17/01/2022
𝙂𝙚𝙣𝙚𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝘾𝙤𝙫𝙞𝙙, 𝙧𝙖𝙜𝙖𝙯𝙯𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙘𝙝𝙞 𝙚 𝙙𝙚𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙞: 𝙖𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙣𝙤 𝙡𝙚 𝙧𝙞𝙘𝙝𝙞𝙚𝙨𝙩𝙚 𝙙'𝙖𝙞𝙪𝙩𝙤. "𝙎𝙏𝘼𝙉𝙉𝙊 𝙀𝙎𝙋𝙇𝙊𝘿𝙀𝙉𝘿𝙊 𝙄 𝘿𝙄𝙎𝘼𝙂𝙄"
Dalla scuola all'università crescono i problemi anche nei più piccoli. Non ci sono studi e dati scientifici ma Repubblica ha raccolto storie e testimonianze dai centri ospedalieri e dalle scuole
L'era pandemica fa sentire tutto il suo peso sulle giovani generazioni pugliesi. Non c'è ancora uno studio, non ci sono dati certi, ma a livello empirico tutti gli operatori del settore parlano di un aumento enorme dei disagi e disturbi psichiatrici in età pediatrica e adolescenziale.
🔴 Un incremento importante delle richieste di aiuto provenienti da bambini e bambine, ragazzi e ragazze.
I segnali di allarme partono dalle famiglie, ma anche dalla scuola e dalle università.
Dopo due anni all'insegna di lockdown e didattica a distanza applicata a livelli estremi, c'è chi in classe ci è tornato solo con il corpo e non con la testa. Un disagio che cresce e che coinvolge tutto il sistema.
🔴 Intanto i centri di salute mentale sono alle prese con un numero sempre maggiore di richieste di aiuto e le scuole si attrezzano attivando consulenze psicologiche.
🔴 Ne vengono fuori segnalazioni per casi di ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi sessuali e alimentari.
🔴 "I processi di crescita di adolescenti e pre-adolescenti avvengono all'interno dei gruppi - fa notare il presidente dell'Ordine degli psicologi di Puglia Vincenzo Gesualdo - Questi processi sono venuti a mancare sia perché i luoghi di aggregazione sono rimasti CHIUSI per molto tempo, sia perché la scuola è stata di fatto NEGATA. I ragazzi si sono ritrovati soli e sperduti all'interno di un sistema che non li riconosce ma che richiede loro sempre più performance. Non tutti ce la fanno".
𝙄 𝙥𝙧𝙤𝙗𝙡𝙚𝙢𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙞 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙞
Sostiene la professoressa Maristella Buonsante, psichiatra, psicologa e psicoterapeuta, per anni direttore del Centro di salute mentale di Bari della Asl Bari, che negli ultimi tempi nel suo studio si sono affacciati più bambini e soprattutto molti adolescenti:
💔 "La situazione che più mi ha allarmato è quella di una bambina che non aveva la possibilità di seguire la scuola con la didattica a distanza perché non aveva neanche una stanza silenziosa in cui poter stare attenta, un computer come si deve. La bambina si è 'ritirata' nel suo mondo, si è desocializzata. Infine si è rifiutata di connettersi in Dad. Una depressione infantile, preludio a sintomi gravi".
🔴 La pandemia ha avuto però un triste corteo di sintomi psichiatrici a tutte le età: disturbi ossessivi, depressioni, disturbi d'identità, attacchi di panico. "Come si fa a non capire che l'impoverimento delle relazioni e persino delle semplici interazioni, imposto dalla perdita della frequenza della scuola e dei contesti amicali non può che essere dannoso in termini psichici?
🔴 L'isolamento, una necessità della pandemia, è stato il perno del manicomio e di tutte le istituzioni totali. E provoca danni psichici. È evidente che finché viene vissuto da persone già strutturate in termini di personalità non ha effetti così disastrosi come in bambini e adolescenti. Ma l'aumento dell'ansia per la pandemia, connessa alla desocializzazione, alla restrizione della libertà di movimento e alla comunicazione martellante, ha peggiorato la salute mentale della gente a tutte le età".
𝙋𝙧𝙞𝙢𝙖𝙧𝙞𝙚 𝙚 𝙢𝙚𝙙𝙞𝙚
A confermare questo scenario sono le osservazioni che arrivano da scuole primarie e medie. Mentre per i ragazzi più grandi è più semplice scovare direttamente ciò che non va, per i più piccoli spesso bisogna interpretare gesti e comportamenti.
🔴 E quelli segnalati da alcuni dirigenti scolastici traducono perfettamente il disagio che gli alunni della scuola dell'infanzia, primaria e media stanno continuando a vivere in questo periodo pandemico.
🔴 "Da settembre a dicembre, nelle 15 classi di scuola media abbiamo riscontrato PROBLEMI DI RELAZIONE tra gli alunni, difficoltà nello stare seduti, nel mantenere alta l'attenzione, nel cooperare in progetti di gruppo. Siamo rimasti molto sorpresi", spiega il preside dell'istituto Duse, Gerardo Marchitelli. "Nei più piccoli si nota il disagio nella socializzazione con gli altri", aggiunge la preside dell'istituto Japigia 1-Verga, Patrizia Rossini.
🔴 E preoccupazione arriva anche dalla dirigente dell'istituto Aristide Gabelli, Liliana De Robertis: "Nei primi giorni di scuola, i docenti hanno trovato una situazione molto difficile da gestire soprattutto per i bambini del primo anno della primaria, che l'anno scorso non hanno frequentato la scuola dell'infanzia.
🔴 Li hanno trovati non scolarizzati: hanno fatto un lavoro notevole per far capire loro cosa significa stare in classe, in gruppo e accettare le regole per vivere insieme". La scuola collabora con diverse associazioni come Save the children, Orco e Aiop che organizzano attività pomeridiane e laboratori per rendere consapevoli bambini e ragazzi delle difficoltà che stanno attraversando.
🔴 "Bisogna rivedere i protocolli perché sulla carta la scuola è aperta ma i bambini passano da una quarantena all'altra e non è più sostenibile - propone Terry Marinuzzi, referente di La scuola che vogliamo - E le regioni devono dare, a chi ha un Isee sotto i 25-30 mila euro, un sussidio affinché i bambini possano fare attività sportiva e artistica".
𝙇𝙚 𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙚 𝙨𝙪𝙥𝙚𝙧𝙞𝙤𝙧𝙞
La dottoressa Elena Presicci, psicologa e psicoterapeuta, opera nel liceo Salvemini di Bari dal gennaio del 2020. Poco prima della catastrofe. Quell'anno a lei si sono rivolti 13 alunni. Da gennaio a giugno del 2021, invece, sono stati 17. Mentre nella prima parte di quest'anno scolastico sono saliti a 22. "Aumentano costantemente", fa notare la psicologa. Ed è un dato da leggere attentamente. Perché gli effetti della didattica a distanza - la Puglia è tra le regioni che l'ha utilizzata maggiormente nella prima fase della pandemia - non terminano con la dad stessa. Ma arrivano impetuosi fino a oggi, due anni dopo.
🔴 "Nel primo periodo, in dad, gli studenti cercavano strategie per motivarsi - racconta la psicologa - Si manifestava inoltre un dismorfismo corporeo, cioè si osservavano in we**am, si vergognavano e spegnevano la telecamera.
🔴 Quando sono tornati in classe sono stati poi investiti dal problema di dover andare avanti velocemente con i programmi e questo ha scatenato ansia e ripensamenti sulla scelta della scuola, a causa magari del basso rendimento. In questa prima parte dell'anno scolastico, invece, i ragazzi sono stati inghiottiti dalla nuova normalità che non sanno affrontare.
🔴 C'è ansia da prestazione e questo causa problematiche sul comportamento alimentare: bulimia, anoressia e autolesionismo in generale. È un anno che sembra normale ma in fondo non lo è, perché le restrizioni rimangono".
🔴 L'ANSIA DIVORA I RAGAZZI durante le interrogazioni. E si è diffidenti con i compagni, a causa del rischio contagio. "La nuova attivazione della dad, poi, porta a rimettersi in discussione". Con la pandemia è sicuramente cresciuta la sensibilità di tante scuole sul tema.
"Il liceo Salvemini ha uno sportello psicologico da almeno sette anni", dice la preside Tina Gesmundo. Del quale è dotato anche il liceo Flacco: "Questa esigenza è nata l'anno scorso, ma oggi i ragazzi sono colpiti anche in presenza - ha spiegato la preside Maria Rosaria Clelia Gioncada - hanno bisogno di continuare a ricevere sostegno". Così come i docenti, che possono rivolgersi allo psicologo per ricevere consigli su come affrontare la situazione. "Nella nostra scuola c'è da una decina d'anni - ribadisce Matteo Simone, 18enne rappresentante del Fermi - E lo scorso anno il servizio è stato potenziato.
🔴 Ma per un ragazzo non è facile fare richiesta: sente molto il pregiudizio, si ha paura ad ammettere di averne bisogno".
𝙇𝙖 𝙨𝙞𝙩𝙪𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙐𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞𝙩𝙖̀
Questi problemi però non si fermano alle scuole superiori.
🔴 Anzi il dato forse più significativo e impressionante arriva dall'Università di Bari. Agli sportelli del servizio di counseling psicologico dell'ateneo, tra la fine dell'anno accademico 2007-2008 e l'anno 2008-2009, si erano rivolti 79 studenti. Da marzo del 2020 al novembre del 2021 - che corrisponde esattamente al periodo pandemico - ne sono arrivati invece 476. Quasi 400 in più. Sei volte tanto.
"La domanda sta crescendo - conferma la professoressa Antonietta Curci, ordinaria di Psicologia generale e responsabile del servizio - Questo da un lato ci allarma perché c'è un grande disagio psicologico ma dall'altro ci dice che le persone comprendono la necessità di farsi aiutare e si rivolgono al servizio". Che consiste in un percorso gratuito per gli iscritti all'Università di cinque incontri più uno di follow up (cioè un colloquio successivo di verifica) con psicologi e psicoterapeuti: vengono affrontate perlopiù problematiche legate allo studio o a situazioni personali che lo influenzano. "Ma ci sono studenti che hanno anche altre esigenze e non abbiamo un servizio di psicoterapia a lungo termine", specifica la professoressa.
E allora a dicembre l'Ateneo barese ha stretto un accordo con l'Ordine degli psicologi pugliese per offrire prestazioni di professionisti con almeno 10 anni d'esperienza, a condizioni favorevoli, agli studenti, ai loro familiari e al personale: primo colloquio gratuito e sconto di almeno il 20 per cento per i successivi appuntamenti. Anche il Politecnico di Bari ha uno sportello di ascolto psicologico che, dopo un'interruzione di alcuni mesi, sarà a breve riattivato.
🔴 "Gli studenti avvertono il malessere ma trovano la forza di chiedere aiuto", ribadisce Antonietta Curci. E anche nel racconto della professoressa, così come in quelli dei presidi, ricorre una parola più di tutte: l'ansia. "È proprio la GESTIONE DELL'ANSIA una delle problematiche più riscontrate e che si sono accentuate negli ultimi due anni. Alcuni ragazzi sono così affranti e sopraffatti dall'ansia che non continuano gli studi. In più si aggiungono le difficoltà nel riprendere i contatti e la vita sociale: ci si sta abituando all'eccezionalità, al non uscire, magari si preferisce la didattica a distanza perché viene ritenuta più comoda". Una sorta di apatia alla quale anche gli studenti universitari - che sono quelli che sono rimasti a casa più a lungo - sono stati costretti inizialmente dalla dad e che ora sembra diventata ordinaria.
La mancanza di dati certi
Chi ha provato negli ultimi tempi a ti**re fuori una cifra sull'aumento di disagi e disturbi psichici è Domenico Suma, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Brindisi:
🔴 "Un lavoro strutturato non è stato ancora fatto. Quello che possiamo dire è che viviamo fenomeni mai sperimentati: accessi al pronto soccorso in consulenza di PRE-ADOLESCENTI O ADOLESCENTI i con problematiche di vario tipo, da disturbi di PANICO a disturbi di COMPORTAMENTO ALIMENTARE.
🔴 E poi c'è un'altra fattispecie che sta aumentando che è la DIPENDENZA DA VIDEO. Empiricamente posso dire che su 10 accessi al mese almeno due o tre possono essere di minori con queste problematiche. Quindi un possibile aumento di questi disturbi negli ultimi due anni si potrebbe attestare tra il 20 e il 30 per cento".
C'è anche chi tuttavia invita ad aspettare dati più concreti. Alessandro Bertolino, direttore dell'unità operativa complessa di psichiatria del Policlinico di Bari conferma che a livello empirico c'è molto disagio tra i ragazzi: "La chiusura delle scuole, il lockdown, la paura del virus, la riduzione dei contatti sociali sono fattori di stress sociale che a quell'età possono portare a un incremento degli esordi di nuovi disturbi. Ma dati certi non ce ne sono. Al momento restano delle impressioni".
𝙏𝙚𝙡𝙚𝙛𝙤𝙣𝙖𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝙖𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤
Chi affronta questi disturbi dagli esordi è Angela Carofiglio, responsabile del centro Gippsi di Bari, dedicato agli esordi psicotici, unico nel suo genere in tutta la Puglia: "Sicuramente c'è stato un enorme incremento di richieste di aiuto, di ascolto, da parte di ragazzi in fasce di età dai 14 ai 22-23 anni".
🔴 La maggior parte di questi ragazzi non hanno voglia di riprendere le comunicazioni con gli altri, hanno problemi di alimentazione e nell'approccio alla sessualità. "Ci sono stati periodi in cui avevamo decine di telefonate al giorno di persone che chiedevano se potevano essere ascoltate o fare dei collegamenti online. Per rendere l'idea, prima della pandemia contavamo al massimo dieci nuovi contatti in una settimana".
L'esercito di personale a disposizione per rispondere a queste richieste è largamente insufficiente in tutta la regione: "Un centro solo come il nostro non basta. La cosa che mi preoccupa è come rispondere a questa mole di richieste perché un servizio come il mio deve intervenire precocemente, quindi non posso permettermi di avere delle liste di attesa, devo dare subito delle risposte. Su questo siamo in crisi perché non ce la facciamo. Siamo due psichiatri e mezzo, visto che una lavora metà tempo, tre psicologi e gli educatori". Questa squadra al momento ha in carico 150 ragazzi e ragazze.
𝙇'𝙚𝙩𝙖̀ 𝙨𝙞 𝙖𝙗𝙗𝙖𝙨𝙨𝙖
"Abbiamo richieste anche da fuori provincia cui purtroppo non possiamo dare seguito perché un servizio simile c'è solo a Bari - fa notare ancora la dottoressa Carofiglio - Nell'era pre-pandemica non si andava oltre il centinaio. Il vero problema è che c'è un grande turn over di nuovi casi, con problemi sempre più complessi e soprattutto con età sempre più precoci. Il nostro centro all'inizio vedeva ragazzi dai 15 anni in su, adesso siamo costretti a scendere dai 13 anni in su. Il che conferma un dato della letteratura scientifica e cioè che gli esordi delle patologie psichiatriche iniziano a manifestarsi sempre prima. È una situazione preoccupante per la quale bisognerebbe che la sanità regionale prendesse dei provvedimenti per non lasciarci completamente da soli".
🔴 A questo si aggiunge il fatto che ormai una buona parte dei ragazzi che si affacciano al centro Gippsi fanno uso di droghe e alcool: "Dalla cannabis alla cocaina. Su questo anche i genitori minimizzano molto, soprattutto nei confronti dell'uso di cannabis da parte dei loro figli. In realtà queste sostanze, spesso trattate chimicamente, in alcuni casi possono portare alla luce patologie latenti".
(Repubblica.it - di Antonello Cassano , Gennaro Totorizzo)