Meravigliosa vita da cani ASD

Meravigliosa vita da cani ASD Il tuo cane tira al guinzaglio? È aggressivo con cani e Persone? È ingestibile in casa e fuori? Possiamo aiutarti.

Educazione, Recupero Comportamentale , Sport Cinofili, Stage, Corsi per Educatori, Seminari, Pet Shop, Toelettatura

29/08/2026

GIOCO INETER-INTRASPECIFICO

Ho letto uno scritto, sta volta non dico il nome, perché a quanto pare se la prende a male se lo faccio. Il titolo è “Ma il tuo cane sta giocando davvero?”.

Nello scritto si mettono nello stesso contenitore due fenomeni differenti: il gioco intraspecifico, tra cani, e il gioco interspecifico, tra cane e persona.

Non sono la stessa cosa e non possono essere interpretati attraverso un’unica cornice.

Esistono differenze strutturali e probabilmente anche motivazionali tra gioco cane-cane e gioco cane-uomo. Nel primo, per esempio, la competizione per l’oggetto può essere maggiore, nel secondo il cane tende generalmente a essere più cooperativo e a coinvolgere maggiormente la persona. Non è quindi corretto trasferire automaticamente al gioco interspecifico ciò che osserviamo tra due cani.

Scrivere che nel “vero gioco” non esistano automatismi, meccanicismi o strutture è un’affermazione difficile da sostenere, il gioco intraspecifico presenta segnali riconoscibili, sequenze motorie, pause, inviti, risposte e continui aggiustamenti, l’inchino di gioco, per esempio, contribuisce a comunicare che i comportamenti successivi: rincorse, urti, morsi trattenuti, appartengono a una cornice ludica.

Esiste quindi una struttura, ma non è necessariamente imposta dall’esterno , emerge dall’interazione e viene continuamente negoziata dai partecipanti.

Anche l’inversione dei ruoli, dove chi rincorre viene successivamente rincorso, può comparire nel gioco. Ma non è una condizione obbligatoria né, da sola, dimostra che due cani stiano giocando, questa dinamica è messa in discussione, la cosiddetta regola del “50 e 50”: il gioco può rimanere tale anche quando i ruoli non si alternano in maniera perfettamente equilibrata.

Per capire se entrambi stanno giocando bisogna osservare l’intera interazione: disponibilità a partecipare, capacità di interrompersi, segnali di invito, ripresa volontaria, modulazione della forza e possibilità reale di sottrarsi.

Nel gioco con l’uomo la struttura è inevitabile, quando il cane gioca con una persona, la situazione cambia, è quasi sempre l’essere umano a scegliere quale oggetto utilizzare, quando renderlo disponibile, quando iniziare e terminare, quali comportamenti consentono di raggiungerlo, quando far ripartire l’interazione.

Quando poi il gioco viene fatto seguire a un comportamento richiesto, una condotta, un richiamo, un lascia o una posizione, assume anche la funzione di conseguenza gratificante e in termini di apprendimento, può diventare un rinforzo.

Un’attività può essere contemporaneamente piacevole per il cane, condivisa con la persona e utilizzata per rinforzare un comportamento, le categorie non si escludono a vicenda, si può ipotizzare che la particolare propensione del cane adulto a giocare con l’essere umano sia stata favorita dalla domesticazione proprio perché utile alla costruzione del legame e all’addestramento.

I cani riconoscono specifici segnali ludici prodotti dall’uomo, posture, movimenti e vocalizzazioni possono aumentare la frequenza e la durata delle sequenze di gioco, anche questa è comunicazione interspecifica strutturata.

Naturalmente, se il cane viene continuamente controllato, non mostra partecipazione e l’oggetto viene utilizzato soltanto per ottenere un’esecuzione meccanica, possiamo discutere di quanto rimanga della componente ludica, ma non possiamo stabilire che, appena compare una regola o una finalità educativa, il gioco smetta automaticamente di essere gioco.

Un’altra affermazione discutibile nello scritto è che il gioco non debba necessariamente essere divertente, ma debba contenere elementi di condivisione.

La condivisione non è sufficiente: anche un conflitto può essere condiviso da due individui.

Oggi non sappiamo ancora indicare una sola funzione evolutiva del gioco. Sono state formulate diverse ipotesi allenamento motorio, preparazione agli imprevisti, acquisizione di informazioni, sviluppo sociale, regolazione dello stress e costruzione delle relazioni è possibile che il gioco abbia funzioni differenti secondo la specie, l’età e il contesto, in alcuni casi il beneficio immediato potrebbe essere semplicemente uno stato positivo e gratificante.

Questo, però, è molto diverso dal sostenere che il piacere non sia importante, una delle definizioni più utilizzate comprende proprio il carattere volontario, gratificante, piacevole o ricercato per se stesso.

Il cane non deve necessariamente apparire euforico in ogni secondo dell’interazione, ma se l’attività non è volontaria, gratificante e liberamente ripresa, definirla “gioco” diventa problematico.

Il cane apprende anche mentre gioca, apprende quali segnali anticipano l’interazione, quali comportamenti la fanno continuare, quali la interrompono e come ottenere nuovamente l’oggetto o il coinvolgimento del partner, le leggi dell’apprendimento non cessano di funzionare perché chiamiamo un’attività “gioco”.

Dovremmo chiederci, con chi sta giocando, quale struttura organizza l’interazione, che cosa sta apprendendo e quanto può realmente scegliere di partecipare?

Perché distinguere il gioco intraspecifico da quello interspecifico è necessario. Trasformare invece il “vero gioco” in una condizione quasi mistica, priva di struttura, meccanismi e apprendimento, non chiarisce il comportamento del cane: lo allontana dalla realtà.

28/08/2026

ONE MORE CHANCE

Aron e Sara: la seconda storia di One More Chance

Dopo Maya, Aron è il secondo cane ad accedere a One More Chance, il progetto nato per aiutare le famiglie che, pur volendo affrontare seriamente un percorso educativo o di gestione emozionale e comportamentale, non riescono a sostenerne interamente il costo.

Aron presenta una marcata aggressività e il rischio che possa finire in canile è concreto. Sara e la sua famiglia, però, non vogliono rinunciare a lui: sono pienamente disponibili a partecipare, a mettersi in discussione e a seguire con costanza il lavoro necessario.

Secondo i criteri di valutazione di One More Chance, il caso ha ottenuto 85 punti su 100, rientrando nella fascia di priorità alta.

È stato quindi stabilito un primo percorso della durata di sei mesi:

- la famiglia sosterrà il 50% del costo;
- One More Chance coprirà il restante 50%;
- al termine dei sei mesi valuteremo i risultati ottenuti e l’eventuale prosecuzione.

La quota a carico del progetto per i primi tre mesi è già coperta dalla famiglia. Ora abbiamo bisogno del vostro aiuto per finanziare i successivi tre mesi e permettere ad Aron e Sara di completare il percorso.

Ogni donazione, anche la più piccola, contribuirà concretamente a pagare il lavoro necessario. Non stiamo raccogliendo denaro per un’idea astratta: stiamo sostenendo un cane vero , una famiglia reale e un percorso che inizierà il 2 Settembre.

Una cosa, però, vogliamo dirla con chiarezza: Aron non verrà lasciato a metà. Se le donazioni non saranno sufficienti a coprire la quota prevista, sarà Meravigliosa Vita da Cani a farsene carico.

Ma One More Chance è nato per essere un progetto condiviso. Più persone parteciperanno, più famiglie e più cani potremo aiutare dopo Aron e Maya.

Donate per accompagnare Aron nei prossimi tre mesi.
Perché qualche volta, per cambiare una storia, serve davvero soltanto una possibilità in più.

👉 https://www.meravigliosavitadacani.it/one-more-chance/

ONE MORE CHANCE
Una possibilità per il cane. Un sostegno concreto per la sua famiglia.

28/08/2026

LA DOCILITÀ È UNA COSA SERIA

Un cane operativo non è un giocattolo con il guinzaglio e nemmeno un animale qualunque portato a fare una passeggiata in campagna.

Un cane K9 lavora in contesti dove ci sono stress, rumore, pressione, inseguimenti, ostacoli, persone che scappano, movimenti improvvisi, sparatorie, frustrazione, dolore possibile e livelli altissimi di attivazione.

“È un cane, può succedere,”no, può succedere a un cane qualsiasi, ma quando parliamo di un cane operativo, la domanda deve diventare molto più seria:

Nel caso di Rocky, K9 della polizia americana, il filmato mostra una situazione molto grave: durante un’attività operativa il cane entra in forte attivazione e finisce per mordere ripetutamente il proprio conduttore, da pochi secondi di video non possiamo stabilire con certezza assoluta tutta la dinamica e ne anche possiamo sapere esattamente se ci sia stato dolore, non sappiamo cosa sia accaduto prima e non conosciamo quale fosse la storia addestrativa del cane.

Ma una cosa secondo me posso dirla: un cane da lavoro che scarica in quel modo sul proprio conduttore apre un problema enorme di selezione, addestramento, docilità e governabilità.

E questo va detto senza paura, senza accusare il cane e non per fare processi o per puntare il dito contro una persona..

Il cane non è un robot e deve essere selezionato, formato e gestito con criteri severissimi.

Ogni cane può reagire, può provare dolore, andare in stress, attivarsi, entrare in conflitto, avere una soglia di risposta che cambia in base alla situazione.

Un cane operativo non lavora in condizioni ideali. Lavora proprio dove le condizioni ideali non ci sono, quindi un cane destinato al lavoro operativo può perdere il controllo fino a mordere ripetutamente il proprio conduttore?

Per me la risposta è no e se accade, non possiamo dire che è colpa dello stress, del dolore o dell’imprevisto. Dovremmo fare una nuova valutazione tecnica seria, un K9 deve avere potenza, certo, predazione, combattività, tempra, temperamento ma deve essere sopratutto docile.

E qui molti fanno confusione, la docilità non è debolezza, nel linguaggio comune, quando si dice “docile”, molti pensano al cane morbido, remissivo, tranquillo, quasi spento, ma in cinofilia la docilità è un’altra cosa: è la capacità del cane di accettare la guida dell’uomo senza che questi sia repressivo su di lui, è la possibilità di essere condotto, è la capacità di rimanere dentro una relazione operativa anche quando la pressione sale.

Un cane può essere forte, combattivo ma docile, può avere un morso importante e lasciarsi condurre, anzi nel cane da lavoro vero deve essere così, la potenza senza docilità non è una qualità è un rischio, la combattività senza controllo non è un valore operativo è pericolo, l’aggressività senza controllo non è difesa è caos,se un cane, nel momento di maggiore attivazione, non riconosce più il conduttore come riferimento, il problema è grave

Le doti naturali non si inventano con l’addestramento è un errore molto diffuso nella cinofilia moderna, pensare che l’addestramento possa costruire tutto.

L’addestramento modifica, orienta, incanala, rafforza o riduce l’espressione di alcuni comportamenti, ma non crea da zero ciò che il cane non possiede, non cancella ciò che il cane porta dentro.

Il comportamento del cane nasce dall’interazione tra genetica, selezione, esperienze, apprendimento e ambiente e nessun cane è un foglio bianco.

Un cane operativo è scelto prima ancora di essere addestrato, non basta prendere un cane con tanta energia, che morde bene, bisogna vedere come tiene la pressione, come recupera dopo lo stress e risponde alla frustrazione, se accetta senza problemi il contatto fisico del conduttore, come si comporta quando viene corretto, trattenuto, spostato, bloccato, come gestisce l’imprevisto e soprattutto quanto rimane con i nervi saldi quando il livello di attivazione sale.

Se le doti sono sbilanciate, il problema non compare quando il cane è tranquillo ma quando la situazione diventa seria.

C’è una distinzione che dovrebbe essere scolpita nella testa di chi lavora con cani k9, rendere il cane attivo non significa renderlo reattivo, losviluppo delle abilità innate attraverso il figurante deve rendere il soggetto attivo, non reattivo.

È una differenza enorme, il cane attivo entra nel lavoro mantiene una direzione, può essere intenso, potente, determinato.. quello reattivo esplode davanti allo stimolo,scarica, diventa difficilmente governabile, nel lavoro operativo questa differenza può segnare il confine tra un cane utile e un cane pericoloso.

Un cane che morde il figurante dentro un programma addestrativo non è automaticamente un cane idoneo al servizio, che fa una bella presa non è automaticamente affidabile, che mostra solidità in campo non è automaticamente governabile in strada.

Un cane K9 può mordere, anzi, in certi impieghi viene selezionato e preparato anche per quello, il morso non è di per sé il problema, se il cane scarica sul soggetto indicato nel lavoro, dentro una cornice di controllo, abbiamo un comportamento incanalato, se scarica sul proprio conduttore, abbiamo una rottura gravissima del binomio.

Facciamo un esempio concreto: un cane da lavoro è come una Ferrari, con un motore straordinario, avrà un accelerazione, forza, spinta, resistenza impareggiabili, ma se i freni non funzionano, quella macchina è pericolosa.

Nel cane, il motore sono le doti naturali i freni sono docilità, il controllo, l’addestramento, la conduzione e il rapporto operativo con il conduttore, se hai un cane con un grande motore e pochi freni, il problema non è che il cane perché non è un robot.

Addestrare non significa solo fare esercizi ma costruire governabilità si confondono l’addestramento con l’esecuzione, seduto, terra, resta, il morso, il lascia, il chiamo, tutto utile, certo, l’addestramento però non è la somma degli esercizi è la costruzione della governabilità.

Io insisto spesso su un punto, non esiste il cane da solo e non esiste chi lo conduce da solo, nella società esiste il binomio, cane e conduttore, cane e responsabilità umana.

Nel nostro protocollo di idoneità alla vita pubblica del binomio uomo-cane si parla proprio di valutare in modo oggettivo affidabilità, gestione e comunicazione tra cane e conduttore.

Questo principio vale per il cane di famiglia, figuriamoci per un cane operativo, un K9 deve essere valutato, alla fine, come binomio, dobbiamo sapere cosa succede tra loro quando la pressione sale, nella realtà non lavora il cane da solo ma il binomio e se il cane morde il proprio conduttore qualcosa nel binomio non ha funzionato.

SE DIAMO FASTIDIO, FORSE STIAMO FACENDO LE DOMANDE GIUSTELo so, probabilmente vi sarete stancati di queste vicende. E, s...
27/08/2026

SE DIAMO FASTIDIO, FORSE STIAMO FACENDO LE DOMANDE GIUSTE

Lo so, probabilmente vi sarete stancati di queste vicende. E, sinceramente, anche noi.

Purtroppo, però, continuano a ti**re in ballo Meravigliosa vita da cani e quando questo accade, diventa necessario rispondere mostrando, fatti alla mano e la loro “coerenza”.

Non per alimentare la polemica, ma perché chi accusa pubblicamente gli altri deve anche accettare che vengano messe a confronto le sue parole con i suoi comportamenti.

Le due immagini allegate, questa volta, parlano da sole.

Nella prima, l’autore del post mostra che Meravigliosa vita da cani ha visualizzato una sua storia e scrive: «Puoi vedere quante storie vuoi, ma tranquillo, nessuna ti riguarderà». Il messaggio è evidente: quello che guarda, controlla è spione e sarei io.

Nella seconda immagine, però, lo stesso autore compare tra le persone che hanno visualizzato una nostra storia.

Allora la domanda sorge spontanea: chi starebbe spiando chi?

Naturalmente, visualizzare una storia pubblica non significa spiare nessuno. Vale per me e deve valere anche per gli altri. Ma se si vuole utilizzare questo argomento per screditare Meravigliosa vita da cani, bisogna almeno avere la coerenza di non fare esattamente la stessa cosa.

Leggere post pubblici, confrontare date, recuperare vecchie pubblicazioni, verificare dichiarazioni e mostrare eventuali contraddizioni non significa spiare. Significa controllare la credibilità di chi ha scelto di fare divulgazione davanti a migliaia di persone.

Forse il vero problema è proprio questo.

In questi mesi abbiamo scoperto diversi “altarini”: contenuti già pubblicati e ripresentati come nuovi, dichiarazioni che cambiano, numeri trasformati in slogan, opinioni personali presentate come verità scientifiche e due pesi e due misure quando si giudicano i progetti degli altri.

Non occorre fare una lista di nomi, perché il punto non è creare dei nemici. Il punto è il metodo: noi mostriamo post, date, video e parole pubbliche. Poi lasciamo che siano le persone a giudicare.

Il mio vero rammarico è sentirmi spesso solo in questa battaglia, senza un sostegno pubblico da parte del mondo cinofilo. Forse molti non vogliono esporsi, temono di finire a loro volta nel mirino oppure preferiscono non disturbare equilibri e convenienze.

Io, però, non cerco alleanze contro qualcuno e non pretendo di possedere la verità assoluta. Voglio semplicemente una cinofilia social più seria, coerente e veritiera, nella quale chi fa divulgazione sia disposto a rispondere nel merito delle proprie affermazioni.

Se ciò che scrivo è sbagliato, contestatelo con fatti e argomentazioni. Le insinuazioni, i profili parodia, gli attacchi personali e le prese in giro non smentiscono nulla: dimostrano soltanto che mancano risposte migliori.

Io non spio nessuno. Osservo e verifico ciò che viene pubblicato davanti a tutti.

E se questo dà tanto fastidio, forse qualche domanda ha colpito esattamente nel punto giusto.

Combatto la divulgazione finalizzata, non le persone.

ONE MORE CHANCE VA AVANTIOne More Chance nasce per permettere alle famiglie in difficoltà di non interrompere un percors...
26/08/2026

ONE MORE CHANCE VA AVANTI

One More Chance nasce per permettere alle famiglie in difficoltà di non interrompere un percorso educativo o rieducativo con il proprio cane. È questo il solo obiettivo che merita la nostra attenzione.

In seguito ai contenuti, alle insinuazioni e alle attività emerse nelle ultime settimane, oggi 26 agosto 2026 abbiamo formalmente presentato e ratificato una denuncia-querela, consegnando tutta la documentazione al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Lazio.

Spetterà alle Autorità competenti verificare i fatti, individuare gli eventuali autori e accertare le eventuali responsabilità.

Noi continueremo a rispondere con ciò che può essere controllato: regole pubbliche, destinazione dei contributi e rendicontazione dei percorsi sostenuti. Come già comunicato, i primi 86 euro raccolti sono stati destinati al percorso di Maya e il centro integrerà quanto necessario.

Da questo momento ogni nuovo elemento sarà consegnato nelle sedi opportune. Su questa pagina continueremo invece a parlare delle famiglie, dei cani e dei risultati concreti di One More Chance.

Il progetto continua. Con trasparenza, serietà e senza lasciarsi trascinare nel rumore delle polemiche.

Puoi contribuire qui

https://www.meravigliosavitadacani.it/one-more-chance/

26/08/2026

LO SPECCHIO

Un cane si trova davanti allo specchio, vede un cane, quel cane lo fissa, si muove quando lui si muove, non ha nessun odore, non arretra, non risponde secondo le normali regole comunicative.

E allora il cane ringhia e per qualcuno è solo una scena buffa. Per chi osserva più attentamente invece è una piccola lezione di cinofilia, il cane non vive il mondo come lo viviamo noi e lo specchio, più che mostrarci “un cane aggressivo”, ci mostra il limite di una lettura troppo umana del cane.

Il problema non è lo specchio. Il problema è il nostro modo di interpretarlo, noi siamo animali fortemente visivi, guardiamo una superficie riflettente e comprendiamo immediatamente che quella è la nostra immagine, il cane no o almeno, non nel modo in cui lo facciamo noi.

Ma attenzione questo non significa automaticamente che il cane non abbia nessuna forma di percezione di sé, significa che lo specchio, costruito su una logica molto visiva e molto umana, può essere poco adatto a una specie che legge il mondo soprattutto attraverso l’olfatto, il mancato riconoscimento allo specchio non dimostra da solo assenza di consapevolezza de se, può dimostrare che stiamo usando il canale sbagliato.

Ed è qui che la scena del video diventa interessante, il cane vede un’immagine, ma quell’immagine non ha odore, non ha distanza sociale reale, non ha traiettoria comprensibile, non manda segnali olfattivi, non è un cane completo, dal punto di vista canino, è un cane alla vista, ma è tutto ciò che per il cane rende un individuo riconoscibile.

Ricordo che l’olfatto può essere considerato il senso più importante del cane e che il cane riconosce proprietario e casa più facilmente attraverso l’odore che tramite la vista e allora chiediamoci: se togliamo al cane l’odore, gli togliamo una parte enorme della realtà.

Il ringhio emesso non è “cattiveria” è una risposta a uno stimolo ambiguo.
Quando un cane ringhia alla propria immagine riflessa ci dobbiamo chiedere “Che cosa sta leggendo?”

Dal suo punto di vista può esserci davanti un soggetto sconosciuto, immobile, che lo osserva e replica ogni movimento, nella comunicazione canina una postura frontale e uno sguardo fisso possono essere percepiti come elementi di pressione.

A questo punto, secondo me, entrano anche qui in gioco le doti naturali.

L’aggressività come predisposizione a reagire attivamente verso uno stimolo percepito come minaccia, ostacolo, competizione o invasione, non è cattiveria, non è automaticamente pericolosità, è una dote naturale.

Mentre il temperamento è velocità di reazione agli stimoli esterni, la vigilanza come capacità di avvertire l’approssimarsi di pericoli e l’aggressività come capacità di reagire a stimoli individuati come minaccia.

Quindi davanti allo specchio possono combinarsi tre fattori: visione di un presunto conspecifico, assenza di conferma olfattiva, predisposizione individuale alla reazione e Il risultato può essere il ringhio, uno stimolo ambiguo ha attivato una risposta compatibile con la sua natura, la sua esperienza e il suo livello di reattività.

Bisogna stare attenti a non cadere nell’errore opposto e cioè che il cane ha un limite cognitivo non significa dire che il cane sia stupido, significa dire che non possiede la stessa struttura cognitiva dell’uomo e soprattutto non organizza la realtà con le nostre priorità. Noi diciamo: “È evidente che quello sei tu”, per il cane l’evidenza non è la stessa, l’immagine si muove, ma non odora, somiglia a un cane, sta lì, ma non può essere annusato correttamente, è presente, ma incompleto

I cani possono avere forme di rappresentazione corporea, ne conoscono i confini riconoscono il proprio odore, quindi “Il cane capisce da cane” e se vogliamo comprenderlo, dobbiamo smettere di misurarlo sempre con il metro dell’uomo.

Quante volte vediamo un Chihuahua, un Pinscher, un Volpino o un piccolo terrier lanciarsi contro un cane enorme?

E quante volte il proprietario dice ridendo: “Non si rende conto di essere piccolo non conosce se stesso”?

La frase contiene una parte di verità, ma non completa; il cane non valuta il rischio come lo valutiamo noi, non fa un calcolo matematico del tipo: “Lui pesa 45 chili, io 2,8, quindi mi conviene evitare”.

Quando uno stimolo attiva vigilanza, paura, aggressività, possessività, territorialità o combattività, la risposta può partire prima di una valutazione prudente del rapporto fisico, soprattutto se quel comportamento è già stato rinforzato dalla storia quotidiana.

Qui entra in gioco la gestione, molti cani piccoli vengono presi in braccio appena reagiscono, vengono allontanati, protetti, oppure lasciati abbaiare perché “tanto è piccolo”, così il comportamento non viene letto, non viene gestito, non viene educato e di conseguenza viene normalizzato.

La piccola taglia è tra i fattori associati a maggiore probabilità di comportamenti aggressivi verso le persone e che nei cani piccoli certi comportamenti aggressivi vengono più facilmente tollerati dai proprietari rispetto agli stessi comportamenti in cani grandi.

Se un Rottweiler ringhia, si corre ai ripari se un Chihuahua ringhia, molti fanno il video.

Ma il comportamento, per il cane, è comportamento, la differenza la facciamo noi, perché misuriamo la gravità in base al danno potenziale, non in base al significato cinofilo della risposta.

Il cane piccolo non è un peluche con le zampe, il cane piccolo resta cane, ha le sue doti naturali, temperamento, vigilanza, possessività, aggressività, combattività, socialità, può avere esperienze sbagliate, essere stato gestito male, la taglia ridotta non cancella la sua natura. Il cane non è un foglio bianco, ma il risultato dell’interazione tra filogenesi, ontogenesi, doti naturali, memoria di razza, apprendimento e gestione e allora il Chihuahua che si slancia contro il cane enorme non va liquidato con una battuta va osservato:
Che soglia di stimolo ha?
Quanto è vigile?
Quanto recupera dopo l’attivazione?
Il proprietario lo anticipa o lo subisce?
È stato esposto correttamente agli altri cani?
Ha imparato che abbaiare e lanciarsi in avanti fanno sparire lo stimolo?

Perché se ogni volta che ringhia l’altro cane viene allontanato, il comportamento può consolidarsi. Le leggi dell’apprendimento spiegano come un comportamento possa aumentare o diminuire di frequenza attraverso le conseguenze; ma non spiegano tutto, perché lavorano sempre su una base fatta di predisposizioni, doti naturali e memoria biologica.

Lo specchio ci insegna una cosa lo specchio è un inganno perfetto, per noi mostra un riflesso per il cane può mostrare un’anomalia e risponde con ciò che ha: sensi, esperienza, soglia di reazione, doti naturali, memoria individuale, gestione ricevuta.
Ecco perché quella scena non va usata per deridere il cane, ma va usata per ricordare a noi una cosa molto semplice, la cinofilia comincia quando smettiamo di pretendere che il cane interpreti il mondo come noi.
Il cane non è un bambino peloso è un animale sociale, selezionato, sensorialmente diverso da noi, dotato di capacità straordinarie e anche di limiti.

Mauro Bragagnini

25/08/2026

UN ESEMPIO CONCRETO DELLE LEGGI DELL’ APPRENDIMENTO

In questa pagina cerchiamo innanzitutto di informare sulle nostre attività, sui nostri progetti e sulle nostre attività.

Ma cerchiamo anche di fare divulgazione cinofila, partendo da ciò che viene pubblicato e affermato sui social, se gli spunti arrivano spesso dalle stesse persone, non dipende da noi: sono i contenuti che pubblicano a offrirci l’occasione per approfondire determinati argomenti, del resto, citando loro chiaramente, finiamo persino per offrire ulteriore visibilità, il nostro obiettivo, però, voglio sottolinearlo ancora una volta, non è occuparci delle persone, ma analizzare ciò che viene divulgato, perché quando un contenuto viene reso pubblico può essere discusso, contestato e confrontato con ciò che accade realmente lavorando con i cani.

Fatta questa premessa, ho visto e ascoltato un reel del Centro di Psicologia Canina Roma nel quale si parla di alcuni video pubblicati sui social. Video in cui un cane, alla vista di un altro cane, si proietterebbe verso di lui e verrebbe trattenuto dal proprietario fino al momento in cui distoglie l’attenzione e si orienta altrove.

Secondo quanto sostenuto nel reel, l’operatore presenterebbe questo cambiamento come la scoperta, da parte del cane, di una strategia alternativa, lasciando intendere che alla successiva occasione il cane si comporterà di nuovo esattamente nello stesso modo.

Questo tipo di lavoro viene infine definito un “fake”, perché il tecnico, in pratica, non farebbe altro che chiedere al proprietario di trattenere il cane.

Quali sarebbero questi video? Chi sarebbe l’operatore? In quale situazione sarebbe stato svolto il lavoro? Quale era il problema del cane? Quale obiettivo era stato concordato con il proprietario? E soprattutto chi avrebbe garantito che, dopo una singola esperienza, il cane avrebbe ripetuto “esattamente la stessa identica cosa” nell’incontro successivo?

Non viene mostrato né indicato nulla, si descrive genericamente un intervento, gli si attribuisce una conclusione assoluta e poi si contesta proprio quella conclusione. Ma senza conoscere il caso concreto, ciò che è avvenuto prima e dopo il filmato e le parole realmente pronunciate dal tecnico, non stiamo analizzando un lavoro: stiamo discutendo un racconto e soprattutto dov’è questo video?

Nel reel si afferma che il tecnico non svolgerebbe alcun lavoro, perché si limiterebbe a far trattenere il cane dal proprietario. Questa conclusione, però, ignora uno dei principi fondamentali delle leggi dell’apprendimento: un comportamento tende a ripetersi quando permette al soggetto di ottenere un risultato vantaggioso, se il cane tira, si proietta o cerca di raggiungere un altro cane e proprio attraverso quel comportamento, riesce ad avvicinarsi, il risultato ottenuto può rinforzare quella modalità.

Il cane può imparare una regola molto semplice: “Se mi proietto in avanti, riesco ad avanzare e ad arrivare dove voglio”.

Impedire che quel comportamento produca il risultato desiderato non significa necessariamente non fare niente, significa modificare le conseguenze del comportamento, è il principio espresso dalla legge dell’effetto: i comportamenti seguiti da conseguenze favorevoli tendono a essere ripetuti, mentre quelli che non producono più il risultato atteso tendono progressivamente a perdere efficacia.

Quindi mantenere il cane a una determinata distanza, impedendogli di raggiungere l’altro cane attraverso la trazione e la proiezione in avanti, può essere una scelta tecnicamente legittima.

La questione non è semplicemente se il cane venga trattenuto, ma come, per quanto tempo, a quale distanza e cosa accade nel momento in cui cambia comportamento.

Naturalmente, trattenere fisicamente il cane non costituisce automaticamente un percorso educativo, se lo si mantiene troppo vicino allo stimolo, in uno stato di attivazione eccessiva, limitandosi ad aspettare che si stanchi, si rischia di aumentare frustrazione e conflitto, in quel caso non stiamo necessariamente costruendo una risposta utile, ma da questo non deriva che ogni lavoro nel quale si impedisce al cane di raggiungere immediatamente un altro cane sia falso o privo di significato.

Bisogna distinguere tra: contenere fisicamente il cane senza alcun criterio, impedire che un comportamento disfunzionale produca il vantaggio ricercato, attendere la comparsa di una risposta differente, far seguire a quella risposta una conseguenza favorevole e ripetere progressivamente l’esperienza in condizioni controllate.

Se il cane smette di proiettarsi, distoglie lo sguardo e quella risposta gli permette di ottenere una condizione migliore, per esempio l’allentamento della tensione, un aumento della distanza o la possibilità di proseguire, quel comportamento può acquisire nuovo valore.

Non è quindi corretto affermare che non stia avvenendo alcun apprendimento soltanto perché il tecnico non compie gesti spettacolari o non impartisce continuamente comandi.

Un tecnico può lavorare predisponendo la situazione, regolando le distanze, impedendo che una risposta venga premiata dal risultato e creando le condizioni affinché emerga un comportamento differente.

Non possiamo affermare con certezza che il cane abbia elaborato una sofisticata “strategia alternativa” soltanto perché, dopo qualche tempo, si è voltato dall’altra parte, potrebbe aver ridotto la propria attivazione, rinunciato momentaneamente, spostato l’attenzione oppure risposto al cambiamento delle condizioni, ma non possiamo neppure sostenere automaticamente che non abbia imparato nulla.

Per comprenderlo bisognerebbe osservare cosa accade nelle ripetizioni successive:

Il tempo necessario per distogliere l’attenzione diminuisce?
La tensione sul guinzaglio si riduce?
Il cane riesce a rispondere a distanze progressivamente minori?
Il comportamento compare anche in presenza di altri cani?
Il proprietario riesce progressivamente a gestire la situazione senza l’intervento diretto del tecnico?

È l’evoluzione del comportamento nel tempo a dirci se si è verificato un apprendimento.

Espressioni come “baricentro emozionale” o paragoni con la “resistenza di un circuito elettrico” possono essere suggestivi, ma non spiegano quale legge dell’apprendimento sarebbe stata violata.

Su un punto dobbiamo essere molto chiari, il fatto che il cane abbia distolto l’attenzione una volta non permette di affermare che, alla successiva occasione, farà esattamente la stessa identica cosa, un comportamento manifestato in presenza di un determinato cane, a una certa distanza, in uno specifico ambiente e con un particolare livello di attivazione non si trasferisce automaticamente a ogni situazione futura, il lavoro deve essere consolidato e generalizzato, con cani differenti, a distanze diverse, in ambienti diversi, modificando il movimento dello stimolo, aumentando gradualmente le difficoltà, verificando la risposta nella vita quotidiana.

Una cosa è dire: “Questa singola esperienza non basta per garantire il comportamento futuro”, è un’osservazione corretta.
Un’altra cosa è affermare: “Trattenendo il cane non si produce alcun apprendimento”, questa, formulata in termini assoluti, non è un’affermazione corretta.

Il reel si conclude dicendo che esistono molti modi per far approcciare un cane a un altro cane e che non bisogna sempre trattenerlo, certamente esistono modalità differenti, ma quali?

In quali casi andrebbero utilizzate? Con quali soggetti? Con quale obiettivo? E perché il procedimento criticato sarebbe sbagliato rispetto alle leggi dell’apprendimento?

Dire semplicemente che esistono “tanti altri modi”, senza descriverne neppure uno, non confuta il lavoro osservato, inoltre, non sempre l’obiettivo è far approcciare un cane a un altro cane, in molte situazioni si lavora proprio affinché il cane impari a non dover necessariamente raggiungere, controllare o interagire con ogni soggetto incontrato.

La parola pronunciata nel reel “fake” viene ormai utilizzata con troppa facilità, se si vuole accusare qualcuno di mostrare un lavoro falso, bisognerebbe presentare il contenuto originale, spiegare quale fosse l’obiettivo dichiarato e dimostrare tecnicamente perché quel procedimento non potrebbe produrre il risultato promesso.

Altrimenti rimangono soltanto affermazioni vaghe: “Ho visto alcuni video, un operatore sostiene, il cane proietta il proprio baricentro emozionale, si crea una resistenza come in un circuito elettrico, esistono tanti altri modi”. Manca l’unica cosa indispensabile l’analisi concreta di un caso concreto.

Quindi impedire che un comportamento produca il vantaggio ricercato è perfettamente compatibile con le leggi dell’apprendimento. La comparsa di una risposta alternativa può rappresentare l’inizio di un percorso, risposta che dovrà poi essere consolidata e generalizzata. Nessun tecnico serio dovrebbe garantire che una singola esperienza verrà riprodotta automaticamente in qualunque situazione futura.

Definire invece tutto il lavoro un “fake”, senza dire dove sia stato osservato, chi lo abbia svolto, quale cane fosse coinvolto e quali risultati siano stati verificati, non è un’analisi tecnica.

Nel video mostriamo invece un caso concreto: Hollie, mix Pinscher soprannominato “il Coccodrillo”, che attraverso un percorso progressivo ha modificato proprio il comportamento descritto. Non è bastato trattenerla una volta: il lavoro è stato ripetuto, consolidato e generalizzato.

Indirizzo

Via Campo Selva, 38
Pomezia
00040

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00
Domenica 09:00 - 19:00

Telefono

+393247858923

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