PAOLO RABITTI - Arcivescovo di Ferrara – Comacchio-
Prof. IVANO DIONIGI - Magnifico Rettore Università di Bologna-
Prof. PASQUALE NAPPI - Magnifico Rettore Università di Ferrara-
M.R. Suor MARIA BRUNA ZUFFA - Superiore Generale delle Suore Minime dell’ Addolorata –
Prof. SERGIO STEFONI - Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna-
Prof. PAOLO LIBONI - Preside Facoltà di Med
icina e Chirurgia dell’Università di Ferrara-
-CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE IN CARICA-
Dott. ANTONIO RUBBI - Presidente-
Prof. GIAN GUIDO BALANDI - Vicepresidente – Delegato dal Rettore di Ferrara-
Dott. UMBERTO MELLONI - Consigliere delegato dal Rettore di Bologna-
Prof. ADRIANO GUARNIERI - Consigliere delegato dal Vescovo di Bologna-
Geom. GIUSEPPE RANDO – Consigliere delegato dal Vescovo di Ferrara-
FONDAZIONE DOTT. CARLO FORNASINI
COSTITUITA CON ATTO PUBBLICO – IL 13 MAGGIO – ANNO 1968 –
La fondazione dott. Carlo Fornasini , sorge per volontà di Francesco Carlo Fornasini, ultimo erede del casato, che, privo di legittimi eredi, lasciò, ancora vivente (morì il 28 maggio 1976, all’età di 89 anni) il suo cospicuo patrimonio a che fosse creata , intitolata al padre Carlo con lo scopo di approfondire, incoraggiare e premiare studi e ricerche nel campo dei trapianti di organi umani. CARLO FORNASINI
TORRE FORNASINI – POGGIO RENATICO (FE)
Cenni storici
Dell’antica torre detta Fornasini, dal nome del suo ultimo proprietario, non esiste una storia definita. Alcuni cenni si trovano nella Guida del Ferrarese del Malaga, ove, alla pagina 446, si legge: “Nella vicina torre del podere Fornasini, durante alcuni lavori di muratura, sono stati scoperti interessanti brani di affreschi: staccati e restaurati, ora si ammirano nella Pinacoteca nazionale di Ferrara e sono attribuiti al secolo XVI, di mano dell’Aspertini o del Mazzolino (1964)”
Si presume che detta torre fosse entrata inizialmente nelle proprietà della famiglia Lambertini, che dal secolo XIII furono signori di Poggio Renatico (il paese fu anche detto “Poggio de’ Lambertini”), con la dote di certa Tomasa Gustavillani sposata in prime nozze dal Marchese Egano. La leggenda vuole che in questa torre, all’epoca detta Torre dei Guastavillani, fu concepita la Beata Imelda, morta a 12 anni, già monaca presso i Domenicani. Dalla ricerca su basi catastali, condotta presso l’Archivio di Stato di Ferrara, è emerso: il fabbricato è individuato al Rettangolo XVI – Sezione I – del Cessato Catasto di Poggio Renatico di cui al Portamappe 38, risalente per convenzione al 1830, con il mappale 314. La sua conformazione planimetrica non corrisponde a quella attuale e questo trova conferma nelle memorie degli anziani del paese che riferiscono vi fossero, accanto alla torre così com’è adesso, un fienile e una barchessa, demoliti negli anni ’30 del secolo scorso. Il mappale 314, insieme ad altri, viene iscritto in ditta Fornasini Andrea q.m. Giuseppe alla pagina 48 del Catastino Rustico n°41 e descritto come casa colonica in località Poggio. Non è dato sapere i titoli di provenienza. Ritroviamo il mappale 314 nel registro Matricola Possessori n° 443, in ditta Fornasini Dr. Giovanni, Dr. Cav. E Raffaele e Cav. E Carlo fu Dr. Francesco di Poggio e, precisamente, il mappale 314, insieme ad altri, passano, in data 15 agosto 1888, alla Mutazione 159 in capo a Fornasini Carlo per divisione, ovvero per accettazione di eredità lasciata da Giuseppe Fornasini e susseguente divisione con rogito Francesco Ercolani di Castelfranco in data 23 maggio 1888, registrato a Bologna il 9 giugno al Vol. 171 – N° 3499. Nel Cessato Catasto 1939 – 40 e precisamente nel Registro delle Partite n° 1024, alle pagine 220 –225, in ditta Fornasini Carlo Francesco fu Carlo, al foglio 52, il mappale 157 è fabbricato rurale della superficie di 15.90. Austera, semplice, ma affascinante, risale al XIII secolo, quando aveva per la famiglia Lambertini funzione di avvistamento dei nemici. Le sue mura videro la fanciullezza della Beata Imelde Lambertini, figlia di Egano e Castora Galluzzi, nata nel maggio o nel luglio del 1321. Nel 1320 la famiglia Lambertini soggiornò a lungo a Poggio Renatico e probabilmente vi ritornò nel 1326, quando fu affidata a Egano la custodia della Torre dell’Uccellino. Cresciuta nella fede e nella preghiera, Imelde entrò in convento giovanissima. Il 12 maggio 1333, vigilia dell’ Assunzione, in convento erano state celebrate le funzioni e le suore si erano allontanate: lei sola era assorta in preghiera per chiedere la Santa Comunione, quando una luce abbagliante la stordì; riavutasi dallo smarrimento vide sopra di lei sfavillante un’ostia santa. Imelde, in ginocchio, con le mani congiunte, si comunicò e poco dopo la sua anima, ardente di amore e di fede, volava in cielo. Dopo la peste del 1347 e del 1457, i resti mortali della suora subirono traslazioni in vari conventi. Nel 1783 il Marchese Piriteo Malvezzi donò al convento delle suore di Santa Maria Maddalena un’urna per conservare le reliquie della religiosa, vissuta e morta in odore di santità. Dopo la venuta di Napoleone in Italia e gli sconvolgimenti civili e politici che ne seguirono, la sacra urna fu data alla famiglia, fino al 1799, quando fu trasportata nella chiesa di San Sigismondo. La piccola suora fu beatificata nel 1826. Tornando alla torre, nel 1963, durante alcuni lavori di restauro resisi necessari per i danni recati alla struttura da un fulmine, che causò il crollo dell’angolo ovest della sommità, l’allora proprietario Carlo Francesco Fornasini rinvenne degli affreschi entro le nicchia esterne della struttura, e li donò alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Il loro recupero e distacco fu diretto dalla soprintendente Amalia Mezzetti, che li presentò alla IX settimana dei Musei italiani (1965-66). Nel palazzo rossettiano di Ferrara si possono ammirare sei immagini di 173 per 95 cm, oggetto nel 1964 di opere di restauro e consolidamento per il cattivo stato di conservazione: la musa Urania e la Speranza – individuabili grazie a scritte apposte sulla sommità – un gruppo di tre soggetti; due persone con una scimmia accanto a un camino acceso, quattro individui con un gufo; una scena che resta invece indecifrabile : del tutto misterioso è il significato dei frammenti con gruppi di più figure, connotati apparentemente da oscuri rimandi letterari e negromantici. Rimane difficile determinare l’entità del ciclo, che dovette essere più cospicuo: la figura di Urania postula infatti la presenza delle altre Muse, così come è possibile che alla Speranza si affiancassero le altre Virtù. L’assenza di rilevazioni al momento del distacco degli affreschi impedisce inoltre di determinarne l’originario posizionamento e la primitiva funzione. Le raffigurazioni conservate a Palazzo dei Diamanti attesterebbero l’ attività poggese di uno fra gli interpreti più alti e originali del Rinascimento maturo: Amico Aspertini (Bologna, 1474/1475-1552), interprete di rilievo della scuola bolognese e autore della “Pietà” conservata nella Basilica di San Petronio a Bologna. Il ciclo sarebbe da attribuire non alla fase tarda del pittore, ma a quella più inquietamente sperimentale del secondo decennio, che si apre alla frequentazione, oltre che dei nordici, della pittura giorgionesca: dopo i lavori in San Frediano a Lucca (1508-09) e comunque prima della sferzata in senso aspramente polemico costituito dalla Pietà (1519). L’attribuzione degli affreschi ad Amico Aspertini, lungamente discussa da eminenti studiosi, confermerebbe il rilievo assunto dai signori Lambertini nel ‘500: Cornelio Lambertini, eletto senatore da Giulio II nel 1506 e nominato Conte del Poggio dallo stesso Pontefice nel 1510, aveva chiamato al suo servizio una delle più importanti personalità della cultura padana dell’epoca.