01/10/2026
✳️ LOURDES: LA MADONNA TOCCA IL CUORE DI TUTTI. Piccoli e silenziosi gesti raccontano la fede semplice dei pellegrini
Ieri mattina, tra le tante immagini che Lourdes ci ha regalato, ce n’è una che difficilmente dimenticheremo.
Un bambino diversamente abile, vivace e pieno di vita, indossava la sua bella tunichetta bianca. Seduto al primo banco, in mezzo alla gente, con la spontaneità e l’irrequietezza proprie della sua condizione, si preparava a vivere un momento grande: ricevere per la prima volta Gesù nell’Eucaristia.
Forse proprio quella sua vivacità rendeva tutto ancora più vero e commovente. Non servivano compostezza perfetta né gesti impeccabili. C’era semplicemente un bambino così com’è, amato da Dio così com’è, che si avvicinava per la prima volta alla mensa del Signore.
La sua Prima Comunione.
E forse è proprio questa parola, comunione, a raccontare meglio ciò che abbiamo vissuto in questi giorni a Lourdes.
Ci sono immagini che non finiscono nelle fotografie ufficiali. Non fanno rumore, non attirano l’attenzione, non hanno bisogno di parole. Eppure sono quelle che, tornando da Lourdes, rimangono più profondamente impresse nel cuore.
Sono piccoli e silenziosi gesti di fede, semplicità e straordinaria umanità, incontrati quasi per caso davanti alla Grotta di Massabielle.
Ieri pomeriggio, una coppia di anziani lascia lentamente la Grotta. Camminano tenendosi per mano. Non sappiamo da quanti anni quelle mani si cercano, quante gioie abbiano condiviso, quante prove abbiano attraversato, quante volte l’una abbia sostenuto l’altra. Li guardi allontanarsi e comprendi che anche quello è un pellegrinaggio: arrivare avanti negli anni e avere ancora una mano da stringere.
Poi passa un uomo. Guarda la Madonna, le manda un bacio e, mentre riprende il cammino, la saluta con la mano, quasi fosse una persona di famiglia. Magari avrà sussurrato: “Ciao, Mamma, io vado”.
Poco dopo, una donna compie quasi lo stesso gesto.
Nessuna formula solenne. Nessuna preghiera pronunciata ad alta voce. Solo un bacio e una mano alzata verso la Madonna. Ma forse la fede più autentica abita proprio questa familiarità: sapere che il Cielo non è lontano, che Maria è Madre e che davanti a lei possiamo presentarci così come siamo.
E ancora, una signora ammalata si sostiene alla sua carrozzina-girello. Con fatica tenta di mettersi in ginocchio. Vuole raccogliersi in preghiera. Il corpo oppone resistenza, la fragilità impone i suoi limiti, ma il cuore sembra voler andare oltre.
Quel tentativo di inginocchiarsi diventa esso stesso preghiera.
Forse non è necessario riuscire ad arrivare fino a terra: davanti a Dio basta anche il desiderio di inginocchiarsi. Ci sono corpi che non possono più piegarsi, mentre l’anima continua a farlo. E in quel gesto incompiuto c’è tutta la dignità di una fede che, nella malattia, continua a cercare il Signore.
E poi ci sono i neonati portati in braccio dai loro genitori davanti alla Grotta.
Piccolissimi, inconsapevoli di ciò che accade attorno a loro. Eppure qualcuno li porta sotto lo sguardo della Madonna, quasi ripetendo senza parole: “Questo figlio non è soltanto mio. Te lo affido. Custodiscilo tu”.
È una delle immagini più belle della fede trasmessa dai loro giovanissimi genitori: prima ancora che un bambino sappia pronunciare il nome di Maria, una madre e un padre lo hanno già deposto spiritualmente tra le sue braccia.
E poi un’altra icona da contemplare.
Una giovane mamma in carrozzina. Dietro di lei, uno dei suoi due figli che la spinge verso la Grotta.
Qui le parole diventano quasi superflue.
Normalmente sono le madri a condurre i figli per mano. Questa volta sono i figli a portare la madre. La vita, misteriosamente, ha invertito le parti. Ma l’amore è rimasto lo stesso.
Spingono quella carrozzina verso Maria e viene spontaneo pensare che la grandezza dell’uomo sia anche tutta qui: non lasciare indietro nessuno. Portare chi non può camminare. Diventare, per qualche metro o per una vita intera, le gambe di chi amiamo.
Ecco Lourdes.
Certamente ci sono le grandi celebrazioni, le migliaia di pellegrini, i canti, le processioni e le fiaccole accese nella notte. Ma Lourdes è anche — e forse soprattutto — questa comunione di gesti semplici.
È la comunione di persone che spesso non si conoscono e che tuttavia, per qualche istante, si scoprono parte della stessa umanità fragile, ferita, amata e custodita da Dio.
Anche il momento di preghiera vissuto ieri sera dalla nostra sezione UNITALSI, presieduto da don Antonino, ha raccolto e quasi consegnato il significato di questi giorni.
Sono state accolte le nuove dame e i nuovi barellieri, giunti alla loro prima esperienza di servizio. Volti nuovi, storie diverse, forse anche qualche timore iniziale, ma soprattutto la disponibilità a mettersi in gioco per gli altri.
Nella riflessione è risuonata anzitutto una convinzione: essere qui è stata la risposta a una chiamata personale. Dio raggiunge ciascuno attraverso strade differenti e chiede di fidarsi. La fiducia che ognuno accorda a Lui e la testimonianza personale della fede impreziosiscono e arricchiscono ogni incontro, perché nessuno arriva a Lourdes a mani vuote: ciascuno porta qualcosa di sé e, donandolo, riceve molto di più.
È risuonato poi l’invito di Gesù a non inseguire la grandezza secondo il mondo, ma a scegliere la via della piccolezza.
Farsi piccoli.
Umili.
Disponibili.
Obbedienti alla volontà di Dio.
Come Maria, che si è consegnata con il suo “Eccomi”. Come la piccola Bernadette, povera agli occhi del mondo eppure scelta per diventare testimone di qualcosa immensamente più grande di lei.
E infine tre parole, semplici ma esigenti, affidate quasi come una consegna per il ritorno a casa: ascoltare, accogliere, mettere in pratica.
Ascoltare Dio e il fratello.
Accogliere la persona che ci sta davanti, senza scegliere chi merita il nostro tempo e la nostra attenzione.
Mettere in pratica ciò che abbiamo ascoltato, perché la fede non rimanga una bella emozione vissuta durante un pellegrinaggio, ma diventi vita.
A conclusione del Pellegrinaggio nazionale dell’UNITALSI, dopo i giorni intensi vissuti a Lourdes e la stupenda visita di Papa Leone XIV, torniamo a casa con tanta pace interiore, ma anche con una responsabilità.
Forse il miracolo più silenzioso di Lourdes accade proprio così: arriviamo ciascuno con le nostre fragilità, le nostre domande e le nostre speranze e ripartiamo un po’ più capaci di accorgerci dell’altro.
Torniamo alle nostre case, ai nostri impegni, alle fatiche e alle preoccupazioni di sempre. Ma sarebbe bello portare con noi almeno un frammento di Lourdes: imparare a tenerci un po’ di più per mano, a giudicarci un po’ di meno, a sostenerci quando qualcuno non riesce più a camminare, a farci piccoli per poterci fare vicini.
E mentre lasciamo la Grotta, possiamo voltarci anche noi, come quell’uomo e quella donna, verso Maria e salutarla con la semplicità di un figlio:
“Madre, torniamo a casa. Vieni con noi.
Insegnaci ad ascoltare e ad accogliere la Parola di Gesù e a metterla in pratica.
Insegnaci a farci piccoli.
E rendi più umani, più fraterni e più pieni di Dio
i luoghi nei quali ritorneremo”.
Amen
(Don Antonino Favata)