Historia Magistra Vitae

Historia magistra vitae, si propone di ripercorrere le tappe della nostra civiltà attraverso Scienz

Normali funzionamento

06/06/2024

Il 6 Giugno del 1944 prende vita l’operazione Overlord con lo sbarco in Normandia. Fondamentale evento della Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco in Normandia si dimostra una delle più importanti operazioni belliche della nostra storia.

Nel Gennaio del 1943, durante la conferenza di Casablanca, le forze anglo-statunitensi iniziarono a stilare un piano d’azione per l’invasione dell’Europa. La prima tappa di questa ingente operazione militare era la Sicilia, in quella che passò alla storia come operazione Husky. Nel maggio dello stesso anno, gli alleati si riunirono nuovamente a Washington dove gettarono le basi per l’invasione massiccia dell’Europa nord-occidentale. L’operazione prese il nome di Overlord che sarebbe stata affiancata dall’operazione Anvil, ossia un’invasione contemporanea della Francia meridionale. Le problematiche dello sbarco in Europa erano ingenti e la scelta dell’area da utilizzare per le operazioni fu particolarmente problematica. Tra gli ostacoli più importanti vi erano:

1) mancanza di un porto importante nelle vicinanze
2) scarsa copertura aerea
3) lunghezza del tratto di mare da attraversare
4) capacità limitate delle spiagge
5) difese tedesche

La prima regione ad essere esaminata fu quella del Pais de Calais, essa offriva una strategica vicinanza alle coste inglesi, una buona ampiezza delle spiagge e un punto di collegamento diretto con la Germania. Proprio per tali motivi però, la regione era controllata in maniera serrata dalle truppe tedesche e, dopo un’attenta analisi, la scelta ricadde sulla Normandia .

A capo delle operazioni venne posto Dwight Eisenhower, mentre per le forze impegnate sui tre fronti d’avanzata vennero posti rispettivamente:

1) Bernard Law Montgomery: A capo delle forze terrestri
2) Betram Ramsay: a capo delle forze marittime
3) Trafford Leigh-Mallory: a capo delle forze aeree.

I giorni precedenti all’invasione, grazie anche alla resistenza francese, furono portate a termine una serie di operazioni di sabotaggio su strade e ferrovie al fine di rendere particolarmente difficile lo spostamento delle truppe tedesche sul luogo dello sbarco alleato.

La scelta del momento giusto per attaccare fu particolarmente trubola e nei primi giorni di Giugno vi furono diverse riunioni con la Commissione meteorologica dello Shaef. Il bollettino del 4 Giugno, mentre le prime navi già salpavano dalle coste statunitensi, annunciava per l’indomani un meteo avverso con mare forza 5 e venti di tempesta. Montgomery consigliò di continuare l’operazione, mentre Tadder e Mallory spingevano per posticipare le operazioni. Ramsey, a comando delle truppe marittime, diede la sua disponibilità ad accompagnare le operazioni belliche ma annunciò che con il mare in tempesta, la precisione dei bombardamenti sarebbe stata fortemente compromessa. La pianificazione di Overlord, si basava sulla schiacciante supremazia alleata sui cieli, mentre le forze terrestri risultavano inferiori al nemico. Il tempo avverso pertanto, impediva di far valere la superiorità degli attacchi aerei e Eisenhower rinviò l’operazione di almeno un giorno, spostandola al 6 Giugno. Alle 21:30 del 4 Giugno, nel corso di una nuova riunione il colonello Stagg annunciò 36 ore di cielo sereno, Mallory propose il 19 Giugno come data di invasione ma Eisenhower mobilitò l’ammiraglio Ramsay e fece schierare la flotta di invasione. Overlord avrebbe avuto inizio nelle prime ore del 6 Giugno del 1944.

Subito dopo la mezzanotte del 6 giugno, circa 9000 aerei alleati partirono dagli aereoporti inglesi e iniziarono una serie di bombardamenti, dirigendosi poi verso l’entroterra dove paracadutarono circa 200 manichini al fine di distrarre il nemico, mentre le squadre composte da paracadutisti francesi, venivano paracadutati nel suolo con lo scopo di sabotare le linee telefoniche e i collegamenti radio tedeschi. Alle 00:15 le prime divisioni aereotrasportate toccarono terra e si prepararono a segnalare i luoghi di atterraggio ai loro compagni in arrivo un’ora più tardi.Mentre le informazioni dell’invasione, raggiungevano i comandi tedeschi, la 6 Divisione Britannica prese subito possesso dei ponti sul fiume Orne, degli attraversamenti sul fiume Dives e della batteria di Merville. L’82 e la 101 divisione invece non ebbero lo stesso successo. Interecettate dalle linee nemiche e probabilmente a causa dell’inesperienza, tali divisioni accelerarono il lancio dei paracadutisti, disperdendo le risorse umane. Tale frenesia, determinò la perdita di oltre 2000 uomini tra morti e dispersi. Contemporaneamente all’attacco dal cielo, si mosse l’ingente flotta di invasione alleata così composta:

- Stati Uniti: Western Task Force con a capo il contrammiraglio Alan Kirk, la quale avrebbe dovuto occuparsi dello sbarco su Utah e Omah Beach
- Gran Bretagna e Canada: Eastern Task Force, con a capo il contrammiraglio Philip Vian che avrebbe dovuto occuparsi dello sbarco su Gold, Sword e Iuno Beach

La flotta navale poteva vantare circa 6500 navi divise tra navi di linea, ospedale, mercantili e navi per il trasporto dei mezzi corazzati. Tra di esse spiccavano cinque vecchie corazzate, ventitrè incrociatori, centoquattro cacciatorpediniere e settantuno corvette. Alle 05:30, le forze aeree iniziarono il bombardamento delle coste seguite dai 600 cannoni delle navi d’attacco. Lo sbarco, colse totalmente di sorpresa i Tedeschi che non si aspettavano né il luogo scelto, ne tantomeno il giorno credendo che a causa del tempo avverso, gli alleati avessero rimandato le operazioni alla seconda metà di Giugno. Durante il primo giorno, circa 150.000 uomini sbarcarono in Normandia, dove nonostante la copertura del fuoco amico, le perdite furono notevoli. La spiaggia di più facile conquista fu Utah, mentre quella dove la resistenza Tedesca fu maggiormente feroce fu quella di Omaha Beach, dove si contarono circa 2000 perdite tra le file degli alleati.

Una curiosità sullo sbarco in Normandia, ciò che di fatto cambiò le sorti della guerra. Mentre Rommel, consapevole di una imminente invasione alleata, disponeva le difese tedesche lungo la costa, il federmaresciallo Von Rundstedt, poneva una riserva strategica nell’entroterra, pronta ad entrare in campo una volta chiare le intenzioni delle forze anglo-statunitensi. Il comando supremo, di mobilitare l’intera riserva però era del solo Hi**er. Il 6 Giugno, giorno del d-day, il fuhrer era in preda ad un potente sonnifero e non fu in grado di alzarsi prima delle 10 del mattino, quando ormai l’attacco era in stato avanzato. Probabilmente poco lucido, probabilmente sotto effetto di pesanti droghe (come dimostrano nuove ricerche storiche), Hi**er non fu subito in grado di soppesare in modo corretto la minaccia nemica e solo alle 14:32 di quel fatidico giorno diede l’ordine di mobilitare l’intera riserva strategica. Grazie a questo ritardo e alla farraginosa risposta tedesca, il d-day fu un successo, le sorti della guerra stavano cambiando.

Umberto Li Vigni

27/03/2024

Il 31 Agosto del 1939 venne attaccata la stazione radio di Gleiwitz, casus belli che determinò l’invasione della Polonia da parte della Wehrmacht.

Hi**er, portò avanti un'estenuante trattativa con la Polonia per riottenere l’importante nodo strategico di Danzica, rimasto separato dalla Germania in seguito al Trattato di Versailles. Utilizzando come pretesto, la numerosa popolazione di lingua Tedesca a Danzica, Hi**er finì con il lanciare il suo ultimatum il 30 Agosto del 1939. Il tentativo fu nuovamente respinto dai polacchi, nonostante lo "sforzo" diplomatico di Unione Sovietica e Gran Bretagna per tentare di sedare gli animi (il virgolettato è d'obbligo! La Gran Bretagna si sentiva così lontana geograficamente dalla Polonia che non mise poi tutto questo grande impegno nelle trattative... L'Unione Sovietica invece sappiamo bene che avrebbe tratto sto vantaggio da un'eventuale Polonia in ginocchio).

In realtà, la Germania non improvvisava mai nulla! La preparazione dell’invasione della Polonia era già stata programmata per il 26 Agosto, ma l’accordo anglo-polacco, convinse Hi**er a temporeggiare. Le truppe di terra furono egualmente distribuite sul confine, mentre la Lutwaffe continuava i suoi “voli turistici” sulla regione! (non me ne vogliate per la curiosa ironia in uno dei momenti più tesi e tragici della nostra Storia. Ma capiamo bene che Francia e Gran Bretagna temporeggiarono proprio perché si convinsero che la Lutwaffe stesse facendo solo delle innocue ricognizioni)

Dopo ben due mobilizzazioni generali volute dal maresciallo Edward Rydz- Smigly il 30 e 31 Agosto, entrambe successivamente annullate, Hi**er decise che era giunto il momento di attaccare e di farlo facendo ricadere la colpa sui Polacchi. Fu così che l’intelligence tedesca, mise a disposizione di Heydrich circa 150 uniformi polacche al fine di dar vita al piano. Le SS, travestite da Soldati polacchi, entrarono nella stazione radio di Gleiwitz, sita sul confine polacco. Al microfono della stazione si sentirono urla, vennero esplosi colpi di arma da fuoco e venne diramato il messaggio di occupazione della stazione radio. Tutto è compiuto, il pretesto magistralmente architettato, ha preso vita. Siamo ad un passo da uno dei conflitti più cruenti, atroci e disumani della storia dell'umanità: La Seconda Guerra Mondiale.

Umberto Li Vigni

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28/09/2023

"Sempre nelle Gallie ci sono state tirannidi e guerre, finchè non avete accettato le nostre leggi. Noi, benchè tante volte provocati, vi abbiamo imposto, col diritto della vittoria, solo il necessario per garantire la pace; infatti, la pace tra i popoli è impensabile senza armi e le armi senza mantenimento degli eserciti e il mantenimento degli eserciti senza tributi. Per il resto, vi abbiamo reso partecipi di tutto. Voi spesso comandate le nostre legioni, voi governate queste o altre province; non esistono àmbiti separati ed esclusioni. Dei buoni prìncipi vi avvantaggiate quanto noi, benchè viviate lontani; gli imperatori perversi infieriscono solo su chi sta loro più vicino. Sopportate, dunque, la sregolatezza e l'avidità dei dominatori come la siccità, le alluvioni e gli altri disastri della natura. Finchè ci saranno uomini, ci saranno vizi; ma non sono mali senza fine e trovano compenso quando arriva il meglio. Ma forse voi sperate in un dominio più mite, quando regneranno Tutore e Classico e forse ci vorranno tributi minori per allestire gli eserciti che vi difendano da Germani e da Britanni. E una volta cacciati i Romani- cosa che gli dèi non consentano!- cos'altro avverrebbe, se non una serie di guerre fra tutti i popoli? Ottocento anni di fortuna e di disciplina hanno cementato questa struttura, che non può essere demolita senza la rovina di chi la demolisce. E il rischio maggiore tocca a voi che possedete oro e ricchezze, cause primarie di guerre. Perciò amate e difendete la pace e la città che noi tutti, vinti e vincitori, accoglie con gli stessi diritti. Vi insegni qualcosa l'esperienza della buona e della cattiva sorte e non continuate a scegliere una ribellione rovinosa, bensì invece l'obbedienza nella sicurezza". Con tale discorso, riportò la calma e la fiducia tra genti che temevano ben altre vendette".

Tacito, Storie

Questo il discorso del generale Petilio Ceriale, inviato nelle Gallie a sedare una rivolta dei Batavi comandati da Giulio Civile. Il discorso è da considerarsi una vera e propria apologia dell’imperialismo romano. Un impero fondato sul diritto e sulle buone leggi, che non vuole opprimere o sfruttare le province conquistate, bensì costruire una pace duratura in regioni tormentate sin da sempre da invasioni straniere.

Umberto Li Vigni

NB: immagine di repertorio

26/09/2023

"Il giorno dopo Vercingetorige, convocato il consiglio, dichiarò che egli aveva intrapreso questa guerra non per sua utilità, ma per la libertà comune e, poichè bisognava cedere alla sorte, egli si metteva a loro disposizione per l'una o l'altra delle due cose: sia che volessero dare soddisfazione ai Romani con la sua morte sia che preferissero consegnarlo vivo. Si mandano a trattare di queste cose degli ambasciatori a Cesare. Egli comanda di consegnare le armi, di presentare i capi. Prende posto sulla linea fortificata davanti al campo: là vengono presentati i capi, Vercingetorige è consegnato, le armi vengono gettate. Lasciati da parte gli Edui e gli Arverni, per tentar di recuperare per mezzo loro le due nazioni all'alleanza con Roma, distribuì i rimanenti prigionieri a tutto l'esercito uno per ogni soldato a titolo di preda. Terminate queste operazioni parte per il paese degli Edui; accoglie la resa della nazione. Là giunsero da parte degli Averni ambasciatori a portare l'impegno della nazione di eseguire i suoi ordini. Cesare comanda di consegnare un grande numero di ostaggi. Manda poi le legioni nei quartieri invernali. Restituisce agli Edui e agli Averni circa ventimila prigionieri. Ordina a Tito Labieno di partire con due legioni e la cavalleria per il paese dei Sequani: gli assegna Marco Sempronio Rutilo. Pone il legato Gaio Fabio e Lucio Minucio Basilo con due legioni nel paese dei Remi, perchè non subiscano danni da parte dei confinanti Bellovaci. Manda ciascuno con una legione, Gaio Antisio Regino presso gli Ambivareti, Tito Sestio presso i Biturigi, Gaio Caninio Rebilo presso i Ruteni. Nel paese degli Edui a Cabillone e Matiscone presso il fiume Arar collocò Quinto Tullio Cicerone e Publio Sulpicio perchè provvedessero agli approvigionamenti di frumento. Quanto a lui decise di passare l'inverno a Bibratte. Conosciuti da una lettera di Cesare i fatti di quell'anno, a Roma si resero grazie agli dèi con solenni preghiere e sacrifici per venti giorni".

Cesare, De bello gallico

La resa di Vercingetorige segna di fatto la schiacciante vittoria di Cesare in Gallia. Da questo momento, Giulio Cesare è pronto per la governare Roma. Le sue legioni, temprate dalle campagne galliche, sono fedelissime al proprio generale e lo seguiranno oltre il Rubicone. Unica macchia forse il trattamento dello stesso capo gallico. Cesare dopo le guerre civili, diverrà famoso per la sua capacità di perdonare i propri nemici, capacità che forse susciterà indignazione e invidia in quelli che alle Idi di Marzo metteranno la parola “Fine” alla sua esistenza. Vecingetorige invece, capo particolarmente valoroso, verrà ucciso come un animale al termine del “trionfo” a Roma.

Umberto Li Vigni

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23/09/2023

“Aveva quattro anni quando perdette il padre: ne aveva dodici quando, davanti al popolo riunito, pronunciò l’elogio funebre di sua Nonna Giulia; ne aveva sedici quando indossò la toga virile […] Essendo il prozio partito poco dopo per la spedizione contro i figli di Pompeo in Spagna, Augusto, benché appena ristabilito da una grave malattia, lo seguì con una debolissima scorta, attraverso strade infestate dal nemico, avendo sofferto persino un naufragio, e se ne conciliò i favori, facendosi anche ammirare per la sua indole, oltre che per l’abilità e la fermezza di carattere dimostrate in quel viaggio”.

Svetonio, Vite dei Cesari

Il 23 Settembre del 63 A.C nasceva Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, primo imperatore dell’Impero Romano. Ereditato un regno logorato dalle guerre civili, ad Ottaviano veniva richiesta solamente una cosa: la PACE. Egli fu così impegnato ad assicurare tale pace e a ratificare i confini esterni dell’Impero. Fondamentale fu l’impegno di Augusto per il Mos Maiorum al fine di ritrovare l’antica moralizzazione perduta. Insieme al fidato Vispanio Agrippa aveva diritto di eleggere i senatori in seconda selezione, dopo aver ripulito lo stesso senato dalle condotte diffamanti di alcuni elementi. Ristabilì alcuni culti perduti come la cerimonia dei Lupercalia, rispettando anche gli antichi culti stranieri. Divise l’Italia in undici regioni e nonostante avesse fondato 28 nuove colonie in tutto il Mediterraneo, fu l’Italia a giovare maggiormente dell’impegno del princeps. Sotto Augusto infatti l’Italia venne arricchita di strade e di numerose opere pubbliche. Fondò inoltre il circolo di Mecenate, in cui figuravano figure del calibro di Virgilio e Orazio, al fine di rielaborare il mito delle origini di Roma.

Buon Compleanno Ottaviano!

Umberto Li Vigni

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09/09/2023

Il 9 Settembre del 9 D.C, inizia la Battaglia di Teutoburgo, momento altamente tragico della Storia Romana in cui, in appena tre giorni, andranno perdute ben tre Legioni.

I protagonisti indiscussi di questo momento storico sono Arminio, principe dei Cherusci e ufficiale delle milizie romane e Publio Quintilio Varo, governatore in Germania.

Publio Quintilio Varo, appartenente alla Gens Quintilia, riuscì ad entrare nelle grazie di Ottaviano dopo aver combattuto al suo fianco nella Battaglia di Azio, motivo per il quale lo stesso Ottaviano ne appoggiò il matrimonio con la figlia del generale Agrippa. Dopo aver sposato la figlia di Agrippa, Varo ottenne una serie di cariche arrivando persino al Consolato insieme a Nerone. Dopo essere stato proconsole in Africa e governatore in Siria, Varo riuscì ad ottenere la Germania.

Di questo momento ci parla Valerio Patercolo: «[...] Varo credeva che [i Germani] potessero essere civilizzati con il diritto, questo popolo che non si era potuto domare con le armi. Con questa convinzione egli si inoltrò in Germania come se si trovasse tra uomini che godono della serenità della pace e trascorreva il periodo estivo esercitando la giustizia [...] davanti al suo tribunale [...] ma i Germani, molto astuti nella loro estrema ferocia e fingendo [di essersi adeguati alla legge romana] indussero Varo ad una tale disattenzione ai problemi reali, che Varo si immaginava di amministrare la giustizia quasi fosse un Pretore urbano nel Foro Romano, non il comandante di un esercito in Germania»

Il tipo di politica di Varo era profondamente avida e persecutoria, politica che cozzava immancabilmente con un popolo recentemente conquistato e ancora strettamente legato ai propri usi e costumi. Da qui infatti, emerge la natura di Varo, fondamentalmente più economo che statista militare. Arminio, principe dei Cherusci, era cresciuto secondo usi e costumi romani, così come solitamente voleva l’Impero per i principi degli “stati clienti”. Di sentimento profondamente antiromano, Arminio fece strada tra le milizie romane, servendo sotto Tiberio in Germania e partecipando alla rivolta dalmato-pannonica come capo delle truppe ausiliarie. Nel 7 D.c ottenne la cittadinanza romana andando infine a servire sotto Varo in Germania. Fu lì che, sicuramente richiamato dai suoni primordiali delle foreste germaniche, Arminio architettò la sua vendetta contro il mondo romano. Dopo aver preso contatto con i Cherusci e i Bructeri, Arminio formò una lega di alleati germanici, convincendoli ad attaccare le truppe di Varo durante la marcia attraverso Teutoburgo. Egli infatti, forte della piena fiducia del governatore romano, lo convinse ad attraversare la foresta di Teutoburgo anziché seguire il percorso tradizionale. All’interno della foresta, i romani appesantiti dai carri e dalle armature, nulla poterono contro le veloci incursioni dei popoli germanici. Alle limitazioni fisiche, si aggiungevano quelle psicologiche. Arminio infatti, era a capo degli ausiliari Cherusci facenti parte dell’esercito, fu così che i romani si videro attaccare sia dall’esterno che dall’interno, da gente con la quale la sera prima avevano probabilmente giocato a dadi e con cui avevano condiviso l’accampamento. Il primo giorno, arrivati presso la collina di Karkriese, i romani si videro attaccati dai popoli germanici e incapaci di schierarsi in un luogo così ostile, subirono ingenti perdite. Il secondo giorno, bruciati i carri ed eliminato il superfluo, Varo ordinò di marciare verso Castra Vetera, nella speranza che Asprenate potesse salvare ciò che rimaneva delle legioni. Il tentativo risultò vano e l’esercito subì ulteriori ingenti perdite nonostante i continui tentativi di schieramento. Il terzo giorno infine, complice l’aggravamento delle condizioni climatiche, l’esercito romano fu definitivamente trucidato dalle forze tedesche con il successivo suicidio di Publio Quintilio Varo. Appena la notizia giunse a Roma, Augusto cadde in uno stato di agitazione notevole. Svetonio ci racconta di come l’imperatore di tanto in tanto si sbattesse la testa al muro gridando: Varo rendimi le mie legioni! Cassio Dione inoltre, ci comunica di come l’imperatore, profondamente turbato dal numero sostanzioso di Galli e Germani presenti a Roma, per paura che essi potessero insorgere, li mandò in esilio.

Umberto Li Vigni

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08/07/2023

Da quel momento tutto fu in balìa dei soldati. Si scelsero loro il prefetto del pretorio, e fu Plozio Firmo, in passato semplice legionario e a quel tempo capo dei vigili, uomo che, ancor prima della morte di Galba, s’era allineato sulle posizioni di Otone. Firmo venne affiancato da Licinio Proculo, così intimamente legato a Otone da far sospettare che ne avesse appoggiato i piani. Prefetto della città nominarono Flavio Sabino, confermando la scelta di Nerone, sotto il quale aveva ricoperto la stessa carica; e non erano in pochi a vedere dietro la sua persona il fratello Vespasiano. Chiesero con forza l’abolizione della consuetudine invalsa di riscattare con denaro l’esonero dal servizio: in effetti i soldati semplici pagavano con questo sistema una specie di tributo annuo. Fatto sta che in ogni manipolo un soldato su quattro se ne andava grazie alle licenze concesse o gironzolava senza far niente in campo: c’era solo da pagare al centurione il prezzo fissato. Né l’ufficiale si faceva scrupoli a porre un limite alla somma richiesta, né i soldati a scegliere il modo di procurarsela: rapine, furti, prestazioni da schiavo, ecco i mezzi per liberarsi dal peso degli obblighi di servizio. Non solo: i soldati più forniti di denaro venivano sottoposti all’angheria di un lavoro sfibrante, finchè non si pagavano l’esenzione. Poi, esaurito il denaro e per di più infiacchiti dall’inattività, tornavano al reparto, non più ricchi ma poveri, non più valorosi ma indolenti, finchè, uno dopo l’altro, guastati dal medesimo impasto di povertà e indisciplina, si abbandonavano alla ribellione, alle tensioni interne, per finire alla guerra civile.

Tacito, Storie

Alla morte di Nerone, l’impero affronta un periodo di forti instabilità, guerre civili ed anarchia militare. In questo brano di Tacito, possiamo facilmente percepire il crollo totale dei valori che Cesare prima e Augusto dopo avevano fortemente impiegato come collante per le fondamenta dell’Impero Romano.

Umberto Li Vigni

04/07/2023

Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione. Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità. Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo. Quella dell’attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un’assoluta tirannia su questi Stati. Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all’esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede.

1) Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.

2) Egli ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se
non a condizione di sospenderne l’esecuzione finché non si ottenesse l’assentimento di lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.

3) Egli ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a meno
che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell’assemblea legislativa – diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.

4) Egli ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in provvedimenti da lui proposti.

5) Egli ha ripetutamente disciolte assemblee legislative solo perché si opponevano con maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.

6) Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all’elezione di altre: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, – mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni dall’esterno, e di agitazioni all’interno.

7) Egli ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di terre.

8 ) Egli ha fatto ostruzionismo all’amministrazione della giustizia rifiutando l’assentimento a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.

9) Egli ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l’ammontare e il pagamento degli stipendi.

10) Egli ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per vessare il popolo e divorarne gli averi.

11) Egli ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dell’autorità legislativa.

12) Egli ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo superiore.

13) Egli si è accordato con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle loro pretese disposizioni legislative miranti a:

a) acquartierare tra noi grandi corpi di truppe armate;

b) proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per assassinii commessi contro gli abitanti di questi Stati;

c) interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo;

d) imporci tasse senza il nostro consenso;

e) privarci in molti casi dei benefici del processo per mezzo
di giuria;

f) trasportarci oltremare per esser processati per pretesi crimini;

g) abolire il libero ordinamento dileggi inglesi in una provincia attigua, istituendovi un governo arbitrario, ed estendendone i confini si da farne nello stesso tempo un esempio e un adatto strumento per introdurre in queste Colonie lo stesso governo assoluto;

h) sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare dalle fondamenta le forme dei nostri governi;

i) sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investito del potere di legiferare per noi in ogni e qualsiasi caso.

Egli ha abdicato al suo governo qui, dichiarandoci privati della sua protezione e facendo guerra contro di noi.
Egli ha predato sui nostri mari, ha devastato le nostre coste, ha incendiato le nostre città, ha distrutto le vite del nostro popolo.
Egli sta trasportando, in questo stesso momento, vasti eserciti di mercenari stranieri per completare l’opera di morte, di desolazione e di tirannia già iniziata con particolari casi di crudeltà e di perfidia che non trovano eguali nelle più barbare età, e sono del tutto indegni del capo di una nazione civile.
Egli ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri in alto mare a portare le armi contro il loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere uccisi per mano di questi.
Egli ha incitato i nostri alla rivolta civile, e ha tentato di istigare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera i crudeli selvaggi indiani la cui ben nota norma di guerra è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari, di ogni età, sesso e condizione.

A ogni momento mentre durava questa apprensione noi abbiamo chiesto, nei termini più umili, che fossero riparati i torti fattici; alle nostre ripetute petizioni non si è risposto se non con rinnovate ingiustizie. Un principe, il cui carattere si distingue così per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non è adatto a governare un popolo libero. E d’altra parte non abbiamo mancato di riguardo ai nostri fratelli britannici. Di tanto in tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi una illegale giurisdizione. Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra emigrazione e del nostro stanziamento in queste terre. Abbiamo fatto appello al loro innato senso di giustizia e alla loro magnanimità, e li abbiamo scongiurati per i legami dei nostri comuni parenti di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti. Anch’essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune. Noi dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in pace. Noi pertanto, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso generale, appellandoci al Supremo Giudice dell’Universo per la rettitudine delle nostre intenzioni, nel nome e per l’autorità del buon popolo di queste Colonie, solennemente rendiamo di pubblica ragione e dichiariamo: che queste Colonie Unite sono, e per diritto devono essere, stati liberi e indipendenti; che esse sono sciolte da ogni sudditanza alla Corona britannica, e che ogni legame politico tra esse e lo Stato di Gran Bretagna è, e deve essere, del tutto sciolto; e che, come Stati liberi e indipendenti, essi hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati indipendenti possono a buon diritto fare. E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegnamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore.
John Hancock

il 4 Luglio del 1776 il Congresso Continentale approva la Dichiarazione di Indipendenza dalla Gran Bretagna: nascono gli Stati Uniti d'America

Umberto Li Vigni

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