04/08/2026
IL VESPRO SICILIANO QUALE "LEGITTIMA DIFESA" E “GUERRA GIUSTA”
- Il principio di autodeterminazione dei popoli ma non solo... -
Anche se il Papato poteva vantare in Sicilia un labile rapporto vassallatico questo non poteva certo tradursi nel diritto dei Papi di installare tirannie in Sicilia e di snaturarne l’identità.
Il Vespro Siciliano non è solo la Sicilia che si scopre “nazione” ma anche il luogo dove trovarono applicazione i principi fondamentali: quello di “autodeterminazione dei popoli” (la Voluntas Siculorum che si oppone alle scelte del Papato), quello della “guerra giusta” e della “legittima difesa”.
Scrive il De Stefano:
“Il moto popolare del 1282 rientrava, nonostante le proteste di fedeltà alla Chiesa, in quella serie di fatti accaduti verso la fine del secolo XIII, per cui allo sforzo curiale di controllare la vita politica di governi e di popoli rispondeva l’azione di questi in difesa dei loro interessi, secondo la concezione che giustificava la ribellione di un paese contro un sovrano considerato illegittimo e tiranno.
Quel movimento fu proclamato, perciò, “utroque iure permissa iniuriarum iusta defensio.” (De Stefano)
Tra i tesori del Vespro Siciliano, oltre a quello del principio “no taxation without representation” anche quello della “guerra giusta”, della “legittima difesa” e della “autodeterminazione dei popoli”.
RIFERIMENTI:
- F. De Stefano, Storia della Sicilia, Laterza
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03/08/2026
LA LUNGA MARCIA DELLE CITTA’ SICILIANE
- Dal Braccio Demaniale di Federico II alla più ampia partecipazione politica di Federico III -
Una delle caratteristiche proprie del Regno di Sicilia (intendendosi il solo Arcipelago Siciliano) era il policentrismo urbano. Ma se i governi degli Altavilla e degli Hohenstaufen si caratterizzarono per il loro centralismo, nonostante Federico II avesse istituito il Braccio Demaniale del Parlamento Siciliano, è con gli Aragona di Sicilia che le città siciliane adesso godono di maggiori spazi di autonomia.
“Ma nell’età aragonese potevano pure fondarsi alcune tendenze avversate e soffocate dai monarchi normanni e svevi ed invece favorite da quelli aragonesi: fra tutte la più notevole la spinta autonomistica delle città che vedevano riconosciute da Federico III con le proprie preminenze le aspirazioni ad una maggiore partecipazione all’amministrazione locale.” (D’Alessandro)
Le esigenze belliche ed economiche del Vespro aprirono più ampi spazi di interlocuzione tra la Corona e i centri urbani.
RIFERIMENTI:
- V. D’Alessandro, Politica e società nella Sicilia Aragonese, Manfredi
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27/07/2026
IL GOVERNO DI GUGLIELMO I DI SICILIA (DETTO “IL MALO”)
- Nemici interni ed esterni -
Quando parliamo del Regno di Sicilia bisogna necessariamente confrontarsi con i suoi nemici mortali, esterni ma soprattutto interni.
Guglielmo I di Sicilia è stato quel sovrano che da solo ha combattuto tutte quelle forze che hanno cercato di estinguere lo Stato Siciliano, sconfiggendole.
“La vittoria contro i ribelli pugliesi, l’accordo col Papa, valsero a togliere il Regno di Sicilia dalla pericolosissima situazione prodottasi dopo la morte di Ruggero II, quando si era profilata una coalizione fra l’Impero d’Occidente da poco assunto da Federico Barbarossa, l’Impero d’Oriente con Manuele Comneno e il Papato che, unitamente alla repubblica di Genova e di Pisa, appoggiandosi ai ribelli di Puglia, minacciava di estinguere il nuovo stato.
Tra le direttive politiche di Guglielmo I e Maione fu proprio la stipulazione di intese politico-economiche con le repubbliche marinare dell’Italia settentrionale, per staccarle da eventuali future coalizioni e servirsi della loro attrezzatura commerciale anche a vantaggio del Regno.” (Delogu)
Oggi tanto a sproposito, quando si far riferimento al Regno di Sicilia, si parla di “sud/mezzogiorno”, ignorando che i domini siciliani nell’Italia meridionale erano parte del problema dell'esistenza stessa del Regno di Sicilia...
(fine)
RIFERIMENTI:
- P. Delogu, I Normanni in Italia, Liguori Editore
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23/07/2026
IL GOVERNO DI GUGLIELMO I DI SICILIA (DETTO “IL MALO”)
- La morte di Ruggero II e la crisi del consenso -
Morto Re Ruggero II tutti nemici esistenziali del Regno di Sicilia sia quelli esterni (Papato, Sacro Romano Impero, Impero Romano d’Oriente e vari potentati musulmani del Nord Africa) che quelli interni (le province dell’Italia meridionale) manovrarono per abbattere la Monarchia Siciliana.
Guglielmo I di Sicilia (detto, forse ingiustamente, “Il Malo”) dovette fronteggiare queste gravi minacce.
“Con la morte di Ruggero II venne in primo piano il problema del governo del Regno, fronteggiato fino allora soprattutto dal prestigio personale del Re.
Guglielmo I non godeva di altrettanto prestigio; era però fermamente determinato a conservare alla monarchia l’autorità che aveva avuto con suo padre, ma ritenne di dover sviluppare istituzioni destinate a mediare tra essa e il regno col potenziamento della Curia, l’organo centrale, residente a Palermo, che assisteva il Re nel governo, e soprattutto con l’istituzione di un primo ministro, l’”Ammiraglio degli ammiragli”, dotato di grandissimi poteri e responsabilità, che affiancava il Re nell’esercizio del governo.
Era un esperimento di burocrazia centrale, che assumeva carattere di rivoluzionaria novità e soprattutto scontentava la nobiltà, che nel cambiamento di Re sperava di riconquistare maggiori libertà locali e maggiore autorità nel Regno.” (Delogu)
Come possiamo vedere è ampiamente confermato come lo stesso Federico II si muoveva sulla scia dei suoi predecessori quanto a centralizzazione del Regno di Sicilia.
(continua)
RIFERIMENTI:
- P. Delogu, I Normanni in Italia, Liguori Editore
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22/07/2026
I MEZZI DI LOCOMOZIONE NEL REGNO DI SICILIA AL TEMPO DEL VESPRO
- Buoi, somari, ronzini e cavalli -
Nella nostra Pagina prediligiamo la storia costituzionale e militare del Regno di Sicilia, tuttavia, ad esempio, la Sicilia del Vespro è anche la Sicilia dei lavoratori e dei contadini, i quali hanno bisogno di spostarsi per andare a lavoro, curare i propri affari o semplicemente svagarsi.
E’ il tema degli animali da tiro, da soma e da sella.
“Al gioco restavano i buoi da lavoro, di solito in sei, che era numero che assicurava scavo abbastanza profondo e lavoro non molto lento.
Il buon somaro, il ronzino, erano veicolo che numero crescente di persone si concedeva per andare a lavorare nell’agro e, quando non erano occupati nei campi, per muoversi, per altri impegni.
Il cavallo, quello buono anche alle armi, era veramente cosa da nobili: espressione di una condizione e di una ricchezza entrambe impegnative. Se il cavallo era di razza e non era decrepito, e era in tutto abile e presentabile costava veramente un occhio.
[...]
Peraltro la Sicilia mancava di cavali di qualità. La Spagna ne diventò fornitrice; e non solo perché nobili aragonesi e catalani e i sovrani per la corte ne sollecitavano l’invio. Il dilatato allevamento di animali da lavoro consentiva pure disponibilità di fertilizzanti (il “fumiere”). Proprietari e affittuari di giardini e di appezzamenti bonificati erano i più attenti a acquistarne.” (Peri)
Ci piace immaginare le “trazzere” trafficate da un gran numero di animali da trasporto...
Oooo-ooh!
RIFERIMENTI:
- I. Peri, La Sicilia dopo il Vespro. Uomini, città e campagne (1282-1376), Biblioteca Universale Laterza
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21/07/2026
IL PROGETTO NAVALE DI VITTORIO AMEDEO DI SICILIA
- La proposta del marchese d'Ursaia -
Ottenuta la Corona di Sicilia con il Trattato di Utrecht (1713) Vittorio Amedeo di Savoia non godrà mai del pacifico possesso dei suoi diritti minacciato com'era da Spagnoli, Ottomani e persino dal Papato.
Forse è per questo che tra i suoi obiettivi vi era quello di creare una deterrenza militare...
"Alla fine del 1713 il marchese d'Ursaia mostrò al governo i vantaggi di una squadra di dodici navi formata da un corridore, un'almirante e dieci vascelli: un disegno ambizioso in grado di mettere la Sicilia nella condizione di tenere in soggezione il Mediterraneo, ma irrealizzabile, almeno in tempi brevi, per ragioni finanziarie.
Solo nel 1715 fu costruita una fregata, cui l'anno dopo si aggiunsero tre vascelli, uno dei quali costruito a Londra e due in Sicilia." (Candela)
RIFERIMENTI:
- S. Candela, I piemontesi in Sicilia (1713-1718), Salvatore Sciascia Editore
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20/07/2026
LA SICILIA DI CARLO V (I DI SICILIA): LA FLOTTA REALE
- Galere, Fortezze, Corsari e Cavalieri -
Con la fine di Ferdinando il Cattolico e l’avvento degli Asburgo di Spagna per il Regno di Sicilia si apre una lunghissima fase di guerra contro l’Impero Ottomano, con i Siciliani impegnati in prima linea.
E se i Balcani verranno completamente inghiottiti dai Turchi (spingendosi fino alle porte di Vienna) il sistema difensivo siciliano funziona e funziona bene.
Seppur molto lontani dalla potenza navale al tempo degli Altavilla e degli Aragona di Sicilia, il sistema difensivo siciliano si basa sul contributo dei corsari (in Sicilia ve ne erano tantissimi e su tutti spicca il celebre Visconte Cicala), dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme dal 1530 vassallo e suddito siciliano, e sulla Flotta Reale Siciliana.
Vediamo quest’ultima un po’ più da vicino.
“I Siciliani, pei quali la sicurezza delle loro coste e la tutela dei loro commerci erano questione di vita, se ne preoccuparono e non di rado misero innanzi progetti e si offrirono pronti a dare il necessario.
La difesa delle coste era affidata all’armata e alle fortezze.
L’armata siciliana constava di 10 galee, 6 dette ordinarie e 4 straordinarie. Queste ultime appartenevano a privati armatori ed erano assoldate sempre temporaneamente secondo le necessità.” (Capasso)
Gli Ottomani, ricordiamolo, avevano come obiettivo la conquista della Sicilia dove lo stesso Grande Assedio era solo la prima fase di una campagna militare a più ampio raggio.
RIFERIMENTI:
- G. Capasso, Il governo di don Ferrante Gonzaga in Sicilia dal 1535 al 1543, Archivio Storico Siciliano (1905 – 1906)
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18/07/2026
I PUGLIESI BUGIARDI PRIMA DEI PUGLIESI BUGIARDI
- Le considerazioni di Ugo Falcando -
Dante Alighieri, in relazione alla morte di Re Manfredi, definì “bugiardi”, cioè traditori, tutti quei nobili e cavalieri dell’Italia meridionale che passarono dalla parte del nemico.
Ebbene le stesse considerazioni le aveva già fatte Ugo Falcando (o lo pseudo Ugo Falcando) il quale ammoniva i Siciliani dal fidarsi dei “Pugliesi” (intendendosi per Puglia soprattutto quell’area composta da Campania, Lucania e Puglia) escludendo la Calabria.
“Ritengo infatti che non si debba riporre speranza o fiducia nei Pugliesi i quali, sempre vaghi di novità, si lasciano trascinare dal gusto per le cose nuove e se, per caso, raccolto un esercito ordini di inviarli in battaglia, cominceranno a fuggire prima ancora di iniziare a combattere; se li poni a guardia delle fortezze, gli uni tradiscono gli altri e, all’insaputa o nonostante la resistenza dei compagni, fanno entrare i nemici.” (Falcando)
Anche se queste considerazioni si riferiscono al tramonto della dinastia degli Altavilla e all’avvento degli Hohenstaufen, ancora una volta si spiega perché il Vespro nasce in Sicilia o perché la Sicilia, a differenza dell’Italia meridionale, difese la monarchia contro la Rivoluzione e Napoleone Bonaparte e persino quello spettacolo patetico e ripugnante visto con i Borbone, il Colpo di Stato del 1816 fino all'accoglienza meridionale di Giuseppe Garibaldi.
E affidando la Sicilia al Sacro Cuore di Gesù vi diamo appuntamento a lunedì.
RIFERIMENTI:
- U. Falcando, Lettera ad un tesoriere di Palermo
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17/07/2026
LA VICE-REGINA
- Vita di corte e mondanità in Sicilia nel XVII secolo -
"La presenza della viceregina aveva evidenti ricadute non solo in relazione all’organizzazione domestica e alla sistemazione degli alloggi, ma anche rispetto alla socialità: dame di compagnia, organizzazione di feste, partecipazione a cerimonie pubbliche e private, culto dei santi e riti sacri, sono tutti aspetti che la ponevano in un ruolo di grande evidenza.
E la sua partecipazione a un evento veniva interpretata come un segnale di interesse e di cortesia nei confronti delle autorità che l’avevano promosso.
Il suo arrivo, festeggiato con tutti gli onori, mobilitava nobildonne titolate pronte ad accoglierla e in gara per assicurarsi un posto al suo fianco nelle cerimonie pubbliche." (Cancila)
RIFERIMENTI:
- R. Cancila, La corte vicereale di Sicilia tra pubblico e privato, Libros de la corte n. 23 (2021)
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16/07/2026
IL DIRITTO ROMANO ALLA CORTE DI RUGGERO II
- E se lo Ius Commune fosse nato in Sicilia? -
A forza di prendere a martellate la storia e l’identità siciliana parlando di stupidaggini quali “sud”, “mezzogiorno” fino all’aberrante “siciliE” abbiamo completamente perso di vista la raffinatezza e la ricchezza culturale della corte palermitana al tempo di Ruggero II.
Oggi affrontiamo il tema del Diritto Giustinianeo alla corte di Ruggero II e di come questi abbia praticamente gettato le basi, addirittura anticipato il Liber Augustalis del nipote.
Dopotutto Ruggero vestiva come un Imperatore Romano...
“In effetti, la questione circa la diretta conoscenza, e l’utilizzo, dei libri legales giustinianei in Sicilia in un’epoca di poco posteriore la loro riscoperta nell’Italia centro settentrionale e pressoché contemporanea al primo lavoro esegetico su Codice, Digesto e Istituzioni da parte di Irnerio e poi dei quattro dottori della scuola di Bologna, è ancora oggi aperta e dibattuta.
Tra il negazionismo radicale di Léon-Robert Ménager e l’entusiasmo di coloro che proprio presso la corte ruggeriana ipotizzano la nascita dello ius commune, anticipando nello stesso tempo il grande progetto federiciano, una posizione intermedia rivaluta il ruolo svolto da Roma quale luogo di insegnamento e di trasmissione del diritto romano nei secoli VIII e IX, nonché quello dell’Italia meridionale bizantina. D’altra parte, è bene ricordare i legami degli Altavilla con Benevento e Montecassino, dove una conoscenza dei testi giustinianei è certa già alla fine del XI secolo.
Ricerche recenti, inoltre, come quella seguita alla scoperta di Justiniān tafsirān… ‘an qawl, «quaderni di Giustiniano, vecchi», nell’inventario arabo di libri della Palatina del 1160, confermano la presenza a corte di libri di diritto romano, in greco e in latino.” (Bresc / Rognoni)
Ci sono storici (Pennington) che individuano le origini dello Ius Commune proprio alla sfavillante corte di Ruggero.
Allora al posto di indicare la Sicilia con etichette da terzo mondo o di appiccicarla a forza di martellate a paesotti della Lucania o a colossali quartieri popolari della periferia romana, occupiamoci di cose molto ma molto più importanti come quella dello Ius Commune alla corte palermitana.
RIFERIMENTI:
- H. Bresc / C. Rognoni, Diritto e retorica alla corte normanna di Palermo, Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, 136/2 | 2024, 539-553
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