CPP Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti

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CPP Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti Il CPP è un centro specializzato nei processi di apprendimento e nella gestione dei conflitti diretto da Daniele Novara.

Ha sede a Piacenza e Milano ed è operativo su tutto il territorio nazionale per realizzare corsi di formazioni e consulenze.

Litigare è una cosa normale.Per i bambini, il litigio fa parte del gioco e serve per conoscere gli altri. Fanno come i c...
10/09/2026

Litigare è una cosa normale.

Per i bambini, il litigio fa parte del gioco e serve per conoscere gli altri. Fanno come i cuccioli di animali: si rincorrono, si mordicchiano.

Il conflitto è un'esperienza fondamentale per sviluppare autonomia e capacità relazionali. Se lasciati liberi di gestire il confronto, spesso trovano soluzioni da soli. L'intervento dell'adulto, se eccessivo, rischia di amplificare il problema anziché risolverlo»

Di questo, del metodo Litigare Bene, parlo nel mio libro "Il Condominio Baruffe & Abbracci" nel quale appare Ping, un personaggio fuori dal tempo e dallo spazio che arriva nei momenti di tensione e porta con sé un gomitolo rosso, simbolo del litigio che si srotola e si scioglie.

Grazie al gomitolo, i bambini hanno un oggetto concreto a cui aggrapparsi mentre raccontano la loro versione del conflitto. Non cerchiamo una "verità assoluta", ma di permettere a ciascuno di esprimersi. Questo aiuta anche il bambino più fragile a far sentire la propria voce, e quello più dominante a comprendere altri punti di vista.

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Marta Versiglia, formatrice Cpp, pedagogista e counselor maieutica.

In questi giorni si sta concludendo la raccolta firme per istituire un Dipartimento pubblico per la difesa civile. Potet...
09/09/2026

In questi giorni si sta concludendo la raccolta firme per istituire un Dipartimento pubblico per la difesa civile. Potete firmare qui: https://www.difesacivilenonviolenta.org/

Il punto è proprio di non proporre un’iniziativa temporanea o un insieme di idealità, ma una struttura concreta, stabile e operativa: un’istituzione che debba misurarsi con gli interventi reali, con la formazione dei Corpi civili di pace, con la scelta dei contesti in cui intervenire, con la costruzione di strategie e politiche attraverso un istituto di ricerca sulla pace e sul disarmo.

La pace non si costruisce soltanto nei contesti internazionali, ma anche all’interno del territorio nazionale, nelle situazioni di fragilità sociale e di conflittualità interna.

Il solo fatto che un Dipartimento del genere esista, andrebbe a completare qualcosa che oggi manca nel quadro delle nostre istituzioni e della nostra Costituzione. L’articolo 52 parla della difesa della patria come «sacro dovere del cittadino», non parla di difesa armata. E lo definisce un dovere collettivo, cioè qualcosa a cui tutti i cittadini sono chiamati a contribuire.

La lotta degli obiettori di coscienza alla leva ha portato prima al riconoscimento dell’obiezione e poi al servizio civile alternativo a quello militare. Oggi tutto questo non viene più visto come una concessione, non è più «ti permetto di non fare il militare, perché sei pacifista o stravagante». È un diritto riconosciuto e sancito da sentenze della Corte costituzionale, allora deve esistere anche un luogo concreto in cui quel diritto possa essere esercitato.

Ogni diritto sancito deve avere una struttura che ne renda possibile l’esercizio nella realtà.

Il riconoscimento di persone preparate a gestire i conflitti in maniera non armata e nonviolenta, a privilegiare il confronto invece dello scontro, potrebbe cambiare molto concretamente il modo in cui l’Italia si pone nello scenario internazionale. Queste figure potrebbero essere dispiegate prima delle guerre, per prevenirle; durante, per limitarne gli impatti e favorire vie d’uscita; e dopo, per ricostruire il tessuto sociale e comunitario devastato dalla violenza.

Se un’istituzione di questo tipo venisse davvero realizzata nel quadro italiano, potrebbe diventare un modello anche per altri Paesi. L’importante è che non partiamo da zero: sappiamo che la nonviolenza funziona perché ci sono esperienze che hanno prodotto risultati. Cosa si potrebbe fare se queste pratiche diventassero finalmente un’istituzione stabile e riconosciuta?

Qui per sostenere la proposta con una firma:

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Testo tratto dall'intervista a Francesco Vignarca, di Rete Italiana Pace e Disarmo, pubblicata sulla nostra rivista "Conflitti".

Un’altra difesa è possibile Campagna per la Difesa civile, non armata e nonviolenta METTICI LA FIRMA → Inquadra e firma […]

Oggi i genitori si sentono sempre giudicati nel loro ruolo. Ed è la cosa più facile e più ingiusta che si possa fare. Sp...
07/09/2026

Oggi i genitori si sentono sempre giudicati nel loro ruolo. Ed è la cosa più facile e più ingiusta che si possa fare.

Sparare sui genitori è vincere facile, perché sono fragili e in molti casi non si difendono nemmeno. Non possiamo costruire una cultura dell'infanzia continuando a mettere all'indice chi i figli li cresce, magari in condizioni difficili e senza alcun sostegno.

Io parto da un punto fermo: le politiche centrate unicamente sugli spazi non stanno funzionando. Bisogna lavorare insieme a favore dei bambini e dei loro genitori, con politiche di sostegno che siano davvero educative e non solo sanitarie.
Serve accompagnare i genitori nella conoscenza delle fasi dello sviluppo: quali autonomie un bambino deve aver conquistato a una certa età, come si affronta il sonno, e così via. Sono competenze che un tempo venivano trasmesse dai nonni o dai pediatri e che oggi rischiano di andare perdute.

Nei territori in cui operiamo distribuiamo ai genitori dei libretti con le informazioni essenziali, e organizziamo le «scuole genitori», che si rivelano molto utili per non lasciare nessuno da solo. Aggiungo una proposta nuova: affiancare al pediatra un consulente educativo pubblico e gratuito, una figura capace di aiutare i genitori sul piano dell'educazione.

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Daniele Novara, direttore del CPP

Il metodo maieutico insegna che si impara facendo esperienza e rafforzando le capacità e valorizzando gli errori, per mi...
06/09/2026

Il metodo maieutico insegna che si impara facendo esperienza e rafforzando le capacità e valorizzando gli errori, per migliorare continuamente. Noi abbiamo deciso di utilizzarlo nella scuola primaria per la gestione dei litigi.

Per prima cosa abbiamo somministrato un modulo per riflettere su di sé e per favorire la discussione successiva al litigio attraverso l’interazione dei bambini e abbiamo predisposto uno spazio e un tempo per la gestione delle situazioni conflittuali.

I quattro passaggi e compiti fondamentali per l’insegnante sono stati:
- non cercare il colpevole;
- non imporre soluzioni;
- far parlare del loro litigio (
- favorire l’accordo

I bambini leggono la propria scheda dove, attraverso le domande guida, hanno pensato e scritto la propria versione dei fatti. Nel farlo hanno già «decantato» emozioni molto forti e aperto uno spazio alla riflessione su di sé e al dialogo con l’altro.

In questo momento, l’insegnante nel suo ruolo di facilitatore e mediatore ha il compito di creare un setting senza barriere e il clima relazionale più adatto.

«Vuoi dire/chiedere qualcosa a…?» è una domanda che porterà gradualmente a trovare un accordo. Lasciar parlare i bambini è un compito talvolta molto arduo. Siamo spesso portati a parlare agli alunni e non con gli alunni.

Una sfida anche per l’adulto: usare termini adatti per entrare in sintonia con il bambino. Talvolta rimanere in silenzio è stato molto produttivo.

«Cosa possiamo fare per evitare il litigio e impedire che ciò che vi ha creato disagio accada in futuro?». Ora i bambini sono pronti per trovare un accordo, un impegno personale che viene prima verbalizzato all’altro attore del litigio e poi scritto nel quaderno degli accordi, a cui vengono allegati anche i fogli precedentemente compilati.

Gli effetti del metodo maieutico erano visibili già verso la metà dell’anno scolastico, a partire da una maggior competenza relazionale e una sensibile diminuzione dei conflitti. Ma ciò che più ci ha stupite è stata l’attivazione nel gruppo classe di atteggiamenti di cura e sostegno verso quei compagni che faticavano a cambiare il proprio punto di vista.

Il gruppo classe, non direttamente coinvolto, ha saputo aiutare gli attori del litigio, mostrando empatia, infondendo al proprio compagno la motivazione per andare oltre. I bambini sono eccezionali da questo punto di vista, insegnano molto a noi adulti che spesso rimaniamo imprigionati nel conflitto per molti anni.

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Estratto dell'articolo "Litigare fa bene... aiutare i bambini a gestire i litigi" a firma Manola Cecchetto e pubblicato sull'ultimo numero della nostra rivista "Conflitti".

Quante volte ti è capitato di dire: “Adesso basta!”, “Te l’ho già detto mille volte!”, “Se continui così…”?Quando le gio...
05/09/2026

Quante volte ti è capitato di dire: “Adesso basta!”, “Te l’ho già detto mille volte!”, “Se continui così…”?

Quando le giornate sono piene, i figli non ascoltano, i compiti diventano una battaglia, le emozioni esplodono e lo smartphone sembra avere più autorità di un genitore, urlare può sembrare l’unica strada possibile.

Il problema è che le urla spesso fermano il comportamento, ma non aiutano a costruire responsabilità.

Quello che serve è avere una buona organizzazione educativa.

Il ruolo di un genitore è guidare i propri figli e le proprie figlie mentre crescono, offrendo confini chiari, ascolto, fermezza e strumenti per affrontare la realtà. Con le giuste mosse, senza improvvisazione.

Dietro ogni genitore che urla c’è spesso stanchezza, frustrazione, paura di non riuscire più a educare. Dietro a un genitore capace di interpretare con sicurezza il suo ruolo, c’è la giusta organizzazione educativa.

Trovi tutte le informazioni sul nostro corso nel primo commento.

L’aumento delle spese militari non porta né pace né sicurezza, da almeno venticinque anni. Il quasi raddoppio di questo ...
04/09/2026

L’aumento delle spese militari non porta né pace né sicurezza, da almeno venticinque anni. Il quasi raddoppio di questo secolo ha prodotto più guerre e più morti civili.

La campagna "Un’altra difesa è possibile" è una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare. Tante organizzazioni pacifiste e disarmiste già con la prima Arena di Pace e Disarmo del 2014 avevano compreso che fosse necessario un nuovo paradigma su difesa e sicurezza, che non guardasse soltanto alle minacce militari, ma sapesse integrare la difesa militare armata con una forma di difesa disarmata, cioè con strutture e pratiche che già esistono, ma che vogliamo portare a un livello istituzionale, non limitato ai movimenti internazionali per la pace.

Abbiamo anticipato le parole di Papa Leone del maggio 2025: «Se vuoi la pace, devi preparare istituzioni di pace». Serve formare le persone affinché costruiscano politiche di pace. Altrimenti il riarmo porta inevitabilmente all’escalation dell’utilizzo delle armi e della guerra.

La nostra proposta cambia la prospettiva e perfino la definizione stessa di «difesa della patria». Per noi, come per don Milani, Patria è chi abita un territorio, la dignità e la vita delle persone, non i confini degli stati e gli interessi delle élite.

Per capire che Un’altra difesa è possibile bisogna guardare agli strumenti concreti proposti, ma soprattutto comprendere la prospettiva sulla sicurezza che è alla base della proposta di legge e che è integralmente diversa dalla risposta militare.

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Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo.

Nel primo commento trovi il link per formare e sostenere la campagna.

Siamo diventati una società che esclude i bambini.La natalità è diventato un argomento quasi tabù, perché ci mette di fr...
02/09/2026

Siamo diventati una società che esclude i bambini.
La natalità è diventato un argomento quasi tabù, perché ci mette di fronte al problema del futuro, e il futuro oggi genera smarrimento.

Continuiamo a parlare del caldo e non dei cambiamenti climatici, e allo stesso modo evitiamo di guardare in faccia il tema dell'interscambio generazionale, che non sta andando per il verso giusto.

Sapere che in Italia ci sono più ultraottantenni che bambini fino ai dieci anni è, a mio avviso, una notizia agghiacciante. Che un calo demografico fosse in corso lo sapevamo tutti, ma non a questo livello: qui siamo oltre il semplice calo.

Nel frattempo, cresce la presenza nelle famiglie di animali domestici, trattati come bambini. Chiaramente nulla in contrario ad avere cani o gatti in famiglia, ma bisogna essere consapevoli delle differenze. Invece le pubblicità sono ormai dedicate quasi solo a cani e gatti; se ne ricava la sensazione netta di una crescente insofferenza nei confronti dei più piccoli.

Del resto, sono gli stessi esperti a spiegarci che trasformare gli animali in figli è profondamente sbagliato, ed è una sofferenza anzitutto per loro.

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Daniele Novara, direttore CPP

I genitori italiani sono quelli in Europa più coinvolti nell’assistenza ai compiti scolastici dei loro figli. Una pratic...
01/09/2026

I genitori italiani sono quelli in Europa più coinvolti nell’assistenza ai compiti scolastici dei loro figli. Una pratica consolidata che le famiglie vivono troppo spesso con un eccesso di apprensione.

Ci sono mamme che si mettono in part-time per riuscire ad aiutare i pargoli, altre organizzano i weekend in funzione dell’aiuto che devono prestare. Un’impresa titanica, con i bambini che non ne vogliono sapere e loro costrette a inseguirli con mille insistenze. A volte sono ingaggiati anche i nonni.

La famiglia non deve trasformarsi in un doposcuola. Fino a qualche decennio fa, alle elementari, nessuno veniva aiutato a fare i compiti. Anzi, i bambini se la sbrigavano da soli e soprattutto il più presto possibile per essere liberi di giocare.

L’apprendimento va concentrato nell’orario scolastico.

Occorre invece organizzare l’eventuale studio a casa stabilendo un orario preciso, un posto preciso. L’aiuto può risultare necessario, ma è molto meglio farlo on demand che come assistenza sistematica. Non si può neanche dire che questa ansia produca risultati significativi.

Anzi. bambini e i ragazzi hanno il diritto a vivere la loro vita non così forzatamente fissata sulla prestazione scolastica. Sviluppano i loro interessi avendo il tempo per il gioco, gli incontri liberi, il movimento, lo sport.

C’è vita fuori dalla scuola.
Cari genitori, non restate incastrati nell’ansia scolastica.

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Testo tratto dal libretto pedagogico "Educati e Felici" dedicato alla fascia d'età 6-10 anni

Indirizzo

Via Campagna 83
Piacenza
29121

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