ATLAS Servizi Linguistici

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18/10/2023

Dominique Bernard, le prof assassiné il y a quelques jours à Arras par un terroriste.

« Une vie à retourner à l’école chaque jour, à enseigner, à tenter de se faire respecter.
Une vie à corriger des copies le soir, le week-end, à annoter à l’encre rouge ou bleue turquoise « Peut mieux faire …», à encourager « Des nets progrès, continuez ! », à déceler les potentiels timides « Prenez confiance ! » avec des points d’exclamation pour donner un peu de poids à ses mots.
Une vie passé à lire encore et toujours, à chercher des nouvelles façons de les intéresser . Allumer la lumière dans les yeux éteints.
Lutter contre les écrans qui les happent, contre les réseaux qui schématisent, leur apprendre à penser par eux-mêmes.
Les encourager à poser leurs questions maladroites, ne jamais se moquer.
Une vie à les regarder s’endormir en cours et à tenter de les réveiller.
Espérer arriver à les éveiller.
Une vie à répéter des consignes, à organiser des réunions parents-profs, à convoquer les élèves qui perdent pied, à recevoir les parents jamais contents.
Une vie à subir les changements de ministres, de programmes, de consignes et de directeurs, à s’adapter en râlant juste un peu.
Une vie à être découragé souvent, agréablement surpris parfois. La sensation de répéter toujours la même chose. Se demander parfois pourquoi.
Une vie à tenter de garder l’enthousiasme, à tout faire pour ne pas devenir un prof aigri et blasé. Continuer d’y croire. Prendre du plaisir à transmettre.
Une vie à écouter des exposés maladroits annônés par des voix qui muent, à supporter les « euh, donc, voilà", à répéter "pas de portable en cours".
Donner des petits cours pour arrondir les fins de mois, dire « avec mon petit salaire de prof, je ne peux pas me le permettre ». Caculer chaque dépense mais se donner sans compter.
Expliquer, répéter, écouter, parler, lire, écrire, être fatigué .
La fête de fin d’année. Tant de fêtes de fins d’années, tous ces élèves croisés, tous ces collègues enseignants.
Le café qu’on partage à la va-vite pour se donner du courage avant d’aller les affronter.
Des remerciements parfois des années plus t**d quand on croise un ancien élève au marché, « Vous avez été important pour moi, Monsieur vous savez » , quelques mots murmurés comme dans un souffle et l’hommes s’éloigne un peu gêné avec sa femme et la poussette du petit. Les petits mots à la fin de l’année griffonnés sur un bout de papier qu’ils ont écrit à plusieurs, le cadeau collectif, un livre qu’on a déjà lu, souvent. Remercier, se dire que tout cela n’est pas vain. Que ça valait le coup de se fatiguer comme ça.
Juste envie de pleurer quand je regarde la photo de ce professeur.
Aurevoir monsieur Dominique Bernard ».
( Anne Roumanoff 14 octobre 2023)

31/07/2023

Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917.

19/07/2023

Il Presidente egiziano ha concesso la grazia a Patrick !

10/07/2023
25/05/2023

Germania 1933: il rogo dei libri

Erano passati poco più di quattro mesi dall'ascesa al potere di Adolf Hi**er quando, il 10 maggio 1933, a Berlino e in altre città tedesche ebbero luogo le Bücherverbrennungen, i roghi dei libri.

Il nazionalsocialismo, già in quei primi mesi di governo, aveva posto le basi per la dittatura e mosso quei primi passi che avrebbero portato alle tragedie degli anni successivi: Hi**er ottenne poteri speciali dal Parlamento, venne aperto il primo campo di concentramento a Dachau e prese il via il boicottaggio dei negozi degli ebrei. Questi primi atti, che iniziarono a colpire direttamente le vite degli uomini che l'ideologia nazista considerava nemici della Germania, furono immediatamente accompagnati da una loro prima uccisione simbolica, quella dei libri.

I roghi furono promossi dall'Associazione Nazionalsocialista degli Studenti Tedeschi e il ministro della Propaganda Joseph Goebbels li coordinò per darvi il massimo risalto. Nella notte del 10 maggio vennero dati alle fiamme decine di migliaia di libri, 25mila volumi nella sola Berlino, davanti agli occhi di esponenti politici nazisti, professori, studenti e altre migliaia di sostenitori.

Tra le opere date alle fiamme vi furono i libri dei massimi teorici ed esponenti letterari del socialismo, da Karl Marx a Bertold Brecht, di autori stranieri quali Ernest Hemingway e Jack London, di scrittori tedeschi avversi al nazismo come Thomas Mann, Erich Kästner, Heinrich Mann e Ernst Gläser. Vennero inoltre bruciate Bibbie e pubblicazioni dei Testimoni di Geova, la biblioteca e gli archivi dell'Istituto per la Scienza della Sessualità, colpevole agli occhi dei nazisti per le sue posizioni liberali nei confronti dell'omosessualità e della transessualità, e i libri di autori ebrei, tra i quali Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Franz Werfel, Max Brod e Stefan Zweig. In quello che fu il maggior rogo di libri di sempre nel mondo occidentale, venne bruciata tutta la cultura che i nazisti consideravano anti-tedesca per motivi politici e razziali: la lunga storia del fanatismo aveva raggiunto nella Germania nazista il suo apice.

Negli anni successivi al 1933, in Germania e nei territori che i nazisti andarono occupando durante la guerra, si ebbero numerosi altri roghi di libri, ma è da quel 10 maggio che venne sancito il principio totalitario per il quale ogni opera scritta dovesse essere conforme all'ideologia nazionalsocialista. La battaglia per la distruzione di ogni espressione culturale difforme avrebbe poi colpito anche l'arte e la musica considerate "degenerate".

Con i roghi si volle colpire sia chi quei volumi li aveva scritti sia che li aveva letti, oltre la stessa sola possibilità di poterli, nuovamente, pensare. I libri furono bruciati in quanto alter ego di quegli uomini che si volevano eliminare, e che saranno poi uccisi nei lager. "Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini", aveva ammonito un secolo prima il poeta tedesco Heinrich Heine. Nel 1933 anche le sue opere vennero date alle fiamme nei roghi nazisti.

13/05/2023

"On entre dans un livre,
comme on entre en amour.
Les livres,
il faut les choisir avec le Coeur.
Peu nombreux, mais de qualité.
Leur résumé peut parfois intriguer,
mais apprendre à les connaître,
en feuilleter les pages,
apprivoiser les mots,
entendre ce qui n'est pas écrit
peut changer une vie."

Jordan Ray.

Finalmente…!!!!! Dopo due anni siamo di nuovo in viaggio:Liceo « Colombini » a Montpellier  - Francia
18/05/2022

Finalmente…!!!!! Dopo due anni siamo di nuovo in viaggio:
Liceo « Colombini » a Montpellier - Francia

Trop chaud à Paris...
27/07/2019

Trop chaud à Paris...

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