Erika Li Volsi

Erika Li Volsi

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A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

27/08/2023

Continuo a pensare al matrimonio con grande paura e orrore. Non è che non mi piacciano gli uomini.
Mi piacciono molto.
In realtà, non credo che potrei sopportare la vita se non fosse per la compagnia degli uomini.
Eppure sento che il matrimonio, l’ingresso in un sodalizio con un uomo, permanente, pubblico e favorito dallo Stato, sia l’atto più sconsiderato che esista.
Invidio moltissimo coloro che muovono i primi passi da un porto sicuro e che non nutrono risentimenti profondi che distorcono la loro visione del mondo.

Rebecca West

21/08/2023

ASSENZA.
ASSENZA DI ISTITUZIONI.
ASSENZA DI EDUCAZIONE.
ASSENZA DI SOCIETÀ.
PROFONDA ASSENZA.
Le vere domande e le vere risposte non sono fatte di parole: sono fatte di azioni, di gesti, di atti, di opere in cui possono anche essere comprese le parole. Io vedo un FALLIMENTO che sta alla base e cancella il resto, ancor prima di generalizzare bisognerebbe interrogarsi e riflettere…Su quali cause ebbero origine le sanguinose vendette?
Provo vergogna.

13/08/2023

NO PONTE.
Servono strade!

27/05/2023

Il 23 maggio 2023 a Palermo, forse per la prima volta nella storia delle manifestazioni antimafia, ad un gruppo di cittadini, tra cui molti studenti e studentesse della scuola secondaria superiore e dell'Università, sindacalisti, membri di varie associazioni del terzo settore, comuni cittadini e cittadine non è stato consentito di esprimere liberamente, così come previsto dal primo comma dell'art. 21 della Costituzione, il loro punto di vista in merito al pericolo di infiltrazioni mafiose in luoghi decisionali del nostro Paese e alla nuova pericolosissima fase di "sommersione" delle mafie. Siamo docenti che fanno attività educativa antimafia nel contesto del No Mafia Memorial e in molti altri ambiti. Giornalmente ci battiamo affinché i nostri giovani maturino un pensiero critico e autonomo ed esercitino la libertà di espressione nel rispetto della diversità di opinioni. Esprimiamo il nostro totale sdegno e disappunto per il maldestro tentativo politico che ha costretto le forze di polizia ad intervenire contro gruppi e associazioni che in maniera pacifica, e con semplici creazioni satiriche hanno provato a far riflettere su alcuni comportamenti politici. Immaginiamo facilmente che a nessuno piaccia essere criticato ma una classe politica che non affronti il libero diritto alla critica da parte dei propri cittadini, non possiede la maturità necessaria per guidare una comunità sia essa locale, regionale o nazionale. Questo tipo di censura esercitata il 23 maggio 2023, decostruisce la partecipazione e lo stesso senso della cittadinanza che la scuola italiana coltiva seguendo la Costituzione, e immagina una comunità divisa in tifosi di chi governa "contro" tifosi di chi ha idee diverse, spaccando in due una società civile che deve concorrere allo stesso obiettivo: combattere la mafia e chi l'accetta direttamente o indirettamente nelle sue forme culturali, politiche, produttive, valoriali.

Da educatori chiediamo alle autorità che si sono assunte la responsabilità di inviare le forze di polizia contro i manifestanti antimafia invece che contro i delinquenti reali, di riflettere su quanto accaduto, evitando, in ogni modo e per amore del nostro Paese, che i fatti del 23 maggio divengano l'inizio di una nuova fase in cui il diritto a manifestare il proprio pensiero sia solo riservato ad una parte.

I giovani che hanno trovato la loro strada sbarrata non hanno ben compreso perché lo Stato li abbia considerati non come la cura per cambiare e sradicare la società ancora mafiogena in cui viviamo, ma come la malattia da trattare con durezza perché pericolosa per la stessa classe politica. Questo può generare in loro un senso di frustrazione che potrebbe inasprire il conflitto e indebolire la partecipazione non-violenta alla vita civile. Se c'è un nemico che dobbiamo combattere non è il pluralismo dentro la società civile, ma la presenza di sacche di mafiosità diffuse dentro un Paese che non riesce a investire le proprie risorse ed energie migliori contro il suo vero nemico: la mafia e i suoi intermediari, sempre pronti a tradire la propria comunità in nome di interessi loschi e criminali. Tutti sappiamo che l'unico modo per sconfiggere le mafie, soprattutto in questa nuova fase di infiltrazione "sommersa", è far crescere la consapevolezza dei valori di democrazia e il rispetto delle leggi e delle altre persone della comunità. Queste consapevolezze devono crescere a cominciare dall'educazione e in tutte le regioni del Paese perché le infiltrazioni delle mafie non hanno limiti geografici. Bisogna che il sistema educativo e le istituzioni riparino a ferite come quelle del 23 maggio e costruiscano spazi di vera partecipazione.

La libertà di espressione del proprio pensiero è il centro di tali valori ed è ciò che storicamente - dopo i fatti più tragici della nostra storia - ha consentito il superamento delle omertà e della paure e ha dato al Paese tanti risultati nella lotta alle mafie. Su questo non si può tornare indietro.

Il ricordo della strage del 23 maggio è sempre stato vissuto dalla città - con ragazzi e ragazze in prima linea - come uno spazio finalmente liberato dallo strapotere delle mafie, dopo gli anni terribili delle stragi. Uno spazio non solo di commemorazione, ma anche di gioia e di entusiasmo per tutto quello che ancora le nuove generazioni possono immaginare e costruire. Vedere le istituzioni che impediscono ai giovani di esprimere le loro idee ci addolora e ci fa sentire traditi.
Erika Li Volsi

Erika Li Volsi A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

02/05/2023

Il giorno successivo al primo maggio ha un sapore vacillante. Primo maggio 1947. Strage di Portella della Ginestra. Dieci giorni dopo la vittoria delle sinistre alle prime elezioni regionali, mafiosi, proprietari terrieri, partiti conservatori e altri soggetti reazionari, ricorrono alla violenza. Sui manifestanti per la festa del primo maggio sparano i banditi della banda Giuliano, probabilmente altri; secondo le fonti ufficiali: 11 morti e 27 feriti. Successivamente crolla la coalizione antifascista al governo nazionale e la Democrazia cristiana si allea con i partiti conservatori, indicati come mandanti della strage.
Incriminati e condannati solo i banditi, impuniti i mandanti. Il bandito Giuliano sarà ucciso nel 1950, il bandito Pisciotta, che minacciava rivelazioni sui mandanti, morirà avvelenato nel 1954.
Al No mafia Memorial la mostra sul banditismo, i rapporti con la politica e la strage di Portella.

07/04/2023

Dopo trent’anni, la prima sentenza che indica nei processi di strage mafiosa le responsabilità delle connivenze e collusioni di pezzi deviati dello Stato. Benché questo risultato sia molto importante, la sentenza risulta largamente insufficiente. Sebbene vi sia un’evidenza di depistaggi e collusioni che hanno determinato la strage di via D’Amelio, dalla sentenza non si evincono responsabilità individuali… MAH!
Verità e Giustizia per le stragi di Stato.

02/04/2023

2 aprile 1985, Trapani. Strage di Pizzolungo. Uccisi da un’autobomba Barbara Rizzo e i suoi figli, Giuseppe e Salvatore Asta, gemelli di 6 anni. L'autobomba che colpì la donna e i suoi due figli era destinata al giudice Carlo Palermo, che uscì miracolosamente illeso dall'attentato: l'auto di Barbara Asta gli fece da scudo. Per il delitto sono stati condannati: Totò Riina, Vincenzo Virga, Nino Madonia, Balduccio di Maggio e il boss dell'Acquasanta Vincenzo Galatolo.

21/03/2023

21 marzo sempre!

Erika Li Volsi A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

20/03/2023

20 Marzo 1994 a Mogadiscio, in Somalia, uccisione della giornalista della Rai Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin. La Alpi indagava sui traffici internazionali di armi e di rifiuti tossici.

Erika Li Volsi A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

17/03/2023

17 marzo 2014, Strage di Palagiano (TA).
Domenico Petruzzelli, 30 mesi, è stato ucciso in un agguato mortale insieme alla madre mentre erano in macchina con il compagno di lei che, in semilibertà, stava rientrando al carcere presso il quale stava finendo di scontare la pena per un duplice omicidio. Tutti e tre sono stati colpiti da una pioggia di proiettili, salvi i fratellini più grandi di sei e sette anni, perché seduti sul sedile posteriore.
Pare che il movente sia stato un regolamento di conti.

Erika Li Volsi A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

12/03/2023

Questo è un momento molto particolare nel rapporto mafia-Stato, c’è un’intera generazione di stragisti oggi 50enni/60enni che sono stati arrestati nell’immediato post stragi '91/'93 che oggi, se l’interpretazione e la legislazione sull’ergastolo ostativo fosse conforme al dettato della Corte Europea dei Diritti dell’uomo e in parte della nostra Corte Costituzionale, potrebbero aspirare ai benefici. Oggi ci sono dei soggetti che hanno curato le stragi e che le hanno provocate anche per far ammorbidire e abolire l’ergastolo e il 41bis, i quali paradossalmente sono usciti e potrebbero continuare ad uscire. Oggi si sta giocando una partita molto importante, perché non credo che questa generazione di mafiosi sia rassegnata a morire in carcere ed è un momento delicato perché il Decreto che ha riguardato l’ergastolo ostativo (uno dei primi atti del Governo attualmente in carica) ha deluso queste aspettative, anche se queste aspettative continuano ad essere importanti e questi mafiosi continuano a nutrirle. E’ un momento delicato perché se questi non si rassegnano, come non si rassegneranno, dobbiamo vedere in che direzione partirà la contromossa: se in un violento attacco allo Stato o, sentendosi delusi, inizieranno a collaborare realmente con esso.

Erika Li Volsi A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

08/03/2023

8 marzo 1990 (BR). Scompare Marcella Di Levrano, 26 anni. La storia di una donna orribilmente massacrata da uomini che le erano stati vicino, incapaci di tollerare il suo coraggio, la forza e la determinazione di abbandonare un mondo che non era più il suo.
Nel giugno del 1987 inizia a collaborare con le Forze dell’Ordine, denunciando tutto ciò che ha visto e che ha conosciuto, fa nomi e cognomi delle persone che giravano intorno allo spaccio e al traffico di droga. Sono nomi e volti legati alla Sacra Corona Unita. Marcella, con tutto quello che racconta, diventa una persona scomoda, che doveva essere la prima testimone nel maxi – processo che si sarebbe tenuto contro la Sacra Corona Unita, a novembre del 1990. Ma Marcella non arriverà mai in quell’aula del Tribunale di Lecce, è una testimone troppo scomoda perciò va fatta fuori subito. Scompare l’8 marzo del 1990. Il suo corpo sarà ritrovato solo il 5 aprile dello stesso anno, parzialmente occultato tra foglie e rami secchi, nel bosco dei Lucci, tra Brindisi e Mesagne. La troveranno con il volto sfigurato, irriconoscibile. Secondo il "codice d’onore" della Sacra Corona Unita quella è la morte destinata ai traditori.

Erika Li Volsi A scuola di legalità e contrasto alle mafie.

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