Officina 21 - Movimento Progressista

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25/07/2026

Mentre gli italiani sono alle prese con il caro vita, la sanità in affanno e gli stipendi che non bastano più, il governo torna all’attacco con l’autonomia differenziata.

È il prezzo che la Lega ha imposto a Fratelli d’Italia per votare la legge elettorale truffa.

Il Parlamento ha approvato le pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, riaprendo un percorso che la Corte costituzionale aveva già delimitato con estrema chiarezza.

La Consulta ha stabilito che l’autonomia può esistere solo nel rispetto dell’unità della Repubblica, della solidarietà tra i territori e con i livelli essenziali delle prestazioni garantiti ovunque.

Eppure il governo procede come se quella sentenza non esistesse, mostrando un disprezzo politico e un’incuranza istituzionale gravissimi verso il massimo organo di garanzia costituzionale.

Le intese approvate sono sostanzialmente identiche per tutte e quattro le Regioni.

Non c’è quindi una reale valutazione delle diverse esigenze territoriali, come invece aveva indicato la Corte costituzionale.

Ogni Regione dovrebbe dimostrare, sulla base delle proprie specificità, perché ha bisogno di maggiori competenze. Invece il governo presenta lo stesso schema per tutti, come se la sentenza della Consulta non fosse mai esistita.

Ancora più grave è la favola dell’“invarianza finanziaria”.

Se la cifra complessiva da spendere resta la stessa e alcune Regioni ottengono più risorse, la conseguenza è elementare: altre Regioni ne avranno di meno.

Non servono formule tecniche per capirlo.

L’autonomia differenziata sposterà risorse da una parte all’altra del Paese, penalizzando inevitabilmente i territori più deboli e aumentando il divario tra Nord e Sud.

Sono perciò d’accordo con le critiche mosse dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.

Ma credo che non basti.

Serve una grande mobilitazione civile, a partire dai primi giorni di settembre, che rimetta questa battaglia al centro del dibattito politico nazionale.

E deve partire dal Sud, ma non può fermarsi al Sud.

Perché l’autonomia differenziata non danneggia soltanto il Mezzogiorno. Indebolisce l’intero Paese, aumenta le disuguaglianze territoriali e rende l’Italia meno forte e meno coesa.

Fa male al Sud.
Fa male al Nord.
Fa male all’Italia.

Questa non è l’autonomia prevista dalla Costituzione.

È un progetto politico che divide il Paese, mette i territori in competizione tra loro e ignora persino i limiti fissati dalla Corte costituzionale.

Chi governa dovrebbe unire l’Italia, non dividerla. Invece continua a portare avanti una riforma che aumenta le disuguaglianze e colpisce proprio i cittadini che hanno più bisogno dello Stato.

Intanto dall'altra parte in pubblica piazza si ostentando i saluti romani nei comizi ci si rivolge alla platea con un af...
16/06/2026

Intanto dall'altra parte in pubblica piazza si ostentando i saluti romani nei comizi ci si rivolge alla platea con un affettuoso "camerati" , senza conseguenze nonostante la legge. Sì può essere fermati perché si manifesta dichiarandosi antifascista. Anche il ventennio cominciò con pochi convinti e sembrava non avessero futuro...

Due giovani denunciati per fatti avvenuti durante le manifestazioni pro Palestina a Torino si sono tolti la vita, in momenti diversi, nelle scorse settimane. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, uno dei due avrebbe lasciato un biglietto nel quale farebbe riferimento anche al peso vissuto in relazione ai provvedimenti giudiziari che lo riguardavano. Saranno naturalmente gli accertamenti a chiarire ogni aspetto di questa dolorosa vicenda.

Di fronte a notizie come questa il rispetto viene prima di tutto: rispetto per le persone coinvolte, per le loro famiglie e per la verità dei fatti.

È legittimo discutere del rapporto tra giustizia, misure cautelari, tutela dei diritti e conseguenze umane delle decisioni dello Stato. Ma questo confronto deve avvenire con serietà, senza odio e senza trasformare una tragedia in uno scontro tra tifoserie.

Per questo motivo i commenti saranno consentiti solo ai consolidati della pagina. È una scelta fatta per favorire un confronto civile e impedire che insulti, provocazioni o messaggi disumanizzanti prendano il posto del rispetto che una vicenda simile merita.

16/06/2026
Appuntiamoci anche questo...
11/05/2026

Appuntiamoci anche questo...

A svelarlo è stata la puntata di ieri sera di Report. C’è anche il petrolio estratto in terra lucana, a Tempa Rossa, che attraverso il terminale dell’ENI al porto di Taranto, raggiunge Israele in favore di una azienda che ha l’appalto di fornitura dell’IDF.

Secondo la ricerca di Greenpeace, realizzata insieme a Report l’export di combustibili fossili dall’Italia a Israele durante la guerra a Gaza è stato molto intenso: “Abbiamo tracciato le spedizioni delle navi dirette a Israele dal 2024 al 2026.
In tre casi i carichi partono dal molo di Taranto di Eni, che funge solo da terminalista. Le tre operazioni commerciali, infatti, riguardano greggio proveniente dal Centro Olio “Tempa Rossa”, giacimento petrolifero situato nel cuore della Basilicata e gestito dai francesi di TotalEnergies Italia, da Shell Italia e da Mitsui.

Sulla pagina social di Report, dopo la messa in onda della puntata si riferisce che: “In riferimento alle tre spedizioni di petrolio diretto in Israele dall’Italia, partite dal molo di Taranto di Eni e raccontate nel servizio di Report, Eni ci informa che il greggio proveniva dal Centro Olio “Tempa Rossa”, giacimento petrolifero situato nel cuore della Basilicata e gestito dai francesi di TotalEnergies Italia, da Shell Italia e da Mitsui.

Nello stesso servizio di ieri sera, si è rivelato che “dal più grande petrolchimico d’Italia, l’Isab siciliano di Priolo, sono partiti dieci carichi di carburanti diretti in Israele. Non solo, quando indicato, l’acquirente risulta essere il colosso energetico israeliano ORL Bazan, in cui ha importanti quote tramite un proprio fondo proprio il CEO della Isab di Priolo, l’israeliano Michael Bobrov.

In pratica l’israeliano Bobrov vende gasolio italiano a se stesso, a una società che rifornisce il ministero della Difesa israeliano.
Isab ci risponde che in realtà vende al colosso energetico Trafigura che poi decide che farne.

La raffineria di Priolo è divenuta parte del sistema di sicurezza energetico di Israele? Lo abbiamo chiesto all’ex manager di Eni Salvatore Carollo che sottolinea come con questa operazione “il problema è che perdiamo i rifornimenti sul mercato italiano che provenivano dalla principale raffineria italiana, questo è il punto fondamentale”.”

24/04/2026

E chest' è...

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