Priorità alla scuola - Umbria

Priorità alla scuola - Umbria

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Crediamo che la scuola sia un bene primario, fondamento della società. Promuoviamo una mobilitazione permanente per sensibilizzare le istituzioni

Mettiamo in campo le nostre competenze affinché si torni a scuola in presenza in sicurezza.

30/05/2022

Lunedì 30 maggio è della .

Una giornata di mobilitazione nazionale indetta da tutte le sigle sindacali confederali per rimettere al centro la scuola e l'istruzione, a partire dalla rivendicazione di maggiori investimenti non più rimandabili.

In diversi territori, Priorità alla Scuola aderisce e partecipa alla giornata di sciopero della scuola. Pur consapevole delle contraddizioni e dei ritardi con cui questo sciopero arriva, siamo al fianco di lavoratrici e lavoratori della scuola sempre più precarizzati e messi nelle condizioni di fare sempre peggio il proprio lavoro.

Insieme a , il sindacalismo di base, il nuovo movimento pacifista che si sta costruendo, lavoriamo per la costruzione di uno per la , contro la , contro l'economia di guerra, per altro, per noi e per tutto.

Siamo contro:
-La "riforma" del reclutamento per decreto che gerarchizza il corpo docente e aziendalizza ulteriormente la scuola
-Il taglio dello 0,5% del PIL all'istruzione in favore delle spese militari
-Il lavoro gratuito di studenti e studentesse in PCTO e Stage.

Per:
- il rinnovo contrattuale del CCNL scuola scaduto da 3 anni
- il potenziamento degli organici sia docente che ata e il superamento del precariato nella scuola
- investimenti in edilizia scolastica
- la riduzione del numero di alunni per classe per superare una volta per tutte le classi pollaio
- investimenti strutturali per la scuola pubblica di ogni ordine e grado

15/02/2022

In viaggio
Cosa possiamo dire ancora, dopo la morte di Giuseppe Lenoci, ragazzo di 16 anni, poche settimane dopo quella di Lorenzo Parelli, ragazzo di 18 anni? Forse che dovremmo cambiare insegna: Priorità alla Sicurezza (no covid)?
Cosa fare lo sappiamo: continuare le nostre battaglie perché insieme alla scuola cambi il paese in cui viviamo; continuare a sostenere quelle degli studenti e delle studentesse che il 18 febbraio saranno di nuovo in piazza. La salvezza passa per la protesta: è sempre più letterale. E vediamo se il Governo darà di nuovo carta bianca alla polizia, perché manganelli di nuovo chi manifesta, chi scende in piazza ancora sulla spinta di un lutto, quello per un altro coetaneo perso per strada.
Giuseppe Lenoci è morto perché era su un furgone, quello della ditta presso cui lavorava “in stage”, che si è schiantato contro un albero. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale di Bologna sui morti del lavoro, in Italia, nel 2021 ci sono stati 1404 morti sul lavoro (quasi 4 al giorno, domeniche e festività comprese), 695 sui luoghi di lavoro, gli altri “in viaggio”, mentre ci andavano o ci tornavano o si spostavano da un punto all’altro. I dati Inail non sono molto diversi, un semplice ritocco al ribasso che totalizza più di 100 morti al mese. Il 2022 è cominciato al ritmo della crescita economica: le vittime sono già decine. Ci piacerebbe che anche questo bollettino quotidiano scomparisse insieme a quelli della pandemia, ma sappiamo bene che è ancora più difficile.
La tragica morte di Giuseppe Lenoci contiene una serie di immagini sulla condizione della vita in Italia che lasciano costernati: l’avviamento professionale edizione XXI secolo (a cura delle Regioni) a cui sono destinati i minorenni a cui la scuola non è capace di dare strumenti e possibilità diverse; le morti sul lavoro e per un lavoro mal retribuito, se non gratuito; le morti sulle strade. (Aspettate che ci vengano a tiro quelli che il centenario della Prima guerra mondiale gli ha messo in bocca il “carne da macello” facile.)
Anche per Lorenzo e Giuseppe continuano le nostre battaglie per riportare la scuola al centro della discussione pubblica e dell’agenda politica, quelle per la revisione e rifondazione del sistema scolastico – con l’abolizione delle norme Gelmini e dell’alternanza scuola-lavoro (la cattiva scuola) –, quelle per una scuola pubblica, laica, inclusiva, solidale.
Siamo pronti a un viaggio lungo: viaggiano i viandanti, viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti… È tempo che Priorità alla Scuola, che in questi due anni si è adattata di continuo ai mutamenti, ingaggi qualche altra battaglia.

22/01/2022

La scuola azienda uccide, il lavoro uccide. Non si può morire di scuola, non si può morire di lavoro.
E' stato ucciso un ragazzo, di 18 anni.

Stiamo urlando il nome di un ragazzo.

LORENZO PARELLI, 18 ANNI, STUDENTE.
Ha vissuto nell'Italia con l'Istruzione a distanza e il lavoro e la morte in presenza.

LORENZO PARELLI, 18 ANNI, STUDENTE
Non era un lavoratore, non era pagato, non andrà nella lunga conta delle morti sul lavoro. Non era nemmeno uno studente a scuola. Sarà una morte in alternanza, un po' a scuola e un po' al lavoro. Scuola e lavoro, concetti che non dovrebbero esistere insieme, ancor di più in una pandemia.

LORENZO PARELLI, 18 ANNI, STUDENTE.
Ucciso dall'alternanza scuola/lavoro e dalle Istituzioni criminali mentre eseguiva lavori di carpenteria metallica in una azienda di Lauzacco in provincia di Udine.
Ucciso al lavoro quando avrebbe dovuto essere a scuola a imparare e studiare.

"LORENZO PARELLI, 18 ANNI, STUDENTE".
Questo è l'urlo collettivo di Priorità alla Scuola, di tutte e tutti noi, una moltitudine di genitori e genitrici, docenti, studenti e studentesse.

CHIEDIAMO A GRAN VOCE L’ABOLIZIONE DELL’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO E UNO SCIOPERO GENERALE:
- Bisogna fare i nomi e cognomi dei responsabili politici di questa barbarie (da Moratti a Renzi, passando per tutti i partiti, ministri e governi che hanno taciuto).
- va abolita l'alternanza Scuola/Lavoro, e soprattutto ora fino alla fine dello Stato di Emergenza

CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL MINISTRO BIANCHI
Le sue parole sono peggio del silenzio assordante di Draghi, della stampa mainstream.

Che questa morte non rimanga senza senso.

17/01/2022

𝙂𝙚𝙣𝙚𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝘾𝙤𝙫𝙞𝙙, 𝙧𝙖𝙜𝙖𝙯𝙯𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙘𝙝𝙞 𝙚 𝙙𝙚𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙞: 𝙖𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙣𝙤 𝙡𝙚 𝙧𝙞𝙘𝙝𝙞𝙚𝙨𝙩𝙚 𝙙'𝙖𝙞𝙪𝙩𝙤. "𝙎𝙏𝘼𝙉𝙉𝙊 𝙀𝙎𝙋𝙇𝙊𝘿𝙀𝙉𝘿𝙊 𝙄 𝘿𝙄𝙎𝘼𝙂𝙄"

Dalla scuola all'università crescono i problemi anche nei più piccoli. Non ci sono studi e dati scientifici ma Repubblica ha raccolto storie e testimonianze dai centri ospedalieri e dalle scuole

L'era pandemica fa sentire tutto il suo peso sulle giovani generazioni pugliesi. Non c'è ancora uno studio, non ci sono dati certi, ma a livello empirico tutti gli operatori del settore parlano di un aumento enorme dei disagi e disturbi psichiatrici in età pediatrica e adolescenziale.
🔴 Un incremento importante delle richieste di aiuto provenienti da bambini e bambine, ragazzi e ragazze.
I segnali di allarme partono dalle famiglie, ma anche dalla scuola e dalle università.

Dopo due anni all'insegna di lockdown e didattica a distanza applicata a livelli estremi, c'è chi in classe ci è tornato solo con il corpo e non con la testa. Un disagio che cresce e che coinvolge tutto il sistema.
🔴 Intanto i centri di salute mentale sono alle prese con un numero sempre maggiore di richieste di aiuto e le scuole si attrezzano attivando consulenze psicologiche.
🔴 Ne vengono fuori segnalazioni per casi di ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi sessuali e alimentari.

🔴 "I processi di crescita di adolescenti e pre-adolescenti avvengono all'interno dei gruppi - fa notare il presidente dell'Ordine degli psicologi di Puglia Vincenzo Gesualdo - Questi processi sono venuti a mancare sia perché i luoghi di aggregazione sono rimasti CHIUSI per molto tempo, sia perché la scuola è stata di fatto NEGATA. I ragazzi si sono ritrovati soli e sperduti all'interno di un sistema che non li riconosce ma che richiede loro sempre più performance. Non tutti ce la fanno".

𝙄 𝙥𝙧𝙤𝙗𝙡𝙚𝙢𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙞 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙞
Sostiene la professoressa Maristella Buonsante, psichiatra, psicologa e psicoterapeuta, per anni direttore del Centro di salute mentale di Bari della Asl Bari, che negli ultimi tempi nel suo studio si sono affacciati più bambini e soprattutto molti adolescenti:
💔 "La situazione che più mi ha allarmato è quella di una bambina che non aveva la possibilità di seguire la scuola con la didattica a distanza perché non aveva neanche una stanza silenziosa in cui poter stare attenta, un computer come si deve. La bambina si è 'ritirata' nel suo mondo, si è desocializzata. Infine si è rifiutata di connettersi in Dad. Una depressione infantile, preludio a sintomi gravi".

🔴 La pandemia ha avuto però un triste corteo di sintomi psichiatrici a tutte le età: disturbi ossessivi, depressioni, disturbi d'identità, attacchi di panico. "Come si fa a non capire che l'impoverimento delle relazioni e persino delle semplici interazioni, imposto dalla perdita della frequenza della scuola e dei contesti amicali non può che essere dannoso in termini psichici?
🔴 L'isolamento, una necessità della pandemia, è stato il perno del manicomio e di tutte le istituzioni totali. E provoca danni psichici. È evidente che finché viene vissuto da persone già strutturate in termini di personalità non ha effetti così disastrosi come in bambini e adolescenti. Ma l'aumento dell'ansia per la pandemia, connessa alla desocializzazione, alla restrizione della libertà di movimento e alla comunicazione martellante, ha peggiorato la salute mentale della gente a tutte le età".

𝙋𝙧𝙞𝙢𝙖𝙧𝙞𝙚 𝙚 𝙢𝙚𝙙𝙞𝙚
A confermare questo scenario sono le osservazioni che arrivano da scuole primarie e medie. Mentre per i ragazzi più grandi è più semplice scovare direttamente ciò che non va, per i più piccoli spesso bisogna interpretare gesti e comportamenti.
🔴 E quelli segnalati da alcuni dirigenti scolastici traducono perfettamente il disagio che gli alunni della scuola dell'infanzia, primaria e media stanno continuando a vivere in questo periodo pandemico.

🔴 "Da settembre a dicembre, nelle 15 classi di scuola media abbiamo riscontrato PROBLEMI DI RELAZIONE tra gli alunni, difficoltà nello stare seduti, nel mantenere alta l'attenzione, nel cooperare in progetti di gruppo. Siamo rimasti molto sorpresi", spiega il preside dell'istituto Duse, Gerardo Marchitelli. "Nei più piccoli si nota il disagio nella socializzazione con gli altri", aggiunge la preside dell'istituto Japigia 1-Verga, Patrizia Rossini.

🔴 E preoccupazione arriva anche dalla dirigente dell'istituto Aristide Gabelli, Liliana De Robertis: "Nei primi giorni di scuola, i docenti hanno trovato una situazione molto difficile da gestire soprattutto per i bambini del primo anno della primaria, che l'anno scorso non hanno frequentato la scuola dell'infanzia.
🔴 Li hanno trovati non scolarizzati: hanno fatto un lavoro notevole per far capire loro cosa significa stare in classe, in gruppo e accettare le regole per vivere insieme". La scuola collabora con diverse associazioni come Save the children, Orco e Aiop che organizzano attività pomeridiane e laboratori per rendere consapevoli bambini e ragazzi delle difficoltà che stanno attraversando.

🔴 "Bisogna rivedere i protocolli perché sulla carta la scuola è aperta ma i bambini passano da una quarantena all'altra e non è più sostenibile - propone Terry Marinuzzi, referente di La scuola che vogliamo - E le regioni devono dare, a chi ha un Isee sotto i 25-30 mila euro, un sussidio affinché i bambini possano fare attività sportiva e artistica".

𝙇𝙚 𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙚 𝙨𝙪𝙥𝙚𝙧𝙞𝙤𝙧𝙞
La dottoressa Elena Presicci, psicologa e psicoterapeuta, opera nel liceo Salvemini di Bari dal gennaio del 2020. Poco prima della catastrofe. Quell'anno a lei si sono rivolti 13 alunni. Da gennaio a giugno del 2021, invece, sono stati 17. Mentre nella prima parte di quest'anno scolastico sono saliti a 22. "Aumentano costantemente", fa notare la psicologa. Ed è un dato da leggere attentamente. Perché gli effetti della didattica a distanza - la Puglia è tra le regioni che l'ha utilizzata maggiormente nella prima fase della pandemia - non terminano con la dad stessa. Ma arrivano impetuosi fino a oggi, due anni dopo.

🔴 "Nel primo periodo, in dad, gli studenti cercavano strategie per motivarsi - racconta la psicologa - Si manifestava inoltre un dismorfismo corporeo, cioè si osservavano in we**am, si vergognavano e spegnevano la telecamera.
🔴 Quando sono tornati in classe sono stati poi investiti dal problema di dover andare avanti velocemente con i programmi e questo ha scatenato ansia e ripensamenti sulla scelta della scuola, a causa magari del basso rendimento. In questa prima parte dell'anno scolastico, invece, i ragazzi sono stati inghiottiti dalla nuova normalità che non sanno affrontare.
🔴 C'è ansia da prestazione e questo causa problematiche sul comportamento alimentare: bulimia, anoressia e autolesionismo in generale. È un anno che sembra normale ma in fondo non lo è, perché le restrizioni rimangono".

🔴 L'ANSIA DIVORA I RAGAZZI durante le interrogazioni. E si è diffidenti con i compagni, a causa del rischio contagio. "La nuova attivazione della dad, poi, porta a rimettersi in discussione". Con la pandemia è sicuramente cresciuta la sensibilità di tante scuole sul tema.

"Il liceo Salvemini ha uno sportello psicologico da almeno sette anni", dice la preside Tina Gesmundo. Del quale è dotato anche il liceo Flacco: "Questa esigenza è nata l'anno scorso, ma oggi i ragazzi sono colpiti anche in presenza - ha spiegato la preside Maria Rosaria Clelia Gioncada - hanno bisogno di continuare a ricevere sostegno". Così come i docenti, che possono rivolgersi allo psicologo per ricevere consigli su come affrontare la situazione. "Nella nostra scuola c'è da una decina d'anni - ribadisce Matteo Simone, 18enne rappresentante del Fermi - E lo scorso anno il servizio è stato potenziato.
🔴 Ma per un ragazzo non è facile fare richiesta: sente molto il pregiudizio, si ha paura ad ammettere di averne bisogno".

𝙇𝙖 𝙨𝙞𝙩𝙪𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙐𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞𝙩𝙖̀
Questi problemi però non si fermano alle scuole superiori.
🔴 Anzi il dato forse più significativo e impressionante arriva dall'Università di Bari. Agli sportelli del servizio di counseling psicologico dell'ateneo, tra la fine dell'anno accademico 2007-2008 e l'anno 2008-2009, si erano rivolti 79 studenti. Da marzo del 2020 al novembre del 2021 - che corrisponde esattamente al periodo pandemico - ne sono arrivati invece 476. Quasi 400 in più. Sei volte tanto.

"La domanda sta crescendo - conferma la professoressa Antonietta Curci, ordinaria di Psicologia generale e responsabile del servizio - Questo da un lato ci allarma perché c'è un grande disagio psicologico ma dall'altro ci dice che le persone comprendono la necessità di farsi aiutare e si rivolgono al servizio". Che consiste in un percorso gratuito per gli iscritti all'Università di cinque incontri più uno di follow up (cioè un colloquio successivo di verifica) con psicologi e psicoterapeuti: vengono affrontate perlopiù problematiche legate allo studio o a situazioni personali che lo influenzano. "Ma ci sono studenti che hanno anche altre esigenze e non abbiamo un servizio di psicoterapia a lungo termine", specifica la professoressa.

E allora a dicembre l'Ateneo barese ha stretto un accordo con l'Ordine degli psicologi pugliese per offrire prestazioni di professionisti con almeno 10 anni d'esperienza, a condizioni favorevoli, agli studenti, ai loro familiari e al personale: primo colloquio gratuito e sconto di almeno il 20 per cento per i successivi appuntamenti. Anche il Politecnico di Bari ha uno sportello di ascolto psicologico che, dopo un'interruzione di alcuni mesi, sarà a breve riattivato.

🔴 "Gli studenti avvertono il malessere ma trovano la forza di chiedere aiuto", ribadisce Antonietta Curci. E anche nel racconto della professoressa, così come in quelli dei presidi, ricorre una parola più di tutte: l'ansia. "È proprio la GESTIONE DELL'ANSIA una delle problematiche più riscontrate e che si sono accentuate negli ultimi due anni. Alcuni ragazzi sono così affranti e sopraffatti dall'ansia che non continuano gli studi. In più si aggiungono le difficoltà nel riprendere i contatti e la vita sociale: ci si sta abituando all'eccezionalità, al non uscire, magari si preferisce la didattica a distanza perché viene ritenuta più comoda". Una sorta di apatia alla quale anche gli studenti universitari - che sono quelli che sono rimasti a casa più a lungo - sono stati costretti inizialmente dalla dad e che ora sembra diventata ordinaria.
La mancanza di dati certi

Chi ha provato negli ultimi tempi a ti**re fuori una cifra sull'aumento di disagi e disturbi psichici è Domenico Suma, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Brindisi:
🔴 "Un lavoro strutturato non è stato ancora fatto. Quello che possiamo dire è che viviamo fenomeni mai sperimentati: accessi al pronto soccorso in consulenza di PRE-ADOLESCENTI O ADOLESCENTI i con problematiche di vario tipo, da disturbi di PANICO a disturbi di COMPORTAMENTO ALIMENTARE.
🔴 E poi c'è un'altra fattispecie che sta aumentando che è la DIPENDENZA DA VIDEO. Empiricamente posso dire che su 10 accessi al mese almeno due o tre possono essere di minori con queste problematiche. Quindi un possibile aumento di questi disturbi negli ultimi due anni si potrebbe attestare tra il 20 e il 30 per cento".

C'è anche chi tuttavia invita ad aspettare dati più concreti. Alessandro Bertolino, direttore dell'unità operativa complessa di psichiatria del Policlinico di Bari conferma che a livello empirico c'è molto disagio tra i ragazzi: "La chiusura delle scuole, il lockdown, la paura del virus, la riduzione dei contatti sociali sono fattori di stress sociale che a quell'età possono portare a un incremento degli esordi di nuovi disturbi. Ma dati certi non ce ne sono. Al momento restano delle impressioni".

𝙏𝙚𝙡𝙚𝙛𝙤𝙣𝙖𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝙖𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤
Chi affronta questi disturbi dagli esordi è Angela Carofiglio, responsabile del centro Gippsi di Bari, dedicato agli esordi psicotici, unico nel suo genere in tutta la Puglia: "Sicuramente c'è stato un enorme incremento di richieste di aiuto, di ascolto, da parte di ragazzi in fasce di età dai 14 ai 22-23 anni".
🔴 La maggior parte di questi ragazzi non hanno voglia di riprendere le comunicazioni con gli altri, hanno problemi di alimentazione e nell'approccio alla sessualità. "Ci sono stati periodi in cui avevamo decine di telefonate al giorno di persone che chiedevano se potevano essere ascoltate o fare dei collegamenti online. Per rendere l'idea, prima della pandemia contavamo al massimo dieci nuovi contatti in una settimana".

L'esercito di personale a disposizione per rispondere a queste richieste è largamente insufficiente in tutta la regione: "Un centro solo come il nostro non basta. La cosa che mi preoccupa è come rispondere a questa mole di richieste perché un servizio come il mio deve intervenire precocemente, quindi non posso permettermi di avere delle liste di attesa, devo dare subito delle risposte. Su questo siamo in crisi perché non ce la facciamo. Siamo due psichiatri e mezzo, visto che una lavora metà tempo, tre psicologi e gli educatori". Questa squadra al momento ha in carico 150 ragazzi e ragazze.

𝙇'𝙚𝙩𝙖̀ 𝙨𝙞 𝙖𝙗𝙗𝙖𝙨𝙨𝙖
"Abbiamo richieste anche da fuori provincia cui purtroppo non possiamo dare seguito perché un servizio simile c'è solo a Bari - fa notare ancora la dottoressa Carofiglio - Nell'era pre-pandemica non si andava oltre il centinaio. Il vero problema è che c'è un grande turn over di nuovi casi, con problemi sempre più complessi e soprattutto con età sempre più precoci. Il nostro centro all'inizio vedeva ragazzi dai 15 anni in su, adesso siamo costretti a scendere dai 13 anni in su. Il che conferma un dato della letteratura scientifica e cioè che gli esordi delle patologie psichiatriche iniziano a manifestarsi sempre prima. È una situazione preoccupante per la quale bisognerebbe che la sanità regionale prendesse dei provvedimenti per non lasciarci completamente da soli".

🔴 A questo si aggiunge il fatto che ormai una buona parte dei ragazzi che si affacciano al centro Gippsi fanno uso di droghe e alcool: "Dalla cannabis alla cocaina. Su questo anche i genitori minimizzano molto, soprattutto nei confronti dell'uso di cannabis da parte dei loro figli. In realtà queste sostanze, spesso trattate chimicamente, in alcuni casi possono portare alla luce patologie latenti".

(Repubblica.it - di Antonello Cassano , Gennaro Totorizzo)

09/01/2022

❌NON POSSIAMO PIÙ ACCETTARE PASSI INDIETRO SULLA SCUOLA ❌ ✋🏽 BASTA DAD ✋🏼
❗LE SCUOLE DEVONO RIMANERE APERTE❗

🛑 Stiamo iniziando il TERZO ANNO di PANDEMIA e a differenza del 2020 in cui non avevamo mascherine, tamponi e vaccini, in cui vedevamo file di camion dell’esercito trasportare i nostri morti, in cui i governi varavano norme di chiusura per tutti, oggi abbiamo mascherine, tamponi e vaccini e così i nostri governi varano norme per la convivenza con il virus: NEGOZI APERTI, TRASPORTI a PIENO REGIME, aerei che volano sopra le nostre teste e villeggianti a sciare in montagne.

❌ Nessuno oggi si sognerebbe di dire
“chiudiamo i negozi”, "chiudiamo le fabbriche”, “fermiamo gli aerei”, niente vacanze o niente calcio.
Ma in tutto ciò SEMBRA ancora LECITO CHIEDERE la CHIUSURA della SCUOLA e promuovere la DAD come se per la scuola fossimo RIMASTI AL 2020.

🔴 Quella DAD che oggi duemila PRESIDI, sugli ottomila presenti in Italia, AUSPICANO senza riserve PER LE LORO SCUOLE e STUDENTI.
La DAD dove il docente trasmette il proprio sapere attraverso uno schermo, invece che “dal vivo”, o dove i ragazzi chattano con i loro compagni on line invece di scambiarsi una battuta, si passano i suggerimenti via whatsApp invece che sussurrarseli quando il professore non vede.
❓MA CHE PROBLEMA C’É?❓
Insegnanti e studenti sanno già come fare, suvvia, BASTA UN CLICK e si riparte!
🙅🏽‍♀️🙅🏻E INVECE NO!!🙅🏿🙅🏽‍♀️

💻 🌑La DAD è quella situazione in cui i ragazzi più grandi sono SOLI nelle loro camere o a dividerle con fratelli e sorelle, ognuno DAVANTI al proprio SCHERMO 💻🌑
Genitori vicini ai più piccoli, per chi può, chiedendo ferie o permessi, per assicurarsi che il proprio figlio stia incollato almeno quattro ore ad uno schermo per seguire la maestra che sta dall’altra parte.
➡️ Quello schermo che fa passare nozioni e suggerimenti ma BLOCCA il PASSAGGIO di EMOZIONI, il contatto fisico, il SORRISO, lo sguardo, la SOCIALITÀ.
➡️ Quello schermo che ha portato molti STUDENTI a spegnerlo ad un certo punto e a LASCIARSI ANDARE.
Abbiamo imparato a capire in questi due anni quanto la DAD sia stata DELETERIA per i nostri studenti?
Hanno capito questi duemila dirigenti quanto danno ha causato la DAD ai loro studenti tra DEPRESSIONE, DISTURBI ALIMENTARI, ISOLAMENTO, tentativi di SUICIDIO e suicidi?

⚫ Il suicidio oggi è la seconda causa di morte per i giovani e la prima non è il Covid 19 ⚫

Quando pensiamo alla SALUTE dei NOSTRI RAGAZZI dobbiamo pensare alla TUTELA della loro salute PSICOFISICA, nella sua totalità.
Quanti ragazzi ci siamo persi per strada e che impennata di ABBANDONO SCOLASTICO abbiamo avuto in questi anni?
Si ricordano questi dirigenti dei risultati delle prove invalsi degli scorsi anni?
In tutto ciò quanto il loro SACRIFICIO ha giovato alla comunità?
Gli studi fatti in questi due anni non hanno mostrato una correlazione tra l’andamento dei contagi e l’apertura e la chiusura delle scuole, a fronte invece di una impennata di RICOVERI in PSICHIATRIA di pazienti in ETÀ EVOLUTIVA.

❓"Ma che vuoi che siano quindici giorni di DAD”❓ risponderebbero forse in coro i duemila presidi.
La questione vera è che la DAD da STRUMENTO di EMERGENZA pandemico sta diventando uno STRUMENTO a cui ricorrere nell’ORDINARIO, all’occorrenza ma è anche la principale causa dei problemi psicosociali delle nuove generazioni.
Ma poi, veramente duemila presidi credono che IN QUINDICI GIORNI la situazione MIGLIOREREBBE con le SCUOLE CHIUSE e TUTTO il RESTO APERTO?
⬇️⚠️⬇️⚠️⬇️
NON possiamo ACCETTARE che la DAD diventi la COMODA SUPPLENTE della scuola pubblica come non possiamo accettare gli/le insegnanti e tutto il personale della scuola resti precario e in numero insufficiente.

🙅🏿🙅🏽‍♀️ NON POSSIAMO PIÙ ACCETTARE che governanti, amministratori pubblici, stampa mainstream, sindacalisti mettano così FACILMENTE nel conto la CHIUSURA delle SCUOLE senza pretendere anzitutto investimenti straordinari per il settore dell’istruzione né un bilanciamento delle chiusure con altri settori meno essenziali.

❌🔴❌NON ACCETTEREMO NESSUN PASSO INDIETRO da parte del GOVERNO e delle REGIONI sul mantenere le SCUOLE APERTE ❌🔴❌









Priorità alla Scuola

09/01/2022

Comunicato Stampa nazionale di Priorità alla Scuola: 𝙉𝙤𝙣 𝙖𝙘𝙘𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚𝙢𝙤 𝙣𝙚𝙨𝙨𝙪𝙣 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙤 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝙙𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙂𝙤𝙫𝙚𝙧𝙣𝙤 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙍𝙚𝙜𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙨𝙪𝙡 𝙢𝙖𝙣𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙚 𝙖𝙥𝙚𝙧𝙩𝙚

Milano, 7 Gennaio - Priorità alla Scuola considera come una vittoria un evento del tutto consueto nel calendario civile e sociale del Paese, quale il rientro a scuola dalle vacanze, in linea con i maggiori Paesi europei.

🔴 𝗦𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗿𝗲. 𝗣𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗮𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗲 𝗮𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗲 𝘃𝗮𝗰𝗮𝗻𝘇𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘃𝗮𝗰𝗮𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗮 𝗙𝗶𝗴𝗹𝗶𝘂𝗼𝗹𝗼.

Pur consapevoli che anche nelle scuole, come in tutta la società, crescono i contagi, 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗯𝗲𝗿𝘀𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼, 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗔𝗗.

Solo all’interno di un lockdown che coinvolga altre categorie e ampie fasce della popolazione, si potrà immaginare un ritorno alla DAD, finché tutto sarà aperto la scuola deve restare aperta.

➡️ Diffidiamo anche dal continuare a stigmatizzare la scuola come luogo privilegiato di contagio. La scuola aperta se venisse mantenuto il tracciamento sarebbe, come è stata, un luogo di controllo, monitoraggio e contenimento del contagio: 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗶 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗯𝗮𝗹𝘇𝗼 𝗶𝗻 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗶 𝗮 𝟭𝟱 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗨𝗥𝗔 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲‼️

Apprendiamo con soddisfazione la scelta di riaprire le scuole, anche alla luce non solo delle perdite nell’apprendimento che sono state inflitte alle generazioni più giovani e all’aumento vertiginoso di diseguaglianze che investono il diritto allo studio, ma anche 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮, 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶, 𝗵𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗶 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻* 𝗲 𝗶 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺*.

Inoltre ricordiamo che il mondo della scuola, insegnanti e studenti hanno aderito massicciamente, sin dal febbraio 2021 o dall’agosto 2021 (ben prima di ogni ipotesi di Green Pass normal o super), alla campagna vaccinale.

🔴 Contestiamo, invece, che 𝗡𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗘' 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗔𝗜 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗜𝗡 𝗧𝗘𝗥𝗠𝗜𝗡𝗜 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗡𝗔𝗡𝗭𝗜𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗘 𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘' 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗥𝗜𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗦𝗜𝗔 𝗗𝗨𝗥𝗔𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗘 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗔.

➡️ A ogni allentamento dell’emergenza si è persa l’occasione per introdurre miglioramenti, piccoli e grandi, che avrebbero evitato l’emergenza seguente.

🔴 Registriamo sconcertati che, a differenza dei principali Paesi europei, 𝗹𝗲 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘁𝗲.
Ora si preferisce far saltare il tracciamento anche nelle scuole, invece di approntare un canale dedicato alle scuole per i tamponi – che sia prioritario, tempestivo e gratuito –, o di attivare un presidio sanitario nelle scuole.

Allo stesso tempo, si introducono nuove regole farraginose per le quarantene, aggravando la gestione in capo a ciascuna scuola e facendo saltare ogni organizzazione didattica.

➡️ Priorità alla Scuola pretende protocolli di quarantena razionali, applicabili e garanti della massima presenza in classe, e deplora il ricorso alla «didattica mista» a meno che tutta la classe non sia in quarantena. I periodi di assenza di singoli studenti-esse fanno parte della vita e della vita scolastica; si prevedano caso mai pause didattiche in cui effettuare recuperi, valorizzando un rapporto virtuoso tra discente e docente, che consenta ai giovani e giovanissimi di rimettersi in pari con il programma.
Sono questi i comportamenti irresponsabili e l’indifferenza per l’istruzione pubblica che denunciamo.

🔴 A differenza dei Dirigenti scolastici che chiedono di rinviare l'apertura delle scuole, ricorrendo ancora una volta alla DAD, 𝗣𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗺𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗮 𝗼𝘁𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗲 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘂𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲. 𝗦𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗼 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝘀𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗲 𝗹'𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, 𝗰𝗶 𝘃𝘂𝗼𝗹𝗲 𝘂𝗻 𝗯𝗲𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼.

Ma, proprio come l'anno scorso, sosteniamo che la battaglia sulla scuola va fatta A SCUOLE APERTE. Non possiamo accettare che la DAD diventi la comoda supplente della scuola pubblica come non possiamo accettare gli/le insegnanti e tutto il personale della scuola resti precario e in numero insufficiente.

🔴 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶, 𝘀𝘁𝗮𝗺𝗽𝗮 𝗺𝗮𝗶𝗻𝘀𝘁𝗿𝗲𝗮𝗺, 𝘀𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗳𝗮𝗰𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝘇𝗶𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲́ 𝘂𝗻 𝗯𝗶𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶.

🔴 Non accetteremo nessun passo indietro da parte del Governo e delle Regioni sul mantenere le scuole aperte.
𝗜𝗻𝗶𝘇𝗶𝗲𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗹𝗮𝗶𝗼, 𝗶𝗻 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗳𝗶𝗿𝗺𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺 𝗮𝗯𝗿𝗼𝗴𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗚𝗲𝗹𝗺𝗶𝗻𝗶.





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