Scuola di cinofilia

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16/07/2026

ADDDESTRAMENTO SÌ O NO?

RUBRICA BUONGIORNO AL SOLE

In questo video già la domanda è posta male, si prova a contrapporre ancora una volta “educazione” e “addestramento”, come se fossero due mondi opposti: da una parte la relazione, dall’altra il controllo meccanico del cane.

L’addestramento non è “fare il cane robot”. L’addestramento è costruzione di competenze, gestione degli stimoli, controllo motorio, apprendimento, controllo, condotta, richiamo, comunicazione funzionale tra cane e conduttore, dire che l’addestramento sia il problema significa non conoscere cosa sia davvero l’addestramento.

Nel video vengono mostrati cani che saltano, cani in contesti da spettacolo, cani apparentemente sotto pressione, e poi si lascia intendere che quello sarebbe “l’addestramento”, no quello è un espediente retorico: prendo immagini estreme, parziali o fuori contesto e le uso per costruire una tesi, è come dire che siccome esiste un cattivo medico, allora la medicina è sbagliata, il problema è la malpratica, educazione e addestramento non sono nemici educare significa dare strumenti per vivere meglio nella società umana, addestrare significa costruire risposte affidabili, leggibili e ripetibili.

Quando un cane è aggressivo, reattivo, fobico o fuori controllo, la relazione da sola non basta, servono competenze tecniche, serve gestione, apprendimento e controllo degli stimoli, un cane che non sa stare al guinzaglio, non sa fermarsi, non sa rispondere al richiamo, non sa tollerare una distanza, non sa indossare una museruola, non è “più libero”: è semplicemente più esposto al rischio.

Nel video passa il solito messaggio: meno addestramento, più relazione, ma la relazione senza competenza è solo una bella poesia e con i cani difficili la poesia non basta, la relazione vera si vede quando il cane può fidarsi del conduttore perché il conduttore sa cosa fare non perché gli parla dolcemente, ma perché sa guidarlo, contenerlo, proteggerlo e protegge gli altri.

Altro punto critico: si lascia intendere che il cane addestrato perda espressività, libertà, personalità, anche questo è falso un cane addestrato bene non perde se stesso, al contrario, acquisisce strumenti.
Un cane che sa stare al mondo ha più libertà, non meno. Può uscire, viaggiare, frequentare luoghi pubblici, incontrare stimoli, gestire distanze, vivere più esperienze.

Questo video tenta di screditare l’addestramento, semmai scredita una caricatura dell’addestramento costruita apposta per risultare antipatica, il resto è comunicazione da social frasi suggestive, immagini emotive e una contrapposizione comoda per piacere alle solite mamme pancine.

Mauro il talebano

15/07/2026

DIAGNOSI PRECOCE

RUBRICA BUONGIORNO AL SOLE

Ormai lo avete capito: ho dichiarato apertamente di guardare con spirito critico molti dei cosiddetti "guru social" della cinofilia quelli con un certo n di follower
Le mie osservazioni non sono mai rivolte alla persona e nemmeno alla loro professionalità, che rispetto finché supportata da competenze e risultati. Ciò che metto in discussione è il modo in cui vengono esposte determinate problematiche, le semplificazioni eccessive, le promesse implicite o esplicite e quei messaggi che, a mio avviso, rischiano di fornire ai proprietari una visione parziale della realtà.
La critica, quando è argomentata e rispettosa, non è un attacco personale: è confronto di idee.
E una disciplina che pretende di crescere dovrebbe accettare il confronto senza viverlo
come un'offesa.

Se commento un video, un articolo o una dichiarazione, lo faccio perché ritengo che i contenuti diffusi al grande pubblico abbiano un impatto reale sui cani e sulle persone che vivono con loro. Per questo continuerò a esprimere il mio punto di vista, nel rispetto delle persone ma senza rinunciare al diritto di analizzare, discutere e, quando necessario, dissentire. Perché il pensiero critico non è il problema: spesso è proprio ciò che permette di evitare che il dibattito si trasformi in un coro dove tutti applaudono e nessuno riflette.
Il punto
Il video sotto contiene alcune osservazioni che meritano una riflessione critica.
Dire che un cane ha una lacrimazione rossastra, una pancia gonfia, si lecca le labbra quando viene toccato o sbadiglia può certamente essere uno spunto per approfondire il suo stato di salute, ma affermare con certezza che si tratti di malnutrizione o che un determinato alimento lo stia "intossicando" è un salto logico che richiederebbe prove cliniche che nel video non vengono mostrate.

Prendiamo alcuni esempi: la colorazione rossastra sotto gli occhi può avere molte cause:
conformazione anatomica, eccessiva lacrimazione, irritazioni, problemi oculari, o altre condizioni, ( così si è espressa la mia Vet una volta mostrato il video) non basta da sola per dimostrare che il cane sta mangiando male.
Una pancia gonfia può dipendere dall'età, dalla conformazione fisica, dalla quantita di cibo ingerita, da parassiti, da problemi gastrointestinali o da altre condizioni che richiedono una valutazione veterinaria.
Leccarsi le labbra o sbadigliare durante una manipolazione possono essere segnali di disagio, incertezza o semplice risposta alla situazione, non indicano automaticamente
dolore addominale.
In cinofilia bisogna sempre distinguere tra osservazione e diagnosi, osservare un comportamento è corretto, dire con certezza quale sia la causa senza esami e senza una valutazione completa è un'altra cosa.

Un buon osservatore dovrebbe quindi dire: vedo alcuni segnali che potrebbero meritare un controllo veterinario, diverso è dire: questo cane è malnutrito oppure questo alimento lo sta intossicando, sono affermazioni che richiedono accertamenti oggettivi.
La domanda da porsi e:
Se vedessimo lo stesso cane dopo una visita veterinaria completa, con esami del sangue, delle feci e una valutazione nutrizionale, arriveremmo alle stesse conclusioni del video?

Mauro il talebano

14/07/2026

LE SETTE

RUBRICA BUONGIORNO AL SOLE

Sembra che mentre scriveva era davanti allo specchio. Meglio cosi almeno non parla di cani.

Ricordo a tutti che le sette cinofile esistono, hanno modalità e pratiche ben precise, il cui scopo è abbindolare la gente per il proprio tornaconto personale, tutto qui.
Quando iniziai a studiare e lavorare con i cani, il mio primo approdo fu proprio una setta cinofila. Non si presentano come tale e capire di esserci dentro non è facile.
Tutto partiva chiaramente dall’usare violenza con il cane, violenza sempre necessaria anche su cani che non avevano problemi all’esterno di casa. Grandi o piccoli tutti trattati a pesci in faccia, “meglio una strattonata o un bambino morto?”, diceva… come se nel mezzo non ci fosse nulla.
Poi il modo coercitivo passava alle persone che credevano di essere libere eppure non si può non subire quel clima quando non sai cosa sta accadendo: non puoi fare domande sennò vieni ridicolizzato, ciò che dice il guru deve essere preso sempre come oro colato e se provi ad avere dubbi partono insulti e derisioni.
Le caratteristiche che però vedo non morire mai nelle sette cinofile sono pochi semplici ma chiari dettagli:
1 Il guru è il migliore di tutti, possibilmente del mondo anche se nessuno lo ha convalidato e per questo è pieno di nemici, perché sono tutti invidiosi e cattivi che vivono per affossarlo!
2 Il guru racconta di aver salvato così tante vite che medici spostatevi proprio e comunque sicuramente ne selva sempre una in più del creatore.
3 Il guru delle sette cinofile nel giro di poco risulta pieno di soldi, con spese sempre più grandi e appariscenti, grazie ai fedelissimi che pagano pur di adorare il proprio guru
4 Il guru si paragona spesso a Dio, non per capacità ma per bontà, sacrifici e persecuzione
5 Ogni tot il guru minaccia di sparire, promette che sarà l’ultima volta che ci si potrà vedere o sentire e sistematicamente per quante volte possa minacciare di fuggire, alla fine non fugge mai.
Tutte queste strategie e modalità sono tipiche ancora oggi solo di una certa tipologia di cinofili e la cosa sorprendente è come tutto ciò sia efficace con la gente che tende ad avere un bisogno disperato di una guida, di qualcuno che gli dica cosa fare e poco importa se poi cani o altri umani vengono trattati da schifo.
Tutto finalizzato a cosa? Spillarvi soldi e alimentare il proprio Ego. Fate attenzione

Mirko Darar

14/07/2026

Negli ultimi mesi, guardando i video di Mirko Darar, emerge un filo conduttore ricorrente: praticamente ogni cane che presenta un problema comportamentale avrebbe, come causa principale, un problema fisico, spesso riconducibile all’alimentazione e, quasi sempre, alle crocchette.

In questo nuovo video viene citato uno studio scientifico che mette in relazione dolore e problemi comportamentali, bisogna però fare una doverosa una precisazione.

Nessun professionista serio nega che il dolore possa modificare il comportamento di un cane, è un principio noto da decenni nella medicina veterinaria comportamentale. Un cane che soffre può diventare irritabile, aggressivo, pauroso, meno collaborativo o manifestare comportamenti anomali ma questo è ben diverso dal sostenere che, durante una valutazione, sia possibile attribuire quei comportamenti a una specifica patologia semplicemente osservando il cane.

Nel video vengono fatte affermazioni come:
ha la pancia gonfia, ha la pancia rossa, a pancia è tesa, sotto la pelle sento che è duro, cammina così perché sta male, si è accovacciata così perché ha chiuso la comunicazione, sono osservazioni che possono certamente far nascere un sospetto. Ma un sospetto non è una diagnosi.

Come dovrebbe comportarsi un tecnico?

Se durante una consulenza osservo un cane e noto qualcosa che mi fa pensare a un possibile problema clinico, il mio lavoro si interrompe, non continuo a costruire interpretazioni comportamentali basate su quella presunta patologia, non spiego al proprietario che quel comportamento dipende sicuramente dal dolore, non collego automaticamente alimentazione, postura, aggressività, ansia e crocchette.

Faccio una sola cosa, invio immediatamente il cane dal medico veterinario, sarà lui, attraverso visita clinica, esami diagnostici, palpazione specialistica, ecografie, radiografie, analisi del sangue o altri accertamenti, a stabilire se il cane sia realmente malato, solo dopo una diagnosi veterinaria ha senso riprendere la valutazione comportamentale.

Questa è collaborazione tra professionisti.

Uno studio scientifico citato da Darar afferma che il dolore può essere una causa sottovalutata di alcuni problemi comportamentali ma da nessuna parte sostiene che un educatore possa riconoscere clinicamente il dolore osservando un video o una consulenza di pochi minuti né tantomeno afferma che l’80% dei problemi comportamentali dipenda automaticamente da condizioni patologiche tali da poter essere individuate a occhio.
La ricerca invita tutti i professionisti a considerare il dolore tra le possibili cause e a collaborare con il medico veterinario, è un concetto completamente diverso.

Seguendo questo ragionamento, ogni cane che tira al guinzaglio, non torna al richiamo, manifesta aggressività, ha paura, è iperattivo, si lecca, mangia troppo o troppo poco potrebbe essere spiegato quasi esclusivamente con un problema fisico, se poi aggiungiamo che, in quasi tutti i video, il problema viene ricondotto anche all’alimentazione e alle crocchette, allora la conseguenza è inevitabile, on sarebbe più l’80% ma praticamente il 100% dei cani visti nei video di Darar

Il comportamento nasce da molte variabili, la scienza del comportamento ci insegna che un comportamento può dipendere da moltissimi fattori, predisposizione genetica, razza, apprendimento,ambiente, esperienze pregresse, gestione,motivazioni, stato emotivo e condizioni fisiche e sanitarie, ridurre tutto a una sola causa significa semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa.

Una valutazione seria dovrebbe seguire un percorso preciso:

1. raccolta della storia del cane;
2. osservazione del comportamento;
3. formulazione di ipotesi;
4. eventuale sospetto clinico;
5. invio al veterinario;
6. diagnosi veterinaria;
7. solo dopo, progettazione dell’intervento educativo o riabilitativo, questo tutela il cane, tutela il proprietario e tutela anche il professionista.

Perché il tecnico cinofilo non deve fare il veterinario, così come il veterinario non dovrebbe sostituirsi al tecnico nell’impostazione del percorso educativo, ognuno ha competenze diverse ma complementari

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