26/10/2016
Caro Direttore,
Le sarei grato se volesse pubblicare questa mia lettera circa la notizia data oggi dalla Gazzetta in prima pagina sulla “protesta dei ragazzi” del Liceo Moro, in merito al sovraffollamento di quella scuola, non perché possa avere una qualche importanza l’opinione di un anziano preside in pensione, ma semplicemente per far loro sapere che hanno tutta la mia solidarietà. Spero proprio che nel corso dell’anno sappiano civilmente (come gli è stato sempre insegnato al Liceo Moro) far capire agli organi collegiali, alle autorità scolastiche, agli amministratori pubblici, ma soprattutto alle loro famiglie, che spendono soldi per mandarli a scuola, e alla cittadinanza intera che non si tratta di una “cagnara” per quattro classi che “scoppiano” e per un paio di attrezzature inessenziali spostate per fare un po’ di spazio, ma di una questione essenziale per la qualità della scuola, non solo della loro naturalmente.
Ma non si voleva una “buona scuola”, magari sotto l’alone della “grande bellezza”, secondo i parametri imperanti di Renzi e Sorrentino? Eppure, anche quando si trovano già fatta nelle mani, e non certo per merito loro, una gran buona e bella scuola, i nostri governanti e amministratori pare non sappiano neppure approfittarne. Il Liceo Moro, secondo recenti ufficiali graduatorie dei massimi organi di valutazione del sistema scolastico (l’Ocse-Pisa e l’Invalsi, non istituti di opinione), consegue da anni punteggi nell’apprendimento della matematica, della lettura e delle scienze (ciò che l’Assessore Malavasi chiama “la qualità dell’insegnamento”, che - secondo lei - non sarebbe integrata da una palestra e men che meno da un laboratorio didattico!) di gran lunga più alti di quelli medi raggiunti dalle scuole dell’Emilia Romagna, dell’Italia e dei paesi OCSE. E’ anche una delle più belle scuole che ci siano: in Italia quasi senza paragoni, glielo posso assicurare per antichi incarichi ministeriali che mi hanno portato in giro a vedere come stanno le cose, ma mi creda anche in Europa. Pochissime possono vantare tante e tali opportunità laboratoriali e didattiche, che integrano tutte essenzialmente l’attività curricolare. Altrimenti - verrebbe da pensare a leggere la dichiarazione dell’amministrazione provinciale - il “diritto allo studio” si limiterebbe all’offerta di un “tozzo di pane”. E nessuno, io credo, nella “buona scuola”, voglia intendere questo. Tutti sanno, non c’è bisogno di essere dei pedagogisti per capirlo, che bontà e bellezza si accompagnano, che assai difficile se non impossibile è tratteggiare una riga tra di esse, e che l’una favorisce l’altra. Non era la nostra città quella in cui si andava orgogliosi delle “scuole più belle del mondo”? Gli studenti del Moro sono orgogliosi della loro bella scuola e non la vogliono perdere.
Il Liceo Moro non ha avuto “una buona crescita”, detta così si mistificano le cose. Il Liceo Moro da quasi un decennio aumenta regolarmente e considerevolmente i propri iscritti e consolida da trent’anni un modello di “scuola vincente” sul territorio: ciò in buona sostanza vuol dire che piace, è gradito alla gente. Non si è mai visto, in qualsiasi settore dell’attività umana, produttiva o improduttiva che sia, tanto meno di servizio sociale essenziale, depotenziare una struttura che raccoglie gradimento. Eppure nella “buona scuola” si fa.
Non vorrei che si riducesse tutto ad una questione di soldi! Le confesso, sig. Direttore, che io dubito molto che non ci siano in città aule disponibili, per accogliere l’eccedenza della domanda rispetto alla capienza della sede di via XX Settembre. Si dirà: ma quelli non potrebbero beneficiare delle palestre e dei laboratori e della biblioteca! Come no, potrebbero farlo eccome, pur con sacrifici, come in realtà i nostri studenti fanno da molti anni, stipandosi in aule stracolme pur di poter respirare l’aria, cioè il modello educativo, del Moro! Si dica piuttosto che non si vuole che esso si dilati ulteriormente. Mica un modello deve essere sposato! Per anni ho insistito, inascoltato e anche un po’ deriso (come avversato, quando con l’assessore Leoni proposi l’unificazione dei licei Ariosto e Spallanzani che ebbe poi un ottimo successo!), perché semplicemente si ponesse mano al riordino del sistema liceale reggiano, che così com’è non ha più un briciolo di senso: fate un liceo scientifico unico (che a ben vedere sarebbe l’unica soluzione ragionevole ed “economica”) e il problema del sovraffollamento del Moro è risolto.
Ma in questa città delle “scuole più belle del mondo” è un pezzo che non si sente più neppure l’odore di una qualche politica scolastica.
-Roberto Villa