09/09/2026
In questi giorni si sta concludendo la raccolta firme per istituire un Dipartimento pubblico per la difesa civile. Potete firmare qui: https://www.difesacivilenonviolenta.org/
Il punto è proprio di non proporre un’iniziativa temporanea o un insieme di idealità, ma una struttura concreta, stabile e operativa: un’istituzione che debba misurarsi con gli interventi reali, con la formazione dei Corpi civili di pace, con la scelta dei contesti in cui intervenire, con la costruzione di strategie e politiche attraverso un istituto di ricerca sulla pace e sul disarmo.
La pace non si costruisce soltanto nei contesti internazionali, ma anche all’interno del territorio nazionale, nelle situazioni di fragilità sociale e di conflittualità interna.
Il solo fatto che un Dipartimento del genere esista, andrebbe a completare qualcosa che oggi manca nel quadro delle nostre istituzioni e della nostra Costituzione. L’articolo 52 parla della difesa della patria come «sacro dovere del cittadino», non parla di difesa armata. E lo definisce un dovere collettivo, cioè qualcosa a cui tutti i cittadini sono chiamati a contribuire.
La lotta degli obiettori di coscienza alla leva ha portato prima al riconoscimento dell’obiezione e poi al servizio civile alternativo a quello militare. Oggi tutto questo non viene più visto come una concessione, non è più «ti permetto di non fare il militare, perché sei pacifista o stravagante». È un diritto riconosciuto e sancito da sentenze della Corte costituzionale, allora deve esistere anche un luogo concreto in cui quel diritto possa essere esercitato.
Ogni diritto sancito deve avere una struttura che ne renda possibile l’esercizio nella realtà.
Il riconoscimento di persone preparate a gestire i conflitti in maniera non armata e nonviolenta, a privilegiare il confronto invece dello scontro, potrebbe cambiare molto concretamente il modo in cui l’Italia si pone nello scenario internazionale. Queste figure potrebbero essere dispiegate prima delle guerre, per prevenirle; durante, per limitarne gli impatti e favorire vie d’uscita; e dopo, per ricostruire il tessuto sociale e comunitario devastato dalla violenza.
Se un’istituzione di questo tipo venisse davvero realizzata nel quadro italiano, potrebbe diventare un modello anche per altri Paesi. L’importante è che non partiamo da zero: sappiamo che la nonviolenza funziona perché ci sono esperienze che hanno prodotto risultati. Cosa si potrebbe fare se queste pratiche diventassero finalmente un’istituzione stabile e riconosciuta?
Qui per sostenere la proposta con una firma:
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Testo tratto dall'intervista a Francesco Vignarca, di Rete Italiana Pace e Disarmo, pubblicata sulla nostra rivista "Conflitti".
Un’altra difesa è possibile Campagna per la Difesa civile, non armata e nonviolenta METTICI LA FIRMA → Inquadra e firma […]