15/10/2026
E una frase: “Eh, qui non si vede nulla, Elisa.”
Come se non lo sapessi.
“Dai su, almeno siete compatibili.”
In quel momento non avevamo bisogno di biologia, ma di umanità.
Eravamo appena stati travolti da un tir invisibile.
Serviva una carezza, non un “col prossimo andrà meglio”.
Il primo mese e mezzo è stato buio.
Non ne parlavo. Non volevo parlarne.
E intanto, uno dopo l’altro, tutti intorno a me annunciavano che sarebbero diventati genitori.
Io ero felice per loro… ma dentro, il mio cuore piangeva.
Il lutto perinatale è un dolore che non si vede, ma si sente.
Nel cuore. Nell’anima.
E anche quando accade “solo dopo poche settimane”, è una perdita vera.
E fa male.
Non deve esserci vergogna nel parlarne.
Non deve esserci fretta nel superarlo.
Io sono stata fortunata: Riccardo è arrivato subito, colmando in parte quel vuoto.
Mi hanno aiutata una ginecologa meravigliosa, una seduta extra dalla mia psico di fiducia, CiaoLapo e chi ha saputo semplicemente stare.
💗 Per ogni mamma, ogni papà, ogni famiglia che ha attraversato questo cammino:
i vostri cuori hanno amato, e continuano ad amare.
Anche quando il tempo si è fermato.
Perché certi dolori non passano…
si trasformano.
E diventano amore, consapevolezza, vita.