09/10/2026
L’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 è uno dei più gravi episodi di violenza antiebraica nell’Italia repubblicana, e si inserisce nel contesto delle tensioni seguite all’invasione israeliana del Libano nel giugno dello stesso anno.
Alle 11:55 di sabato 9 ottobre 1982 un commando di terroristi palestinesi assaltò con bombe a mano e mitra i fedeli usciti dal Tempio Maggiore, nel giorno di Shabbat e di Sheminì ‘Atzeret. Gli attentatori appartenevano al Consiglio Rivoluzionario di al-Fatah guidato da Abu Nidal. Morì Stefano Gaj Taché, due anni, il primo ebreo assassinato in Italia dal 1945, e altre decine di persone rimasero ferite.
Le premesse erano note. Nell’estate e nell’autunno del 1982 la guerra in Libano e la strage di Sabra e Shatila avevano acceso un dibattito molto aspro, e la Comunità ebraica denunciava un clima di crescente ostilità. A metà settembre Arafat veniva ricevuto a Roma da leader politici e dal Papa, e la Comunità rispondeva con la chiusura dei negozi e una manifestazione davanti alla sinagoga. Il 25 settembre un’informativa dell’intelligence indicava la sinagoga di Roma tra i possibili obiettivi di Abu Nidal. Il giorno dell’attacco, secondo tutti i testimoni, la sorveglianza non era stata rafforzata.
Dopo l’attacco, il dolore si è trasformato in richiesta di risposte. Il Papa condannò l’attentato all’Angelus del giorno dopo, e il 12 ottobre i funerali di Stefano furono seguiti da un corteo di ottomila giovani ebrei. Da allora la Comunità ha chiesto verità sulle responsabilità e sui mandanti, anche attraverso il dibattito, ancora aperto, sul cosiddetto “Lodo Moro”. Solo di recente la giustizia italiana ha notificato cinque avvisi di conclusione delle indagini.
Per anni la memoria di quel giorno è rimasta confinata alla sola Comunità ebraica. Oggi, a 44 anni di distanza, è una pagina che riguarda tutta la storia del Paese, e ricorda quanto le tensioni del Medio Oriente possano riflettersi anche sulle strade di una città europea.
Nelle slide ricostruiamo il contesto, le proteste e il modo in cui questo ricordo è vissuto oggi a Roma.