14/12/2025
Oggi ho riletto un testo che avevo scritto nel 2017 per presentare il mio lavoro in occasione di una tavola rotonda, dal tema
🟦 Memoria e Gesto ✋🧠
Rileggendolo, mi sono reso conto che quel testo rispecchia profondamente la mia nuova creatura:
🩰 DANSE À TON ÂGE
✨ Un progetto di Welfare Culturale
■La cultura come esperienza incarnata.
In questa prospettiva, la cultura non è solo un sapere mentale,
ma qualcosa che:
si accumula nel tempo,
si sedimenta attraverso gesti ripetuti, diventa postura, ritmo, modo di stare nello spazio.
Il regista-coreografo non chiede che cosa sai, ma come il tuo corpo porta ciò che hai vissuto.
“Deposito” come sedimentazione invisibile
Il verbo depositarsi richiama un processo lento e spesso inconscio.
La cultura si deposita:
nei movimenti automatici,
nelle tensioni muscolari,
nelle abitudini posturali,
nel modo di guardare, avvicinarsi, toccare o evitare.
È una memoria che agisce prima della parola.
■Il corpo come archivio vivente
Per un coreografo, il corpo è un archivio:
conserva tracce familiari, sociali, storiche;
porta segni di classe, genere, territorio, educazione;
racconta una storia anche quando è immobile.
Chiedere “dove” significa invitare a localizzare la cultura: nelle spalle rigide, nei piedi radicati, nel respiro corto o ampio, nello sguardo diretto o sfuggente.
■Un atto di consapevolezza e liberazione
Riconoscere dove la cultura abita nel corpo permette di:
distinguere ciò che è appreso da ciò che è scelto,
sciogliere automatismi, trasformare la cultura da vincolo in materia creativa.
Per questo è centrale nei processi artistici e formativi.
■Trasmissione e responsabilità
La cultura vive nel corpo, allora:
si trasmette attraverso il gesto,
passa da un corpo all’altro,
sopravvive nel movimento più che nel racconto.
■la cultura non si possiede, si incarna; non si spiega soltanto, si muove.
In foto Mònica Garcia Vicente e Arturo Cannistrà
In Medialuna Tango
Coreografia Arturo Cannistra