La possibilità di diventare bilingui per i nostri bambini non è solo una fortuna, ma un dono prezioso. Con l'esperienza di madre e di insegnante specializzata in glottodidattica infantile e apprendimento delle lingue straniere con il metodo Hocus and Lotus, vorrei parlare di alcuni aspetti dell'essere o del poter essere bilingui per i nostri figli. Gli studiosi ci suggeriscono che il bambino, fin
dalla nascita, è perfettamente in grado di assimilare due o più lingue, se a queste è esposto sufficentemente. Dobbiamo considerare superati i preconcetti più comuni( Myths ) secondo i quali il bambino che vive a contatto con 2 o più lingue le confonderebbe tra loro, non ne svilupperebbe nessuna adeguatamente, comincerebbe a parlare più tardi, o addirittura avrebbe problemi a scuola o con i compagni. Nessun dato scientifico supporta queste credenze, ma studi e l'esperienza pratica dicono proprio il contrario: i bambini o i ragazzi bilingui non mescolano mai le lingue fra loro se non volontariamente ed hanno padronanza del linguaggio esattamente come i loro coetanei monolingue (cioè alcuni più altri meno ma ciò in relazione a fattori esterni e non al numero delle lingue parlate). Gli studiosi ci dicono che nel cervello di un bambino bilingue si creano a mano a mano due distinti e differenti apparati linguistici da dove il bambino attinge al bisogno. E' come dire che il bambino usa due "scatole magiche" separate da cui tira fuori le parole e le espressioni che gli servono in quel momento. Tutti i genitori di bambini bilingue più grandicelli, vi diranno che i bambini non sbagliano mai lingua nel rivolgersi ad un adulto, e che non mischiano mai le due lingue anche se, all'inizio e fino a circa tre anni, lo hanno fatto. Due fondamentali capacità spontanee aiutano il bambino nella costruzione del suo linguaggio futuro:
- Quando il bambino inizia la "lallazione" (cioè l’emissione di suoni ripetitivi, a sequenze variamente composte-dadada; gugu; ghigughigu ecc)-attorno ai quattro/cinque mesi, emette dei suoni tipici ripetuti che sono praticamente gli stessi per tutti i bambini del mondo. Solo più tardi, copiando gli adulti, il bambino effettua una specie di screening, che gli fa "dimenticare" suoni e inflessioni che non appartengono alla sua lingua, e quindi non gli servono e "tenere" nel suo bagaglio linguistico solo quelli famigliari. Questo significa che, alla nascita, ogni bambino è perfettamente in grado di riprodurre qualsiasi suono vocale con cui venga a contatto. Se i suoni con cui viene a contatto appartengono a più lingue il bambino li assimilerà tutti e non li dimenticherà più.
- L’altra capacità nei bambini molto piccoli che sembra essere assolutamente spontanea nello sviluppo del bambino, è quella di riprodurre le forme grammaticali della propria lingua automaticamente senza doverle studiare, prima di ogni contatto con la scuola. In ogni lingua esistono regole e strutture grammaticali più o meno difficili oltre ad eccezioni e irregolarità. Il riprodurre le regole da parte del bambino quindi non è solo un semplice copiare l’adulto, ma sembra che il bambino abbia una specie di capacità “creativa” nel formulare le proprie frasi. Certo questo è un processo lungo che dura nel tempo e passa attraverso tentativi ed errori frequenti che spariscono o diminuiscono in età scolare. Gli studi in materia hanno messo in luce che queste due speciali capacità del bambino molto piccolo, diminuiscono e poi scompaiono quasi del tutto fra gli otto e i dodici anni. Dopo questa età, le complicazioni sociali e comportamentali che entrano in gioco rendono difficile l’acquisizione spontanea della lingua. E’ quindi importante che il bambino venga messo in contatto con una seconda lingua prima di questa età cruciale. Dopo questa età imparare una lingua potrà comunque essere facile , ma sarà “a tavolino”, cioè con lo studio sistematico con tutto ciò che esso comporta. In altre parole il bambino comincerà a parlare una seconda lingua se qualcuno parlerà con lui quella lingua se non dalla nascita, dalla più tenera età e se avrà il bisogno e il piacere di esprimersi con essa . Fatte queste osservazioni sull’età favorevole ad imparare una seconda lingua, permettetemi una domanda:
perché in quasi tutte le scuole in Europa l’introduzione dello studio delle lingue straniere è quasi sempre nelle scuole superiori, cioè subito dopo la pubertà, cioè appena si è persa la capacità spontanea a diventare bilingui?
“Children are born ready to become bilinguals and multilinguals. Too many are restricted to becoming monolinguals.[...] No caring parent or teacher denies children the change to develop phisically, socially, educationally or emotionally. Yet we deny many children the change to develop bilingually and multilingually. (Baker C., 1995, A parents' and teachers' guide to bilingualism, Multilingual Matters, Clevedon.)