02/01/2026
ABUSI AVVENUTI NELL'ARCO DI UN LUSTRO AL LICEO CLASSICO VESCOVILE DI PONTREMOLI.
Immaginate per un momento di leggere i post di un ex compagno di classe e scoprire che il nomignolo che gli avete appioppato al liceo, rendendolo la colonna sonora di ogni suo momento in classe non era poi così innocuo (chi lo avrebbe mai detto, vero?). Quando entrava alle 7:55 urlavate il nomignolo, non tre volte come canta il gallo, ma almeno il triplo. Durante le spiegazioni dei professori, perché non associarlo nuovamente al personaggio? Quando era interrogato, perché lasciargli la tranquillità di fallire da solo, senza metterlo ancora più a disagio? Immaginate anche di averlo percosso e umiliato nel caso avesse mostrato segni di ribellione. Immaginate anche di averlo preso in giro per un grave problema agli occhi.
Il nomignolo, non solo non richiesto, associava questo ex compagno di classe a un personaggio "vendicativo e competitivo [...] con un senso del pudore e della vergogna decisamente esagerato [...] come un bambino completamente amorale". Aggiungiamoci anche una sfumatura di razzismo culturale, data la nazionalità del personaggio e completiamo un quadro che già allora era terribilmente sbagliato.
Immaginate ora di ammettere a una persona terza di aver tartassato questo ex compagno di classe a scuola - oltre a confermare tutte le altre ingiustizie perpetrate tra le mura dell'istituto. Immaginate di scrivere a questa anonima gola profonda, che avreste chiamato con il privato il vostro ex compagno di classe, e che sicuramente lo avreste colpito ancora con il nomignolo che gli avevate dato al Liceo.
Tutto dopo che questo ex compagno ha confessato di soffrire un serio trauma, certificato e ricondotto da esperti a quello che è stato definito grave episodio di bullismo, sistematico e ripetuto.
Il fatto che il bullo affermi di aver tartassato questo ex compagno di classe, dimostra una percezione non esagerata (non che ce ne fosse bisogno), non una sensibilità eccessiva e uno scherzo reciproco. La parola tartassare nel suo significato implica continuità e accanimento, in questo caso accanimento su un'altra persona. Ancora più grave è ammettere di voler reiterare questo comportamento dopo anni, ora sicuramente consapevole della dannosità del comportamento reiterato per un lustro, ogni ora, ogni minuto e, forse, ogni secondo. Un comportamento di questo tipo butta nella cloaca qualsiasi forma di ripensamento e dispiacere: il bullo - ammettendo non lo sapesse prima - ora è conscio di aver fatto del male a questo ex compagno di classe, ammette di averlo tartassato e nonostante tutto ha piacere nel rifarlo. Non si tratta di scherzo ma di persistere in un comportamento maligno, malvagio... diabolico.
Le chat e i vocali sono ovviamente giunti nelle mani di questo ex compagno di classe, che ha deciso di pubblicarli - al tempo senza nome - per difendere la propria persona. Immaginate ora di essere il bullo e scrivere una lettera, quasi sicuramente compilata da chatGPT, per chiedere la rimozione delle prove e i danni per averle rese disponibili, suggerendo anche illeciti nella modalità di acquisizione di queste prove. Contemporaneamente immaginate di essere l'attuale preside della scuola, che invia una lettera per chiedere la censura del racconto di questi episodi - facendoli passare come fandonie - e di altri relativi alla qualità dell'insegnamento nell'istituto.
Credo sia venuto il momento di prendersi le proprie responsabilità, accettando che a un'azione corrisponda una reazione.
Caro Tommaso, innanzitutto ti ringrazio per aver confermato tutto quello che ho raccontato sul Liceo Classico Vescovile. Sai benissimo come sono giunto in possesso delle tue affermazioni su di me, inutile che tu ti nasconda dietro strane allusioni a pratiche illecite: se qualcosa gira su chat whatsapp, permetti che venga dato per scontato l'autore ne sia a conoscenza. Inoltre, dato che non parliamo da anni, non posso in alcun modo aver reso pubbliche conversazioni private con te, perché non ce ne sono mai state. Anche la chat di gruppo della scuola, dove per tua ammissione parlate di me senza che io sia presente, è potenzialmente un'offesa e una diffamazione alla mia persona (soprattutto quando parlate a vanvera di "richieste di aiuto" o "potenziale suicida", senza avermi parlato o visto da anni). Eviterei quindi di andare in fondo al vaso di Pandora, perché il trauma è reale e certificato: capisco tu - come molti altri - non mi abbia mai ritenuto credibile, ma continua a farlo in silenzio. Credo tu possa chiedere al dr. del c***o e della m***a a te vicino conferma del peso che può avere su una persona lo stress post traumatico.
Medesimo suggerimento al preside e parroco Don Pietro. Capisco l'estensione del prato di pensieri filosofici sia alquanto estenuante da mantenere, ma sarebbero opportune scuse pubbliche per avermi associato a una figura poco raccomandabile, solo per aver raccontato la mia esperienza tra le mura della sua scuola. Esperienza che si è rivelata fondata su - tanto richieste - prove fattuali, esperienza che è stata tacciata come menzogna da lei e in qualche modo dall'attuale vescovo. Fatti spiacevoli sono successi nell'istituto che lei ora dirige, farebbe bene a dimostrare a tutti di esserne estraneo. Ma chi vogliamo prendere in giro... sappiamo entrambi che non è così. Il silenzio della scuola su fatti così orripilanti conferma solo un clima di omertosa complicità. Oggi esistono altri pulpiti da cui parlare, e quello da cui parla lei è vecchio e decadente.