Fajin - Taijiquan & Cultura orientale

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Corsi per principianti, intermedi e avanzati di Taijiquan (Tai Chi Chuan) stile Chen e Yang. "A cosa assomilgia il Taiji Quan?

Praticare Taiji significa godersi un pacifico riposo. Praticare Taiji è come sperimentare la sensazione del caldo scorrere del Qi senza nessuna ostruzione in tutti i Meridiani. Praticare Taiji è come bilanciare lo Yin e lo Yang. Praticare Taiji è come nuotare nell'aria. Praticare Taiji è come una forma in movimento dello "stare in piedi". Praticare Taiji è come usare il corpo per disegnare meravi

04/08/2026

GESTI VISIBILI, MOVIMENTI INVISIBILI

«L’addestramento al Taiji non si affida alla forza che proviene dal semplice moto e dal vigore fisico, ma usa il principio della “forza interna”.
Movimento fisico e accelerazione producono la cosiddetta “forza esterna” perché i gesti sono visibili.
Nel caso della forza interna del Taiji essi sono invece invisibili.»

(Waysun Liao)

31/07/2026

L'ENERGIA INNESCATA DALL'INTENZIONE

Tutti i praticanti di arti marziali interne avranno sicuramente sentito parlare di «Yi, Qi, Li». Termini che fanno riferimento alla gestione delle cosiddette "armonie interne", fondamentali nella generazione del "movimento energetico" (o "interno”).

Il comando del movimento ha origine nella mente profonda e viene espresso primariamente dall’Intenzione (Yi); ed è proprio essa a muovere l’energia vitale; ed è quindi il Qi (e non direttamente la mente) a generare il movimento e la forza che ne consegue (Li o Jin ) .
Ovviamente, se non si impara a percepire il Qi non si può né accumularlo né dirigerlo e il movimento continuerà ad essere "esterno".
Diventa quindi imperativo iniziare a coltivare la percezione del Qi, a prescindere dalle finalità personali (coltivazione di sé, ricerca della longevità, incremento della salute, supporto terapeutico, applicazione marziale, realizzazione spirituale, e quant’altro).

Un tempo, nelle scuole di Xing Yi o di Yi Quan, prima ancora di apprendere qualsiasi movimento, qualsiasi tecnica “formale”, gli allievi venivano obbligati a fare i conti con due cose: la "costruzione della struttura" e la coltivazione del “song” (il rilascio attivo delle tensioni).
Perché sono questi i presupposti fondamentali per giungere al cuore delle arti marziali interne, e cioè: diventare capaci di “affondare il Qi nel dantien” (e poi, ovviamente, riuscire a "farlo muovere").

Ancor prima di imparare i movimenti della disciplina, gli allievi erano quindi obbligati a imparare come... “stare fermi”, concentrandosi sull'ascolto corporeo, cercando di tacitare tutto quello che dentro di sé continuava ad ostacolare il rilascio delle tensioni, coltivando la percezione della perfetta verticalità e dei corretti allineamenti articolari, il ritmo della respirazione, la regolarità del battito cardiaco, lo svuotare la mente... In questo modo essi iniziavano ad avvertire e poi ad incrementare l'energia vitale.
Ma per muoverla attraverso il corpo è indispensabile Yi: una forte Intenzione, il cui aspetto Yang (e attivo) è correlato alla forza di volontà, mentre quello Yin (e ricettivo) dipende da una tenace e continua attenzione.

28/07/2026

LE RADICI DEL CORPO

Durante un confronto fisico, è fondamentale “sentire” nitidamente la forza dell’avversario, per controllarla, neutralizzarla e quindi restituirla.
Attraverso la pratica corretta, i recettori neuro-muscolari e quelli articolari vengono abituati a intercettare, sempre più finemente, ogni minimo segnale di pressione o qualunque altro tipo di sollecitazione dell’avversario, avvertendola precocemente nella sua manifestazione iniziale.

Le “antenne” utilizzate per captare queste informazioni sono generalmente le estremità degli arti superiori, tant’è che i nomi tradizionali degli esercizi di “ascolto” usati in diverse arti marziali, dal Wing Chun al Taiji, fanno riferimento alle mani (“mani appiccicose”, “mani che spingono”, ecc.).

Vi è però una parte del corpo che è altrettanto importante per percepire l'entità, le variazioni di tensione e le direzioni della forza avversaria, e cioè: i piedi.
Ciò avviene per una ragione molto precisa: i piedi rappresentano le radici del corpo; senza di esse tutte le tecniche risulterebbero inefficaci perché “fluttuerebbero nell’aria” e non ci permetterebbero di utilizzare forze che ci sono alleate, come la gravità, la forza di attrito e la reazione vincolare del suolo.

È quindi fondamentale prestare ascolto allo scambio di energia che avviene tra i piedi e il suolo, perché maggiore sarà la percezione della nostra radice, maggiore sarà la nostra stabilità corporea, il nostro equilibrio, l'efficacia delle nostre azioni.

24/07/2026

MOVIMENTO E "ONDE DI PRESSIONE"

Lo studio delle forme e delle tecniche che esse comprendono è imprescindibile in qualunque disciplina marziale. Qualunque forma va però intesa come un “contenitore” che va “plasmato” in previsione di versarvi dentro "qualcosa”.

La costruzione della forma parte dalla comprensione e dalla realizzazione di determinati principi, alcuni di essi sono comuni a tutte le arti marziali, ad esempio: il movimento corretto (precisione dei gesti), l’equilibrio posturale, l'allineamento articolare, ecc.
A seconda delle discipline, si ricerca poi un particolare tipo di eutonia e di forza. In arti marziali come il Karate o lo Shaolin si richiede una perfetta coordinazione intramuscolare e intermuscolare e un’armonizzazione precisa delle fasi di tensione e rilassamento, un'alta capacità contrattile dei muscoli.

Nel Taijiquan si va alla ricerca della “forza elastica interna” e per questo motivo è necessario partire dalla coltivazione del “Song” (il rilascio attivo delle tensioni). L'uso della forza muscolare, normalmente utilizzata in altri ambiti, qui è molto limitato, per non dire "del tutto controproducente". A questo proposito qualche maestro parla della necessità di “svuotare il corpo della forza sporca”.

Una volta che la forma viene liberata da questo genere di forza indesiderabile, si cerca di ottimizzare la connessione fra le diverse parti della struttura corporea e la loro armonizzazione, che deve rispondere a una perfetta sincronizzåzione Yin/Yang.
È inoltre imprescindibile comprendere il meccanismo di “rimbalzo” della forza elastica (dal suolo), in seguito alla capacità di rilassarsi fino ad “affondare”.

Praticando quotidianamente la forma, avendo chiaramente compreso cosa ricercare e come "riempire" il movimento (il che va al di là della riproduzione di un modello esteriore “stereotipato”, spesso ritenuto stolidamente come il solo ad essere quello corretto) si riesce anche a governare consapevolmente quel processo fisiologico che i cinesi chiamano tradizionalmente “dui la” (che possiamo tradurre come “stretching interno”), capace di accrescere nella struttura corporea integrità e tensione elastica.

A questo punto l’energia del movimento viene prodotta essenzialmente attraverso fasi di espansione elastica o, se vogliamo, di “pressione e decompressione”.
Potremmo dire che l’uso del corpo da “meccanico” diventa quasi “idraulico” oppure "oleopneumatico".
A questo punto la forma acquista una nuova consistenza, esprime una nuova sostanza; “onde di pressione” si muovono lungo il corpo, attraversandolo dal suolo e dai piedi, fino alle sue estremità, per poi essere emesse come forza elastica.

22/07/2026

STRUTTURA E FORZA ELASTICA

I maestri di arti marziali del passato non avevano alcuna nozione di fisiologia muscolare o di biomeccanica.
Eppure, avevano capito attraverso l'esperienza personale che il corpo è in grado di generare una considerevole forza elastica. Essi avevano compreso, anzitempo, che le catene cinetiche del corpo – attraverso tensioni eccentriche dei muscoli (che vengono cioè allungati, fig. 1-A) – riescono a produrre un’energia di gran lunga maggiore rispetto alle semplici contrazioni concentriche (allorché i muscoli vengono accorciati, fig. 1-B) e a quando questi due tipi di tensione vengono abbinati.

Quest'ultimo meccanismo ha molte analogie con quella metodologia di allenamento, basata su un rapido susseguirsi di contrazione eccentrica (allungamento) e concentrica (accorciamento) dei muscoli che gli atleti di salto in alto utilizzano da mezzo secolo, e cioè la "pliometria". Le contrazioni eccentriche comportano un allungamento di muscoli, tendini, ponti actino-miosinici, ecc. che permettono di immagazzinare energia che viene poi liberata nella successiva contrazione concentrica (come un elastico, una molla o una palla, fig. 2).
In questo genere di sport, così come nelle arti marziali, la possibilità di generare un tale tipo di forza dipende dall'elasticità delle fibre muscolari (e del tessuto connettivo). Giocano un ruolo fondamentale la flessibilità e la modulazione del tono muscolare (il rilascio delle tensioni parassitarie).
Il corpo viene quindi utilizzato alla stessa stregua di una struttura tensile, dove ogni segmento corporeo è connesso a tutti gli altri, in un armonico rapporto di integrità e tensione (fig. 4).

In arti marziali come il Taiji, la risposta elastica del corpo a una sollecitazione esterna (ad esempio una spinta) comporta una serie di volontarie modificazioni strutturali che, attraverso l’allenamento, diventano via via automatiche: mentre la testa rimane appesa in l’alto, il torace si svuota (abbassando ulteriormente il baricentro), le spalle si rilassano in connessione con le anche e il sacro “cade” in basso, provocando un repentino allungamento dei muscoli erettori della schiena (fig. 3) e un incremento considerevole della forza strutturale del corpo.
La capacità di affondare il proprio peso nei piedi e nel suolo provoca quindi il "rimbalzo" della forza di gravità (sommata a quella della sollecitazione ricevuta) e questa può essere condotta fino al “punto di emissione” (le mani, i gomiti, le spalle).
Questo è – in linea generale (e inerente al solo aspetto fisico) – il metodo impiegato dai praticanti di Taiji per respingere l'attacco di un avversario.
Va puntualizzato il fatto che, più il livello del praticante è alto, più è profonda la componente mentale e maggiore risulta l'espressione energetica, mentre il movimento esterno appare poco evidente (fig. 5).

17/07/2026

LE ARTI MARZIALI SONO “AUTO-CONOSCENZA”

Sotto il profilo mentale, tutte le arti marziali tradizionali si prefiggono di rendere la mente più quieta ed anche più acuta, pertanto di raggiungere una più chiara consapevolezza anche di ciò che agita incessantemente l'animo del praticante.

La pratica, però, non prepara “di per sé” ad affrontare le sfide emotive che l’esistenza impone. Lo fa soltanto se l’osservazione del corpo e della mente viene poi mantenuta non soltanto quando ci si esercita, ma anche in ogni momento dell’esistenza quotidiana.

Le arti marziali sono volte a cogliere l’ISTANTE e insegnano come “fermarsi alla percezione” del reale, impedendo a questa percezione di scatenare una catena emotiva incontrollata che dalla percezione passi alla sensazione (piacevole, spiacevole o neutra), per poi diventare un'emozione che ci può condurre, più o meno inconsapevolmente, a uno stato di tristezza o di esaltazione, di rabbia o di frustrazione...
Attraverso una pratica corretta e consapevole delle arti marziali si esplora quindi una reale auto-conoscenza.

Nel Taiji la conoscenza di sé viene perseguita attraverso l’attenzione ininterrotta verso la postura, il rilassamento, il respiro, la morbidezza e la fluidità del corpo in movimento...
Perché solo attraverso questo continuo ASCOLTO il praticante può riuscire a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé, dello spazio in cui agisce (da solo e nell'interazione con la forza altrui), del fluire del tempo, istante dopo istante, gestendo al meglio il flusso ininterrotto di ciò che si muove dentro la propria sfera fisica, mentale ed energetica.

15/07/2026

FLUIDA, INARRESTABILE ENERGIA

«Svuota la tua mente.
Sii senza forma e senza limiti, come l'acqua. (...)
L'acqua può fluire o può distruggere.
Sii acqua, amico mio.
(Bruce Lee)

L’utilizzo fluido ed equilibrato della forza contraddistingue ogni tecnica di combattimento che si eleva ad “arte”.
Anche in quelle discipline dove si fa ricorso a un considerevole impegno muscolare, è necessario far fluire il movimento attraverso l’armoniosa alternanza di rilassamento e tensione.

Nelle arti marziali interne, poi, l’uso della forza muscolare viene addirittura bandito: la focalizzazione è infatti centrata sul ruolo della mente e dell’Intenzione; sul rilassamento muscolare, sul lavoro attivo di articolazioni e tendini, sul perfetto assetto della struttura corporea, mentre il movimento energetico fluisce continuamente senza interruzione, privo di attriti, di blocchi e di tensioni.

Come sappiamo, l'elemento naturale che fornisce il supremo modello di ispirazione è l’acqua.
Dirompente come una cascata o lenta, costante e potente come la marea, dura come quando ghiaccia o eterea come quando evapora, essa simboleggia quella fluidità che anche in natura si esprime come inarrestabile energia.

13/07/2026

COME UNA "SFERA ELASTICA"

I maestri cinesi hanno continuato a ripetere a generazioni di allievi che «l’energia è radicata nei piedi, si muove attraverso le gambe, viene controllata dalla vita e, espressa dalla schiena, si manifesta nelle mani».
Questo principio afferma, in poche parole, che è possibile generare una considerevole forza di tipo elastico, attraverso una gestione particolare delle catene cinetiche e delle tensioni eccentriche dei muscoli (che vengono allungati e non accorciati, fig. 1). Un meccanismo che, con i dovuti distinguo, ricorda le tensioni pliometriche che sono alla base dell’allenamento nelle specialità atletiche di salto, soprattuto nel salto in alto.

La possibilità di generare questo tipo di forza dipende largamente dall'elasticità, dal rilassamento e dall’allungamento delle fibre muscolari. La mente gioca un ruolo fondamentale in questo: ciò significa che se movimenti, posture e gesti vengono guidati da una forte concentrazione, magari attraverso visualizzazioni specifiche, anche la forza elastica può essere incrementata.

Ritornando alla catena cinetica di cui abbiamo parlato prima, il concetto può essere meglio compreso facendo ricorso a un modello caro a tante arti marziali: la sfera o, se preferite, la palla. Quando, partendo dai piedi (e dal suolo), la forza elastica riesce a risalire lungo il corpo (anche grazie all’acquisizione della capacità di “saper affondare”) e giunge agli arti superiori, è come se il corpo agisse su un enorme palla, con le braccia arrotondate che la reggono e la controllano attraverso tensioni impercettibili (fig. 2). Ancora meglio, se si pensa che l’intera struttura corporea agisce alla stessa stregua di una palla, che assorbe le sollecitazioni che giungono dall’esterno e… le rispedisce al mittente.

Il corpo viene quindi utilizzato alla stregua di una tensostruttura, dove ogni segmento corporeo è connesso a tutti gli altri, in un armonico rapporto di integrità e tensione.
Nella risposta elastica a uno stress esterno, mentre il torace si svuota (abbassando ulteriormente il baricentro), la testa spinge delicatamente verso l’alto, mentre il coccige si allunga verso il basso, il che provoca l’allungamento dei muscoli erettori della schiena (fig. 3) e un incremento della forza strutturale del corpo, visto in accordo con i principi di Tensegrità (fig. 4).
Gestire il corpo in questo modo non è semplice ma è molto economico ed estremamente efficace.

Quando vediamo un bravo maestro di Taiji spingere un avversario senza movimento apparente, non pensiamo quindi...“è tutto finto!”: quello che avviene dipende dall'acquisizione di determinate qualità psicofisiche e può essere spiegato scientificamente (fig. 5); è il frutto di una pratica attenta, lunga, costante e, necessariamente, ben indirizzata, sia per quanto attiene gli aspetti fisici, legati a una profonda percezione del corpo, sia per quando riguarda una intensa focalizzazione della mente (attenzione, intenzione, visualizzazione...).
Occorre "soltanto" allenarsi a lungo e con dedizione, seguendo gli autentici percorsi tradizionali della disciplina.

10/07/2026

IL TAIJI E LA SALUTE DELLA SCHIENA

"Se vuoi restare giovane fa sì che la tua schiena non invecchi"
(Proverbio cinese)

In Oriente la vecchiaia è associata all’immagine di una persona che arranca curva sotto il peso degli anni, mentre l'immagine di una persona di valore è legata a due cose: la saggezza interiore e la regalità esteriore (in pratica, il suo portamento... regale).

Ci si potrebbe non credere, ma molti ignorano che in Occidente i problemi alla schiena (lombalgie, sciatalgie, cervicalgie…) costituiscono statisticamente la prima causa di assenza dal lavoro per malattia.

È possibile fare qualcosa per prevenirli? La risposta è quasi scontata: è indispensabile rieducare la schiena, e diverse discipline, ad esempio lo Yoga, il Qi Gong, il Taijiquan, il Pilates e la Ginnastica posturale aiutano a farlo.

Alcuni degli aspetti che, ad esempio, vengono esaltati nella pratica del Taijiquan sono quelli legati al riequilibrio della postura e alla ricerca di un allineamento corretto del corpo, con la finalità di bilanciare in maniera ottimale il peso e di veicolare correttamente la pressione che si determina sui dischi intervertebrali e in generale su tutta la colonna vertebrale. Questo si ottiene anche attraverso l'acquisizione di una maggiore consapevolezza propriocettiva.

Il rachide può essere considerato un vero e proprio asse del corpo che deve necessariamente conciliare due parametri strutturali per certi versi contradditori, e cioè: la stabilità e l’elasticità; nel Taiji l’ottimizzazione di questi parametri viene costantemente ricercata.
Nel suo insieme, inoltre, il rachide può essere paragonato all’albero di una nave che poggia su una base solida (il bacino) e che in alto sorregge una trave trasversale (il cingolo scapolare).
A tutti i livelli esistono dei tiranti che sono costituiti da legamenti, da connessioni fasciali e sopratutto da muscoli.
I muscoli paravertebrali sono dei muscoli lunghi che generalmente si dispongono parallelamente alla colonna e si suddividono su tre piani che vanno dai più superficiali ai più profondi. Sono muscoli che vengono continuamente sollecitati perché hanno la funzione di vincere la resistenza della gravità per permetterci di stare in piedi.

Inoltre bisogna considerare che quotidianamente tendiamo a mantenere determinate posture per molte ore al giorno, che determinano l’attivazione continua solo di determinati muscoli. Ciò causa uno stato di contrazione continua, come una sorta di spasmo muscolare, e una conseguente modificazione strutturale dei muscoli stessi, nonché una sollecitazione enorme sulla colonna.
I movimenti del Taiji permettono invece alla colonna di muoversi in maniera globale (cosa fondamentale per una buona conservazione dei dischi intervertebrali) e, soprattutto, consentono un bilanciamento di quelle asimmetriche tensioni muscolari che inconsapevolmente creiamo nelle nostre attività quotidiane.

09/07/2026

L'ASCOLTO DELLE NOSTRE ENERGIE

Siamo abituati ad ascoltare di continuo la nostra mente, ma questo non è necessariamente un bene.
Quasi mai ascoltiamo il nostro corpo, è questo è sicuramente un male.
Sentiamo la mente "superficiale" che si manifesta spesso in modo rumoroso; è come il rombo di un’auto da corsa che si muove all'impazzata, trascinando un nugolo di pensieri fra di loro annodati che sfrecciano davanti a noi senza controllo. Cercando di seguirli, a volte smarriamo la cognizione del luogo e del tempo in cui dovremmo essere. A un tratto, non siamo più..."qui", non viviamo più... "adesso".

Il corpo lo avvertiamo solo quando esso si fa sentire prepotentemente, cioè quando avvertiamo dolore, freddo, calore, malore, un qualunque fastidio fisico che si manifesta all'improvviso.
Bisogna comprendere che imparare a tacitare la mente ed ascoltare il corpo può aiutarci a vivere meglio.

Quando la nostra attenzione si pone sulla corporeità i pensieri spariscono, le preoccupazioni, i timori irrazionali si dissolvono.
Sarà forse per questo che qualunque disciplina psico-fisica, sia marziale sia meditativa, annovera tra i suoi strumenti fondamentali l’ascolto del corpo e delle sue funzioni.
Con la pratica, la "psiche" riesce pian piano a sintonizzarsi meglio con la sua controparte somatica, mettendone a fuoco le manifestazioni fisiche (sensazioni, tensioni, risposte fisiologiche).
Questo è il motivo per cui le discipline volte a incrementare il benessere, il rilassamento e l'energia (fisica, vitale, mentale), e non solo quelle della tradizione orientale (Yoga, Qi Gong, Taiji, ecc.),
ma anche alcune branche della moderna psicoterapia (somatica, senso-motoria, bioenergetica, ecc.) hanno fra i fondamenti della loro pratica l'attento ascolto del corpo e del suo vissuto, ad esempio della postura, del respiro, del tono dei muscoli, del movimento.
Imparare ad ascoltarsi si può quindi configurare come una "via" che conduce a una più profonda connessione fra il corpo e la mente; un metodo capace di sciogliere molte nostre tensioni - fisiche, mentali, emozionali - rendendoci capaci di percepire, coltivare e mobilitare molte di quelle nostre energie rimaste ancora latenti o ancora "intrappolate" dentro il nostro essere.

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