25/07/2026
Mentre gli italiani sono alle prese con il caro vita, la sanità in affanno e gli stipendi che non bastano più, il governo torna all’attacco con l’autonomia differenziata.
È il prezzo che la Lega ha imposto a Fratelli d’Italia per votare la legge elettorale truffa.
Il Parlamento ha approvato le pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, riaprendo un percorso che la Corte costituzionale aveva già delimitato con estrema chiarezza.
La Consulta ha stabilito che l’autonomia può esistere solo nel rispetto dell’unità della Repubblica, della solidarietà tra i territori e con i livelli essenziali delle prestazioni garantiti ovunque.
Eppure il governo procede come se quella sentenza non esistesse, mostrando un disprezzo politico e un’incuranza istituzionale gravissimi verso il massimo organo di garanzia costituzionale.
Le intese approvate sono sostanzialmente identiche per tutte e quattro le Regioni.
Non c’è quindi una reale valutazione delle diverse esigenze territoriali, come invece aveva indicato la Corte costituzionale.
Ogni Regione dovrebbe dimostrare, sulla base delle proprie specificità, perché ha bisogno di maggiori competenze. Invece il governo presenta lo stesso schema per tutti, come se la sentenza della Consulta non fosse mai esistita.
Ancora più grave è la favola dell’“invarianza finanziaria”.
Se la cifra complessiva da spendere resta la stessa e alcune Regioni ottengono più risorse, la conseguenza è elementare: altre Regioni ne avranno di meno.
Non servono formule tecniche per capirlo.
L’autonomia differenziata sposterà risorse da una parte all’altra del Paese, penalizzando inevitabilmente i territori più deboli e aumentando il divario tra Nord e Sud.
Sono perciò d’accordo con le critiche mosse dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
Ma credo che non basti.
Serve una grande mobilitazione civile, a partire dai primi giorni di settembre, che rimetta questa battaglia al centro del dibattito politico nazionale.
E deve partire dal Sud, ma non può fermarsi al Sud.
Perché l’autonomia differenziata non danneggia soltanto il Mezzogiorno. Indebolisce l’intero Paese, aumenta le disuguaglianze territoriali e rende l’Italia meno forte e meno coesa.
Fa male al Sud.
Fa male al Nord.
Fa male all’Italia.
Questa non è l’autonomia prevista dalla Costituzione.
È un progetto politico che divide il Paese, mette i territori in competizione tra loro e ignora persino i limiti fissati dalla Corte costituzionale.
Chi governa dovrebbe unire l’Italia, non dividerla. Invece continua a portare avanti una riforma che aumenta le disuguaglianze e colpisce proprio i cittadini che hanno più bisogno dello Stato.