scientista può fare ovvero mi appoggerò ai miei personali ricordi, consapevole che l’esperienza personale ha valore scientifico e statistico pari a 0.
Ma cosa volete, forse invecchiare mi ha reso più simile ai vari psico-peda-socio-ecc. che abbondano su social e format televisivi o forse semplicemente più brontolone.
Classe 63, inizio la scuola elementare (oggi chiamata primaria), nel 1969.
(in quegli anni, la percentuale di diplomati sul totale della popolazione italiana era molto bassa rispetto agli standard odierni solo il 3,3% della popolazione disponeva di un diploma di scuola superiore, mentre circa il 90% della popolazione possedeva al massimo la licenza elementare – dati ISTA)

Nella mia classe, composta da 10 alunni, c’era già un compagnuccio bocciato, un bimbo respinto in prima elementare, entro l’esame di quinta elementare perdemmo un altro paio di compagni di viaggio.
Si … la bocciatura era abbastanza frequente alla primaria di quei tempi e si, in quinta si sosteneva l’esame per il passaggio alle medie.
Nessuno lo viveva come tragedia, nessuno aveva alcunché da recriminare sulle decisioni della maestra che, dall’alto del suo diploma magistrale (4 anni dopo le medie), presentava un livello culturale ben al di sopra di quello della maggioranza dei nostri genitori (mio padre contadino e mia madre magliaia avevano entrambi la quinta elementare, e nessuno dei genitori dei miei compagni aveva terminato le scuole medie).
Dei 10 alunni di quella prima del 1969 solo in 3 conquistammo un diploma, alcuni dovettero ripetere qualche classe negli anni successivi, e in 7 entrarono nel mondo del lavoro al termine delle medie (14/15 anni).
Altri tempi.
Le scuole superiori erano per chi VOLEVA studiare e lo studio universitario per chi VOLEVA ma, soprattutto, POTEVA permetterselo.
C’era la consapevolezza generale che non tutti ambivano ad una maggior cultura, che non tutti potevano o volevano rimanere chini su dei libri, rimanere ore chiusi in una classe ad ascoltare lezioni di nessun interesse, chiusi in casa a fare compiti per un potenziale futuro migliore men che meno per conquistare una maggior cultura e consapevolezza di sé.
Vi era un generale pensiero: “il non interessato al sapere e al conoscere, non solo non sarà mai in grado di accrescere il proprio livello culturale ma, mediante comportamenti non corretti, renderà difficile il percorso di quei pochi che invece ambivano a più elevati obbiettivi tecnici, culturali e professionali.
Altri tempi.
In un mondo di micro agricoltura, una miriade di micro-allevamenti e micro-artigianato come indotto, portato avanti da famiglie a basso reddito e livello culturale, il sapere aveva un costo energetico, temporale ed economico che non tutti potevano permettersi.
L’ascensore sociale esisteva per chi aveva tanta determinazione e tanata volontà e, anche qualche possibilità economica.
E per coloro che possedevano doti e volontà ma senza pecunia?
Esisteva il lavoro.
Ragazzi in piedi alle 4 di mattina per la mungitura o nel lavoro nei campi sotto il solleone o in nero in qualche aziendina artigianale, …. per pagarsi una tassa universitaria e qualche libro.
Le scarne biblioteche comunali non potevano di certo offrire libri universitari e non cera internet ad aiutare col suo universo informativo.
Ovviamente i figli dei benestanti avevano una marcia in più.
Oltre alla possibilità economica in quei tempi c’era la consapevolezza del potere del sapere.
Genitori diplomati o laureati crescevano figli immersi in un ambiente culturale diverso. Il figlio del “Signor. Dottore” lo si percepiva sin da giovanissimo come “Futuro Signor Dottore” e gli altri … bè Io ero uno degli altri e ricordo che la mia coordinatrice di classe delle medie consigliò vivamente mio padre, visto i miei non brillanti risultati scolastici (comunque mai bocciato), di inoltrarmi nel mondo agricolo, vista la fortuna di possedere una decina di capi di bestiame e un fazzoletto di terra.
Per lei proseguire gli studi per me era un inutile spreco di tempo e di preziose risorse economiche.
Ma aimè, i miei genitori si ritrovano con un figlio testardo e con delle stupide fantasie in mente e, mentre 7 miei compagni già lavorano e possono permettersi il motorino con i soldi dei loro guadagni, io rimango per altri 5 anni una spesa per la conquista di un diploma di Perito Meccanico.
Quest’ultimo periodo è sarcastico, posso dire di avere avuto la fortuna di avere genitori molto aperti nonostante una oggi misera quinta elementare, genitori che mi hanno sempre messo in evidenza l’importanza del sapere, mediante l’ascolto di radio e telegiornali, l’assidua presenza di riviste, libri e tanti fumetti (un padre contadino hobbisticamente pittore che leggeva libri sulla storia dell’arte).
Altri tempi.

10/05/2026

Indirizzo

Via Roma 4
Revere
46036

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