Pedagogista Chiara Paoletti

Pedagogista Chiara Paoletti Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Pedagogista Chiara Paoletti, Istruzione, Via Tessore 30, Pinerolo.

Si riparte da qui. 🌷Da nuovi cieli, nuovi paesaggi e nuove persone incontrate lungo il viaggio.Il Nord Europa.. quanto m...
28/08/2026

Si riparte da qui. 🌷

Da nuovi cieli, nuovi paesaggi e nuove persone incontrate lungo il viaggio.

Il Nord Europa.. quanto mi piace!
Ho adorato quelle giornate di sole e nuvole, con i loro 23° perfetti, quasi fossero una metafora della vita: perché tanto, prima o poi, il sole torna sempre.☀️

Ho amato la calma (tranne per le biciclette che sfrecciano velocissime 😜), la cura degli spazi, l’ordine, la natura che sembra non avere fretta.
Ho osservato ragazze e mamme sole per strada, bambini liberi di giocare nei parchi, e quel modo di vivere che sembra dire “life is now, enjoy it!”

Ho sorriso davanti alla loro convinzione che esista un solo formaggio più buono del mondo: l’Henry Willig, che con l’aggiunta di spezie riesce a diventare ogni volta un sapore diverso.
Ma a noi italiani volete davvero vendere il vostro formaggio?! 😂🧀🤌🏼

E poi quelle meravigliose casette sui canali, senza tende e senza cancelli.
Perché, in fondo, la fiducia è anche una forma di bellezza.

Insomma, oltre alla meravigliosa Olanda - con le sue biciclette, i tulipani, i mulini e i canali - in questo tempo lento ho ascoltato la pioggia nel bosco, mangiato ramasin, bevuto Iced Coffee, fatto parole crociate sotto l’ombrellone e riso.
Ho riso tanto,
Con le mie persone preferite.

Ma, a pensarci bene, il vero successo di queste vacanze è stato riuscire, davvero, a mettere tutto in pausa.
E forse è proprio da qui che si riparte:
più leggeri, più presenti e con le tasche piene di idee e desideri nuovi! 🪁

A presto,
Chiara🤍

20/08/2026

“Mi sento in colpa, sbagliata” ha continuato.

“Mi sento in colpa perché, quando era piccolo, non l’ho tenuto sempre in braccio. Avevo paura di viziarlo.. mi dicevano di lasciarlo piangere. E adesso ho paura di avergli fatto del male.”

Le ho detto:

“So che il tuo amore verso di lui non è mai mancato. Ma hai preso decisioni con le informazioni, i consigli e le convinzioni che avevi in quel momento.

Nessun genitore ha una sfera di cristallo. Nessun adulto conosce già tutto.

Il senso di colpa ti fa credere che avresti dovuto essere la mamma che sei oggi, quando eri ancora la mamma di ieri. E questa è una pretesa impossibile.

❌Prova a non chiederti:
“L’avrò tenuto abbastanza in braccio?”

Ma focalizzati su questa domanda:

🌱“Cosa posso fare oggi per nutrire la nostra relazione?”

I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti. Hanno bisogno di adulti capaci di esserci, di riparare quando serve e di costruire ogni giorno una relazione sicura.

Il passato non si può cambiare. Ma la relazione con il tuo bambino continua a scriversi, ogni singolo giorno.

Cambia prospettiva🪁

Quante palette porgiamo ogni giorno ai nostri bambini, quando loro stavano già imparando benissimo con le loro mani?Educ...
13/08/2026

Quante palette porgiamo ogni giorno ai nostri bambini, quando loro stavano già imparando benissimo con le loro mani?

Educare, a volte, significa anche fare un passo indietro e lasciare che siano le mani sporche di sabbia a insegnare ciò che nessuna paletta potrebbe trasmettere.

Con questo non intendo dire che ai bambini non si possano offrire spunti e consigli. Penso però che, prima di intervenire, valga sempre la pena chiederci se stiamo rispondendo ad un loro bisogno oppure al nostro desiderio che le cose vengano fatte come - a noi - sembrano più sensate.

E allora te lo richiedo: quante palette porgiamo ogni giorno ai nostri bambini, quando loro stavano già imparando benissimo con le loro mani? 🪁

•⛱️🪣🌊•

Capita spessissimo nelle famiglie che affianco, arrivano dopo aver provato di tutto. Hanno cambiato la routine, letto li...
28/07/2026

Capita spessissimo nelle famiglie che affianco, arrivano dopo aver provato di tutto. Hanno cambiato la routine, letto libri, seguito consigli trovati online, parlato con le insegnanti, sperimentato strategie diverse.
Eppure quel comportamento continua a presentarsi.

Non perché abbiano sbagliato. Ma perché, molto spesso, tutta l’attenzione si concentra sul bambino, come se fosse lui l’unico elemento da modificare.

In realtà, il bambino vive immerso in un sistema fatto di relazioni, comunicazione, ritmi, aspettative ed emozioni. È dentro quel sistema che il suo comportamento prende forma.

Ecco perché credo che il cambiamento più autentico nasca quando non chiediamo al bambino di cambiare da solo, ma iniziamo a trasformare il contesto che lo accompagna ogni giorno.

È questo il cuore del mio lavoro come pedagogista: costruire percorsi su misura che coinvolgano tutta la famiglia, perché un bambino non ha bisogno di essere “aggiustato”. Ha bisogno di adulti che imparino a leggere ciò che il suo comportamento sta raccontando e che, insieme, diventino parte della soluzione.

•🧩🪁🌱•

24/07/2026

“E’ stato tranquillo tutto il pomeriggio.. poi sono arrivata io ed è scoppiata la crisi.”

Quante volte i genitori mi dicono questa frase?
Lo raccontano anche le educatrici al nido:
“La giornata è andata bene, ha partecipato al gioco ed è stato sereno”
Poi arrivano mamma o papà.
E all’improvviso.. pianti, urla, richieste continue.

Spesso il primo pensiero dei genitori è “Con noi si comporta sempre peggio.”

Ma se provassimo a guardare questa scena con occhi diversi?
Quella fatica non significa che state sbagliando qualcosa.

Significa che siete il suo posto sicuro.

Per tutta la giornata il vostro bambino ha messo tante energie nel gestire emozioni, aspettative, relazioni e regole.
Quando vi vede, finalmente può abbassare le difese.
Con voi non deve dimostrare nulla. E può lasciare andare tutta la fatica accumulata.

È come se dicesse:
“Finalmente ci sei. Adesso posso svuotare tutto quello che ho tenuto dentro.”

Puoi aiutarlo con 5 piccoli accorgimenti:

☀️ Non prenderla come una sfida: quella crisi non è contro di te/voi
☀️ Accogli il suo bisogno di connessione. Un abbraccio, uno sguardo, un sorriso possono valere più di un “Com’è andata oggi?”
☀️ Se possibile, concedigli qualche minuto di transizione prima di correre al prossimo impegno
☀️ Dai un nome alle sue emozioni: “Ti sono mancata?” oppure “Lo so, è stata una giornata lunga.”
☀️ Ricorda che il suo “serbatoio emotivo” con te ha bisogno di essere ricaricato. La tua presenza è il luogo in cui ritrova sicurezza e regolazione.

Ma c’è una cosa importante da ricordare:
L’obiettivo non è evitare il pianto o la rabbia tutti i costi.
E’ comprendere cosa ci sta comunicando.

Sotto queste manifestazioni ci sono bisogni di connessione, di regolazione emotiva, di vicinanza, di recupero dopo una giornata intensa.
Piccoli cambiamenti possono alleggerire questi momenti, ma la vera differenza nasce quando impariamo a leggere ciò che il comportamento ci sta raccontando.

È questo il cuore del mio lavoro come pedagogista: non spegnere il comportamento che fa rumore, ma accompagnare bambini e adulti a comprendere - quel - rumore, costruend

“Tanto sono piccoli, non capiscono...”È una frase che sento spesso. Eppure i bambini capiscono molto più di quanto immag...
21/07/2026

“Tanto sono piccoli, non capiscono...”

È una frase che sento spesso. Eppure i bambini capiscono molto più di quanto immaginiamo.

Forse non comprendono ogni parola o sfumatura del nostro linguaggio, ma colgono perfettamente il modo in cui gli adulti parlano di loro.

Ogni volta che diciamo:
“Lui è quello difficile.”
“Lei è sempre timida.”
“Con loro tanto non funziona.”

non stiamo semplicemente descrivendo una situazione. Stiamo costruendo una narrazione.

E i bambini crescono anche dentro le narrazioni che gli adulti raccontano su di loro.

Questo è ciò che gli psicologi definiscono - Effetto Pigmalione - ovvero una “profezia che si autoavvera”: un’aspettativa, ripetuta nel tempo, finisce per influenzare il comportamento della persona fino a renderla reale.

Per questo, nel mio lavoro di supervisione pedagogica, invito educatrici e genitori a fare un piccolo esercizio:
Provare a chiedersi “Sto descrivendo un comportamento che oggi il bambino mette in atto oppure sto definendo chi è?”

C’è una differenza enorme nel dire “Oggi ha fatto fatica ad ascoltare “al posto di “Lui non ascolta mai.”
La prima frase lascia aperta la possibilità di cambiare. La seconda rischia di trasformarsi in un’etichetta.

Io credo che la responsabilità professionale di chi educa sia anche quella di lasciare ai bambini la libertà di evolvere, di sorprenderci e non sentirsi imprigionati nelle aspettative degli adulti. Anche perché nessun bambino dovrebbe crescere pensando di essere il problema.
Dovrebbe crescere sentendosi visto per tutto ciò che può ancora diventare. 🌱🪁

“Ma io lo so già...”È una delle frasi che sento dire più spesso.“So che dovrei accogliere le emozioni.”“So che urlare no...
17/07/2026

“Ma io lo so già...”
È una delle frasi che sento dire più spesso.

“So che dovrei accogliere le emozioni.”
“So che urlare non serve.”
“So come si fa...”

E io ci credo. Perché oggi abbiamo accesso a tantissime informazioni: libri, podcast, corsi, post, video. Sappiamo tanto di più rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto.

Eppure sapere non basta. Se bastasse conoscere la teoria, nessun genitore perderebbe mai la pazienza. Nessun educatore uscirebbe da una giornata pensando: “Avrei voluto gestirla diversamente.”

La realtà è che, nei momenti di maggiore stress, non reagiamo solo con ciò che sappiamo.
Rispondiamo con ciò che il nostro cervello conosce meglio. Con la nostra storia. Con gli automatismi costruiti negli anni. Con il nostro livello di stanchezza, di carico mentale e con quanto è pieno - o vuoto - il nostro serbatoio emotivo.

Per questo credo nei percorsi che aiutano gli adulti a diventare più consapevoli di ciò che succede dentro di loro.
Perché quando cambia l’adulto, cambia l’ambiente e cambia la relazione. E quando l’ambiente e la relazione cambiano, il bambino trova uno spazio sicuro in cui crescere.

Non serve essere perfetti. Serve sentirsi accompagnati, compresi e avere strumenti che funzionino davvero nella vita di tutti i giorni, non solo sulla carta.

È proprio da qui che inizia il cambiamento che costruisco con le famiglie e i professionisti che affianco!

•🌱🧩🪁•

14/07/2026

Me l’ha detto una maestra ed ecco cosa le ho risposto:

È vero. I bambini non sono più quelli di una volta. E, aggiungerei, per fortuna!🤗

I bambini di oggi stanno crescendo in un mondo che corre veloce, ricco di stimoli, informazioni e possibilità. Sono curiosi, fanno domande, sviluppano competenze nuove e, spesso, possiedono una consapevolezza di sé sorprendente, già nei primi anni di vita.

Anche noi adulti stiamo cambiando. Sempre più genitori ed educatori comprendono l’importanza di accompagnare i bambini non solo nella crescita cognitiva, ma anche in quella emotiva, aiutandoli a dare un nome alle emozioni, ad ascoltare il proprio corpo e a costruire una solida conoscenza di sé. Da qui, l’importanza di creare ambienti capaci di supportare davvero la crescita dei più piccoli.

Le più recenti teorie pedagogiche ci ricordano che l’apprendimento non è semplice trasmissione di contenuti, ma nasce dalla relazione, dall’esperienza e dall’interesse significativo che il bambino attribuisce a ciò che vive.
Ecco perché anche il sistema scolastico è chiamato ad evolversi: non basta più insegnare a leggere, scrivere e contare. È necessario educare persone capaci di pensare, di sentire, di collaborare e di affrontare la complessità del mondo.

Un bambino di due, tre o quattro anni può essere avvicinato alla conoscenza di sé, del proprio corpo e delle proprie emozioni molto più di quanto si immagini. I bambini comprendono moltissimo, purché gli adulti sappiano trovare il linguaggio giusto, rispettare i loro tempi e creare contesti ricchi di ascolto, esperienza e scoperta.

Educare non vuol dire trasferire informazioni, ma permettere al bambino di farne esperienza in prima persona. Costruire, sbagliare, smontare e rimontare… e solo così, imparare!

E tu, cosa ne pensi?! 🪁

Ci sono momenti in cui senti il bisogno di ritrovare il centro. Non perché ti sei persa, ma perché stai crescendo.Ogni e...
09/07/2026

Ci sono momenti in cui senti il bisogno di ritrovare il centro. Non perché ti sei persa, ma perché stai crescendo.

Ogni evoluzione personale porta con sé nuove domande e il desiderio di dare ancora più senso a ciò che fai. Per me, il lavoro educativo è questo intreccio tra crescita personale e professionale. Perché non possiamo accompagnare i bambini se per primi non coltiviamo la miglior versione di noi stessi.
Credo profondamente in quella spinta vitale che ci mette in movimento, che fa nascere progetti e cambiamenti. Ma ogni trasformazione parte da un punto comune: quel nodo alla pancia che ci dice che qualcosa merita di essere visto.
Forse sono i pianti del tuo bambino che sembrano non finire mai. Le routine che saltano. Le giornate che sembrano sfuggire di mano.

E se tutto questo non fosse il problema, ma il messaggio? E se quei comportamenti ci stessero chiedendo di cambiare prospettiva?
Dietro ogni fatica c’è una domanda che aspetta di essere ascoltata. Solo quando le diamo un nome possiamo costruire strumenti per affrontarla.

Io scelgo di lavorare così: con Autenticità, perché la fiducia nasce da parole e relazioni sincere; con Affidabilità e coerenza, per essere un punto di riferimento; con Ricerca continua, perché l’educazione merita competenza e basi scientifiche solide; con Responsabilità pedagogica, senza paura di prendere posizione quando il benessere dei bambini e delle famiglie lo richiede; e con Leggerezza consapevole, perché anche un sorriso può aprire spazi di dialogo e rendere più semplice affrontare ciò che sembra difficile.

Questo spazio ospiterà riflessioni sull’educazione, sulla genitorialità e sui servizi per l’infanzia. Sarà un luogo in cui imparare a guardare oltre, perché quando sentiamo che “qualcosa non torna” non abbiamo bisogno di soluzioni veloci, ma di uno sguardo nuovo.

Parlerò di bambini, sì. Ma mi rivolgo agli adulti che se ne occupano: famiglie ed educatori.
A chi desidera andare oltre il “si è sempre fatto così” e sente che certe modalità educative non lo rappresentano più.
Desidero essere un ponte tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, perché davanti a noi abbiamo persone, piccole, da incontrare!

Chiara🪁

Ma voi le avete mai osservate davverole emozioni del ricongiungimentoquando andate a prendere i vostri bambini? 🤍Le vost...
24/02/2026

Ma voi le avete mai osservate davvero
le emozioni del ricongiungimento
quando andate a prendere i vostri bambini? 🤍

Le vostre…
e le loro.

Quegli occhi che si fanno grandi
che vi cercano tra mille volti
e poi via…
si tuffano in un abbraccio!

E poi ci sono loro,
i bimbi che scoppiano in un pianto improvviso.

Ma sapete una cosa?
Anche quello è amore.

È lasciare andare le fatiche della giornata.
È dire senza parole:
“Finalmente sei qui.”

Solo che l’emozione è così grande
che non si riesce ad esprimere diversamente.

E in quell’istante
Tutto si ferma.

Il ricongiungimento non è solo un abbraccio. È regolazione emotiva. 🫂

🧶Quegli occhi che ti cercano tra la folla, li hai mai osservati davvero?

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Pinerolo
10064

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