12/10/2026
L’educazione non è sciamanesimo. O forse, un po’, sì.
Quando parlo di campo, intendo l’insieme delle condizioni in cui avviene un incontro educativo. C’è l’ambiente, certo, ma ci sono anche la stanchezza, le tensioni, le risorse dell’adulto, le intenzioni e il clima della relazione.
Tutto questo influenza ciò che il nostro intervento può generare, le risposte che riusciamo a dare e il modo in cui il bambino vive la nostra presenza e, a sua volta, risponde.
E possiamo chiederci se, oltre a ciò che riusciamo a misurare e spiegare, esista anche una dimensione più sottile del nostro essere in relazione.
Educare significa imparare a guardare oltre ciò che le consuetudini e le razionalizzazioni ci suggeriscono. Non fermarsi al comportamento, ma sentire come entriamo nella situazione e ciò che accade nel nostro sistema nervoso e in quello del bambino.
Oggi parliamo di co-regolazione proprio per ricordarci che educare non significa soltanto chiedere al bambino di adeguarsi, ma anche contribuire a creare le condizioni di sicurezza di cui ha bisogno.
Per vedere meglio un bambino, dobbiamo imparare a cogliere anche ciò che non è immediatamente visibile.