Books Lovers Italia

Books Lovers Italia "Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo." - Pagina di divulgazione culturale

Questa pagina nasce per chi ama i libri: leggerli, collezionarli, sfogliarli, annusarne il profumo. Nasce da una idea in un afoso pomeriggio in cui mi rifugiai in una libreria di libri usati. Nasce dall'idea, anzi dalla convinzione, che non siamo noi a trovare i libri: ma loro che trovano noi. Per cui cosa aspettate? seguite la pagina e condividete con noi le vostre letture e fate in modo che i vostri libri trovino altre persone.

Esiste nella vita una sola felicità: amare ed essere amati.
12/12/2020

Esiste nella vita una sola felicità: amare ed essere amati.

12/10/2020

- “Perché Fantasia muore?”
- “Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga“.
- “Che cos'è questo NULLA?”
- “È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo"...
- “Ma perché!?
- “Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere"

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Storie della buona notte per bambine ribelli. Indiscutibilmente, il tuo libro.
27/04/2020

Storie della buona notte per bambine ribelli.
Indiscutibilmente, il tuo libro.

Intro a “Pastorale americana” di Philip Roth
15/12/2019

Intro a “Pastorale americana” di Philip Roth

19/10/2019

“Ad Auschwitz superai la selezione per tre volte. Quando ci chiamavano sapevamo che era per decidere se eravamo ancora utili e potevamo andare avanti, o se eravamo vecchi pezzi irrecuperabili. Da buttare. Era un momento terribile. Bastava un cenno ed eri salvo, un altro ti condannava. Dovevamo metterci in fila, n**e, passare davanti a due SS e a un medico nazista. Ci aprivano la bocca, ci esaminavano in ogni angolo del corpo per vedere se potevamo ancora lavorare. Chi era troppo stanca o troppo magra, o ferita, veniva eliminata. Bastavano pochi secondi agli aguzzini per capire se era meglio farci morire o farci vivere. Io vedevo le altre, orrendi scheletri impauriti, e sapevo di essere come loro. Gli ufficiali e i medici erano sempre eleganti, impeccabili e tirati a lucido, in pace con la loro coscienza. Era sufficiente un cenno del capo degli aguzzini, che voleva dire “avanti”, ed eri salva. Io pensavo solo a questo quando ero lì, a quel cenno. Ero felice quando arrivava, perché avevo tredici anni, poi quattordici. Volevo vivere. Ricordo la prima selezione. Dopo avermi analizzata il medico notò una cicatrice. «Forse mi manderà a morte per questa…» pensai e mi venne il panico. Lui mi chiese di dove fossi e io con un filo di voce ma, cercando di restare calma, risposi che ero italiana. Trattenevo il respiro. Dopo aver riso, insieme agli altri, del medico italiano che mi aveva fatto quella orrenda cicatrice, il dottore nazista mi fece cenno di andare avanti. Significava che avevo passato la selezione! Ero viva, viva, viva! Ero così felice di poter tornare nel campo che tutto mi sembrava più facile. Poi vidi Janine. Era una ragazza francese, erano mesi che lavoravamo una accanto all’altra nella fabbrica di munizioni. Janine era addetta alla macchina che tagliava l’acciaio. Qualche giorno prima quella maledetta macchina le aveva tranciato le prime falangi di due dita. Lei andò davanti agli aguzzini, nuda, cercando di nascondere la sua mutilazione. Ma quelli le videro subito le dita ferite e presero il suo numero tatuato sul corpo n**o. Voleva dire che la mandavano a morire. Janine non sarebbe tornata nel campo. Janine non era un’estranea per me, la vedevo tutti i giorni, avevamo scambiato qualche frase, ci sorridevamo per salutarci. Eppure non le dissi niente. Non mi voltai quando la portarono via. Non le dissi addio. Avevo paura di uscire dall’invisibilità nella quale mi nascondevo, feci finta di niente e ricominciai a mettere una gamba dietro l’altra e camminare, pur di vivere. Racconto sempre la storia di Janine. È un rimorso che mi porto dentro. Il rimorso di non aver avuto il coraggio di dirle addio. Di farle sentire, in quel momento che Janine stava andando a morire, che la sua vita era importante per me. Che noi non eravamo come gli aguzzini ma ci sentivamo, ancora e nonostante tutto, capaci di amare. Invece non lo feci. Il rimorso non mi diede pace per tanto, tanto tempo. Sapevo che nel momento in cui non avevo avuto il coraggio di dire addio a Janine, avevano vinto loro, i nostri aguzzini, perché ci avevano privati della nostra umanità e della pietà verso un altro essere umano. Era questa la loro vittoria, era questo il loro obiettivo: annientare la nostra umanità.”

"Fino a quando la mia stella brillerà",
Liliana Segre.

In questo periodo storico ogni giorno ho rigurgiti antifascisti. Per cui oggi vi consiglio la mia ultima lettura di Fran...
19/10/2019

In questo periodo storico ogni giorno ho rigurgiti antifascisti. Per cui oggi vi consiglio la mia ultima lettura di Francesco Filippi:

Mussolini ha fatto anche cose buone: Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo

13/10/2019

"Il mio atteggiamento nei confronti della vita mi ha sicuramente aiutato anche in questo frangente. Credo che si debba essere sì coscienziosi in quello che si fa, ma anche che sia giusto non prendersi troppo sul serio, che si debba trovare una via di mezzo. Quando riesci a essere di buon umore, quando ridi e sei sereno le cose ti riescono anche meglio. Mi sono rotto lo scafoide, ho dovuto saltare una gara, è chiaro che mi tirava il c**o, però alla fine se sei nella m***a devi trovare il modo di venirne fuori, devi cercare di essere positivo, magari devi riuscire anche a riderci sopra. Non dico di ridere su tutte le cose che ti capitano, se no sei un deficiente, però, nella dose giusta, secondo me fa bene vedere le cose dal loro lato positivo e divertente." da "Diobò, che bello!” di Paolo Beltramo, Marco Simoncelli

Pillole 💊 di libri 📖 📚 di chi stiamo parlando?Vi do un indizio: 🐋  😜😜😜😜
23/06/2019

Pillole 💊 di libri 📖 📚 di chi stiamo parlando?

Vi do un indizio: 🐋

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