Consulenza stragiudiziale e formazione

Consulenza stragiudiziale e formazione

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Consulenza stragiudiziale, Progettazione di Corsi di formazione, Docenza per le materie giuridiche

Dott.ssa Angela Longo

Avvocato, docente per le materie giuridiche negli istituti superiori, esperta dei processi formativi per aziende, diplomati e laureati, ha esercitato la professione legale dal 1994, per sterzare nel 2004 sulla consulenza stragiudiziale e l'attività di impresa, rivestendo ruoli di amministrazione e di responsabile qualità e risorse umane, all'interno di società di consulenza

27/07/2022

DUE BAMBINE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO
(-2 giorni alla soppressione di Jack Folla su Radio 1)

Ciao hermanitas ed hermanitos senza fissa dimora mentale. Oggi attacco subito con una storia ribelle così capite al volo in che programma vi state ficcando. Nell’India del primo ministro Narendra Modi, i giornalisti vengono minacciati, perseguitati, incarcerati. Anche Amnesty International, dopo avere denunciato il ruolo della polizia nel fomentare la violenza contro i musulmani e l’uso della tortura in Kashmir, si è trovata sotto attacco ed è stata costretta a chiudere.

Arundhati Roy, la voce più coraggiosa del giornalismo indiano, tutto ciò lo aveva predetto e gridato al mondo, ma il mondo non l’ha ascoltata. Capita spesso. Sono passati venticinque anni da quando, con un libro feroce e struggente. ha vinto il Booker Prize (e il mio cuore, in omaggio gratuito). S’intitolava: “Il dio delle piccole cose”.
Da quel suo primo libro, ogni volta che ha pubblicato qualcosa, è stata accusata di tutto: oscenità, sedizione, atti vandalici, cospirazione criminale. È la giornalista più denunciata del sub continente, tanto odiata dagli uomini della estrema destra quanto amata dalle donne Dalit, le fuori casta, le intoccabili.

Una di loro, un’intoccabile, ha seguito le sue orme. Si chiama Kavita, è cresciuta in un’area rurale devastata da siccità e povertà, una zona in cui la perdita del raccolto e l’indebitamento inducono centinaia di contadini a togliersi la vita.
Il suo primo gesto da ribelle è stato scegliersi come amica del cuore una bambina di nome Meera, che apparteneva a una casta superiore.

Quelle due bimbette sfidavano regole millenarie ma volevano reinventarsi il mondo; hanno lottato con le unghie e con i denti per potere essere amiche e andare a scuola insieme.
Kavita è riuscita a entrare per la prima volta in una classe quando aveva 12 anni. Meera, sposata a 14 anni, dopo aver avuto la prima figlia, ha fatto il diavolo a quattro per continuare a studiare e convincere la suocera a guardarle la bambina: quando la piccola aveva fame, la chiamava dalla finestra. Tra le risatine delle compagne, Meera lasciava il banco e correva ad allattare sua figlia.

Kavita e Meera non erano ancora maggiorenni quando hanno fondato un giornale che hanno chiamato “Lahar kee Khabar”, “Ondate di Notizie” per amplificare la voce degli oppressi e denunciare gli oppressori. Hanno iniziato a investigare e raccontare, dando voce ai bisogni della gente, parlando di corruzione e di strade mai asfaltate, della mancanza di medicine negli ospedali, dell’inerzia della polizia.

Un po’ alla volta, il giornale è cresciuto, conquistandosi popolarità e prestigio. A quel punto le autorità si sono viste costrette a offrire risposte: le strade sono state asfaltate, le medicine sono arrivate negli ospedali.
In vent’anni, “Ondate di Notizie” ha trasformato 500 donne provenienti da quell’area rurale e disperata in giornaliste d’assalto.

Oggi la redazione è composta da Adivasi (aborigeni), da musulmane, da donne che non sono mai potute andare a scuola, da donne colte. Ci sono vittime di violenza domestica, una di loro è una ex bambina- schiava in una cava di pietra.

Nel 2016 Kavita e Meera hanno anticipato i tempi, abbandonando la carta e iniziando l’avventura della digitalizzazione. Hanno comprato smartphone, imparato e poi insegnato alle reporter a usarli come telecamere e registratori.
Oltre alla versione digitale del giornale hanno aperto un canale Youtube che ha una media di 10 milioni di visualizzazioni al mese. Sotto quei dieci milioni di sguardi, gli insulti e le risatine di scherno dei detrattori sono cessati di botto, anche le autorità che prima le ignoravano, hanno iniziato a temerle.

Erano due bambine che volevano cambiare il mondo. Ce la stanno facendo.

16/07/2022

La bambina dei numeri.
È Maryam Myrzakhani.
È solo una intelligentissima e curiosissima del mondo quando suo fratello le racconta di come Carl Friedrich risolve il problema di sommare tutti i numeri naturali da 1 a 100. Maryam è già incantata dalla danza dei numeri e dall’eleganza della soluzione.
È una quando sostiene un esame per entrare nella , una scuola per gestita dall’Organizzazione Nazionale per lo Sviluppo dei Talenti Eccezionali.
Durante le sue prime settimane lì, Maryam conosce (oggi professoressa di matematica alla Washington University a Saint Louis), e diventano inseparabili. Le unisce non solo la passione per la (passione imprevista per chi nasceva femmina in Iran) ma anche e soprattutto quella per la letteratura. Il loro luogo preferito sono le librerie di Teheran e Maryam, prima di pensare ad una carriera nella matematica sogna di diventare una scrittrice.
Nel 1994 le due ragazze partecipano alle Olimpiadi Internazionali della Matematica ad Hong Kong (sono le prime due giovani donne iraniane a prenderne parte).
Maryam vince l’oro, rispondendo correttamente a 41 domande su 42 e Roya l’argento. L’anno successivo, alle Olimpiadi di Toronto, Maryam ottenne nuovamente l’oro con lo straordinario punteggio di 42 su 42.
Si iscrive all’Università di Sharif per studiare matematica: “Più tempo dedicavo alla matematica e più me ne appassionavo”.
Dopo la laurea, nel 1999, si trasferisce ad Harvard per perseguire il dottorato di ricerca con Curtis Tracy McMullen, da poco premiato con la medaglia Fields.
Nella sua tesi di dottorato, nel 2004, Maryam risolve due problemi di vecchia data, in un lavoro che il matematico Benson Farb descrive come “veramente spettacolare”.
Maryam ottiene una cattedra all’Università di Princeton nel New Jersey.
Incontra a Boston Jan Vondrák, matematico, informatico e pianista della Repubblica Ceca. È amore; si sposano nel 2008 e si trasferirono in California per insegnare all’Università di Stanford.
Nel 2011 nasce Anahita.
Maryam vedeva la matematica una forma d’arte piuttosto che della scienza.
Amava lavorare su grandi fogli stesi sul pavimento che riempiva di disegni e grafici. Quando chiedono alla piccola Anahita, quale fosse la professione della madre lei risponde “la pittrice”.
Nel 2014 Maryam Mirzakhani si aggiudica la Medaglia Fields, “per i suoi eccezionali contributi alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann”. Si tratta del premio più prestigioso in matematica, spesso equiparato al premio Nobel. Maryam è stata la prima donna a ricevere tale riconoscimento.
Maryam si ammala di un tumore al seno e, nonostante le cure immediate, il cancro si diffonde attaccando fegato e il midollo osseo.
Maryam lavora fino all’ultimo, ma la sua principale preoccupazione è il futuro di Anahita. Il suo desiderio? Vederla andare a scuola e ci riesce.
Muore due settimane dopo il sesto compleanno della figlia, il 14 luglio del 2017, a soli quarant’anni.
Marc Tessier-Lavigne, rettore dell’Università di Stanford, ha scritto: “Maryam se n’è andata troppo presto, ma la sua influenza continuerà a vivere nelle migliaia di donne cha ispirato a dedicarsi alla matematica e alla scienza. Maryam era una brillante matematica e una persona umile, che accettava gli onori solo per la speranza di incoraggiare gli altri a seguire la sua strada”.
Nel 2018, durante il “World Meeting for Women in Mathematics”, a Rio de Janeiro, viene istituita la Giornata Mondiale delle Donne nella Matematica.
La data scelta è proprio il 12 maggio, il giorno del suo compleanno.
ti celebra immensa Maryam.

27/06/2022

Joseline Velásquez Morales era solo una bambina quando si accorse che intorno a lei succedeva qualcosa di strano: le amiche con cui giocava normalmente a scuola o in strada all’improvviso sparivano. Poi magari riapparivano mesi dopo, con un figlio e un matrimonio forzato, fatto “per l’onore della famiglia”.
Joseline aveva 12 anni, viveva in un quartiere povero di Ciudad de Guatemala, ma si rendeva conto che se cose del genere succedevano nella capitale, quanto poteva essere grave la situazione nelle zone rurali del Guatemala?
Per questo Joseline iniziò a partecipare a corsi organizzati da ONG per imparare a conoscere i suoi diritti, ma soprattutto per tutelarli. Grazie all’appoggio e ai sacrifici dei genitori, è riuscita a studiare, a diplomarsi e a studiare giornalismo all’università. Una volta laureata, Joseline ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla lotta contro le diseguaglianze di genere, i matrimoni precoci e le gravidanze delle adolescenti, in un paese dove circa il 30% delle ragazze si sposa (forzatamente) prima di compiere 18 anni.
Ragazze, a volte bambine, che smettono di giocare, di studiare, ma soprattutto di sognare: nei suoi laboratori nelle scuole Joseline restava sorpresa dal notare che sempre meno bambine sognano di diventare scienziata o astronauta. Perché la povertà porta via pure i sogni e le speranze.
Ma Joseline un sogno ce l’ha, e anche grande: provare a cambiare una realtà troppo drammatica. E per farlo non basta andare nelle scuole, parlare con le bambine, spiegare i loro diritti, per cercare di restituire i loro sogni.
Tutto questo non basta, se non c’è un cambiamento anche dall’alto e soprattutto una volontà dello Stato di fare veramente qualcosa. E quindi Joseline, che nel 2018 è stata inserita nella classifica delle 100 donne più influenti dell’anno, insiste, combatte e finalmente con l’associazione GOJoven riesce a farsi ascoltare dalla politica e ottiene una grande vittoria: una modifica al codice civile guatemalteco per alzare l’età matrimoniale ai diciotto anni.
Un piccolo passo in avanti in una storia ancora da scrivere, in Guatemala, come ancora in tanti, troppi paesi del mondo.
🦋 La farfalla della gentilezza🦋

01/05/2022

Grazie immense Madres de Plaza de Mayo.
All’inizio sono un gruppo di 15 donne.
Ma diventeranno tantissime.
Sono le di figli e figlie fatti sparire dalla dittatura militare argentina tra il 1976 e il 1983.
È il 30 aprile 1977 quando si riuniscono per la prima volta in Plaza de Mayo e fanno un cerchio attorno alla piramide al centro, per mezz'ora. Il loro simbolo è un , di tela, quello delle loro creature neonate. Poi diventerà un fazzoletto bianco in testa.
E quando chiedono loro, “perché gli uomini, i mariti, i padri, i nonni, non sono riusciti a fare lo stesso?” loro rispondono che gli non riuscivano a mettere da parte le loro divergenze (politiche o persino calcistiche) per un obiettivo comune.
Sono un gruppo di grandi di età, che girano in tondo alla piramide della piazza in silenzio per mezz’ora.
Non fanno paura.
E diventeranno invece, con i lori volti pieno di coraggio e dignità, la vera spina nel fianco della dittatura. E fonte di ispirazione per tutte le donne del mondo.
Ecco i nomi:
Azucena Villaflor, Maria Ponce, Esther Ballestrino, Berta Braverman, Haydée García Buelas, María Adela Gard de Antokoletz, Julia Gardenna, María Mercedes Gardenna, Cándida Garden, Delicia Córdoba De Mopardo, Pepa Noialle, Mirta Baravalle, Kety Neuhaus, Raquel Arcushin, Sara De Caimi
Grazie madres e abuelas de Plaza de Mayo. Grazie!

25/12/2021

Buon Natale🎄

14/12/2021

I 5 perché.
“Ultim'ora: le centinaia di che sono state abusate dall'ex medico della nazionale Larry , tra cui , hanno raggiunto un accordo di per un risarcimento di 380 milioni di dollari con le organizzazioni statunitensi di ginnastica e olimpiadi.
Il risarcimento è tra i più grandi di sempre per un reato di abuso sessuale.
Allora ricordiamolo questo caso, che ha segnato un punto di non ritorno nella storia dei processi per abusi. Per almeno 5 ragioni. Eccole.
1. 'È stato un uso straordinario dell'aula e un nuovo modo di pensare alla giustizia', ha scritto il . Ed è così: più di 150 giovanidonne hanno affrontato in aula LarryNassar, il medico della squadra olimpica statunitense di ginnastica. L'hanno fatto ad una ad una, guardandolo negli occhi e parlando a voce alta e pubblica, e hanno parlato degli abusi subiti da lui. Lui, un ometto dall'aria dimessa, capace di atrocità per 20 anni.
A rendere possibile questo è stata la giudice . Che ad una delle ragazze ha detto: "Nemmeno nell’esercito ci sono persone forti come te. Sei un’eroina, anzi una supereroina e la Mattel dovrebbe fare giocattoli che somiglino a te così che le bambine dicano: 'Voglio essere come lei'. Grazie per essere qui oggi e grazie per la tua forza". A molte ha dedicato un sorriso e soprattutto ha obbligato Nassar a sentirle una ad una. "Per lei può essere dura ascoltare – ha detto la giudice – ma non sarà mai tanto devastante quanto è stato per le sue vittime passare ore nelle sue mani. Ascoltarle per 4 o 5 ore al giorno è nulla considerando le ore di piacere che ha avuto a loro spese, rovinando le loro vite".
2. Rimarranno alla storia alcune delle dichiarazioni delle ragazze ('Larry Nassar, le bambine non rimangono piccole per sempre. Crescono e diventano donne forti').
3. Mirabile la condanna, da 40 a 175 anni di prigione, che riconoscono la gravità del reato anche sulla base delle conseguenze che questo comporta nella vita di quelle ragazze.
4. Mirabili anche le parole finali che la giudice ha scelto per la sentenza: "Non siete più delle vittime, ne siete uscite vincitrici. Siete forti". E poi, rivolgendosi al medico: "Non si merita di lasciare mai più una prigione. Com’è stato un onore e un privilegio ascoltare le vittime, è un onore e un privilegio condannarla".
Fino a ieri erano queste le 4 ragioni di un processo storico. Ora si aggiunge la quinta.
5. Il risarcimento economico senza precedenti”.
Tutti i diritti riservati

21/11/2021

Francesco Tirelli aveva lasciato il suo paese in cerca di un futuro migliore. Veniva da un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia, Campagnola Emilia, e negli anni Trenta decise di emigrare in Ungheria, a Budapest, dove aprì una gelateria.
Lì il gelato italiano ebbe molto successo, tanti bambini frequentavano abitualmente la piccola gelateria di Francesco e tutto sembrava andare per il meglio.
Ma era solo un’illusione perché presto tutto cambiò. In peggio.
Nel 1944 la follia nazista arrivò anche a Budapest: Hi**er occupò l’Ungheria e con la complicità del partito razzista e antisemita delle Croci Frecciate, mise in atto una delle più terribili operazioni di sterminio della Seconda guerra mondiale.
Nel corso di pochi mesi, dall’aprile al luglio del 1944, furono deportate ad Auschwitz circa 440.000 persone.
Francesco in quanto italiano pensava di essere relativamente al sicuro. Ma non erano al sicuro i tanti clienti ebrei che avevano frequentato la sua gelateria.
E questa cosa non lasciò Francesco indifferente: non voleva e non poteva restare a guardare mentre quei bambini, con i quali ormai aveva fatto amicizia, rischiavano la vita.
Così Francesco decise di agire, e fece in piccolo quello che un altro nostro connazionale, Giorgio Perlasca, sempre in Ungheria, riuscì a fare in grande.
Non si tirò indietro: mise a disposizione la sua gelateria per salvare vite umane. Iniziò in sordina, con molta discrezione, invitando i clienti più vicini, più stretti. Li nascondeva nel suo retrobottega. Poi quando diventarono troppi, sfidando il pericolo delle delazioni così frequenti, cercò di procurare altri alloggi, altri nascondigli, altre sistemazioni. In alcuni casi acquistò anche passaporti falsi. Portava cibo, notizie, amicizia e conforto per quelle persone recluse in pochi metri che ormai dipendevano in tutto e per tutto da lui.
E lui riuscì a salvarle: non si sa esattamente quante persone devono a lui la vita. C’è chi dice 15-20, chi dice molti di più. Ma l’umanità di questo gesto non può essere ridotta a una mera contabilità.
Il gesto di Francesco Tirelli è una luce che brilla negli anni più bui della storia, il suo coraggio e la sua umanità rappresentano la più grande risposta all’orrore di quel periodo, dove oltre che dalla follia omicida dei nazisti, le persone dovevano salvarsi dalla crudeltà dei collaborazionisti e dall’indifferenza di troppa gente.
Ecco, la storia del gelataio Francesco Tirelli ci riscatta in parte da quell’orrore, per restituire speranza e fiducia nel genere umano.

🦋La farfalla della gentilezza 🦋
Su Francesco Tirelli c’è un bellissimo libro per bambini: “Il gelataio Tirelli” (Gallucci, 2018), scritto da Tamar Meir, nuora di Yitzhak Meir, uno dei piccoli clienti di Francesco che ha vissuto per mesi, con la sua famiglia nella gelateria. Se Yitzhak è sopravvissuto e ha potuto sposarsi, avere figli e nipoti è solo grazie al coraggio di Tirelli, e per questo ha voluto diffondere la storia del suo benefattore, morto nel 1954. Per chi volesse cominciare a parlare ai bambini dell’Olocausto, questo può essere un modo delicato per affrontare un argomento tanto difficile e drammatico.


09/11/2021

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Nel 2016 ho vinto un concorso come insegnante di diritto ed economia politica e lo scorso anno sono entrata di ruolo in Toscana, a Pisa. E' diventato difficile vivere e lavorare in Toscana ed avere un ufficio in Umbria, allora ho cambiato!

In accordo con Gruppo Europa che ho rappresentato per quasi 15 anni, ho chiuso la mia sede a Perugia, continuando a fare da ponte con la sede centrale, fino a quando non aprirà un altro ufficio a Perugia.
Porterò a termine tutte le pratiche aperte e continuerò ad occuparmi di immigrazione in altro modo: insegnando, facendo ricerche e progetti, in collaborazione con Enti di formazione.
Lo scorso anno ho realizzato un corso su "Come funziona l'immigrazione in Italia", per gli alunni del mio Liceo, e si sono iscritti in 160, a conferma che l'argomento interessa e ci riguarda.

Per questo, la mia pagina cambia nome: io da oggi insegno, mi occupo di formazione e poi chissà, potrei anche decidere di riprendere il mio primo amore, l'avvocatura.

Vi saluto e vi ringrazio: da amministratore di questa pagina ho visto il numero di quanti hanno letto i miei post o interagito, e vi ringrazio ancora!

Se avete piacere di continuare a seguirmi, io sono qui.

Buon cambiamento a tutti!

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