Scuola Dell'Infanzia Sacro Cuore di Gesù

Scuola Dell'Infanzia Sacro Cuore di Gesù Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Scuola Dell'Infanzia Sacro Cuore di Gesù, Scuola, Via Mons. Domenico Maggio, Piazzola sul Brenta.

Bambini guardate in alto, cosa vedete?Le foglieE poi?I rami.E poi?Il cieloE poi?..la bellezza...Gli occhi dei bambini gu...
10/09/2026

Bambini guardate in alto, cosa vedete?
Le foglie
E poi?
I rami.
E poi?
Il cielo
E poi?..la bellezza...
Gli occhi dei bambini guardano oltre a ciò che si vede...🌳🌳🌳🌳🎈🎈

Partenza alla grande...💪💪 Nuovo anno, nuovi giochi,  nuovi amici e tante novità da scoprire insieme...SI PARTE !!!!!
08/09/2026

Partenza alla grande...💪💪 Nuovo anno, nuovi giochi, nuovi amici e tante novità da scoprire insieme...
SI PARTE !!!!!

1! ...2! ...3! ...VIA!...🏠🏠Il primo giorno alla scuola dell'infanzia, non è un giorno normale: è IL GIORNO.Il Giorno del...
05/09/2026

1! ...2! ...3! ...VIA!...🏠🏠
Il primo giorno alla scuola dell'infanzia, non è un giorno normale: è IL GIORNO.
Il Giorno del primo distacco dalla famiglia,
Il Giorno della prima esperienza sociale di un bambino,
Il Giorno dei primi legami con altre figure adulte,
Il Giorno di condivisione con altri bambini e soprattutto, è l' inizio di una crescita personale che ogni bambino dovrà affrontare per tutto il percorso scolastico.
L'emozione vissuta in quel giorno coinvolge tutti, genitori,bambini e maestre, ognuno a modo proprio ma di questo momento rimarra' sempre il ricordo del PRIMO GIORNO ,💕📚📚🪄🪄
Buon inizio ...

05/09/2026

🌱 TEMPO DI AMBIENTAMENTI

“È entrato senza piangere.”
“Ha smesso subito.”
“Non ti ha cercato.”
“Dopo cinque minuti giocava già.”
“Hai girato l’angolo e non piangeva più.”

Durante l’ambientamento può accadere che questi segnali vengano letti come prove del fatto che sta andando bene. Certamente possono raccontare serenità nell’attraversare quel saluto.
Ma la qualità di un ambientamento non può essere misurata soltanto dalla quantità di lacrime che vediamo.

🌿 Separarsi non è un evento che accade nel momento in cui un genitore attraversa una porta.
Separarsi è un processo. Un processo nel quale il bambino e la bambina devono lentamente costruire nuove coordinate di sicurezza:
Dove sono?
Chi sono queste persone?
Che cosa succede quando mamma o papà vanno via?
Chi si accorge di me quando ho bisogno?
Chi comprende i miei segnali?
Chi mi consola?
E soprattutto: torneranno davvero?

Sono domande che passano soprattutto attraverso il corpo, prima ancora che attraverso le parole.
Attraverso lo sguardo che ricerca.
Il pianto.
L’immobilità.
L’esplorazione.
Il bisogno di essere presi in braccio.
Il rifiuto del contatto.
Il gioco che comincia e improvvisamente si interrompe.
Il controllo della porta.
La ricerca di un oggetto conosciuto.

🌱 Il bambino/a sta cercando di rendere prevedibile qualcosa che ancora non conosce. Ed è qui che la postura degli adulti diventa fondamentale.
Un adulto saluta prima di andare via. Non scompare approfittando di una distrazione per evitare il pianto.
Dice ciò che sta per accadere con parole semplici, gesti riconoscibili e rituali sufficientemente stabili.
E poi, dopo il saluto, riesce ad andare.
Un saluto sufficientemente breve, non perché debba essere freddo o distaccato, ma perché chiarezza e prevedibilità aiutano il bambino a costruire una rappresentazione di ciò che accade.
Mi saluti.
Vai via.
Io rimango.
Qualcuno si prende cura di me.
E poi ritorni.
Quando invece il saluto si prolunga, viene continuamente contrattato, interrotto e ricominciato, può caricarsi di una tensione emotiva difficile da sostenere sia per il bambino/a sia per l’adulto.

🌿 Giorno dopo giorno, la ripetizione rende conosciuto ciò che inizialmente era nuovo. Ma dentro questa esperienza può esserci il pianto.

💧 E che cosa facciamo noi adulti delle lacrime di un bambino?
Perché il pianto di un bambino o di una bambina non incontra soltanto le nostre orecchie. Incontra anche la nostra storia.

La nostra stanchezza.
La fretta.
Il bisogno di rassicurarci che “vada tutto bene”.
La paura che il bambino soffra.
Le aspettative sull’autonomia.
Il timore di aver sbagliato.
Ciò che abbiamo imparato, nella nostra stessa infanzia, sul bisogno, sulla dipendenza, sul conforto e sulla vulnerabilità.

🧠 E così può accadere che, invece di domandarci che cosa stia comunicando quel pianto, sentiamo l’urgenza di farlo cessare.
Distraiamo. Minimizziamo.
“Non è niente.”
“Guarda cosa c’è qui!”
“Sei grande.”
“Non piangere.”
Sentiamo l’urgenza di spegnere quelle lacrime.

Eppure il pianto può raccontare tristezza, protesta, rabbia, fatica, disorientamento, bisogno di prossimità. Quell’emozione ha bisogno innanzitutto di poter essere riconosciuta e attraversata.

Un genitore può andare via senza negare il pianto.
Un’educatrice, un educatore o un docente può accogliere quel pianto senza avere il compito di farlo cessare immediatamente.

❤️ Forse la postura adulta funzionale dovrebbe essere “Non devo toglierti quello che senti. Posso aiutarti a non restarci solo.”

🌱 È qui che entra in gioco la co-regolazione.
Prima di poter attraversare autonomamente emozioni intense, il bambino incontra adulti che gli prestano temporaneamente qualcosa della propria regolazione.
Ed ecco perché noi adulti siamo i primi a dover stare autenticamente con ciò che ci accade. Per poter prestare calma, dobbiamo accorgerci della nostra agitazione. Per poter accogliere la sua fatica, dobbiamo riconoscere ciò che quella fatica muove dentro di noi.

E allora possiamo esserci:
“Ti manca la mamma.”
“Avresti voluto che restasse.”
“È difficile questo saluto.”
“Io sono qui con te.”

Non servono molte parole. Spesso serve una presenza che non abbia fretta.

🌿 E soprattutto…
Un bambino che cerca l’adulto non sta necessariamente “regredendo”.
Un bambino che piange non sta necessariamente vivendo un cattivo ambientamento.
Un bambino che ha bisogno di prossimità e vicinanza non deve imparare rapidamente a “farcela da solo”.

La sicurezza non nasce dal non avere bisogno. Nasce anche dall’esperienza ripetuta di poter avere bisogno senza perdere la relazione.

🌱 La sicurezza non è non piangere.
È poter attraversare anche il pianto dentro una relazione sufficientemente stabile, prevedibile e affidabile.
È poter sperimentare, giorno dopo giorno:
Posso sentire la tua mancanza.
Posso cercarti.
Posso piangere.
Posso lasciarmi consolare da nuove mani.
E posso ritrovarti.
È scoprire, lentamente, che la separazione interrompe la presenza, ma non il legame.

Atelier della Pedagogista

Si comincia un nuovo anno... Emozione e gioia accompagnano la nostra giornata , 💕❤️❤️❤️ i
03/09/2026

Si comincia un nuovo anno...
Emozione e gioia accompagnano la nostra giornata
, 💕❤️❤️❤️ i

29/08/2026

MAMMA E PAPÁ HO BISOGNO DEL VOSTRO SGUARDO

Lo sguardo di mamma e papà aiuta a crescere, a sentirsi sicuri, a essere famiglia. È così bello guardarsi e dirsi senza parole: “Ti voglio bene, sei importante, sono qui per te”. Perché allora nascondersi dietro a uno smartphone? Un albo che aiuta grandi e piccini a guardarsi negli occhi e a sentirsi più vicini, trovando la giusta distanza dagli schermi.

📚Dall’8 settembre in libreria “Dentro i tuoi occhi” con le illustrazioni di Maria Gianola. Età di lettura consigliata: 4+
👉Preordine disponibile.

29/08/2026

Settembre porta con sé una grande tentazione: cominciare subito a fare.

Prepariamo attività, materiali, giochi, proposte per l’accoglienza: tutto molto bello e utile.

Eppure credo che, soprattutto nei primi giorni, ci sia qualcosa di ancora più importante da fare: osservare.

Ci sarà il bambino che entrerà e dopo pochi minuti sembrerà abitare quello spazio da sempre.

Quello che avrà bisogno di rimanere vicino all’adulto.

Chi esplorerà ogni angolo della sezione e chi, invece, preferirà osservare a lungo prima di scegliere dove andare.

Chi cercherà immediatamente gli altri bambini e chi avrà bisogno di costruire prima una relazione con noi.

Non esiste un unico modo di entrare nella scuola.

Per questo l’accoglienza, per me, non è un insieme di attività da concentrare nelle prime settimane di settembre.

È un tempo.

Un tempo nel quale rendere l’ambiente leggibile e rassicurante, offrire possibilità senza sovraccaricare, costruire relazioni e, soprattutto, iniziare a conoscere il gruppo che abbiamo davanti.

Perché proprio dalle prime osservazioni cominceranno ad arrivare informazioni preziose.

Che cosa cercano questi bambini?

Dove si soffermano?

Quali materiali scelgono?

Come entrano in relazione?

Che cosa li incuriosisce?

Sono domande che non hanno bisogno di una risposta immediata.

Hanno bisogno di tempo.

28/08/2026

Le parole che rivolgiamo ai bambini non svaniscono nel vento, ma mettono radici. 🌱
Diventano la narrazione che faranno di sé stessi per tutta la vita.
Scegliamo parole che sappiano di fiducia, perché un "ce la puoi fare" oggi sarà il loro coraggio di domani. 💓

28/08/2026

🌱 Ma conosciamo come apprendono i bambini e le bambine?

Quando pensiamo all’apprendimento, spesso immaginiamo subito attività a tavolino, giochi “logici”, giochi didattici, carta e penna, “percorsi”, schede grafiche, studiare e fare compiti.
Ma l’apprendimento accademico, scolastico è solo la punta della piramide.

✅ Base degli apprendimenti scolastici: corpo e sensi.
Alla base ci sono fondamenta “invisibili”, sottili, delicate fatte di sensazioni, percezioni corporee e sensoriali (tatto, gusto, olfatto, udito, vista, interocezione, propriocezione, vestibolarità), movimenti e posture (transitorie e fondamentali) che il neonato e il bambino e bambina costruisce lentamente nell’esperienza.
Il corpo e i sensi costituiscono il primo linguaggio attraverso cui il bambino e la bambina esplorano il mondo circostante, se stessi, gli adulti di riferimento; si orientano nello spazio e costruiscono progressivamente possibilità di regolazione corporea ed emotiva.
👉🏻Come sostenerlo? È fondamentale fornire opportunità di gioco libero e spontaneo fin da piccolissimi: spazio e tempo per sperimentare la postura supina, rotolare, girarsi, strisciare, gattonare, fare passi con appoggio, … correre, saltare, arrampicarsi, svuotare e riempire, costruire e distruggere, impilare, mettere in fila, creare torri, entrare dentro … E il gioco in natura è fondamentale. Sono inoltre da preferire materiali naturali e destrutturati (di riciclo, di scarto) nel gioco, nelle esperienze di manipolazione e travaso.

🟧 Il livello sensomotorio.
A partire dalle molte esperienze vissute e ripetute attraverso il corpo e i sensi, il bambino e la bambina cominciano progressivamente a organizzare ciò che percepiscono e ciò che fanno. Le informazioni provenienti dal corpo, dall’ambiente e dal movimento si intrecciano: lo sguardo incontra il gesto, l’equilibrio accompagna lo spostamento, la posizione del corpo nello spazio orienta l’azione. È in questo processo che si costruiscono progressivamente schema corporeo, coordinazione, intenzionalità motoria e capacità di organizzare sequenze di azioni. Il movimento diventa sempre meno casuale e sempre più orientato a uno scopo: raggiungere un oggetto, modificare una posizione, superare un ostacolo, trovare una strategia, correggere un gesto quando non produce l’effetto desiderato.
Il bambino sta costruendo mappe del proprio corpo e dello spazio, sperimentando relazioni tra causa ed effetto, distanza e direzione, forza ed equilibrio, possibilità e limite. Agendo, prova; attraverso ciò che accade, modifica l’azione; ripetendo, consolida; incontrando una difficoltà, ricerca nuove soluzioni.
👉🏻Come sostenerlo? Non servono esercizi specifici. Servono ambienti - e tempi - nei quali bambina e bambino possano avere iniziativa: raggiungere, trasportare, spostare, attraversare, aggirare, salire e scendere, combinare oggetti, sperimentare distanze, pesi, equilibri e differenti possibilità d’azione. Sperimentare rischi calcolati. Attraversare disequilibri. Annoiarsi.

🟨 La percezione motoria.
Il livello sensomotorio non si interrompe: si affina e si specializza. Le esperienze corporee e motorie costruite precedentemente permettono al bambino e alla bambina di organizzare gesti progressivamente più precisi, coordinati e intenzionali, integrando sempre più finemente sguardo, postura, movimento e percezione.
Lo sviluppo motorio procede anche secondo una direzione prossimo-distale: il controllo e la stabilità delle parti del corpo più vicine all’asse corporeo sostengono progressivamente l’organizzazione di quelle più distali. Prima il tronco e la cintura scapolare, poi il braccio e il gomito, il polso, la mano e, sempre più finemente, le dita.
La motricità fine, quindi, non comincia dalla mano. Una mano capace di modulare forza, direzione e precisione del gesto si costruisce dentro un corpo che ha potuto muoversi, sostenersi, spostarsi, arrampicarsi, spingere, ti**re, trasportare, afferrare, lasciare e manipolare. Quando un bambino incastra, impila, infila, avvita e svita, apre e chiude, strappa, spezzetta, schiaccia, spreme, modella, travasa, cuce, usa pinze, taglia, costruisce e lascia tracce, non sta semplicemente “allenando la mano”. Sta affinando coordinazione occhio-mano, controllo visivo del gesto, modulazione della forza, bilateralità, dissociazione dei movimenti e progressiva precisione delle dita. Anche le esperienze grafiche nascono da qui: prima del gesto fine della matita c’è un corpo intero che ha fatto esperienza del movimento. Le grandi tracce, i movimenti della spalla e del braccio, l’esplorazione di superfici verticali, orizzontali e oblique precedono e accompagnano la progressiva possibilità di rendere il gesto grafico più piccolo, controllato e preciso, fino ad arrivare progressivamente anche alla superficie più circoscritta del foglio e al gesto grafico in postura seduta.
👉🏻Come sostenerlo? Non anticipando esercizi grafici o attività “di pregrafismo”, ma offrendo una grande varietà di esperienze motorie e manipolative, dentro e fuori: prima grandi gesti, grandi superfici e coinvolgimento dell’intero corpo; progressivamente azioni più circoscritte, esperienze di grafomotricità, materiali più piccoli e gesti che richiedono maggiore precisione.

🔻Vertice: apprendimento scolastico e accademico.
Gli apprendimenti scolastici più formalizzati - leggere, scrivere, calcolare, studiare - si innestano su una storia iniziata molto prima dell’ingresso a scuola. Nei primi 0-7 anni, e non solo, le esperienze corporee, sensoriali, motorie, percettive, relazionali e di gioco partecipano alla costruzione di attenzione, memoria, linguaggio, pensiero, capacità di pianificare e trovare soluzioni. Non sono esperienze che precedono semplicemente l’apprendimento: sono già apprendimento, sul quale potranno progressivamente innestarsi competenze più astratte, formalizzate.

🌿 Questa piramide ci ricorda una semplice quanto potente verità: prima di imparare a leggere, scrivere e contare, i bambini e le bambine devono solo giocare. Saltare, rotolare, arrampicarsi, annusare, sporcarsi, toccare, scavare, spingere, trasportare, costruire, inventare, incontrarsi, rischiare, scontrarsi, annoiarsi…
Ma quel “solo” contiene un mondo. Perché mentre giocano stanno percependo, coordinando, ricordando, anticipando, scegliendo, provando, sbagliando, modificando strategie, incontrando limiti e trovando soluzioni. Mentre giocano, stanno già apprendendo.

È il corpo che accompagna la mente. Ed è vivere il corpo e con il corpo che aiuta poi a regolare i movimenti e le posture nella seggiola, a scuola.
È giocare che prepara alla vita scolastica: no schede grafiche su schede, disegni prestampati per insegnare a stare dentro ai contorni, attività controllanti continue a tavolino, cartoni sulla LIM utilizzati per intrattenere, contenere o tenere fermi bambini e bambine…

🌱 🌱 E l’adulto? L’adulto prepara il contesto, osserva, accompagna quando necessario. Ma osserva anche se stesso: si interroga sui propri automatismi, sulle proposte che offre, sui tempi che accelera, sulle esperienze che anticipa e sullo spazio che riesce davvero a lasciare all’iniziativa del bambino.

Atelier della Pedagogista

20/08/2026

🌀🌀🌀 Il 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 è una delle prime esperienze in cui i bambini imparano a stare con gli altri. Nel gioco si negozia, si aspetta, si ascolta, si prova a mettersi nei panni dell’altro; è un laboratorio sociale in miniatura, dove le regole non sono imposte dall’adulto ma costruite insieme, aggiustate, rinegoziate.
Il gioco è davvero il primo terreno in cui i bambini imparano a stare nel mondo: una palestra relazionale, emotiva e cognitiva che cresce con loro.
Il 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 è una delle prime esperienze in cui i bambini imparano a stare con gli altri; scoprono che la convivenza non è un concetto astratto, ma un’esperienza concreta fatta di gesti, parole, tentativi.
👉🏼 Nel gioco libero i bambini:
- esplorano ruoli diversi (chi guida, chi segue, chi propone);
- sperimentano la responsabilità delle proprie scelte;
- imparano che ogni azione modifica l’equilibrio del gruppo;
- scoprono il piacere di creare mondi possibili, senza giudizio.
Nel 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 i bambini costruiscono storie, interpretano personaggi, inventano scenari dentro il "far finta di". Per far funzionare la narrazione devono:
- leggere emozioni e intenzioni dell’altro;
- accordarsi su ciò che “succede” nella storia;
- modulare il proprio comportamento per mantenere la coerenza del gioco;
- usare il linguaggio (verbale e non verbale) per coordinarsi. Si allenano competenze fondamentali: empatia, teoria della mente, regolazione emotiva, capacità di cooperare.
Nel 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 i bambini sperimentano la dimensione comunitaria. Si esercitano a:
- cooperare verso un obiettivo comune;
- gestire conflitti e frustrazioni;
- trovare soluzioni condivise;
- rispettare tempi, turni, ruoli;
- riconoscere il valore del contributo di ciascuno.
Il gruppo diventa un contesto che educa: non solo perché “si gioca insieme”, ma perché si cresce insieme.
👉🏼 Il gioco è un dispositivo educativo naturale.
Dentro il gioco i bambini imparano a essere parte di un gruppo, a riconoscere l’altro, a costruire significati condivisi. È il primo luogo in cui scoprono che la relazione è un equilibrio dinamico fatto di ascolto, creatività e presenza
👉🏼👉🏼👉🏼𝗦𝗲𝗴𝘂𝗶 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶

Indirizzo

Via Mons. Domenico Maggio
Piazzola Sul Brenta
35016

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