27/08/2026
📣Lucio Caracciolo al Meeting di Rimini: entrare nell’era della responsabilità personale
“Caracciolo ha collocato la crisi del soggetto dentro un passaggio geopolitico radicale. Per decenni l’Italia ha vissuto in una condizione di protezione che ha favorito una cultura della delega e della deresponsabilizzazione; oggi quel mondo è finito e il Paese è impreparato a una fase nella quale non vi sono più protettori disposti a garantirne automaticamente sicurezza e futuro. «Dobbiamo entrare con decisione nell’era della responsabilità personale, abbandonando la comoda cultura della delega», ha sostenuto. La guerra contemporanea, secondo il direttore di Limes, ha perso insieme il proprio fine politico e la propria fine: molti conflitti diventano economie autosufficienti e, quando manca uno scopo strategico, è la guerra a governare la politica. In questo scenario nessuno può considerarsi semplice oggetto di forze gigantesche. Caracciolo vede tra i giovani primi tentativi di analisi critica e aggregazione per difendere il futuro e la pace, mentre ha denunciato una formazione universitaria spesso legata a schemi ideali incapaci di misurarsi con la realtà. La responsabilità richiede anzitutto una parola curata, profonda, comprensibile e non contraddittoria. Comunità e nazioni non nascono dall’unanimità, ma dalla condivisione di un linguaggio che permetta di comprendersi anche nel conflitto. L’umanesimo, ha osservato, si fonda sulla filologia e sulla capacità di dialogare: una direzione opposta alla comunicazione mediatica che alimenta confusione e polarizzazione.
Riconoscere l’altro per costruire la pace
La premessa del dialogo è il riconoscimento dell’altro come interlocutore posto sullo stesso piano: non significa dargli ragione, ma accettare la reciprocità dell’ascolto. Caracciolo ha sintetizzato questo metodo in tre regole: ascoltare sempre l’altra parte, amare il nemico e tacere quando non si abbia qualcosa di migliore del silenzio. È attraverso questa fatica che può essere costruita l’architettura della pace. La perdita di una lingua comune, al contrario, riproduce Babele: volontà di potenza, confusione e dispersione in linguaggi reciprocamente incomprensibili. La stessa alternativa riguarda l’intelligenza artificiale, che non rappresenta soltanto una transizione tecnica ma una sfida antropologica. Il rischio è lo scivolamento verso un “homo mechanicus” governato dagli strumenti che avrebbe dovuto governare, con un divario crescente tra chi assume i meccanismi impersonali della tecnologia e chi difende la propria capacità di pensare. L’antidoto, per Caracciolo, è il recupero della paideia, di un’educazione classica e umanistica che consenta di comprendere la complessità della storia senza ridurla al bianco e nero. Relativizzare, contestualizzare e riconoscere le sfumature non indebolisce la persona: le restituisce gli strumenti per orientarsi nella realtà. L’io capace di responsabilità non nasce dall’autosufficienza, ma da una cultura che custodisce la parola e rende nuovamente possibile l’incontro.”
Da Meeting Rimini