15/05/2026
Come preservare un modo significativo di insegnare nell’applicazione delle Nuove Indicazioni Nazionali 2025
Appunti riguardanti l’incontro con Carlo Fiorentini. 5 maggio 2026
Dopo le varie analisi e le motivate critiche svolte nei mesi passati, si apre adesso una nuova fase riguardo alle Indicazioni Nazionali del 2025: quel documento è diventato norma e occorre applicarlo. Quindi, il problema che si presenta in questo momento è cercare di individuare, nella sua applicazione, tutti quegli aspetti che permettono di “difendersi” da un documento che, in sostanza, presenta l’impianto di una scuola nozionistica-trasmissiva. Il numero esagerato di obiettivi, presente un po’ in tutte le aree disciplinari, conferma chiaramente questo modello. Per fare un esempio, nell’area scientifica troviamo 45 obiettivi, che, se analizzati seriamente, data la loro complessità, possono essere suddivisi e diventare anche 60. Un altro fattore a sostegno della visione enciclopedica delle Indicazioni, è dato dal fatto che molti obiettivi risultano troppo alti rispetto allo sviluppo cognitivo degli alunni ai quali si rivolgono, quindi inadeguati. Occorre, dunque, procedere con prudenza nell’applicazione e occuparsi per ora soltanto di ciò che entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico: si inizierà con la scuola dell’infanzia e con le prime classi, sia della scuola primaria che della secondaria di primo grado. Nell’ultima versione del documento sono state apportate molte modifiche rispetto al passato: alcune parti risultano condivisibili, ad esempio le “Competenze al termine del primo ciclo d’istruzione” che declinano le Competenze Chiave di Cittadinanza (da pag. 34 a pag. 47). Anche nella “Premessa Culturale Generale” troviamo aspetti condivisibili: il paragrafo “Scrivere è vivere... E si apprende a scuola”, oltre all’enfasi dedicata all’esercizio della calligrafia e del corsivo, mette in rilievo l’importanza dello scrivere per rendere concreto il pensiero. “La scrittura è molto più che una tecnologia della parola, è saper strutturare il pensiero in un orizzonte di senso che è anche introspezione, cura di sè. Ed è avviamento al pensiero riflessivo. Scrivere mette inoltre in discussione il mito della velocità: richiede concentrazione, lentezza. Non si scrive solo per essere capiti, a scuola si scrive per capire e capirsi.” Tale analisi si inserisce pienamente nella metodologia che caratterizza i “Laboratori del Sapere Scientifico” e in generale in quella didattica avanzata che mette al centro la costruzione del pensiero nell’allievo.
Infatti, una delle caratteristiche di queste Indicazioni è che spesso appaiono contraddittorie: per esempio, ci dicono che sono prescrittivi gli obiettivi generali, le competenze attese che li declinano e gli obiettivi specifici, ma fanno riferimento più volte e in modo significativo, al curricolo d’istituto. Leggendo a pagina 49 : “Secondo questa prospettiva insegnanti e dirigenti sono i costruttori” e i “realizzatori di un “curricolo reale vissuto”, frutto del necessario connubio, in virtù delle loro conoscenze, fra quanto suggerito nelle Indicazioni Nazionali in termini di conoscenze, abilità e competenze, e quanto richiesto dalla comunità e dai contesti e in vista dei curricoli di istituto (...) allo scopo di soddisfare in primis i bisogni formativi e apprenditivi dei discenti.” Cosa possiamo fare, quindi, perchè l’applicazione del nuovo documento non stravolga ciò che di sensato è stato costruito nelle scuole?
- Le commissioni che si occupano del curricolo d’istituto dovranno mettersi al lavoro: esso risulterà meno difficile là dove tra i docenti e i dirigenti scolastici esiste un’assonanza pedagogica ed educativa, quindi un’unità di intenti.
- Ovviamente andranno apportati dei cambiamenti ai curricoli esistenti, anche in previsione di controlli da parte degli ispettori.
- Occorre leggere con attenzione gli obiettivi generali: molti sono condivisibili e possono essere assunti.
- Per ogni disciplina è necessario analizzare le competenze attese.
- Occorre scegliere i nuclei fondanti delle discipline, facendo anche riferimento alla parte delle Indicazioni “Non multa, sed multum”: pag. 48 “ (...) Non occorre insegnare tante cose (...) non sempre comprese dagli studenti, ma poche ed essenziali conoscenze, approfondite in aula con grande accuratezza e dovizia di esperienze di apprendimento. (...) Occorre dunque scegliere conoscenze rilevanti (sul piano culturale), significative (sul piano scientifico), essenziali (sul piano formativo)”. Anche questa parte dimostra l’aspetto contraddittorio del documento: viene enucleata una quantità esagerata di obiettivi e poi si afferma la necessità di rendere l’apprendimento significativo e profondo.
- Sarà necessario analizzare con altrettanta attenzione gli obiettivi specifici e scegliere quelli che riteniamo adeguati e in linea con i nuclei fondanti scelti. Per quelli che non usiamo, si può fare riferimento a quel “curricolo reale vissuto” di cui i docenti e i dirigenti sono “costruttori”, come riportato nel documento stesso.
- I percorsi didattici, i contenuti e la metodologia sono espressione dei docenti e devono essere inseriti in modo autonomo nel curricolo.
Prato, 5 maggio 2026 Segreteria Cidi di Prato