21/08/2026
🔵 Violenza sulle donne, UIL Basilicata: «La domanda è cosa avremmo potuto fare prima»
Vincenzo Tortorelli, Segretario Generale UIL Basilicata, e Raffaella Triunfo, Coordinatrice Pari Opportunità UIL Basilicata
«La gravissima notizia che arriva da Tito, dove una donna di 57 anni è stata trovata morta a seguito di un trauma facciale, ripropone, in attesa che le indagini ricostruiscano con precisione quanto accaduto, il tema drammatico della violenza contro le donne e dei femminicidi anche in Basilicata.
Questa estate ci sta mettendo davanti, quasi quotidianamente, a storie terribili di donne uccise. Donne giovani e anziane, mogli, compagne, ex compagne. Colpisce la violenza, talvolta feroce, con cui vengono commessi questi delitti. E colpisce anche lo spazio enorme che queste tragedie stanno occupando nell’informazione, soprattutto televisiva.
Agosto è tradizionalmente un mese nel quale rallentano molte delle attività che normalmente riempiono giornali e telegiornali e la cronaca finisce così per occupare uno spazio ancora maggiore. Proprio per questo dobbiamo interrogarci anche sul modo in cui questi fatti vengono raccontati.
Raccontare è necessario. Informare è indispensabile. Denunciare la violenza contro le donne è una responsabilità civile. Ma indugiare sui particolari più efferati, ricostruire ripetutamente le modalità dell’uccisione, trasformare il dolore in un racconto spettacolare non ci aiuta necessariamente a capire e, soprattutto, a prevenire.
Forse dovremmo raccontare meno la pietra, il coltello, il sangue e molto di più ciò che viene prima.
Perché prima di molti femminicidi ci sono il possesso, il controllo, la gelosia trasformata in ossessione, l’incapacità di accettare la libertà di una donna o la fine di una relazione. Ci sono, talvolta, minacce, persecuzioni, violenze precedenti, segnali sottovalutati e richieste di aiuto.
È lì che una società deve imparare a vedere, riconoscere e intervenire.
E dobbiamo lavorare ancora più a monte: nell’educazione, nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nella cultura delle relazioni. Dobbiamo insegnare, soprattutto alle nuove generazioni, che amare non significa possedere e che nessuna relazione può mettere in discussione la libertà, l’autonomia e la dignità di una persona.
Per questo sorprende che, proprio mentre siamo nuovamente costretti a confrontarci con queste tragedie, qualcuno proponga di cancellare il reato di femminicidio. Si può discutere dell’efficacia delle norme e della loro formulazione giuridica. Ma negare la specificità della violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne, troppo spesso all’interno di una relazione affettiva o nel momento in cui cercano di uscirne, significa non voler vedere una parte della realtà.
Come UIL continueremo a contrastare la violenza sulle donne nei luoghi di lavoro e nella società, sostenendo prevenzione, protezione e autonomia e chiedendo istituzioni e reti territoriali capaci di intervenire prima che sia troppo tardi.
Non vogliamo limitarci alle dichiarazioni.
Già dalla fine di settembre partirà la prima edizione di un corso di formazione dedicato alla prevenzione e al contrasto delle molestie e della violenza, alla parità sul lavoro, al linguaggio e allo smantellamento degli stereotipi di genere. Due dei moduli saranno tenuti direttamente dalla Fondazione Giulia Cecchettin.
È lo stesso principio che ci ha portato ad avviare, in via sperimentale, la “Stanza dell’Ascolto”, uno spazio dedicato all’ascolto e al supporto emotivo di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, disoccupate e disoccupati che vivono situazioni di disagio personale e professionale.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con UIL Pari Opportunità Basilicata e l’Associazione AMARTI APS, nasce con l’obiettivo di offrire un luogo protetto e accogliente nel quale trovare ascolto, supporto empatico e strumenti utili per affrontare difficoltà legate al mondo del lavoro e alla vita personale e, quando necessario, essere orientati verso i servizi e le strutture competenti.
La Stanza dell’Ascolto è una strada che intendiamo proseguire e rafforzare perché ascoltare significa anche prevenire: significa intercettare il disagio, riconoscere i segnali, accompagnare chi trova il coraggio di chiedere aiuto e costruire una rete intorno alle persone.
È la stessa cultura che abbiamo voluto affermare l’8 luglio scorso lanciando la campagna nazionale della UIL “Il tuo NO diventa NOI”, contro la violenza di genere e le discriminazioni sul lavoro.
Un messaggio semplice ma preciso: un NO individuale non deve rimanere una voce isolata. Deve diventare un NOI collettivo.
Significa rifiutare l’idea del “raptus” e riconoscere la violenza come un fenomeno che ha anche radici culturali e sociali. Significa contrastare molestie e discriminazioni, abbattere gli stereotipi, ridurre le disuguaglianze salariali, sociali ed economiche tra donne e uomini e costruire nei luoghi di lavoro una rete di protezione e solidarietà.
La prevenzione della violenza passa anche da qui: dalla capacità di non lasciare sole le persone, di riconoscere un segnale prima che diventi un allarme, un disagio prima che diventi emergenza, una minaccia prima che diventi violenza.
Perché di fronte all’ennesima donna uccisa la domanda non può essere soltanto come sia stata uccisa.
La domanda che dovrebbe ossessionare tutti noi è un’altra: che cosa avremmo potuto fare prima perché quella donna non venisse uccisa?
È su quel “prima” che dobbiamo concentrare il lavoro delle istituzioni, della scuola, delle famiglie, del sindacato, dei luoghi di lavoro, dell’informazione e dell’intera società.
Perché quando arriviamo a raccontare un femminicidio, per quella donna è già troppo tardi.»