08/04/2026
Sono fermamente convinta che la scrittura può farci rinascere
In questi 13 anni di laboratorio e formazione di gruppi, ho compreso ancor più il motivo per il quale si decide di scrivere.
Spesso lo facciamo spinti da emozioni che ci prendono, ci avvolgono; come l'inquietudine, la nostalgia, un dolore, una ferita ancora viva, e dietro a tutto questo il desiderio di rinascita.
Possiamo anche ignorare questa voce interiore ma resta lì, finché non trova un modo per farsi ascoltare, come le parole senza fiato, che si fermano in gola, prima o dopo trovano il modo di uscire.
La scrittura è uno strumento molto potente che può aiutarci a portare fuori quello che abbiamo dentro, dandoci l’occasione di rinascita. Per questo la scrittura è “terapeutica” o possiamo dire “ripara”.
Com'è che accade? Vi racconto L'ORA DEL THÈ.
Nei nostri incontri si esternalizza attraverso la trasformazione dei pensieri e delle sensazioni in parole, si sposta così il contenuto emotivo da dentro a fuori.
Ne prendiamo la distanza mettendo su carta e dunque si crea una distanza psicologica. Rileggendo, possiamo osservare un dolore come se fosse “altro”.
Rielaboriamo quando raccontiamo un evento, l’esperienza frammentata viene ricostruita e consolidata; nasce una storia coerente che acquisisce senso e può donare sollievo.
Scrivere ripetutamente di un ricordo difficile in un contesto sicuro è simile all’esposizione. La ripetizione riduce gradualmente la carica emotiva dell’immagine.
La scrittura aiuta a ritradurre l’esperienza in chiavi nuove e quando inventiamo, riformuliamo o scegliamo cosa raccontare, recuperando controllo su una realtà che prima ci sembrava imposta.
La possibilità di narrare diventa una forma di potere personale: possiamo decidere toni, dettagli, punto di vista.
L'utilizzo di metafore e immagini permette di lavorare con il dolore in forma mediata, meno diretta, più delicata e costruire simboli di sollievo (un porto, una finestra, una scia di luce).
All’interno della storia che scriviamo, possiamo prenderci una rivincita contro quel personaggio che nella realtà ci ha fatto stare male, o possiamo riuscire a perdonare.
Questo lavoro, se fatto con criterio e con i giusti metodi, può portare a una rinascita, il che non significa che tutto andrà bene, ma che possiamo fare pace con le zone d’ombra che abbiamo voluto nascondere, con le cose o le persone che ci hanno creato problemi.
Non è facile iniziare, molti decidono di provare questa strada, ma spesso lo fanno in modo dispersivo, il racconto diventa un flusso confuso di pensieri. Si gira in tondo, si ritorna sempre agli stessi punti, e alla fine ci si arrende.
Altri, invece, hanno un vero e proprio blocco emotivo. Alcune memorie sono come porte chiuse, servono esercizi e approcci graduali per poterle aprire.
La verità è che il in un ambiente organizzato aiuta a “specchiarsi”, è difficile riconoscere le connessioni, i simboli, i fili narrativi che ci guidano verso la comprensione.
La guida narrativa e emotiva, aiuta a non perdersi, a capire dove mettere il piede, a riconoscere che quella paura che senti è solo il passaggio verso una parte più vera di noi.
Anche se la scrittura è privata, la possibilità di condividerla in gruppo con un facilitatore permette di sentirsi ascoltati, validati e compresi, scoprendo, anche grazie alle storie degli altri, che non si è soli.
Solo allora la scrittura smette di essere una fuga e diventa un cammino.
L'ORA DEL THÈ è un luogo sicuro, senza il peso del giudizio e la chiamano: l'isola che c'è.