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05/10/2026

GRAAL
Un viaggio sonoro tra mito e visione

Vincenzo Zitello, pioniere dell’arpa celtica in Italia e figura di riferimento a livello internazionale, presenta in questo concerto una selezione di composizioni originali tratte dal suo quattordicesimo album GRAAL, ispirato alla saga arturiana e ai paesaggi spirituali della Bretagna. Il concerto si articola come un racconto evocativo, un flusso continuo senza interruzioni che attraversa paesaggi interiori e ancestrali, portando lo spettatore in una dimensione sospesa tra poesia, simbolismo e virtuosismo strumentale. Zitello suona alternando due strumenti della tradizione gaelica: l’arpa Celtica e l’arpa Bardica (Clarsach), a corde metalliche, restituendo una tavolozza timbrica unica e affascinante. In dialogo con lui, il violinista e compositore Fulvio Renzi, la cui sonorità espande i confini classici dello strumento e si fonde con le arpe in un contrappunto ricco di sfumature e suggestioni.

domenica 11 ottobre, ore 21.00
Teatro dei Filodrammatici, via Calle della Musica 13 - Este
INGRESSO LIBERO

Vincenzo Zitello, compositore, polistrumentista e concertista di fama internazionale. Dopo una formazione classica in violino, violoncello e flauto, nel 1977 studia arpa bardica con Alan Stivell e diventa il primo divulgatore dell’arpa celtica in Italia. Ha pubblicato 14 album solisti e partecipato a oltre 170 produzioni discografiche con artisti quali Franco Battiato, Ivano Fossati, Fabrizio De André, Alice, Alan Stivell, Dino Betti Van Der Noot, Tosca, e moltissimi altri.Ha tenuto masterclass nei conservatori italiani di Pesaro, Parma Reggio Emilia, Genova e Como, ha ricevuto premi per la diffusione dell’arpa celtica. È stato membro di giuria nei maggiori festival europei dedicati all’arpa. La sua musica unisce lirismo, ricerca e una spiritualità laica e profonda. ha scritto musica religiosa per eventi del Vaticano.


Fulvio Renzi, violinista, compositore e produttore nato a Viterbo nel 1974, con una formazione classica arricchita da esplorazioni in ambiti musicali non convenzionali. Studia dal 1983 con il violinista e direttore d’orchestra Richard Stephen Lee e in conservatorio con Roberto Marchiò. Ha collaborato con Roger Waters, Bruce Springsteen, Ryūichi Sakamoto, Ornella Vanoni, Alejandro Escovedo, Gilad Atzmon, Claudio Rocchi e altri. Autore di sei album solisti e presente in oltre cinquanta progetti discografici, ha composto musiche per teatro, cinema e documentari, collaborando con Rai Cinema. La sua ricerca musicale si distingue per una sintesi personale tra tecniche tradizionali e linguaggi contemporanei, in una visione che fonde spiritualità e impegno civile in opere artistiche e cinematografiche, spesso focalizzate sulla violazione dei diritti umani.

05/10/2026

Incontro con
BEBETTA CAMPETI

ORE 09.30 - Teatro dei Filodrammatici, Este

proiezione documentario
MARIA LIONZA
coproduzione Italia - USA - Venezuela, 16mm, 54' - 1983
prodotto da Bebetta Campeti
diretto da Lanfranco Secco Suardo
saranno presenti gli autori

Ci sono episodi nella storia di una vita che, nel bene e nel male, ne cambiano il corso in modo inalterabile. Maria Lionza, documentario sul culto di una moderna Dea pagana venezuelana, che Lanfranco e io abbiamo girato nell’ultimo trimestre del 1982, nei ranchitos di Caracas e su e giù per la montagna sacra di Sorte, in Yaracuy, una regione nel nord del Venezuela, è uno di questi. Già adesso, 44 anni dopo, le circostanze di quelle riprese, che allora parevano solo rischiose, sarebbero assolutamente impossibili. I ranchitos di Caracas, quartieri di baracche che circondano la città, sono ormai impenetrabili, a causa della violenza, in parte endemica e poi fomentata dalle traversie politiche degli ultimi decenni; e la montagna di Sorte, centro di ritrovo dei fedeli -prevalentemente urbani- del culto di Maria Lionza, si trova a solo un’ora di auto dall’epicentro del terremoto che ha devastato il Paese pochi mesi fa, con seimila morti, sessantamila feriti e un numero impreciso di dispersi.

La tensione che si respira in questo film, la ricchezza delle immagini, la cura del montaggio, gli accostamenti a musiche suggestive ma non sempre pertinenti al girato -che hanno fatto di questo film pluripremiato e venduto a molte televisioni un prodotto culturale eterodosso, escluso per questo dal Festival dei Popoli, ne fanno un esempio di come arte e cultura, cinema e antropologia in questo caso, si possono coniugare con coraggio per ottenere risultati memorabili.

E per quanto riguarda la nostra esperienza, non è solo l’incontro con la morte, di cui non parlerò qui, ma anche una doppia iniziazione, di due giovani avventurosi e legati dalla passione per la vita, per l’espressione artistica e l’esplorazione del limite, che hanno incontrato un limite ma seppure feriti non si sono fermati, e testimoniano la loro scelta ancora adesso.

ORE 17.00 - Teatro dei Filodrammatici, Este

presentazione del libro
LA GUARITRICE FERITA
l'iniziazione sciamanica di una donna occidentale
ed. Bompiani 2026

Nel cuore pulsante della selva venezuelana, durante le riprese di un documentario sul culto di María Lionza, la giovane Bebetta è vittima di una violenza che la segna per sempre. Quella ferita - fisica, emotiva, spirituale - è destinata a diventare la soglia di un lungo percorso iniziatico.
La guaritrice ferita è una coraggiosa autobiografia spirituale che attraversa decenni di ricerca: dagli stati non ordinari di coscienza agli insegnamenti degli sciamani, dalla saggezza taoista alla meditazione buddista, dall'alchimia all'esperienza diretta con maestri delle più diverse tradizioni.

l’autrice dialogherà con l’antropologo Francesco Spagna


Bebetta Campeti è nata a Caracas. Parla quattro lingue e ha viaggiato in vari continenti. Si interessa di esoterismo, in particolare di sciamanesimo, religioni orientali, sincretismo religioso e sacro femminile. Ha conseguito un BA al Sarah Lawrence College (NY), dove ha studiato teatro, antropologia e scrittura creativa; ha lavorato per la Rai e realizzato documentari antropologici. Dal 2011 tiene corsi di sciamanesimo. Dal 2012 al 2016 ha ideato e condotto Aurora, Festival di Natura e Spirito. È autrice del monologo Diotima, o la vendetta di Eros, messo in scena in vari teatri, e pubblicato insieme ad altri suoi testi in Donne di Nessuno (La Vita Felice 2023).

05/10/2026

Incontro con l'etnomusicologo
RENATO MORELLI

e proiezione
MONTE ATHOS
Spiritualità, musica e storia nel "vaticano" dell'ortodossia
di Renato Morelli
sarà presente l'autore

sabato 10 ottobre, ore 21.00
Teatro dei Filodrammatici, Este

Il Monte Athos, è un'area sacra per il cristianesimo ortodosso, con insediamenti monastici che risalgono al IX secolo, durante l'epoca bizantina. A causa della sua importante storia religiosa, della straordinaria architettura dei monasteri e della singolare conservazione della flora e della fauna, il Monte Athos è stato iscritto nel 1988 nella lista UNESCO dei patrimoni materiali dell’umanità.

Renato Morelli presenterà una sintesi multimediale dei suoi viaggi sull’Athos, con la proiezione del suo breve film L’orientalista sudtirolese, e di altre sequenze realizzate recentemente da vari colleghi.

Il film
L’orientalista sudtirolese

Il breve film di Renato Morelli è dedicato alla figura del grande orientalista Jakob Philipp Fallmerayer (Bressanone, 1790 – Monaco di Baviera, 1861) per lungo tempo incompreso in Grecia e recentemente al centro di una interessante opera di rivalutazione, riscoperta e „riabilitazione“.
In particolare il film presenta un’intervista esclusiva con il dr. Phaidon Hadjiantoniou, architetto restauratore - per conto del ministero Greco e dell’UNESCO - dei monasteri del Monte Athos.

Viene ricostruito il viaggio di Fallmerayer nel 1841 sul Monte Athos alla ricerca della pergamena di Alessio III di Trebisonda, con la concomitante „scoperta“ della democrazia ante litteram vigente sulla pen*sola; vengono quindi analizzati i motivi dell’incomprensione suscitata in Grecia da Fallmerayer nella sua opera „Fragmente aus del Orient“.

Renato Morelli, etnomusicologo, regista, musicista, nato a Trento nel 1950. Laureato con lode in Sociologia della musica all’Università di Trento nel 1975 (tesi sulla sociologia della musica di Max Weber e Kurt Blaukopf), ha studiato musica (clarinetto) presso il Conservatorio Bomporti di Trento.
Nel 1975 ha trascorso sei mesi – con borsa ministeriale – a Budapest per studiare il sistema Kodaly, conoscendo così anche la musica tradizionale ungherese, tzigana e klezmer. Nel 1976 è stato tra i fondatori del Centro per l’Educazione musicale e la Sociologia della musica, presso l’Università di Trento, promosso da Andrea Mascagni (direttore del Conservatorio) e Paolo Prodi (rettore dell’Università). In quest’ambito ha effettuato – assieme a Pietro Sassu e Roberto Leydi – le sue prime ricerche etnografiche.
Regista RAI dal 1979 al 2008, ha realizzato 65 film etnografici su Trentino, Arco alpino, Sardegna, America latina, Caucaso, ottenendo 24 premi internazionali.
Direttore artistico, ha ideato e coordinato festival musicali, rassegne cinematografiche, eventi culturali, convegni scientifici.
Giornalista, dal 1999 iscritto nell’elenco professionisti.
Alternando ricerca e divulgazione, ha pubblicato diversi lavori scientifici (volumi, CD, DVD), insegnando nei corsi Master presso le Università di Trento, Milano (Cattolica), Como-Varese (Insubria), e presso i Conservatori di Trento, Bolzano e Brescia.
Con Roberto Leydi ha curato la raccolta discografica ”Canti liturgici popolari italiani”, (MI, Albatros 1988).
Con Pietro Sassu ha diretto la collana discografica “Musica a memoria – Repertori di tradizione orale” e “ Sardegna – Confraternite delle voci” (UD, Nota).
Con il volume Identità musicale della Val dei Mòcheni (TN, 1996) ha vinto tre premi: Cardo d’argento (Premio Itas, TN, 1997), Etnia arberesce (PZ, 1999), e il Premio Nigra (TO, 1999).
Nel 1998 ha fondato APTO (Archivio Provinciale Della Tradizione Orale) della Provincia autonoma di Trento.
Ha ideato e fondato undici progetti musicali, pubblicando 10 CD e 20 DVD, realizzando contestualmente varie regie teatrali.
Attualmente suona in quattro progetti musicali: Ziganoff (klezmer-jazz: www.ziganoff.it), Cantori di Verméi (canto alpino: www.cantoridavermei.it), TTT (Musiche dal Trentino, Tirolo, Transilvania; www.tttquartet.it)), Mravalzhamier (international georgian choir).
In occasione del suo settantesimo compleanno è stato pubblicato il volume “festschrift” Il guardiano dei suoni, a cura di Marco Rossitti (MI, Mimesis).
Dal 2021 è collaboratore scientifico del METS (Museo etmografico trentino, San Michele).

05/10/2026

Incontro con il maestro
FRANCO PIAVOLI

e proiezione del film
FESTA, 40' 2016

sabato 10 ottobre, ore 18.00
Teatro dei Filodrammatici, Este

Con Festa, Piavoli racconta la comunità e il rapporto tra gli individui, riprendendo un percorso iniziato con Domenica sera e proseguito con Voci nel tempo. Il film mostra però una società profondamente cambiata. Piavoli osserva persone di diverse età, senza dimenticare gli anziani e gli esclusi, mostrando come ogni comunità abbia le proprie solitudini. Particolarmente significativo è lo sguardo sui giovani: rispetto alla vitalità e alla sensualità delle generazioni precedenti, i giovani contemporanei appaiono più condizionati da un mondo artificiale e tecnologico. Tuttavia Festa non è un film pessimista: Piavoli non giudica, ma osserva con delicatezza il presente.

Franco Piavoli nasce a Pozzolengo (Brescia) nel 1933 dove tutt’ora vive nella residenza di famiglia, dimora storica in cui il padre, medico condotto, curava i pazienti del paese. La passione per l’arte si manifesta ben presto: insieme all’amico e compaesano Ugo Mulas si cimenta con la pratica della pittura, della fotografia e della poesia.
Dopo gli studi al liceo classico e la laurea in giurisprudenza pratica per un breve periodo la professione legale, passa poi all’insegnamento del diritto senza mai trascurare quella che sarà la sua vera vocazione: il cinema. Frequenta Mario Lodi, maestro, pedagogista e scrittore con cui manterrà uno stimolante scambio umano e culturale. Conosce Neria che diventerà sua moglie, compagna di vita e fondamentale partner artistica sino alla sua prematura scomparsa. L’incontro con Silvano Agosti creerà i presupposti per la realizzazione del suo primo lungometraggio e tutto il suo percorso cinematografico. Collabora con Ermanno Olmi con cui svilupperà un durevole rapporto di reciproca stima. Ritorna alla docenza insegnando per alcuni anni istituzioni di regìa presso l’Università Cattolica di Brescia. L’attività prosegue con il figlio che ha avviato uno studio di produzione nella stessa dimora pozzolenghese dove anch’egli risiede con la sua famiglia.

FILMOGRAFIA
Negli anni sessanta gira i suoi primi cortometraggi: Le stagioni (1961), Domenica sera (1962), Emigranti (1963) ed Evasi (1964) tutti premiati al Festival di Montecatini.
Nel 1982 realizza il suo primo lungometraggio: Il pianeta azzurro. In concorso alla 50a Mostra del Cinema di Venezia ottiene il premio BCV per un nuovo autore e il Premio UNESCO. L’anno successivo si aggiudica un Nastro d’argento.
Nel 1984 cura la regìa di Suor Angelica di Puccini al Maggio Musicale Fiorentino. Nel 1985 dirige La forza del destino di Verdi e nel 1990 la Norma di Bellini al Teatro Grande di Brescia.
Nel 1989 realizza Nostos, il ritorno, personale rivisitazione del mito di Ulisse, presentato al Festival di Locarno, al Mill Valley Film Festival di San Francisco e al Festival di Mosca.
Nel 1996 Voci nel tempo vince il Premio FEDIC alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 1998 al Filmtage di Gottingen ottiene il premio del pubblico.
Nel 2002 realizza Al primo soffio di vento viene presentato in concorso al Festival di Locarno e nel 2003 viene invitato al Sundance Film Festival fondato da Robert Redford. Il film vince il Premio del Pubblico al 16° Neue Heitmatfilm di Freistadt e quello per il miglior film straniero al Santa Cruz Film Festival 2004.
Nel 2004 al Quirinale gli viene conferito il Premio Vittorio De Sica.
Nel 2005 partecipa al Festivaletteratura con Affettuosa presenza, tratto dall’epistolario Bellintani-Parronchi.
Nel 2008 presenta Il pianeta azzurro al Lincoln Center di New York.
Nel 2009 realizza L’orto di Flora parte del film documentario Terra Madre diretto da Ermanno Olmi presentato al Berlino Film Festival dello stesso anno.
Nel 2010 gli viene conferita la medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nell’ambito del Premio Solinas.
Nel 2016 è ospite al Beoubourg di Parigi nell’ambito del Festival Cinema du Réel che gli dedica una retrospettiva integrale . Al Festival di Locarno presenta il suo ultimo mediometraggio Festa.
Nel 2021 riceve la Rosa d’oro, premio della Milanesiana per il cinema.
Nel 2022 la Filmoteca de Catalunya di Barcellona gli dedica una retrospettiva integrale.
Alla Festa del Cinema di Roma - Alice nella città – presso l’auditorium Santa Cecilia viene presenta l’edizione restaurata de Il pianeta azzurro a cura della Cineteca Italiana di Milano.
Sempre nel 2025 predsso la Fondazione Prada – Cinema Godard - Milano gli viene dedicata una soggettiva completa.
Numerosi cataloghi, tesi di laurea e saggi sono stati pubblicati sulla sua opera.

05/10/2026

Lezione aperta con il regista
GIANFRANCO PANNONE

Sabato 10 ottobre, ore 10.00
Teatro dei Filodrammatici
Este

"Se c'è qualcosa che mi ha insegnato la pratica del documentario è quanto le differenze siano portatrici di ricchezza. In una società omologata e piatta come la nostra sono i territori a restituirci diversità di gesti, di dialetti, di pensieri che ci aiutano a comprendere la magnifica complessità del nostro mondo.
Questa modalità antropologica è parte del mio percorso di regista e intendo trasmetterla, pur nel breve spazio di una mattinata, parlando di alcuni miei lavori, in particolare dell'ultimo film documentario che ho realizzato in Lucania, "Devozioni". Amo il "cinema del reale" che sa scandagliare un territorio ed è per questo che porterò anche esempi da film di altri colleghi passati e presenti che sono stati capaci con le loro opere poetiche e narrative di dare un'anima ai luoghi e alle persone.
Perché la realtà è quello che sappiamo e vogliamo vedere." G.P.

Gianfranco Pannone (Napoli 1963), dopo la laurea in Lettere moderne e il diploma in regia al Csc di Roma, oltre a un film di finzione, “Io che amo solo te” (2004), ha realizzato film documentari lunghi e brevi con i quali ha ottenuto diversi riconoscimenti; tra questi miglior film documentario al Torino Film Festival, due Nastri d’argento speciali, i premi SIAE Talento creativo e UNESCO Enrico Fulghignoni. Tra le sue opere Piccola America (1991), Lettere dall’America (1995), L’America a Roma (1998), che compongono la Trilogia dell’America; e Latina/Littoria (2001), Pietre miracoli e petrolio (2004), Il sol dell’avvenire (2008), Sul vulcano (2014), L’esercito più piccolo del mondo (2015), Lascia stare i santi (2016), Mondo Za (2018), Scherza con i fanti (2019), Onde radicali (2021), Via Argine 310 (2022), Qui è altrove (2024), infine Devozioni (2026). Insegna Cinema del reale al Csc di Roma e al Master di cinema e tv dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Tra i suoi libri É reale? Guida empatica del cinedocumentarista (Artdigiland). L’ultima regia teatrale è nel 2024 per il Teatro di Napoli, Cinemamuto, dedicato alla figura di Elvira Notari.

05/10/2026

ETNOFILMfest
14. Mostra del Cinema Documentario Etnografico
Il Talismano, il Mantra e la Rosa

Venerdì 9 ottobre, ore 21.00

proiezione
DEVOZIONI di Gianfranco Pannone
80' - 2026
sarà presente l'autore

Regia, soggetto e sceneggiatura
GIANFRANCO PANNONE

concept originale ANDREA DI CONSOLI
montaggio ERIKA MANONI

fotografia TAREK BEN ABDALLAH A.I.C ; T.S.C

suono di presa diretta DOMENICO ROTIROTI

sound design RICCARDO CIMINO

musica ROCCO DE ROSA

canto CATERINA PONTRANDOLFO

consulenza antropologica GIUSEPPE MELILLO

produttrice esecutiva BARBARA MELELEO

prodotto da SANDRO BARTOLOZZI

una produzione CLIPPER MEDIA in collaborazione con RAI CINEMA


L’OPERA È STATA REALIZZATA CON IL CONTRIBUTO DEL FONDO PER LO SVILUPPO DEGLI INVESTIMENTI NEL CINEMA E NELL’AUDIOVISIVO

CON IL CONTRIBUTO DI LUCANA FILM COMMISSION

CON IL SOSTEGNO DEL FONDO ETICO BCC BASILICATA

CON IL SOSTEGNO DI COMUNE DI LAURENZANA E PO - PROGRAMMA OPERATIVO VAL D’AGRI MELANDRO – SAURO – CAMASTRA

ESECUTIVO IN BASILICATA SIRIO STUDIOS

DISTRIBUZIONE ITALIANA CLIPPER MEDIA

UFFICIO STAMPA REGGI&SPIZZICHINO Communication

Un convento francescano dove vivono solo due monaci e un uomo che si è dato la missione di salvarlo; una poetessa che, ormai adulta, ha incontrato Cristo fino a costruire un santuario in suo onore; due fratelli sulle tracce di Pasolini nel paese dove il regista girò parte del suo "Vangelo secondo Matteo"; un bambino miracolato da una figura che il popolo considera santa; una cantante e ricercatrice sulle orme delle antiche melodie popolari. È vero che nella Lucania appenninica, regione del Sud Italia con le sue valli ricche di storia e tradizioni, grazie alla fede della sua gente, resiste un diffuso senso del sacro? Tra processioni devozionali di santi e madonne, file di pale eoliche che in parte hanno trasformato un paesaggio a tratti selvaggio e il flusso incessante delle stagioni dettato dal vento, l'autore va in cerca di una spiritualità che i nostri tempi sembrano aver smarrito.

In questo nostro mondo dove a fare la parte del leone sono conflitti d’ogni dove, è giusto concentrarsi sul senso del sacro? Secondo me sì; proprio perché l’unica risposta alle debolezze umane, di cui i conflitti sono espressione, è guardare oltre noi.

Devozioni nasce da questo afflato: cercare Dio attraverso la Natura, i canti di tradizione orale e i santi e le madonne del popolo, in una misura che, nella ricorrenza degli 800 anni dalla sua morte, si rifà a San Francesco. Tutto questo ho provato a cercarlo nella Lucania interna, a monte e a valle dell’Appennino che divide la Campania e la Puglia dalla provincia di Potenza, tra conventi che rischiano di chiudere, donne veggenti, antiche litanie, memorie pasoliniane, brutale spopolamento e le centinaia di pale eoliche che nel tempo hanno trasformato il paesaggio.

Quello che ho provato a restituire è un Sud che nel vortice di un’epoca dalle grandi trasformazioni, ha ancora in sé qualcosa di profondo da trasmetterci, che è nei silenzi come nella fede del popolo, oltre l’istituzione Chiesa, pure importante, tra un coriaceo sincretismo e un senso comunitario difficile da trovare nelle grandi città.

Senza cadere nella facile nostalgia, la Lucania per me è una terra capace di farci riflettere sul senso della nostra esistenza, ed è così che il film si fa anche atto politico. (G. Pannnone)

Gianfranco Pannone (Napoli 1963), dopo la laurea in Lettere moderne e il diploma in regia al Csc di Roma, oltre a un film di finzione, “Io che amo solo te” (2004), ha realizzato film documentari lunghi e brevi con i quali ha ottenuto diversi riconoscimenti; tra questi miglior film documentario al Torino Film Festival, due Nastri d’argento speciali, i premi SIAE Talento creativo e UNESCO Enrico Fulghignoni. Tra le sue opere Piccola America (1991), Lettere dall’America (1995), L’America a Roma (1998), che compongono la Trilogia dell’America; e Latina/Littoria (2001), Pietre miracoli e petrolio (2004), Il sol dell’avvenire (2008), Sul vulcano (2014), L’esercito più piccolo del mondo (2015), Lascia stare i santi (2016), Mondo Za (2018), Scherza con i fanti (2019), Onde radicali (2021), Via Argine 310 (2022), Qui è altrove (2024), infine Devozioni (2026). Insegna Cinema del reale al Csc di Roma e al Master di cinema e tv dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Tra i suoi libri É reale? Guida empatica del cinedocumentarista (Artdigiland). L’ultima regia teatrale è nel 2024 per il Teatro di Napoli, Cinemamuto, dedicato alla figura di Elvira Notari.

05/10/2026
05/10/2026

ETNOFILMfest
14. Mostra del Cinema Documentario Etnografico
Il Talismano, il Mantra e la Rosa

venerdì 9 ottobre, ore 17.00

INAUGURAZIONE

a seguire

Marino Niola
Presentazione del libro: LA CAPITALE DELL'ANIMA
ed. Raffaello Cortina, 2026
sarà presente l'autore

Napoli è molto più di una città. È uno spazio interiore dove l’anima trova il suo rifugio, in una f***a rete di mediazioni tra naturale e soprannaturale, tra sacro e profano, tra vivi e morti. Dalla Napoli barocca del Cunto de li cunti a Caruso, dal teatro di Eduardo a Io speriamo che me la cavo, dalla Smorfia alla Pelle di Curzio Malaparte, da Totò a Maradona: la magia di Napoli parla a tutti noi. Le sue strade, i suoi volti e le sue tradizioni diventano simboli di un’esperienza umana che va oltre i confini fisici della città. Il racconto di Marino Niola ci invita a esplorare il lato più intimo di Napoli, “che ha il disincanto negli occhi e l’iperbole sulle labbra, la misura nella mente e la trafittura nel cuore. La tana perfetta di un popolo che ha l’esagerazione nel genoma”. Un luogo che parla all’anima e invita a un confronto autentico con se stessi e con il mondo.

Marino Niola è un antropologo della contemporaneità.
Insegna Antropologia dei Simboli, Antropologia delle arti e della performance e Miti e riti della gastronomia contemporanea all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa.
Svolge attività di divulgazione su TV e Radio Rai ed editorialista de La Repubblica. Sul Venerdì di Repubblica cura la rubrica Miti d’oggi.
Collabora con Le Nouvel Observateur, Il caffè di Locarno, Il Mattino di Napoli.
Dal 2008 al 20 giugno 2010 è stato presidente del Teatro Stabile di Napoli.
Nel 2015, con l’antropologa Elisabetta Moro e il MedEatResearch, ha rielaborato la tradizionale Piramide Universale della Dieta Mediterranea allargandola alle pratiche sociali.

05/10/2026

In un tempo attraversato da profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e culturali, il sacro continua a manifestarsi in forme inattese, reinventandosi all'interno della vita quotidiana e assumendo linguaggi nuovi accanto a tradizioni antiche.
La 14ª edizione dell'ETNOFILMfest, Mostra di Cinema Documentario Etnografico, invita il pubblico a esplorare questo territorio complesso e affascinante attraverso il tema "Il talismano, il mantra e la rosa – pratiche del sacro nel mondo contemporaneo".
9 - 11 ottobre, Este
www.etnofilm.it

11/06/2026

CALL FOR ENTRIES

ETNOFILMfest annuncia l'apertura delle iscrizioni per l'edizione 2026, invitando filmmaker, ricercatrici e ricercatori, antropologhe e antropologi visuali, documentaristi e autori a presentare le proprie opere.

Il festival accoglie documentari etnografici e opere di cinema del reale che esplorano culture, identità, pratiche sociali, memorie, territori e trasformazioni contemporanee, promuovendo uno sguardo attento sulla diversità delle esperienze umane.

Sono ammesse opere di qualsiasi durata e provenienza, realizzate dopo l'1 gennaio 2025, che si distinguano per qualità cinematografica, rigore della ricerca e capacità di raccontare la complessità del mondo attraverso il linguaggio audiovisivo.

ETNOFILMfest si propone come spazio di incontro tra cinema, antropologia e società, valorizzando opere che favoriscano il dialogo interculturale, la riflessione e la conoscenza reciproca.

Le opere selezionate saranno presentate durante la 14. edizione del festival che si terrà a Este Pd dal 9 all'11 ottobre 2026

Scadenza per l'invio delle candidature: 31.07.2026

Regolamento e modalità di iscrizione: www.etnofilm.it

Indirizzo

Padua
35137

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