25/06/2017
Venerdì 23 Giugno 2017 si è spento a Roma all’età di 84 anni, Stefano Rodotà: giurista, accademico, intellettuale, politico.
Interpretando tutti questi ruoli in modo coerente con i propri ideali e nel solco della tutela dei “diritti” – sua ossessione, come amava dichiarare pubblicamente, poiché “è da quelli che si misura la qualità di una società” -, il Professore Rodotà ha segnato in modo profondo la cultura giuridica e politica del nostro paese, rappresentando un punto di riferimento per studiosi ed appassionati del diritto.
Noi di Diritti d’Europa ci uniamo commossi nel commemorare la sua scomparsa, volendo ricordare tra i tanti temi e valori che hanno caratterizzato la sua vita di accademico e uomo delle Istituzioni (la laicità dello Stato, i valori della Costituzione, la democrazia, la bioetica, la libertà di stampa, la tecnologia, la solidarietà e la dignità della persona), quello dell’europeismo.
Infatti, in una carriera segnata da tanti autorevolissimi incarichi pubblici, il Professore Rodotà dal 1983 al 1994 è stato membro dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa e, durante la carica di primo Garante per la protezione dei dati personali in Italia, ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione europea.
Altresì, è stato componente del gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie e presidente della commissione scientifica dell'Agenzia europea dei diritti fondamentali.
Però, quello che ci preme ricordare è che il Professore Rodotà ha partecipato alla stesura della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, i cui titoli (Titolo I DIGNITÀ, Titolo II LIBERTÀ, Titolo III UGUAGLIANZA, Titolo IV SOLIDARIETÀ, Titolo V CITTADINANZA, Titolo VI GIUSTIZIA) appaiono come il più rappresentativo compendio dei temi oggetto del pensiero rodotiano.
Tra i diritti politici, sociali, civili ed economici garantiti dall'Unione Europea ai suoi cittadini nella predetta Carta, Rodotà negli ultimi anni della sua vita si è speso generosamente e con grande determinazione, in controtendenza con la cultura dominante dell’austerità, nel porre il capitolo I e l’articolo 1 della Carta che sancisce l’inviolabilità della dignità umana, quali principi ispiratori imprescindibili dell’azione dell’Unione Europea, esortandoci a riscoprire e difendere il patrimonio giuridico delle Carte europee dei diritti: un patrimonio che appartiene a tutti noi, cittadini europei.