La Giostra Nido English and Art

La Giostra Nido English and Art

Asilo,Nido d´infanzia La Giostra.Il primo asilo a Pescara dove arte e inglese entrano a fare parte ...

Normali funzionamento

La favola di Pinocchio 12/08/2015

Nel caso qualcuno volesse negare che ho lavorato dove ho lavorato..... Ops... Una bella prova video...

La favola di Pinocchio Piccolo momento coi bimbi... La favola di Pinocchio in inglese

06/08/2015

Cari genitori a causa di una momentanea insolvenza ,non garantisco la continuità della mia collaborazione con la struttura presso la quale ci siamo conosciuti. Per chi volesse contattarmi ed avere info sui progetti didattici di quest' anno relativi all'inglese ,il mio numero è 3278236063.Davide

Photos from La Giostra Nido English and Art's post 19/07/2015

La Recita di Pinocchio in Inglese

22/06/2015

Stiamo facendo i provini della recita,buona parte della quale sarà in inglese.I bimbi ce la stanno mettendo tutta,ognuno di loro avrà il suo piccolo ruolo.Se solo sapeste quanto impegno e quanto sforzo stanno facendo i bambini e quanto ne stiamo facendo noi insegnanti.....il percorso del bilinguismo è difficile in certi contesti....ma stiamo facendo passi da gigante...ce la faremo...ne sono sicuro...

Photos from La Giostra Nido English and Art's post 13/06/2015

Il Barbiere di Siviglia ....la recita dei nostri bimbi

Photos from La Giostra Nido English and Art's post 07/06/2015

Che cosa hanno a che fare tra loro l'arte e lo studio della lingua inglese? Apparentemente nulla.....ma quando si tratta di bambini il discorso cambia....Per i bambini così piccoli la parola "studiare" non esiste. Esiste l'esperienza empirica diretta.....esiste il toccare, il caldo, il freddo , lo scivoloso, il luccicante. Esiste solo ciò che è strettamente legato ai 5 sensi.....ed è così che abbiamo scelto di insegnare loro l'inglese.....facendo in modo che i bambini sappiano dare un nome a ciò che vedono...a ciò che toccano...a ciò che amano......

Nord-Sud, le ineguaglianze cominciano dall'asilo - IL SUD ON LINE 01/06/2015

http://www.ilsudonline.it/nord-sud-le-ineguaglianze-cominciano-dallasilo/ Ecco perché, mandare il bambini negli asili nido è un investimento per il loro futuro...

Nord-Sud, le ineguaglianze cominciano dall'asilo - IL SUD ON LINE In base ad elaborazioni SVIMEZ su dati INVALSI, a livello regionale, esiste un forte legame tra frequenza degli asili nido e performances in italiano e matematica degli alunni delle scuole elementari. Sulla base di dati 2011, quasi un bambino trentino su quattro frequenta gli asili nido (23%), e in…

Photos from La Giostra Nido English and Art's post 29/05/2015

Il nostro angoletto giochi e la sala di accoglienza

20/05/2015

Oggi i bimbi hanno fatto i provini per la recita,è dura per loro a volte ma sono bravissimi davvero!!

Photos from La Giostra Nido English and Art's post 16/05/2015
Photos from La Giostra Nido English and Art's post 08/05/2015

I nostri grandi e accoglienti locali....

Inglese: si comincia dai 3 anni 07/04/2015

Inglese: si comincia dai 3 anni: http://youtu.be/sqNkFnjhXhM Ecco il motivo per cui La Giostra ha intrapreso questo nuovo progetto di insegnamento della lingua inglese diretto ai bambini.La maestra
riassume bene e con parole essenziali le finalità che noi stessi perseguiamo.

Inglese: si comincia dai 3 anni Perché e come fare inglese in sezione? Paola Traverso ne ha parlato con Emilia Passaponti, caporedattore di "Scuola infanzia", che propone da quest'anno dei ...

Timeline photos 07/04/2015

English Summer Campus ,Marechiaro seaside resort

05/04/2015

"Come stimolare l'apprendimento della lingua inglese in tenera età.

Quando si può iniziare ad insegnare i primi rudimenti della lingua inglese ad un bambino?

Quando si può iniziare ad insegnare l’inglese ai bambini?”

A tale fine è necessario comprendere come i processi mentali e liguistici del bambino si sviluppino in tenera età.

E' necessario innanzitutto comprendere che il bambini inizia a divenire un recettore di linguaggio sin da quando si trova nel ventre materno, riuscendo a riconoscere la voce dei propri genitori

Il primo mezzo di espressione per un bambino è il pianto.

Tale pianto viene in seguito modulato dal bambino a seconda delle sue esigenze: mangiare , dormire e bere ed espressione di tutte le altre necessità contingenti.......

Dopo i primi sei mesi , il bimbo si diverte a ripetere suoni e monosillabi come

ba-ba-ba, ma-ma-ma o da-da-da, che ancora non sono associabili ad oggetti o persone.

Imita la voce dei genitori ma senza poere emettere sillabe definite, per cui le sue vocalizzazioni appaiono più “cantate”.

Si esprime in questa fase principalmente col grido, per esprimere la sua volontà di essere lasciato libero di continuare a fare quello che sta facendo. E prova piacere nel fatto che le persone attorno a lui cantino o si rivolgano a lui.

In seguito comincia la comprensione di alcune parole e gesti come risa, applausi e complimenti ivi compresi l'approvazione o la disapprovazione nei confronti delle sue azioni da parte dei genitori. .

Ripete suoni e riconosce il suo nome.

Nella fase pre-linguistica tra l'anno e l'anno e mezzo,il bambino è già capace di produrre suoni e di comunicare con gli altri. tramite l'uso di suoni e parole aventi senso compiuto.

Il fattore imitativo in questo periodo della vita del bimbo prende il sopravvento.

A partire dai 15 mesi, il bimbo comincia ad usare una sola parola per esprimere più significati.

Iniziano poi i primi tentativi di effettuare un discorso che per lui è di senso compiuto

Iniziano a capire l frasi dell'adulto soprattutto quelle riferite ad azioni ,come "mangiare", "bere", "dormire".....

Ed in questa fase apprendono parole-chiave riferite ad azioni importanti.

Ed è proprio in questa fase del suo sviluppo linguistico (poco dopo l’anno di vita) che ti consiglio di iniziare ad insegnargli le prime parole d’inglese.

Ed è proprio in questa fase del suo sviluppo linguistico che è altamente consigliabile cominciare a fargli avere un primo approccio con la lingua inglese

Per un semplice ed essenziale motivo : in tale fase ogni parola viene associata ad una categoria, quindi intervenendo in tale momento con l'insegnamento della lingua inglese, il bambino riuscirà a biforcare la categoria di ogni parola in due tronconi IN INGLESE ED IN ITALIANO, SENZA ALCUNO SFORZO.

L’importante è che il bimbo sia stimolato dai genitori ad imparare una lingua straniera,

Un bambino che viene aiutato ad usare bene il linguaggio userà tutta la

sua intelligenza con buoni risultati.

Imparare l'inglese rafforza l'intelligenza del bambini e lo apre a nuove culture."

16/03/2015

Quando si discute dell’insegnamento delle lingue straniere ai bambini (in particolare dell’inglese, ma non solo) la prima e più ricorrente domanda è: a che età iniziare?

Mi è capitato di sentire persone affermare che iniziare con una lingua straniera era perfettamente inutile finché il bambino non avesse saputo leggere e scrivere (“perché altrimenti come fa a memorizzare?”, era la motivazione ricorrente). E’ ovvio che chi utilizza questo argomento si rifà ai propri ricordi, normalmente ricordi relativi alla lingua straniera affrontata nell’ambito di una vera e propria “lezione di lingua”.

Eppure questo ragionamento – “aspettiamo che sappia leggere e scrivere” – che alcuni applicano allo studio delle lingue straniere, nessuno si sognerebbe di usarlo per l’apprendimento della madrelingua. In altre parole, nessuno aspetta che il bambino sappia scrivere prima di insegnargli a parlare… anzi, prima di parlargli.

La lingua madre, dunque, si comincia ad apprendere dalla nascita, se non addirittura in utero e apprendere una lingua “per immersione” è radicalmente diverso dall’andare a lezione di lingua.

Torniamo, ora, alla domanda principale, qual è l’età “giusta” per iniziare con le lingue straniere?

Per dare una risposta a questa domanda è bene conoscere cosa afferma la ricerca scientifica sull’apprendimento delle lingue. Io non sono un’esperta, ma qualcosa l’ho imparato seguendo un corso online con uno studioso di psicologia cognitiva dell’Università di Houston, specializzato in linguaggio.

Il corso si chiama(va) The Bilingual Brain e, in realtà, è anche un libro. Lo consiglio a chi fosse interessato al cervello bilingue sotto un profilo scientifico; si chiama The Bilingual Brain e l’autore è Arturo E. Hernandez, il docente di cui ho seguito le lezioni.

Il corso sul “Cervello Bilingue” è stato il primo massive open online course (MOOC) che ho seguito dall’inizio alla fine, esami compresi (e, a chi non sa cosa è un MOOC, consiglio di leggere il post Stasera vuoi studiare a Stanford, Harvard o Yale? Accomodati, la lezione è online!).

Il professor Hernandez, a sua volta bilingue, ha condotto me e altre centinaia di allievi, delle più disparate età e di vari paesi (dal Giappone all’Argentina), attraverso la ricerca scientifica che connette i temi del bilinguismo e del multilinguismo con la psicologia cognitiva e le neuroscienze.

Il corso era molto tecnico, per cui, necessariamente, devo semplificare quanto appreso ed, ovviamente, potrei aver frainteso parte del materiale, dunque ogni reponsabilità per eventuali inesattezze resta mia. Tra le moltissime cose che ho imparato c’è anche la risposta alla domanda da cui sono partita…ossia a che età iniziare.

Anzitutto sfatiamo un mito: diventare bilingui non è difficile. Il linguismo è capacità di parlare una lingua, il bilinguismo la capacità di parlarne due: ebbene, al mondo vi sono più i bilingui che monolingui. Come è stato ha chiarito subito, non c’è nessun trucco genetico nell’imparare una lingua: non è necessario che una persona sia un genio perchè diventi bilingue o trilingue. E’ solo necessario che sia immerso nella lingua. Le singole lingue che conosciamo, infatti, provengono dagli input a cui siamo esposti nella nostra vita.

I concetti chiave che sono fondamentali per capire come funziona il bilinguismo, e quali sono i suoi effetti sul cervello, sono tre:

l’età di acquisizione di ogni lingua (age of acqusition); il livello di competenza raggiunto in ogni lingua appresa (proficiency); la quantità di controllo che si ha sulla lingua (control; che è cruciale per passare velocemente da una lingua all’altra, cosa che i linguisti chiamano code – switching). In questo post affronterò solo il primo di questi temi: quello dell’età di acquisizione della lingua, che è poi quello che più sta a cuore ai genitori. Ma anche gli altri due rilevano… ne riparleremo in altri post.

Il cervello processa in modo diverso la lingua a seconda dell’età in cui la acquisisce. Le lingue (o le singole parole) che si imparano presto nella vita – dice Hernandez –stimolano l’attività temporale e la parte più uditiva del cervello e implicano una elaborazione più sensoriale. C’è un elemento meccanico-sensoriale che è tipico dell’apprendimento precoce delle lingue, che sia una o più, non importa. E’ la ragione per cui i bilingui “sanno” che una certa costruzione è giusta o sbagliata ma non sanno spiegare perché (a me accade: qualcuno mi chiede: “ma perché qui dici che è meglio too invece di also?” e io proprio non lo so spiegare, “suona bene” o “suona male”).

Le parole (o le lingue) imparate in età più tarda, invece, attivano le regioni del lobo frontale e, quindi, comportano nel cervello un meccanismo più razionale. E’ questo il motivo per il quale usare una lingua imparata più tardi nella vita implica maggior fatica. in altre parole, anche quando si conosce una lingua bene, ma la si è imparata tardi, ci si stanca di più a parlarla.

Insomma: il processo con cui si ha accesso alle parole (o alle lingue) cambia radicalmente a seconda dell’età della vita nella quale si è appresa quella data parola (o lingua). Afferma Hernandez che l’età in cui si apprendono le lingue e l’ordine in cui si apprendono può essere paragonato all’arrivo di alcuni ospiti ad una festa. Chi arriva presto dà il tono alla serata, perché influenza coloro che arriveranno dopo. La lingua (o le lingue) di cui uno ha l’imprinting, influenza (o influenzano) quelle apprese successivamente.

Chi ha possesso di più lingue sin da bambino, ha, sin da piccolo, più modi di pensare alla stessa cosa, senza dover tradurre la struttura di una lingua nell’altra. Il suono, l’accento e la grammatica sono tutti aspetti influenzati dall’età di acquisizione. Prima si acquisisce una lingua e prima tutti questi aspetti sono naturali. Lo stesso, secondo il professor Hernandez, accade in altri domini: nello sport e nella musica, ad esempio, l’età di acquisizione è importante; le cose imparate prima lasciano un’impronta e vengono riprodotte con più facilità.

Già alla nascita vi è una propensione per la propria lingua madre. Se, invece di avere una sola lingua madre, se ne hanno due (o tre!) tanto meglio. Ma come hanno fatto scienziati e piscologi a misurare le preferenze dei neonati? Sono servite ore e ore di laboratorio e di filmati, ma si dà il caso che i neonati prestino maggiore attenzione alle novità: così, misurando il numero di secondi in cui guardano le cose o i volti delle persone, si può capire cosa suona nuovo al loro orecchio. In altri esperimenti con neonati, quello che viene misurato è la frequenza di movimenti durante l’allattamento: davanti allo stimolo di un suono nuovo, la frequenza con cui un bambino succhia aumenta.

Come si è accennato, questi studi sui neonati, ripetuti nel tempo, hanno portato a dimostrare che, già in fasce, i bambini riconoscono la lingua madre (o le lingue madri) molto bene perché le hanno sentite nel grembo materno. Insomma, anche quando tutto ciò che un neonato sembra in grado di fare è dormire o piangere, in realtà ha in corso una complessa attività cerebrale. Dunque, già da quando il bambino è appena nato, ascoltare due lingue invece di una è per lui una ricchezza, non solo linguistica, ma cerebrale!

Patricia Khul ha condotto esperimenti sui bambini bilingui dell’età di 4 mesi, notando che questi sono in grado di rilevare le differenze di discorso suoni tra le due lingue. Una parte delle ricerche di Patricia Khul è sintetizzata in una conferenza TED che vi consiglio di vedere: The Linguistic Genius of Babies.

Questo ciò consente di affermare con certezza un’altra cosa e di tranquillizare il genitore ansioso, ossia che NON è troppo faticoso iniziare da piccoli, semmai è faticoso apprendere una lingua da grandi!

Ma quale è il periodo critico per imparare una lingua tanto da essere bilingue?

Alla nascita? Prima dei 3 anni? Prima dei 7 anni? Prima della pubertà? Oppure prima che sia completata la “potatura dei neuroni” nel cervello, che termina a 21 anni circa (anzi, a seconda dei casi, tra i 18 e i 25 anni)?

L’ipotesi che esista un “periodo critico” per l’apprendimento delle lingue è uno dei punti focali nella ricerca sulla seconda lingua, che cerca di spiegare perché l’età ha un profondo effetto sulla capacità di apprendimento delle lingue. Come tale, ha attirato molta attenzione e di ricerca nel campo dell’acquisizione della seconda lingua.

Ma nel corso “The Bilingual Brain” il professor Hernandez ha affermato che i risultati della ricerca sono troppo diversi uno dall’altro, inoltre gli studi prendono in considerazione solo alcuni settori del linguaggio, di solito morfo-sintattici. I dati di questi studi non sono abbastanza completi per valutare tutti i diversi aspetti del linguaggio singolarmente e, dunque, non consentono di affermare con certezza che esiste o se esiste un vero e proprio periodo critico, una finestra che si chiude per sempre.

Le finestre sono tante e certamente vanno chiudendosi man mano che si cresce e che si invecchia, per la costante opera di specializzazione del cervello. Certamente 0, 3, 7 anni, la pubertà e i 21 anni sono tappe fondamentali. Più si passano queste tappe, più acquisire la seconda lingua in modo spontaneo richiede sforzo, tempo e motivazione. Tuttavia, le differenze individuali sono moltissime. Addirittura è stato notato che una zona che si sviluppa anche più tardi è il lobo temporale sinistro: esso mostra segni di evoluzione finoa 40 anni (ed è legato allo sviluppo della lingua!).

Dunque, a che età esporre un bambino alle altre lingue – si è chiesto lo stesso Hernandez durante il corso – al momento della nascita, a 3 o 7 anni? Si può attendere oltre?

La risposta alla domanda - ha affermato il professor Hernendez – dipende esclusivamente dal risultato che si desidera ottenere.

Se si vuole ottenere un risultato naturale, in termini di bilinguismo, prima è, meglio è. Alla nascita è meglio che a 3 anni e a 3 anni è meglio che a 7. Insomma, oggi è meglio di domani. Ma poi bisogna perseverare: la lingua è una cosa viva, non usarla la rende opaca, poi arrugginita. Ne è prova il concetto di “lingue orfane”, quelle lingue parlate da bambini e poi abbandonate improvvisamente e per sempre (cosa che capita ai minori adottati da altri paesi). Ma questa è un’altra storia.

A che età, dunque, cominciare con le lingue straniere? La risposta mi pare chiara: il prima possibile!

10/03/2015

Dopo il successo della prima recita in inglese dei nostri bambini ci si prepara ad una seconda sfida..........

08/03/2015

Il Nido "La Giostra" a Pescara offre un nuovo servizio dedicato ai bambini da 18 mesi ai 6 anni.Attraverso la convergenza di due approcci didattici (Little English Speakers e Reggio Children),la Giostra introduce un nuovo approccio educativo che mette insieme Disegno Artistico,Introduzione alla L2(bilinguismo inglese/italiano) e la propedeutica musicale.

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